Tuesday, December 20, 2016

Curare e criticare. Storia dietro una storia, il dovere di raccontare.


 
“Io non do molto credito ai critici che sono dei fanfaroni invidiosi di chi sa fare arte e produrre!”, “Non capisco come si possa permettere ad una persona che non ti conosce di dare dei giudizi e delle opinioni su cose che non gli appartengono”, “Io sono bravo sono gli altri che non mi capiscono e sparano sentenze senza capire cosa ho prodotto”, “Criticare? Perché?”.
Ecco alcune delle affermazioni dal carattere liquidatorio che si rivolgono spesso a chi si occupa di critica d’arte, come se a colpire la sensibilità di un artista sia un perfetto sconosciuto che non vede l’ora di demolire e ridicolizzare chi si sente di dare in pasto al pubblico la propria creatività.
Non è sempre vero che un critico osanna o demolisce, anzi, un vero critico fa del suo lavoro e della sua professionalità l’arma migliore per presentarsi. Allenare la mente, gli occhi e la propria capacità di giudizio è un duro mestiere, individuare chi ha le potenzialità per essere definito artista piuttosto che decoratore o artigiano è un compito di sicuro non facile.
Anche i critici sbagliano, specie quando investono tempo, fatica ed energia su persone che si dimostrano poi avide di successo che dimenticano la fatica e si adagiano sugli allori, artisti che credono di trovare la loro cifra stilistica e poi abbandonano la strada del sacrificio, dello studio e della sperimentazione per la via facile del successo lastricata di denaro facile e riscontri presto dimenticabili.
Quel qualcosa di buono si trasforma poi in una delusione, ma si prosegue ed è solo allora che la “colpa” la si imputa al critico incapace di dare quindi le dritte giuste per far vendere e far conoscere.
Un curatore o un critico non sono agenti commerciali né piazzisti, accompagnano invece con la loro attività la carriera dell’artista che è fatta di continui confronti, telefonate, mail, visite in studio, discussioni, arrabbiature e tanta pazienza, da ambo i lati.
La situazione si complica quando uno dei due non crede nel lavoro dell’altro, si producono mostri, difficoltà insormontabili in cui la fiducia viene a mancare e tutto si sfalda, senza passione non si arriva da nessuna parte, senza credere nelle cose che si fanno non ci si sposta di un millimetro.
Rimanere convinti fermamente nelle proprie ideologie produce solo il massacro delle produzioni, della creatività minata e si rischia di porre valenze che non sono niente affatto veritiere e si arriva a creare “mostri”  che non sanno discernere l’arte dall’artigianato, un buon lavoro dal plauso e dal consenso pubblico sono due cose diverse.
Serve attenzione anche nelle scelte che si fanno, dalle persone che si conoscono e delle quali ci si circonda, chi cura o critica un artista, se lo fa in maniera corretta, lo fa per un amore per la professione, per l’arte stessa e non per i soldi che, per inciso, aiutano, ma non sono il solo motore che fa avanzare le cose.
I ciarlatani, i millantatori e coloro che promettono a suon di milioni cose inconsistenti prima o poi si riveleranno per quello che sono, diffidate degli sbraitatori e urlatori ai quattro venti, di coloro che promettono fuochi d’artificio, belli in verità, ma che spariscono subito lasciando un vago ricordo nel cielo.
Nessun lavoro capita tra capo e collo e nessun lavoro è da considerare “facile” o “difficile”, tutti faticano, producono e si mettono in gioco sia l’artista che il curatore o il critico, si riconoscono per la loro dedizione, per lo studio, per il confronto continuo e a nessuno verrebbe poi in mente di criticare o giudicare in maniera negativa un buon operato e una persona che si è distinta per il suo comportamento corretto, chi lo fa è dettato dall’invidia e da un animo guastato.
Ogni persona sa riconoscere un errore o sa essere guidata a capire lo sbaglio commesso, nascondersi e non ammetterlo è appesantire questo fardello, già la vita richiede sacrificio e impegno perché mettersi contro muri virtuali che ostacolano e indeboliscono la creatività e l’arte tutta?
Applicarsi a vedere oltre il proprio sicuro metro quadro di sopravvivenza è una sfida quotidiana, ogni persona che si incontra ha una propria storia da raccontare, un proprio viaggio ed ad ognuno il compito di preservarlo e rispettarlo, magari aiutando e guidando verso la strada più corretta, verso la scelta più giusta.
Massimiliano Sabbion

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