Thursday, April 15, 2021

Quanto costa un’opera d’arte? Il prezzo non è solo base per altezza…

Quanto costa un’opera d’arte? Come si fa a determinare il valore di un oggetto che sia scultura o tela e definirne poi il costo al pubblico? Quanto ci guadagna l’artista? Quanto il gallerista o l’intermediario? In un mondo dove tutto ha un prezzo perché l’arte costa?

Non sono certo i materiali, o almeno solo quelli, a pesare sull’importo finale, un oggetto in oro costerebbe in termini economici più di uno realizzato in legno o in plastica, quello che si paga non è solo lo sforzo creativo, i pensieri, le idee dello stesso artista, ma sono un insieme di cose che vanno dall’emozionalità alla realizzazione finale dell’opera.

Il calcolo attraverso coefficienti, misure, collocazioni, mostre e critica, contribuiscono al valore dell’opera che, per un giovane, non si deprezzerà mai, ma tenderà in caso sempre a crescere.

Il valore materiale differisce dal valore emozionale ed affettivo, spesso possono andare di pari passo, ma come decretare brutta (artisticamente) una stampa della sacra famiglia incorniciata con legno scadente quando questa risulta l’eredità proveniente direttamente dalla camera da letto dei nonni? Valore commerciale pari a zero, valore sentimentale incommensurabile!

Forse la spiegazione sopra riportata è banale e superflua, ma questo per porre l’accento su quello che nel mercato dell’arte passa di solito ad essere visto come moda e mai come arte vera e propria. Ci si trova spesso davanti ad un sistema fatto di investimenti, calcoli matematici e finanziari alla mano, fusi ad una voglia di visibilità, condita da un mondo fatto di vernissage, glamour e fashion che portano in auge l’artista del momento per poi (forse e spesso) dimenticarlo subito dopo a favore di un altro sul quale investire e seguire la moda.

Il valore dell’opera quindi si identifica in che misura un artista viene spinto nel mercato, da quanto si è disposti a credere in lui, si coinvolge quindi tutto un sistema fatto di gallerie, fiere, mostre, curatori, critici che nelle sue opere credono, ma molto spesso non sempre gli sforzi vengono ripagati, può capitare che lo stesso artista risulti un bluff e una delusione a livello creativo o che si monti la testa seguendo altri percorsi che non sono quelli in cui si era sperato, altre volte lo sbaglio (o l’abbaglio) sta in chi crede nel suo lavoro e non si accorge invece che, non subito, non ne vale la proprio la pena.

Il mondo dell’arte non è dotato di sfera magica che predice il futuro, l’avvenire si crea e le speranze vanno di pari passo con le delusioni e le disillusioni così come con i successi e gli applausi.

Diffidare sempre invece della poca professionalità, delle false promesse, dei conti che si presentano prima del dovuto, dei nomi altisonanti che portano visibilità, ma non qualità, è una strada impervia e per nulla facile da percorrere.

Un artista ha bisogno di farsi conoscere e di farsi vedere, di essere presente, ma specialmente di continuare a creare e di supportarsi di gente attenta e consapevole del lavoro che svolge.

Quando un artista dice: “Io non ho bisogno di nessuno! La mia arte se vale arriva lo stesso senza nessun aiuto”, ecco, questo è un discorso egocentrico e spaccone che non è corretto da esporre: è vero che l’arte arriva a colpire il pubblico senza bisogno di filtri, in quanto le immagini parlano già da sé, ma è altrettanto certo che le parole e la professionalità quando arrivano sotto tanti punti di vista portano alla visibilità buona, corretta e a valorizzare il lavoro di tutti, in primis quello dell’artista.

Un punto di vista diverso, una lettura interpretativa, un allestimento, un collocamento all’interno di gallerie e istituzioni, porta tutto a potenziare maggiormente il messaggio e le opere per far si che tutti ne godano e ne siano partecipi.

Quanto costa poi l’opera d’arte? Costa impegno, creatività, fatica, investimento, costa crederci, non si tratta solo di coefficienti né di somme tra base per altezza, né il costo associato al mercato, è un insieme di cose che determinano il prezzo, di cose che non hanno prezzo…

La passione, l’impegno, le risate, le critiche, le rabbie e i pianti, le emozioni, le notti insonni, i pensieri che si accavallano, i silenzi, le parole, l’arte stessa che fa titubare e arriva a chiedere il perché su ogni cosa, confutando ogni dubbio: perché scolpisco/dipingo? Perché continuare a farlo? Perché mostrarsi?

