Friday, January 13, 2017

Critici oggi. Per fare arte serve più l’artista o il critico?


 
Si parla spesso di “critica d’arte”, di recensioni critiche, di un percorso storico e artistico che si intraprende quando si parla di un artista e del suo lavoro.
Ma che cos’è la critica d’arte? Nel corso del tempo, specie nel mondo contemporaneo, si è falsata spesso la sua formulazione, arrivando a non concepire la “critica d’arte” come un sistema che ha tuttavia affermato (e formato) l’opinione generale.
Discutere e valutare l’arte visiva è la base principale della disciplina critica per fare in modo di dare in maniera obiettiva una critica su base razionale per apprezzare e valutare lo stato dell’arte.
Il critico d’arte è spesso confuso come un semplice opinionista che discute del lavoro altrui, ma che in realtà supporta e conferma, con basi comparative e storiche, il lavoro di un artista.
L’originalità di chi produce opere d’arte spesso non si sposa con altrettanta originalità critica che è fatta di tante parole e poca sostanza con il rischio di avere due visioni diverse e non comparative dello stesso pensiero prodotto: l’opera d’arte e la critica d’arte che non trovano un punto d’incontro e viaggiano su binari paralleli che mai si incontreranno e forniscono un risultato finale negativo che non porta nessun valore aggiunto né all’artista, né al critico.
Per l’arte contemporanea, vengono citati molto spesso gli artist star, artisti che qualunque cosa toccano diventa poi oro nel mercato e il dilemma nasce se sono loro ad essere geniali o se sono forse supportati dalle parole di critica che li ha investiti.
È più influente il critico o l’artista per fare arte? Entrambi. Senza bisogno di diplomazia e senza decretare che “il giusto sta nel mezzo”.
Se un lavoro artistico “parla” gli occhi, un testo critico apre la mente e lo accompagna, sono comunque ambedue lavori cerativi, è presuntuoso sopravalutare o sminuire il peso del lavoro di uno o dell’altro: una critica non deve superare l’opera, così come il prodotto dell’artista superare le stesse definizioni usate per descrivere e valutare ciò che si vede.
Senza di me tu non avresti ragione di esistere!”, un’affermazione rivolta all’artista o al critico? Di sicuro un atteggiamento di superiorità dell’una o dell’altra parte non porta in nessun posto, si affossa la visione e si snatura la bellezza delle cose dette.
Non ci si accontenta solo di assaporare lo sguardo tra le forme e i colori, si ha bisogno di capire che cosa si vede e cosa si sente attraverso le parole e la descrizione che ne segue, per mezzo del punto di vista di chi sa comparare e conoscere la storia, di chi riesce a collegare le persone e i percorsi affrontati sia dell’artista che di altri che lo hanno preceduto.
La critica sta all’opera come l’opera sta alla critica, cambiando i fattori il risultato non cambia: l’una supporta l’altra e vive in funzione di una buona resa e presa di posizione.
Si confonde troppo spesso la polemica con la critica, chi fa la voce grossa o spara un proprio concetto come semplice presa di posizione fuori da ogni contesto non è da considerarsi “critico”, ma forse un “opinionista” che trova spazio solo se urla e si confronta forzatamente con l’arte riuscendo però a portare alla ribalta sia il critico che l’artista, ma a scapito di chi? Solo del pubblico che alla fine si trova a seguire un dibattito becero e sterile su un’arte costruita a tavolino, priva di emozioni e ricca invece di parole inutili tanto quanto il prodotto descritto.
Arte e critica, se vanno di pari passo, se costruttive e utili per entrambe le parti porteranno un valore aggiunto alla fine di ogni percorso.
Arte e critica, non si possono slegare né l’una prendere il sopravvento dell’altra col rischio di svalutare o, al contrario, sopravvalutare il risultato finale.
Arte e critica, inscindibili come la panna e il cioccolato, come Fred e Ginger, come le pere e il formaggio…gusti e sapori che non si possono slegare, ma solo esaltare, assaporare e lasciare andare i sensi.
Massimiliano Sabbion
 

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