Tuesday, September 11, 2018

"Essere popolare sui social è come essere ricchi al Monopoli". Popolarità mediatica e arti contemporanee.


 
"Essere popolare sui social è come essere ricchi al Monopoli", beh una frase abbastanza provocatoria perché la regola vale per moltissimi che si vantano di essere "seguiti", "spollicciati" dai followers, coloro che seguono il profilo social (Instagram, Facebook, Twitter, Youtube, etc…) di un personaggio noto.
Molti diventano davvero famosi tanto da essere riconosciuti vere e proprie icone nei settori di moda e comunicazione (Chiara Ferragni, docet), identificati poi col nome di influencer capaci di influenzare i comportamenti di acquisto del pubblico grazie alla loro autorevolezza e carisma per mezzo di tematiche e opere di interesse di massa.
Il potere pop è quanto mai al massimo e i "quindici minuti di celebrità" profetizzati da Andy Warhol sembrano ormai entrati nel cifrario comune, domanda ed offerta vanno di pari passo: la gente è morbosamente curiosa, i nuovi freak si trovano proiettati in un sistema che li fagocita e anche l'uomo comune può diventare "famoso", diventando esso stesso un tormentone, un meme, ecco allora una schiera di personaggi famosi divenuti tali solo per una frase detta e registrata o un video gettato nella rete globale, altre volte sono semplicemente persone fuori dal comune e bisognose di attenzioni e spesso si scambiano le prese in giro e l'interesse per affetto.
Non mancano gli haters, cioè coloro che odiano e che, sentendosi "leoni da tastiera", perché protetti dalla comodità dell'anonimato diventano persecutori con parole e atteggiamenti e spingono le loro attenzioni negative all'odio verso il personaggio preso di mira.
Certo, a tutti non si può piacere, ma perché prendersi la briga e l'affanno di esprimere odio e detrazione verso ciò che non piace? L'arma più semplice è ignorare, ma questo aspetto non è una formulazione valida nel nostro quotidiano, lasciare un segno, questo conta, anche sentirsi in dovere e diritto di rispondere a tono, di maledire, insultare, far del male e spingersi sempre peggio, verso un vortice senza fine.
Ho preso un disco solo per la copertina
Mille messaggi, sempre la stessa faccina
Ma se non usi i social nessuno si fida (ah)
La moda è bella, ma ci rende tutti uguali
(Fotografia - Carl Brave ft. Francesca Michielin, Fabri Fibra)
Quanta verità in poche frasi, eppure una sola isolata nasconde molto da dire "se non usi i social nessuno si fida", è il nuovo tormentone al posto del "lo hanno detto in televisione", i social ci seguono e inseguono sempre, 24 ore su 24, diremo a portata di mano tra smartphone, tablet e altro.
Gli artisti e l'arte stessa sono sempre stati sensibili ai cambiamenti e alla comunicazione e l'invasione di video e di immagini hanno creato la prima attenzione social e mediatica: la fruizione è presto condivisibile e arriva in tutto il mondo a portata di click, un touch screen ed è subito tutto condiviso, modificato, rapportato alle proprie esigenze, idee che diventano altre idee e la diffusione dilaga!
Per molti l'avvento dei social è stato controproducente, un po' come lo fu l'avvento del sonoro per il cinema dove molti attori dotati di inflessioni inascoltabili e voci che stridevano coi loro personaggi decretarono il loro inesorabile declino.
Perché ostinarsi in un linguaggio che non è assolutamente consono al proprio status? Prendiamo Instagram, il social che comunica per immagini e brevi video, ecco alcuni personaggi famosi presi in esame con cadute di stile, conferme o vere e proprie sorprese: Madonna, icona indiscussa del pop musicale usa Instagram come una discarica di immagini fatte di selfie pieni di filtri che le modificano espressioni e realtà (senza contare che già ci ha pensato la chirurgia estetica a farlo…), arricchisce le sue stories con i balletti dei figli adottivi, cuore di mamma!
Francesco Bonami, critico e curatore d'arte, nei suoi micro video crolla miseramente con un inglese maccheronico o con uscite talmente fuori fuoco da risultare quasi simpatico nella sua ingenuità, un modo imbarazzante di parlare d'arte al pubblico.
Luca Tommassini, coreografo e ballerino, ha forse uno dei profili più interessanti che denotano una grande intelligenza e ironia, dove si alternano immagini personali e meme o video ironici rendendo sempre interessante le uscite consapevoli rivolte alla numerosa schiera dei suoi followers.
Maurizio Cattelan, artista, non si smentisce neppure nel suo profilo che risulta ricco di nonsense, immagini provocatorie, spesso autoreferenziali e di sicuro mai banali.
Usare e non abusare dei mezzi messi a disposizione, chi lo fa in maniera consona ne ricava popolarità, introiti, attenzione, ma non è necessario mettere in mostra sempre e comunque qualcosa da dire anche quando il silenzio sarebbe forse l'arma migliore da usare (regola che dovrebbe valere per molti nostri politici nell'utilizzo dei social), personalmente preferisco essere riconosciuto per qualcosa di intelligente da dire piuttosto che cercare il facile consenso con il ridicolo.
Meditate al prossimo post che pubblicate, meditate.
P.S.: e come sarebbero stati i profili social degli artisti del passato? ;-)
Massimiliano Sabbion
 


No comments:

Post a Comment