Friday, December 2, 2016

Alla fiera delle curiosità. L’importanza del confronto e del dialogo nell’arte contemporanea.

 
L’arte contemporanea ogni anno si mette in mostra nei grandi spazi concessi con fiere ed esposizioni in tutto il mondo, saloni e rassegne che riempiono gli occhi di arte e artisti storici e nuove proposte.
Art Basel Miami in questo periodo, fiere internazionali e locali poi per il resto dell’anno, ogni stagione ha i suoi frutti e ogni periodo quindi trabocca di cose già viste, di passato e di novità.
Il bello delle fiere d’arte è proprio questo: un ripasso di quello che è stato e uno sguardo su quello che deve arrivare.
L’aria che si respira all’interno degli spazi espositivi è un’atmosfera che fa sempre bene per tutti, per i semplici curiosi e appassionati, per i collezionisti, per gli artisti stessi soprattutto perché è con il confronto e lo studio che si progredisce e non rimanendo chiusi nel proprio atelier e tra la sicurezza effimera delle proprie mura.
Spesso si ha paura di rimanere “contaminati” dall’arte altrui, ma se un artista è originale non ha nulla da temere a livello creativo, anzi, il dialogo che si frappone tra la sua opera e quella di altri è un muto dialogo tra ciò che è e ciò che sarà.
È la curiosità che spinge l’uomo a trovare le soluzioni e a far scoperte, senza di essa non ci sarebbero innovazioni e creazioni, quel pizzico di incoscienza e pazzia che si trasmette e che riesce poi piano piano ad arrivare a tutti, come tanti pulviscoli di polvere che in un modo o nell’altro si insinuano nelle cose.
Se manca la follia e la curiosità è difficile che esista l’arte, l’artista, come il creativo, prova per incoscienza e voglia di esprimere prima che con voglia di mercato. Chi si sottomette al potere delle logiche di marketing, del mercato e del dio denaro prima o poi cadrà perché non c’è nulla di più pericoloso che seguire la strada del successo facile, alla fine non si arriva che ad arricchire le tasche di questo o quell’ente, di fare gli interessi di chi ha visto il guadagno facile nell’impresa effettuata e, snaturando il concetto iniziale dal quale si è partiti, si arriva a decretare la fine molto presto bruciando tappe e opportunità.
 
 
Se il primo a non credere nelle cose che fa e nell’arte è l’artista come si può pretendere che a seguirlo sia poi il pubblico? Con quale boria si arriva a ergersi Maestri se per primi non si ha l’umiltà di capire e confrontarsi?
In queste manifestazioni si notano spesso artisti presenti solo perché bisogna esserci o per imposizione della galleria di riferimento o per mera visibilità, si vedono lì, fermi nello stesso posto dall’inizio alla fine, senza voglia e necessità di muoversi, di aprire gli occhi verso altri stand e altre realtà, senza nessun impegno e senza nessun interesse oltre il proprio metro quadro.
È una storia triste da documentare, ma esistono davvero persone che non si comparano affatto e rimangono fisse con le loro ideologie e prese di posizione.
Altri invece vanno a “caccia” di emozioni e di pensieri, discutono, parlano con altri artisti, giocano le loro carte attraverso la non prevedibile voglia di imparare e di capire, un critico, un altro artista, un gallerista, un organizzatore dell’evento.
 
 
Più che farsi conoscere è importante farsi un parere di quello che accade e aprire il mondo verso nuove realtà, non si finisce mai di imparare e di studiare? Certamente! Non si è mai paghi e se si arriva anche solo a pensare di mettere la parola fine alla ricerca di ciò che si crea, allora non si ha null’altro da aggiungere e dare, anche quando si arriva in un luogo, poi, si riparte.
La fantasia aiuta, la padronanza di sé e dei propri limiti e potenzialità pure, ma è grazie al confronto e al bisogno di sapere che si arriva lontano, oltre i percorsi fisici ciò che conta sono i percorsi mentali. Una fiera, un’esposizione devono essere delle opportunità di scambio non di chiusura o di valorizzazione solo personale su chi ha di più e di meglio, bisogna sempre più imparare a guardare e non frenarsi a vedere.
Se l’uomo si fosse limitato a guardare e sognare la Luna, lo sforzo di provarci e arrivare poi a calpestare il suolo del nostro satellite non si sarebbe mai avverato.
 I sogni aiutano a guardare in alto, ma è la curiosità e la possibilità e voglia di volerli applicare che li fa raggiungere e realizzare.
Massimiliano Sabbion
 

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