Tuesday, December 13, 2016

"La bellezza salverà il mondo". Arte, cibo e natura: mutamenti epocali e corporali.


Che cos'è la bellezza? Una serie di canoni estetici soggettivi ed oggettivi che invadono il mondo contemporaneo o solamente una serie di aggettivi per identificare ciò che si considera come suo contrario, cioè ciò che è brutto?
Nel mondo odierno i canoni di bellezza cambiano di stagione in stagione e si passa a modificare il proprio io e il proprio corpo in base alle esigenze dettate dal momento: uomini con la barba hanno sovrastato l'uomo glabro, forme morbide per le donne al posto della magrezza decantata in precedenza, senza contare piercing e tatoo che segnano la pelle.
"La bellezza salverà il mondo", è la frase che Fëdor Dostoevskij ne "L'idiota" fa dire al principe Miškin è la visione di un ideale di unione tra buono e bello, che si scoprirà invece disastroso, rimandando alla vicenda del principe Miškin.
Il mondo non può essere salvato da un ideale, perché qualsiasi ideale trasportato nella realtà annega nel caos, stessa sorte tocca al protagonista del romanzo.
Allora in questo trambusto l'arte salverà la bellezza? La bellezza salverà il mondo?
Gli artisti in un passato recente hanno creato movimenti si sono fatti portavoce un'arte attenta alle esigenze di un mondo che stava cambiando, un'arte ambientale e che, irrimediabilmente, oggi vive le conseguenze di gesti avvenuti.
La corrente artistica Fluxus, nata nel 1961 arriva allo sconfinamento dell'atto creativo nel flusso della vita quotidiana, in nome di un'arte totale che si trasformerà negli Happening e nelle performance espressive di danza, musica, poesia, teatro da cui prenderà l'avvio Joseph Beuys a cui si deve una sensibilità legata a temi ecologisti tanto da dare un essenziale contributo alla fondazione del movimento del partito politico de I Verdi in Germania.
Oggi basta pensare alla fusione di artisti "totali" che recitano, cantano, danzano e compiono performance contaminando sempre più arte, bellezza e business. Ultimo recente caso è la commistione di arte e performance di Lady Gaga con l'artista Marina Abramovic.
La bellezza interiore si esterna lizza con gli spazi aperti e la riscoperta della natura già a partire dagli Settanta dove prende l'avvio la Land Art, nata negli Stati Uniti d'America e contraddistinta dall'intervento diretto dell'artista sul territorio naturale. Gli artisti operano negli spazi incontaminati come deserti, praterie,laghi salati, superfici aperte dove Dennis Oppenheim, Walter De Maria, Robert Smithson, Christo e Jeanne Claude, Barry Flanagan, Richard Long e Michael Heizer, operano.
Il mito dell’american way of life ha accentuato da un lato l'idea della globalizzazione, dall'altro ha segnato la ripresa del "brutto" nel quotidiano: dal concetto di bello si è passati al kitsch, un brutto così accentuato da risultare bello.
Immagini disturbanti provenienti dal Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch che sembrano quasi fare da contro altare a immagini patinate e ricercate di artisti come David LaChapelle o provocatoriamente glamour di Terry Richardson o Pierre & Gilles.
Così come il cibo non è sopravvivenza o necessità, ma si è reso sempre più legato all'immagine di un fast food a scapito della produzione e della salute dell'uomo, la domanda sorge spontanea: la bellezza salverà il mondo? È necessario recuperare la bellezza sinonimo di qualità.
Il cibo è causa dell'inquinamento, dell'obesità e dell'anoressia (il troppo e il troppo poco sono diventati mali sociali), è elemento odiato, osteggiato, venerato dagli stessi artisti contemporanei, basti pensare alle opere di autori quali Tom Friedman, Urs Fischer, Jack and Dinos Chapman, Yinka Shonibare, Frank Gehry, Andy Warhol dove l'arte si è dedicata alla bellezza del cibo dalle prime nature morte seicentesche, fino a passare dall’Impressionismo e dal Divisionismo alle Avanguardie storiche, dalla Pop Art alle ricerche più attuali, con uno sviluppo della visione e del consumo degli alimenti.
Nella società contemporanea, fatta di materialismo e industrializzazione, questo processo si è certamente accentuato: se la bellezza salverà il mondo, l'arte salverà il concetto di bellezza? L'arte può salvare l'ambiente o ci rimarrà solo la rappresentazione della natura che c'è nell'arte?
Si rischia davvero di mettere sotto teca l'ambiente come esposizione di opera d'arte la stessa Natura se si pensa all'opera di Damien Hirst, uno squalo posto in formaldeide dentro una vetrina, "The Physical Impossibility of the Death in the Mind of Someone Living".
Un doppio significato legato a quest'opera da dodici milioni di dollari, è un animale in via d'estinzione da porre sotto teca per essere conservato, ma è anche uno schiaffo all'umanità per il costo dell'opera pagata ed esposta alla popolazione umana che lotta tutti i giorni con altri tipi di "squali" e attacchi su ogni fronte: politici, economici, morali.
Massimiliano Sabbion
 

 

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