Friday, August 11, 2017

2 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
Che cosa sarà mai questa fissa per l’arte contemporanea? Questo brand che vuole assolutamente invadere la mente e i nostri pensieri, CONTEMPORANEO è tutto ciò che nuovo, fresco, giovane, che arriva al cuore senza compromessi.
CONTEMPORANEO, per gli artisti del futuro, senza storia né passato, intonsi dalla critica e non contaminati da spazio alcuno.
CONTEMPORANEO, ai confini di una realtà prossima, in cui si vive, si mangia, si prega, si impreca, si fa l’amore e ci si ritrova poi subito proiettati verso il domani che verrà.
CONTEMPORANEO, lo slogan dell’oggi per il domani!
Sembra così temuto il futuro che lo si esorcizza, fa paura temere il tempo che passa senza poter lasciare un segno di quello che si è tracciato, chissà cosa mai succederà prossimamente, chissà se l’uomo del futuro sarà più felice di quello di oggi e, soprattutto, come sarà, cosa sarà, chi (ci) sarà.
L’oggi, il contemporaneo appunto, è pieno di aspettative e spesso non è amato perché le grandi illusioni, come le grandi speranze, spesso risultano essere dei grandi bluff o delle sonore delusioni.
È per questo che il mondo contemporaneo è visto in maniera disturbante perché rappresenta l’uomo così com’è, senza filtri, senza menzogne edulcorate.
L’arte contemporanea è quindi un viaggio nel momento in cui si vive, con i passi che si compiono or ora, lì o qui, insomma seduta stante.
Poco importa quindi che un oggetto si faccia forma d’arte, che un orinatoio venga rovesciato nel 1917 o che un water d’oro sia un’istallazione nei bagni di un museo nel 2017 il sistema che concepisce l’arte contemporanea diventa unico: l’arte è bella perché è inutile, non serve, o forse si…
Cosa vorranno mai dire gli artisti contemporanei con i loro mezzi, le loro foto, quadri, video, sculture, installazioni, urli di colore e squarci di forme?
Se devi mandare un messaggio perché si fa un’opera d’arte non è meglio un biglietto piegato in due e messo sotto la porta? O un post-it da attaccare alla parete, oppure un messaggio vocale tramite telefono o un sms condensato per mezzo di whatsapp.
In fondo, il contemporaneo è anche questo, la globalizzazione degli eventi e delle cose da dire per mezzo di app e di social network che dilagano nei dialoghi.
Un bla bla bla mediatico senza traccia che si perde nelle reti mediatiche, che viaggia sul web, che si connette e disconnette senza portare a nulla, eppure…eppure milioni di persone hanno il capo chino su questa “contemporaneità” e scorrono gli schermi touch screen impazzendo tra immagini e virtuali virtuosismi fatti di emoticon e sensazioni.
Si ama, si odia, ci si lascia e ci si trova tutto con un click, l’emozione digitale che passa attraverso Youtube, Instagram, Snapchat, Facebook, Linkedin, Twitter perché quando non bastano le parole arrivano le immagini e se non bastano le immagini arrivano i segni-disegni.
È questo essere contemporanei? Bruciare un’emozione subitamente e istantaneamente da un capo all’altro del mondo? Si globalizzano i sentimenti, si diffondono i pensieri, si moltiplicano le idee e ci si rinchiude nel proprio isolato mondo fatto da uno schermo che misura al massimo 15x7 cm e in cui si vive senza comunicare verbalmente.
Sarà che mi assale la voglia di parlare con un essere umano quest’oggi e non ne trovo uno disponibile che si stacchi dallo smartphone o tolga le cuffiette dell’mp3 per ascoltare la mia voce, che sarà mai? È tutto online!
Che cos’è allora il contemporaneo? Perché lo si esprime con l’arte? Quindi in fusione e conclusione, cos’è l’arte contemporanea?
Per molti il contemporaneo è solo un collegamento ai social, per altri un’immagine postata, per alcuni un like ricevuto ai pensieri pubblicati oppure un uccellino che cinguetta i suoi 120 caratteri, una serie tv in streaming, un’attesa che non c’è più, un momento di celebrità fatta entro i 15 secondi, perché i 15 minuti profetizzati da Andy Warhol sono troppi ormai.