Perché è un’esigenza, perché è arte e su questo punto, non c’è prezzo che conti.

Massimiliano Sabbion

www.maxiart.it

 

Thursday, April 8, 2021

Noia tra Arte et Cultura. Tutto molto interessante…



La noia. È un elemento che si associa spesso a corollario di certe presentazioni e vernissage di mostre o eventi a cui ci si ritrova quando si è invitati o si finisce nel calderone del non-dovevo-neppure-essere-qui-invece-ci sono.

Tant’è! Non si scappa e ci si scopre quindi dentro ad un sistema che fagocita il nostro tempo e le ore seguenti, a volte poi il risultato della serata è anche divertente e magari si conclude pure qualcosa e si discute maniera piacevole di un evento al quale manco si voleva partecipare.

Inutile nascondere comunque la noia che pervade la presentazione: sbrodolamenti di partito quando sono presenti cariche istituzionali, egocentrismo curatoriale, centralismo artistico, deprezzamento pubblico…

Tutto molto interessante…

Un intero un sistema noioso che salta fuori quando si ascolta e ci si trova dall’altra parte a vivere come spettatori il “sistema dell’arte”. Non c’è cosa peggiore che dare troppa importanza a sé e al lavoro che si propone dimenticando invece artista e opere a favore di un applauso in più da ricevere, non sempre le parole vanno a braccetto con le intenzioni e si finisce per annoiare le persone e creare divari tra ciò che si vede e ciò che si propone.

Il rischio è dietro l’angolo quando ci si accorge della noia che possiede i partecipanti: sbagli, occhi lucidi e roteanti che faticano a restar aperti, teste che annuiscono incessantemente con ritmo cadenzato che sembrano staccarsi dal collo, controlli rapidi e furtivi ad orologi e cellulari, colpi di tosse, improvvise uscite dalle fila per raggiungere la porta d’uscita…aiuto!

La noia la fa da padrona e tanto vale lasciarsi andare ad essa e lasciarsi cullare, ormai poco si farà per risollevare le sorti, la serata va cosi.

Tutto molto interessante…

Alla fine, tutto poco convincente. Già, pararsi la faccia dicendo “lasciamo che sia l’arte e l’artista a parlare al pubblico” produce l’effetto contrario alla noia: una caduta verso il ridicolo, si preferisce che la gente rida di te o con te?

Non si capisce fino a che punto si possa arrivare a provocarsi dolore oltre che noia, strabordare ed esagerare porta solo ad aggiungere alla seccatura indicata qualche danno in più.

Tutto molto interessante…

In un mondo contemporaneo fatto già di caos assoluto perché riempire il riempibile? Prolissi relatori, sale esageratamente piene di opere e informazioni didascaliche o, al contrario, vuoti spazi e vuoti pannelli informativi, è possibile trovare il giusto nel mezzo.

Spesso per essere tacciati di “modernismo” (nel senso di “essere o fare i moderni”) si creano veri pasticci culturali, patacche senza suono, visioni orripilanti e incomprensibilmente inutili accozzaglie di opere, il senso di non-ho-capito-il-perché si respira in molti musei o esposizioni, specie se a farla da padrone sono collezioni di cotanta importanza che si devono mettere alla visione del pubblico.

Statue classiche vicine a moderne interpretazioni di autori informali, affascinanti ritratti muliebri ottocenteschi con accanto video installazioni.

Tutto molto interessante…

Ok. Fermiamoci un attimo e ci si ponga una semplice domanda: perché?

Si, perché? A quale scopo? Con quale logica? Storica, emotiva, culturale, didascalica?

Una motivazione ci deve essere altrimenti l’insieme produce un groviglio di lavori antichi e moderni disposti senza un’elegante conoscenza, senza un significato che possa condurre alla scoperta di ciò che si vede.

Un museo, una galleria o un’esposizione non è il salotto buono della nonna dove convivono pezzi d’arte importante e i lavoretti con la pasta e le mollette da bucato dei nipoti e ai quali ad entrambi (forse) si dà carico e significato emotivo.

