Tuesday, November 15, 2016

Forse non tutti sanno che… Regole di cultura e felicità.

 
A Silvia Gorgi
perché tutti sappiano che la curiosità e lo studio portano lontano…
 
Un libro scritto con passione, semplicità e competenza è arrivato da poco sugli scaffali delle librerie: “Forse non tutti sanno che a Padova…Curiosità, storie inedite, misteri, aneddoti storici e luoghi sconosciuti della città culla dell’Umanesimo.”, di Silvia Gorgi.
Un libro dedicato a Padova, ai luoghi, alle imprese e alle personalità che hanno vissuto o sono passate per la città come Shakespeare, Galileo, Stendhal, è un viaggio che l’autrice conduce tra le pagine alla scoperta di una città ricca di fascino e di cultura.
Si rivela e riscopre, pagina dopo pagina, una città tra curiosità e bellezza, un testo come quello proposto da Silvia Gorgi identifica oggi l’esigenza di non scordare il passato né la cultura come educazione per comprendere e amare il proprio territorio.
Educare al bello e al rispetto del bello è il primo passo per instillare l’appartenenza ad una cultura e ad un’attenzione che faccia crescere e prospere un popolo.
Se si scorda la conservazione del patrimonio artistico, si omette la storia e il passato che ha condotto un Paese ad essere quello che è agli occhi del mondo.
Di sola gloria non si vive, di soli ricordi neppure, la memoria ha bisogno di essere fomentata e stimolata e soprattutto diffusa per fare in modo che non venga persa e scordata. Un libro in uno scaffale è solo un riempitivo di uno spazio, perché esso viva e sia compreso bisogna sfogliarlo, leggerlo, studiarlo e diffonderne il contenuto.
La cultura non può essere relegata al solo insegnamento scolastico fatto di risicate ore ritagliate all’interno del sistema sociale dell’istruzione. La cultura deve essere un orgoglio di appartenenza senza arrivare ad osare di decretare che la MIA cultura sia meglio di altre, solo quando si arriva a plasmare un concetto di apertura mentale totale, allora si può pensare di ottenere il rispetto per il bello.
Scusare con l’ignoranza le cose che ci circondano porta solo ad un unico risultato: la distruzione dell’educazione verso un imperante ignoranza che conduce, a lungo andare, alla disfatta culturale prima e sociale poi.
Tra i vari esempi che si possono citare si rimane sempre basiti quando arrivano tripudianti notizie di becere imprese di (auto)distruzione ai danni del passato storico o del poco rispetto verso il mondo contemporaneo.
Quante volte si operano vandalismi che vengono tacciati subito come “ragazzate” e prontamente difese incolpando l’una o l’altra situazione disagevole? Quante volte il vilipendio di un monumento, di un’opera d’arte diventa il sinonimo di mancanza di cultura?
Perché difendere l’indifendibile? No! Non ci sono scusanti, non ci devono essere! L’offesa più grande non sta nell’atto di ribellione o nel professarsi “liberi di dissentire e di esprimersi”, ma nel non capire l’importanza di ciò che è stato tramandato nel tempo per poter migliorare e goderne.
Un sistema che sbaglia è un sistema che va punito e va, prima di tutto, cambiato. Togliere la cultura e riempire lo spazio al suo posto con tanti spettacoli di evasione come i reality show o i salotti pomeridiani, spesso contenitori del “niente”, porta ad un’idea effimera di inconsistenza e di evasione dell’inutilità.
Educare e insegnare è il compito di ognuno, non si deleghi solo allo Stato, alla scuola o alle istituzioni l’onere di diffondere la cultura e il culto del bello.
Un giro in meno in un centro commerciale la domenica e una scoperta del territorio o di qualche museo è sicuramente più arricchente e appagante e insegna alle persone a guardare con altri occhi lo spazio che le circonda. Le critiche per l’organizzazione e diffusione di mostre, idee e spazi adatti a far cultura ci sono e ci saranno sempre, accontentare tutti diventa impossibile, ma non lasciare che prenda il sopravvento l’ignoranza è l’unico primario passo da fare per fermare l’orrore futuro: perdere la propria identità.
Se, ad esempio, di un monumento storico non si conosce l’importanza, la storia e il significato per il quale è sorto, come si può pretendere che esso sia rispettato dalla stessa comunità? Ci si stupisce quindi che possa essere denigrato o violato?
Così si uccide un popolo, si ammazza la cultura e si seppelliscono curiosità e futuro; l’inettitudine non si combatte con l’indifferenza e con le scusanti, ma con l’apertura delle menti.
Come si possono difendere persone che oltre a non apprezzare e capire quello che fanno si trincerano dietro alla noia, al non sapere cosa fare, concludendo poi con un po’ di “scusate non lo sapevo”? Magari il gesto inappropriato è poi difeso dagli stessi educatori per giustificare il becero atto compiuto, senza mai prendersi la responsabilità diretta: “mio figlio è un bravo ragazzo, non è colpa sua è colpa degli altri”, “è la scuola che dovrebbe insegnare!”, “è colpa della società!”, già, la società…dimenticando poi che la società è un insieme di persone, ma in conclusione siamo tutti noi.
In fondo la formula è semplice: forse non tutti sanno che per essere felici basta poco, come? Vuoi essere felice? Vuoi riempire l’anima di cose nuove? Vuoi arricchirti giorno dopo giorno? Sii curioso e studia!
Magari cominciando proprio dalle proprie origini e dai propri siti di appartenenza, un po’ come ha fatto Silvia Gorgi che ci aiuta a scoprire il suolo patavino  con il libro “Forse non tutti sanno che a Padova…”, conclusione migliore una citazione tratta dal suo libro e che ne identifica lo spirito: “La recente architettura della città, fatta di ponti illuminati per rendere più fluido il traffico, sorta di nuove porte della città, simbolo dell’andare e venire, dimostra ancora una volta che il legame con l’esterno, che si alimenta grazie ai flussi di persone, grazie ai ponti che si costruiscono verso gli altri, resta elemento fondante per crescere e migliorare, e per far tornare Padova quel che da sempre è stata: centro del pensiero.”
Massimiliano Sabbion
 

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