Tuesday, December 6, 2016

Impressione ad arte. Da Monet a Banksy: cosa si coglie dell’attimo contemporaneo?


 
Perché gli Impressionisti hanno così tanto successo e appeal oggi a distanza di oltre un secolo? Come mai la rivoluzione perpetrata da questi giovani artisti nel lontano 1874 è così amata ed attuale nel mondo contemporaneo? Possibile che i coetanei di Claude Monet, Paul Cezanne, Edgar Degas, Berthe Morisot, Filippo de Nittis, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley non furono capaci di vedere la potenza tecnica ed emotiva di questo nuovo modo di far pittura?
No, nessuno si accorse di quello che stava decretando le basi del mondo contemporaneo dove si cominciava a guardare lo spazio aperto con la visione del carpe diem, cogli l’attimo.
Passati poi i decenni nuove generazioni si sono allontanate dal mondo impressionista per esplorare non solo ciò che si vede, ma ciò che si sente e si esprime attraverso le sensazioni e l’emotività, indagando ora il mondo dei sogni e del surreale, ora la concretezza e l’astrazione.
L’arte nel corso del Novecento si è evoluta in continue esperienze e ricerche, è passata ad essere associata alla parola “arte” un suffisso diverso di volta in volta, l’arte è quindi polemica, sociale, visiva, introspettiva, concettuale, sperimentale e, cambiando supporti e materiali, è riuscita a trasformare modo e modi di esprimersi.
Dal pennello e colori l’arte ha trovato nuove espressioni con la performance, la body art, la Land Art, la videoarte, quindi uscendo dagli schemi come, appunto, fatto a suo tempo dagli Impressionisti che sono andati oltre alla semplice visione, imparando a guardare il mondo con altri occhi.
Subito i nuovi linguaggi artistici non vengono presi in considerazione o semplicemente non sono capiti, solo successivamente l’importanza di un cambiamento arriva ad essere fagocitata e immagazzinata dalla storia e critica prima e dal pubblico poi.
La sovraesposizione di mostre, testi, riproduzioni e lunghe code per toccar con mano l’arte del passato produce sempre un discreto fascino, visto i numeri che poi si producono alla fine di ogni esposizione, sarà mica che il passato rassicurante e tumulato tira più del presente sul quale investire per un futuro che deve prepararsi? Forse si.
Il passato è sepolto così come lo sono gli artisti e i loro pensieri, di loro restano le opere realizzate e la storia attuale può sbizzarrirsi come meglio crede impostando convegni, mostre, scritti…
A volte il tempo trascorso si documenta, a volte si riscrive a proprio vantaggio, ma ciò che resta sono le idee che si sono concretizzate nell’opera d’arte, ora davanti agli occhi di nuove generazioni e pronte a nuovi stimoli.
Le nuove tecnologie, le scoperte scientifiche, la globalizzazione social e la comunicazione hanno abbattuto frontiere, forse creandone altre, lasciando in trasformazione lo spazio ad una diffusione di pensieri più ampia e più completa.
Allora lo scambio che avviene è uno scambio che si fa cultura e diffusione, curiosità per le cose che ormai sono passate e affascinano per quello che hanno rappresentato e sono state: simboli di un passato glorioso che è ora definito e storicizzato e l’arte si è fatta portavoce di un cambiamento epocale e stilistico.
Frequentemente capita che nessun artista contemporaneo è inteso nel suo linguaggio e il pubblico di oggi fatica a comprenderne il significato e la visione: Paul Cézanne si lamentava di essere nato troppo presto e che solo la generazione futura avrebbe capito e apprezzato il suo lavoro, cosa che è avvenuta con i Cubisti successivamente; Marcel Duchamp è stato spesso citato dagli artisti concettuali come il padre di tutte le provocazioni da Piero Manzoni a Maurizio Cattelan; i rivoluzionari Futuristi avevano la stessa forza di imporre le loro idee di un mondo che cambia che hanno ora oggi gli Street Artist, con la loro concezione di arte di strada che ha abbattuto istituzioni e luoghi deputati della cultura e si è rivolta al mondo esterno, al popolo, uscendo dal vecchio e dagli schemi preconcetti.
I primi graffiti di Keith Haring furono osteggiati e visti come sfregio ai luoghi pubblici ora, dopo quasi oltre venticinque anni dalla morte del “graffitaro di New York”, si parla di Urban Art, di artisti “famosi per non essere famosi” come l’inglese  Banksy, di artisti chiamati dalle stesse istituzioni che prima li avversavano, ora li convocano per valorizzare la città con iniziative, tour e app con mappe dei luoghi dove trovare i muri realizzati dagli stessi street artist.
Un po’ come avviene oggi con le gite e corriere organizzate per le mostre impressioniste che valorizzano il territorio e danno visibilità ai luoghi, si portano le tele dipinte en plein air alla visione di tutti, in spazi chiusi, per assaporare il tempo perduto che rivive nei capolavori ormai senza epoca.
Massimiliano Sabbion
 

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