Il rischio poi altrimenti rimane solo uno sennò: la noia, appunto.

Se ci si annoia l’arte diventa tutto tranne che “molto interessante…”

Massimiliano Sabbion

www.maxiart.it


 

Thursday, April 1, 2021

Enjoy the silence. Il silenzio è il rumore che l'arte vuole.

All I ever wanted

All I ever needed

Is here in my arms

Words are very unnecessary

They can only do harm

Enjoy the silence

(Enjoy the silence - Depeche Mode)

 

Dal silenzio nasce il verbo giusto.

Il silenzio, elemento raro da trovare nel mondo contemporaneo, si è ormai circondati da rumori naturali, sempre più rari, fino al caos quotidiano in cui ci si immerge nelle città, rumori continui, auto, tram, cellulari che suonano, notifiche di varie app installate, visioni coincidenti sempre più con il caotico movimento quotidiano che circonda l'uomo, dai suoni naturali a quelli artificiali é il trionfo del non silenzio.

A questo punto si può dure che il silenzio non esiste più.

Una premonizione ci fu già col Futurismo che ipotizzò la bellezza del rumore di una macchina, i suoni della modernità che furono catturati per essere riprodotti da Luigi Russolo e il suo Intonarumori, concerti veri e propri fatti di cigolii, crepitii, strozzature e composti con tanto di spartito per suonare tali concerti.

La morte del silenzio, nonostante i non concerti di John Cage in cui il vero spettacolo era dato dai lunghi silenzi sul palco e dove la platea era la vera protagonista, con tanto di rumore, colpi di tosse, movimenti, silenzi sussurrati, voce di sottofondo perché in fondo il silenzio non esiste.

Il famoso club parigino di David Lynch, "Silencio", cerca di riprodurre, in un'atmosfera ovattata,  quello che ormai é andato perduto: il silenzio.

Qui, varcato l’ingresso, al 142 di rue Montmartre, si comincia a scendere quasi all'infinito in una sorta di discesa negli inferi: sei piani di scale sotterranee immerse nella penombra e, progressivamente, nel silenzio.

Il mondo sotterraneo si popola ora di leggerezza claustrofobica, un misto tra il sogno e l'incubo dove tutti parlano sottovoce e si riesce a sentire il proprio battito cardiaco.

Il silenzio fa paura, spaventa perché si è soli con la propria anima.

La vera sfida contemporanea sembra quindi riprodurre il silenzio, eliminando l'ensemble di caos e rumori.

 La concentrazione è uno degli elementi più importanti per carpire la visione di un'opera d'arte, quasi con religiosità e rispetto ci si avvicina a luoghi deputati all'arte quali musei, gallerie e mostre in cui si tende a rimanere muti e a parlare sottovoce perché a dar voce ai suoni ci pensano invece le opere d'arte. Le immagini si bloccano e diventano ritagli all'interno di un mondo fatto ormai di velocità e suoni, l'arte invece resta fissata nel corso del tempo con le sue forme e i suoi colori, passa il suono, ma la visione resta.

Attraverso le nuove tecnologie, l'arte si è espressa anche per mezzo dei suoni, basti pensare ai video come forma di performance visiva tra suoni e rappresentazioni, ai concerti d'arte, alla riproduzione in luoghi chiusi come padiglioni o spazi espositivi di rumori e suoni esterni.

L'arte ha fornito prova di adattare le forme ai cambiamenti che avvengono, basta pensare alla street art che vive sui muri esterni e gioca con la città stessa e di cui, questi segni metropolitani, ne sono il risultato. Impensabile guardando un'opera street non sentire il rumore di fondo, le voci della città che si propagano e fanno quindi parte di un tutt'uno con l'opera, qui il silenzio decade a favore del contesto ed è per questo che oggi molte opere street staccate e portate nei musei perdono di valore emotivo e risultano poi fredde e prive di significato, qualcosa manca, manca il rumore a favore del silenzio.

Quindi non tutto ciò che si fa nel silenzio e con il silenzio non sempre porta al risultato sperato, a volte il rumore copre i pensieri, altre volte li esalta e il giusto pensiero arriva tra i suoni e le impressioni.

