Tuesday, November 8, 2016

“Io non ho bisogno di nessuno!” storie d’arte e di artisti.L’umiltà di (non) rendersi ridicoli.




Vuoi essere un grande?
 Comincia con l’essere piccolo.
 Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo?
 Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.”
 (Sant’Agostino) 

Quanti di coloro che affrontano il mondo della creatività si sentono in dovere di mostrare e mostrarsi compiendo poi passi falsi che rovinano una nascente carriera con esposizioni, critica e visibilità satura e sbagliata? Quanti sono gli artisti che si rendono ridicoli per scelte e opere?
Quanti sono? Forse sono tanti quanti quelli che si improvvisano critici e curatori, registi di un evento e di una summa di realtà che, se non si sa gestire, finisce per creare un baratro mai più colmabile.
A non saper fare il proprio mestiere si sbaglia sempre e i danni sono spesso evidenti… chiedereste al vostro macellaio un consiglio sul carburatore dell’auto? E ad un maître di sala in un ristorante domandereste quale maglione vi sta meglio addosso?
Un vecchio detto recita “di necessità virtù”, ma è proprio necessario arrampicarsi sugli specchi e viaggiare in lidi a noi sconosciuti?
Nel mondo contemporaneo è sempre più difficile e arduo mantenere la propria individualità e indipendenza, sommersi da input e informazioni esterne si rischia di perdersi nel marasma di curiosità e richieste. Essere caratterizzati da unicità e originalità non è semplice, ma tutto deve andare di passo con la propria serietà.
Quanti sono gli artisti che, alla prima mostra personale, si investono di potere immaginifico e si inebriano di calici di superbia e di prosecco ai vernissage? Attenti! Lo scalino che serve per salire è spesso lo stesso che si usa per scendere…
Essere umili non significa necessariamente essere sottomessi, i pavidi nel mondo sono molti e non serve arricchire le fila di chi non ha il coraggio di dire le cose ed esporre le proprie idee.
L’umiltà sta nel lasciarsi guidare, nell’ascoltare e ascoltarsi, in fondo tutti sappiamo riconoscere un errore, ma pochi sono disposti ad ammetterlo.
Il confronto fra gli artisti e il pubblico è sempre una nota da tenere presente, sia in fase dolente quando la massa non capisce quello che viene proposto e lo evita con cura, sia in fase da idolatria perché come un artista viene amato, tante volte viene dimenticato e odiato poi.
Il pubblico serve, il pubblico stesso va educato e condotto per mano per capire, per entrare dentro l’arte e dentro il pensiero di un solo uomo che diventa poi il pensiero collettivo.
La delicatezza dell’operato denota quindi che non si possano coinvolgere e creare errori di nessun genere: un taglio di carne sbagliato rende pesante la cottura e la digestione finendo per inficiare il riposo notturno, un vino consigliato male e non abbinato ai piatti giusti finisce per perdere il suo valore e non esalta il lavoro dello chef, rovinando così una cena che assume altri risvolti.
La frase “Io non ho bisogno di nessuno!” denota invece una punta di superbia ed egoismo in cui “sorella umiltà” si è presa la distanza da lunga tempo tra interlocutore e locutore.
Tutti hanno bisogno di un confronto, con questo non significa snaturare il proprio lavoro, ma confrontarsi, migliorarsi, crescere e affidarsi alle mani di chi può sinceramente dare una giusta strada, una parola o una visione da un’altra angolazione nel contesto generale creativo.
Un professionista non si improvvisa mai, riconoscerli non è semplice ma neppure impresa impossibile.
Si diffida del dentista che ha uno studio in un garage, ma altrettanto di colui che ha una clinica luminosa e stellata: ciò che conta non è solo l’apparenza, ma la qualità e sostanza con cui ci si confronta.
L’artista che accusa un curatore che “senza il mio lavoro tu non esisteresti”, ha lo stesso peso delle stesse parole dette dal curatore che ribatte all’artista che “senza di me tu non saresti dove sei!”, un gioco al massacro che non serve a nessuno dei due, basta non strafare e ricondurre al sapere dell’umiltà il discorso, si ricordino le parole di Michel De Montaigne: “Anche sul più alto trono del mondo siamo sempre seduti sul nostro culo”.
Non sempre chi urla più forte vince, gli scalini per salire sono sempre lì, pronti ad essere usati anche per scendere o solo anche per sostare.
Improvvisarsi artisti, curatori o critici non giova a nessuno tantomeno all’Arte stessa che, chiamata in causa, vorrebbe togliersi da questo impiccio preferendo ruzzolare lungo la scalinata più che percorrerla.
Massimiliano Sabbion
 

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