Friday, May 19, 2017

L’arte altrui. Storie e compenetrazioni culturali tra curiosità e paura


 
Ogni persona, ogni essere umano pensante ha gusti e sapori differenti, è il bello della varietà delle cose e dei piaceri che conduce l’uomo verso nuove e spettacolari strade dove la capacità di scelta, il libero arbitro e l’apprezzamento cambia a seconda delle realtà dettate da mondi sociali, etnici, religiosi, politici differenti alle quali far riferimento.
La cultura sociale è la base primaria per discernere ciò che piace da ciò che non si ama, il valore soggettivo e oggettivo delle  cose cambia quindi in base a diversi fattori, ma nessuna cultura si può definire migliore o peggiore di altre, solo differente.
La sensibilità artistica nel corso dei decenni ha da sempre mostrato interesse verso culture diverse arrivando a commistioni, citazioni e rivalutazioni delle arti altrui, gli esempi nel corso del tempo storico si ritrovano già a partire con le grottesche di Raffaello Sanzio a fine Quattrocento, desunte dalla riscoperta della Domus Aurea di Nerone, ai vari ritrovamenti e rivalutazioni con gli scavi di Pompei, con l’arte egiziana, basti citare e ricordare lo stile Impero che imperversava in età napoleonica.
Il mondo occidentale subisce poi il fascino dell’oriente con le immagini desunte da Tunisi, Algeri, Marocco presenze che si ritrovano nei dipinti di Eugène Delacroix, Jean Auguste Dominique Ingres, Jean-Léon Gérôme, Frederick Arthur Bridgman, Charles Landelle, Paul Klee.
Impossibile scordare poi il rapporto che sopraggiunge dalla Cina e dal Giappone, in un periodo storico che va dalla metà dell’Ottocento in poi, in cui si arriverà a parlare di Japonisme con autori affascinati da valori cromatici e spaziali, dove le rapide linee, le stenditure piatte, il valore simbolico e decorativo faranno riscoprire i giapponesi quali Utamaro, Kunisada, Hiroshige e Hokusai, maestri della sintesi visiva, dai tratti veloci che fermano l'istante semplificandolo e di cui l’influenza pittorica arriverà nelle opere di Edouard Manet, Claude Monet, Edgar Degas, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Vincent Van Gogh e Gustav Klimt.
Si arriva poi all’arte negra e primitiva che ribalterà il modo di vedere di artisti quali Paul Gauguin, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, Georges Braque che tanta parte hanno avuto nello sviluppo del Cubismo, fino a pervenire alla riscoperta tribale con i graffiti di Keith Haring e Jean Michel Basquiat o al citazionismo presente poi nel docufilm del 2005 di David LaChapelleRize – alzati e balla”, fino alle influenze new age di Lady Gaga e Marina Abramovic.
La bellezza del mondo contemporaneo risiede nelle contaminazioni e negli scambi tra forme e colori di altri luoghi e culture, situazioni dove vige il desiderio di sapere che si investe di curiosità, eventi come la Biennale d’Arte di Venezia o fiere internazionali portano al confronto e alla visione arti e opere che, nella maggior parte dei casi, resterebbero localizzate e sconosciute ai più.
Disprezzare o tacciare di bruttura il sentire artistico a noi dissonante non porta che all’allontanamento verso nuove prospettive e linguaggi da esplorare, l’arte non deve avere, per l’appunto, nessun confine, nessun limite, solo arrivare a scoprire e avanzare verso nuovi spazi, siano essi fisici o mentali.
L’arte è scambio, è confronto di concetti, traffico di idee, veicolo di entusiasmi, non è e non deve diventare mai chiusura e scontro, l’arte può essere canale trainante per nuovi porti e nuove scoperte, si addentra nei meccanismi visivi ed emozionali, diventa mezzo di denuncia, segno dei tempi, gioco, curiosità, il tutto alla base della scoperta e della ricerca.
Vedere le stesse pulsioni rapportate in modi differenti nelle “arti altrui” serve inoltre a meditare sull’operato artistico e culturale finora svolta sia collettivo che individuale, non si finisce mai di imparare né di mettersi in gioco, la comparazione con gli altri produce nuovi input e regala miscugli e consistenze inaspettate, l’evoluzione dell’uomo è anche questo: conoscere, imparare e soprattutto stupirsi.
Vivere l’arte è, in special modo, lasciare alle spalle preconcetti e realtà che spaventano o che non si trovano conformi al proprio sapere perché il “diverso” fa comunque paura ma, principalmente, l’avanzare del nuovo e di ciò che è differente spaventa sempre, tutto ciò è comunque uno stimolo, un modo per spingersi oltre e continuare a fare arte, a credere, a contrapporsi e a far, e farsi, domande, sempre. 
Massimiliano Sabbion
 

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