Massimiliano Sabbion

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Thursday, March 25, 2021

Il meglio di sé... Arte di parte, costruire e creare


 

L'arte contemporanea spesso si trova al centro di polemiche e discussioni, vuoi per le tematiche, vuoi per l'uso di tecniche ed espedienti, vuoi per vere e proprie bufale perpetrate contro il pubblico, contro la benpensante società in un contesto che si fa partecipe di logica, soldi e visibilità.

L'arte non sempre esprime emozioni o pensieri, segue logiche commerciali e di mercato, l’arte rincorre artisti che arrivano e poi spariscono dimenticati a favore di altri personaggi creati ad hoc perché più redditizi e portati in pompa magna verso l'Olimpo della notorietà, ma che rimarrà di loro? Della loro arte? Delle loro opere? Forse assolutamente nulla...

Rivedere il passato che non ha lasciato traccia nel presente è come sfogliare una vecchia rivista di moda ritrovata in qualche angolo di un cassetto, piena di modelli e di personaggi spariti dalla ribalta con tagli di capelli ridicoli e sorpassati e di cui non è rimasta che la parvenza di una pallida interpretazione di se stessi.

Il tempo sarà l'unico responsabile che condurrà la visione di ciò che è ora contemporaneo verso uno storicizzato passato poi, difficile proiettare il futuro e capire cosa si nasconde dietro l'angolo, o l'oblio o la gloria.

Di sicuro correre dietro alla facile notorietà, al tutto e subito, a bruciare le tappe della pazienza e del sacrificio non conduce lontano dal proprio vitale metro quadro di sopravvivenza, lo studio, la perseveranza e il confronto rimangono le basi di un buon approccio per fregiarsi del titolo di artisti.

Una galleria affermata, un critico famoso, possono curare una mostra e dare il via alle speranze di un artista, ma non sono le uniche garanzie di scelta per il successo.

Ascoltare e ascoltarsi è il primo passo da compiere, supponenza e incapacità di scegliere un percorso corretto non fanno altro che transitare un piede dopo l'altro verso una fossa fatta di poco entusiasmo, zero curiosità, stimoli di pseudo grandezza.

Trovare artisti che si credono già arrivati e che pensano di avere già capito e imparato tutto disprezzando il lavoro degli altri sono deprecabili agli occhi di qualsiasi buon intenditore d'arte.

Ogni persona ha un proprio percorso, un viaggio che intraprende e che lo porta a stimoli o realtà diverse da quelle che personalmente si affrontano, ma non per questo meno degno di rispetto e interesse.

Il piacere e la bellezza rimangono temi soggettivi, ma non di meno l'oggettività del giudizio deve essere presa sottogamba!

Tutti hanno un caro amico a cui si vuol bene, simpatico che anima la serata, ma di cui non ci si fiderebbe a lasciare un solo minuto il cane al guinzaglio con il rischio che combini qualche guaio, ecco, così vale pure l’esempio per gli artisti: l’artista citato può essere una bravissima persona, volenterosa e affabile, ma col rischio che se lasciato esporre combini davvero qualche pasticcio sia per lui, sia per chi si occupa di arte.

Alberto Burri ha lacerato e cucito sacchi di iuta, ha bruciato plastiche, ha contribuito a creare l'Informale materico e a dare così la sua cifra stilistica, ma non sono la stessa cosa quando si trovano suoi cloni in giro che incollano pezzi di Lego o lasciano gocciolare senza un perché liquami vari sulla tela definendola poi "arte".

Se tutti fanno tutto e sanno far di tutto a che serve allora definire l'arte? Come si fa dire che QUELLO è un artista e quell'altro no? È solo assaggiando, assaporando, confrontando e affinando i sensi che si arriva ad apprezzare un sapore non solo criticandolo dall'esterno o convinti che il proprio operato sia il migliore, ma solo ammettendo che qualcuno fa meglio del previsto e meglio di altri, meglio anche di sé.

La critica serve proprio a discernere e a guidare la visione verso sentieri che guidano lo spettatore e lo stesso artista in corrette visioni, senza mai edulcorare o forzare ciò che si vede, le mode passano, gli artisti su cui si è puntato per convenienza o simpatia poi finiscono dimenticati e la sensazione di aver contribuito a mancare e a puntare sul "cavallo sbagliato" lascia sempre un po' di delusione e amarezza.