Quindi l’arte contemporanea è solo un mezzo di confusione in mezzo alla diffusione? Si propaga da un punto per toccarne cento altri?
Seduto al parco vicino ad un laghetto artificiale osservo il gioco di alcuni bambini che, noncuranti della presenza di nessuno, giocano a rincorrersi e a gettare nell’acqua alcuni sassi gareggiando a chi li lancia più lontano.
Mi viene da pensare: cosa sarà il futuro per quei bambini? Un gioco a rincorrersi? Un lancio nel vuoto di cose che scappano dalle mani? E se l’arte diventa come lo stesso sasso che si getta nell’acqua e con il suo tonfo finisce per propagare un piccolo cerchio che dilaga poi sempre di più, sempre più grande, sempre più maestoso?
Perché l’arte allora può essere questo: un’idea lanciata nel vuoto tra milioni di grida, tra cessi rovesciati o d’oro, tra celebrità urlanti e silenziosi scatti, chi spacca lo specchio d’acqua poi infrange le regole e le onde si accavallano e un sospiro silenzioso può diventare un urlo squarciante.
Ora i bambini al bordo del laghetto guardano questo signore un po’ strano che si è mescolato a loro e ai loro innocenti giochi e getta i sassi insieme a loro, che buffo questo adulto!
Di solito a noi dicono di non farlo e adesso lo sta facendo uno grande, e si diverte pure!
Ma se gli adulti giocano a fare i bambini, è perché hanno voglia di tornare come noi o perché non hanno voglia di stare tra loro?
-          Come? Cosa signore? Ah io non devo mica rispondere perché lei è uno sconosciuto e? Mica accetto le caramelle da chi non conosco…ah non ha le caramelle lei?
-          Cosa? Boh…non lo so cosa sia l’arte contemporanea, però è quella roba che piace ai grandi che è fatta di scarabocchi che io a scuola sono molto più meglio, ma la maestra mi dice di stare dentro i bordi delle cornicette però, non capisco a noi dicono colora bene e poi i grandi fanno macchie e schizzi di colore ovunque e la chiamano arte.
-          L’arte? Fanno le robe sporche che disegnano le donne e gli uomini nudi.
-          Gli artisti sono matti e vanno fuori di notte come i ladri a fare i disegni sui muri, mio nonno dice che sono sandali...ah no no si dice vandali.
-          L’arte sono le cose belle che ti rendono felice.
-          Io so che l’arte si trova nei musei, ci portano le scuole e poi si fanno i disegni.
-          L’arte è quando fai una statua grande e la mettono nelle piazze! Me lo ha detto mia mamma.
-          Io una volta ho visto un artista invece che era povero perché disegnava per terra e gli davano i soldi in un piattino.
-          L’arte sono le mostre dove metti i quadri e poi la gente li compra, lo so perché l’ho visto in televisione che lo diceva uno che si metteva le mani nei capelli e urlava sbavando.
-          Mio zio fa l’artista, credo. Infatti, non lavora…
-          L’arte contemporanea è mettere rifiuti in una stanza e sbregare i fogli.
-          Io so fare i disegni coi pennelli invece e anche temperare una matita col temperino senza staccare la cosa, la pelle della matita.
-          A me mi hanno portato a fare arte da una signora che era seduta vestita di rosso e guardava la gente che si sedeva davanti a lei e stava zitta e la gente piangeva o rideva, era tipo una maga.
-          Noi facciamo arte ai centri estivi e ci coloriamo le mani che poi sbatacchiammo sul foglio!
-          Ma va! L’arte è quando fai qualcosa di bello e ti applaudono e sei vestito colorato e strano e ti dicono che sei un artista.
Ecco, forse l'arte contemporanea è proprio questo: l'innocenza di un bambino che guarda le cose stupito tanto quanto un cerchio nell'acqua prodotto da un sasso e che si allarga piano piano lasciando infrangere le sue onde lungo la riva.
Fare arte contemporanea quindi significa, essere strani? Adeguarsi a questa stranezza? Sapere usare i colori e fare qualcosa di unico e straordinario come "la pelle della matita"? Forse si, intanto il mio viaggio continua, distratto e curioso vengo attratto da una nuvola di persone che guardano a testa bassa un punto, che sarà mai? 

FINE SECONDA PARTE


 

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