Come si fa a pensare e dire che un artista vale e uno no? Quale peso sul mercato, sulla storia o sul pubblico può avere un artista oggi e di conseguenza poi domani?

I fattori sono diversi e sono legati ai cambiamenti epocali e sociali, nessuno può prevedere la storia perché la si costruisce ogni giorno e la critica va di pari passo.

Il tempo dà il meglio di sé, col trascorrere dei momenti che si susseguono, l'artista dà il meglio di sé seguendo percorsi e momenti, l'arte rimane l'unica testimone di tali cambiamenti, fissa le visioni attraverso le immagini e mostra ciò che l'uomo ha creato, ciò che è il risultato finale dettato al meglio, al meglio di sé...

Massimiliano Sabbion

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Thursday, March 18, 2021

Arte e cultura: l'inutile superfluo quotidiano

 

Si ha paura della cultura, si teme l’arte, forse perché si disegnano scenari a dir poco apocalittici e preoccupanti? Si, la gente che produce con la forza delle emozioni e del pensiero è pericolosissima! Perché? Perché ci si abitua a pensare, ad essere curiosi e a parlare con propri simili in un mondo che ha molto di utopia e poco di realtà.

La concretezza e la praticità spesso spazzano via i sogni e la delicatezza con la quale ci si è approcciati; è davvero giusto considerare quello che si tocca solo come reale e quello che si realizza con la forza dei pensieri solo aria?

L’arte è il superfluo, la cultura è un qualcosa a cui si può rinunciare, vero? Dai! In questo momento di crisi ti metti a parlare di mostre e di quadri, di libri e di letture? Suvvia! Siamo realisti: non si vive con queste effimere sviolinate del “nulla”, l’uomo ha bisogno di pane non di cultura!

Alla fine del mese bisogna arrivare e far i conti con tasse, affitto, rate varie, spesa, vestito, cibo, benzina sempre più cara e tu te ne esci con uno scontato e ritrito motto: “Salviamo e amiamo l’arte! Facciamo crescere la cultura!

Ebbene sì, il pensiero è forse comune, in fondo anche veritiero, ma come chiudere le porte in faccia al nostro passato storico, alla visione di secoli di grandezza che hanno contribuito a far sì che l’uomo sia prima di tutto un essere pensante e dotato di emozioni? Tutti quei sussulti emotivi, quei pensieri logoranti, quella innata curiosità per tecniche, materiali, espressioni si possono cancellare in un solo momento? No!

Un popolo ha bisogno di arte e di cultura! Ha bisogno di emozionarsi davanti ad un quadro, di discutere di fronte ad una performance, di indignarsi leggendo un testo, di pensare. Sì, pensare, perché sia ancora valida la frase cartesiana “Penso, dunque sono” (Cogito ergo sum), l’esistenza sta proprio nel mio pensiero, nel mio sentire.  

In momenti di maggior crisi e sconforto l’uomo ha sempre dato il meglio di sé, quando si cade, ci si rialza, a volte anche più forti di prima, si investe sulle proprie conoscenze e forze per evitare nuovi traumi e cadute.

Circondarsi sempre di chi può trovare una soluzione di chi è migliore di quello che siamo, investire le forze anche, e soprattutto, nella cultura porta a trovare spiegazioni e menti che sanno aiutare, dirigere, coniugare le soluzioni con l’intelligenza.

Perché invece si assiste il contrario di quello che dovrebbe essere la norma? Si dipanano distese di dubbi con assessorati comunali senza soldi impossibilitati a creare una manifestazione culturale, con numerosi tagli alle mostre, al personale, zero entrate per pagare lo sforzo creativo di critici, curatori, artisti eppure non ci si arrende, si arriva a lavorare con il poco che si ha, si sopravvive, ma è davvero necessario e utile sopravvivere di cultura?

Gallerie d’arte, musei, fondazioni diventano la pallida traccia legata ad una parvenza culturale soppiantata da qualche titolone a livello politico su qualche compiacente giornale e si supporta e sopporta tutto pur di riuscire a portare avanti l’idea di una ipotetica “erudizione”.

La gente può essere tacciata di ignoranza perché non ha i mezzi per capire e colmare il vuoto, ma non è stupida, le persone vanno accompagnate, educate e indirizzate verso le emozioni, poi ad ognuno il discernimento e il libero arbitrio di ciò che piace e ciò che non è di proprio gradimento.

Non basta mettere in piedi una manifestazione o un evento per dire che "si fa cultura" magari adornato di bancarelle con cibo locale, majorette e banda: basta davvero così poco per ingannare le persone tacciando il tutto come “cultura”?

Applicare le materie e gli insegnamenti porta al miglioramento dell'uomo e a far si che i pensieri e le opinioni dilagano, forse il pericolo sta proprio in questo: imparare e diffondere, riuscire a pensare con la propria testa, avere delle riflessioni, riuscire a ragionare e trovare delle soluzioni.

È dunque davvero così inutile, becera e superflua l'arte e la cultura?

Massimiliano Sabbion

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Thursday, March 11, 2021

“L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri” Vedere per guardare, il pensiero dell'arte nella creazione.

 


L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri
(Edgar Degas)


Un quadro, una scultura, qualsiasi opera d’arte che è esposta e messa davanti agli occhi dello spettatore è solo il risultato di una visione di come l’autore ha interpretato ciò che sente.

Ciò che sente? Non ciò che vede? No. Perché quando si compone un’opera d’arte non si vede con gli occhi, si parla attraverso uno spirito emozionale che traduce la visione in forme e colori.

Il risultato può avvicinarsi alla realtà, a volte la supera, altre invece la stravolge fino a non riconoscere il soggetto e si lascia guidare solo da quello che è stato fissato nel momento, nell’atto in cui si è passati dal pensiero alla creazione.

L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri”, Edgar Degas nelle sue parole racchiude l’essenza del periodo Impressionista e anticipa quello che saranno i decenni successi fatti di arte, surrealismo, provocazione e pensiero concettuale.

Appunto, l’arte non solo è ciò che vedi, ciò che il tuo occhio afferra, ciò che fa del VEDERE lo sviluppo del GUARDARE, no, l’arte è soprattutto ciò che fai vedere agli altri, il tuo personale stile e interpretazione di quella idea visiva che si apre a chi osserva.

Un artista dà il proprio punto di vista e il proprio contributo con ciò che presenta che può essere sviluppato, ma non finito, ed è solo un momentaneo esempio di una goccia in mezzo al mare poiché la rappresentazione di ciò che si definisce sotto il nome di arte ha mille sfumature e mille forme.

Spesso è la logica e la razionalità ad avere la meglio nelle cose e nelle discussioni, ma non sempre la lucidità di una visione porta al risultato migliore.

Che ne sarebbe stato dell’arte se un giorno Henry Matisse non si fosse messo a rappresentare la realtà falsandone i colori? O se un René Magritte non avesse realizzato un quadro intitolato “Ceci n’est pas une pipe”? Come sarebbe continuata la storia dell’arte se non ci fosse stato uno squarcio nella tela da parte di Lucio Fontana o senza le bruciature di Alberto Burri? Quale modus operandi si sarebbe sviluppato senza la presa di posizione del proprio corpo come oggetto d’arte di artisti quali Marina Abramovic, Gina Pane o Vito Acconci?

Così come la realtà non è stata più la stessa con l’avvento della fotografia prima e del cinema poi, cosi il modo di rapportarsi al mondo contemporaneo si è notevolmente modificato. Di evoluzione in evoluzione si è passati alla globalizzazione dei pensieri che spesso sembrano tutti univoci e uniformati, per arrivare all’invasione dei social network con una rete allargata fatta di contatti virtuali e di realtà alternative da cui si aprono nuovi scenari. 

Siamo ciò che vogliamo far vedere agli altri e si volesse far vedere agli altri l'arte? È ciò che si vede o ciò che qualcuno si ci fa percepire? Un artista è un "falsario" della visione o semplicemente un traghettatore di pensieri ed emozioni a cui ci si affida?

Il compito di un creativo non è solo quello di esprimere attraverso i segni e i materiali, ma di traghettare, novello Caronte, le anime che si fermano incuriosite e vibranti nei confronti del processo artistico.

Di fronte all'arte si può rimanere esterrefatti, colpiti, sensibili o meno non fa differenza, un'emozione, anche negativa, è pur sempre un momento di scambio interattivo tra cuore e cervello.

Ciò che si decide di mostrare agli altri è la propria interpretazione del momento che si ferma e si fa pittura, scultura, performance o video, ciò che è mostrato poi è giudicato, ed è un pensiero che si guida tra il tempo e la memoria da un lato, tra il presente attuale e la proiezione di un futuro prossimo dall'altro.

Fai vedere agli altri ciò che non vedono, questa è l'arte.

Massimiliano Sabbion

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Thursday, March 4, 2021

I mestieranti dell'arte: sognatori e artisti

 


La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro.

Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare

(Arthur Schopenhauer)

 

Costa fatica realizzare i propri sogni, è lastricata sia di difficoltà che di soddisfazioni la strada che ci si ritrova ogni giorno, impegno, costanza, studio e ricerca sono forse gli unici compagni di viaggio e strumenti che si affrontano.

Non è mai semplice, ma neppure impossibile arrivare alla concretizzazione dei propri desideri: un passo alla volta il cammino si fa percorso prima e viaggio poi, si raggiunge la meta, magari in condizioni diverse da quando si è partiti, forse arricchiti, ma indubbiamente diversi.

Quando si crea e si supera la paura dell’ostacolo, del primo passo da fare poi non è tutta discesa, ma non è neppure tutta salita! Di sicuro è costanza e impegno, è fatica.

Non sempre si è poi pronti ad affrontare gli ostacoli che si interpongono quando si crea, difficoltà oggettive e soggettive: tutta questa produzione a chi serve? Dove la metto? Non ho gli spazi adatti… continuare perché? Starò facendo la cosa giusta? Non sono in grado di dire le cose come vorrei; forse sto percorrendo un sentiero già visto, già fatto e che non interessa a nessuno; mi sa che ho sbagliato e non posso più tornare indietro.

Capita! Capita di essere in crisi di fronte alla realtà, in crisi con se stessi e con le cose da realizzare, un segreto per superare gli ostacoli non c’è, forse quello di provare e riprovare.

A volte anche arrendersi all’evidenza dei fatti aiuta a capire che la strada percorsa non è quella giusta, magari è solo un sentiero fuori dal tracciato e si deve seguirne invece un altro.

Può arrivare all’improvviso il cambiamento, magari proprio per caso o in maniera ricercata, gli esempi nella storia dell’arte sono molteplici: Giovanni Barbisan seguì il corso di incisione di Giovanni Giuliani a causa di un fortuito cambio di corso diventando poi uno degli incisori contemporanei più amati ed apprezzati nel Novecento; Frida Kahlo subì appena adolescente uno spaventoso incidente sull’autobus che la portava a scuola che ne minò pesantemente la mobilità e la salute; Paul Klee decise di diventare artista dopo la folgorazione della luce e del colore vissuto in un viaggio a Tunisi.

Incontri, persone, luoghi, tutto contribuisce alla creatività, anche solo viaggiare tra le righe di un libro, tra i colori e le forme di spazi mai visitati, come nelle intuizioni naif di Henry Rousseau il Doganiere o nei sogni surreali di René Magritte, dove tutto è possibile, realizzabile.

Non ci sono limiti alla creatività, come non ce ne sono per il domani, domani tutto si fa, si  ricomincia, si aspetta, si prosegue.

È il mestiere che si affronta inaspettatamente ogni qualvolta ci si alza dal letto la mattina, è il mestiere di chi sa che non può vivere senza travagliare con i pensieri, è il mestiere che porta il sangue scorrere nelle vene e sentire le tempie pulsare, è il mestiere che porta dolore, gioia che fa respirare e riempie d’ossigeno il nostro corpo, che mestiere è? L’arte? L’attività di una febbrile creazione? O più semplicemente quel mestiere di vivere a cui ognuno è chiamato? Forse.

Diventa faticoso e laborioso realizzare i propri sogni e dar vita ai propri pensieri, a volte si evitano e si lasciano andare, altre ancora ci si immerge e tutto ciò che ci circonda serve a dare un senso alle cose che si creano, alla vita stessa che si fa complicatamente piena di incontri, di destini incrociati e di persone.

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” coì si esprimeva Arthur Schopenhauer e allora come non associare il mestiere dell'arte al mestiere di vivere? Nulla è irrealizzabile, nulla diverso dalla creatività sempre attiva e strabordante, dai mille pensieri, dalle innumerevoli forme e dalle molteplici sfumature.

Massimiliano Sabbion