Friday, October 7, 2016

“Un giorno lui verrà, con sé mi porterà” Esiste il Principe Azzurro nell’arte contemporanea?

 
La curiosità ci spinge a vedere oltre, ci fa vedere al di là dello spazio fisico e della mente e sovente accade che ci si trova a seguire la spinta emozionale oltre il visibile.
Nel mondo contemporaneo chi si può definire un buon artista? Quello che mediaticamente raggiunge l’immaginario collettivo o quello che si ritrova a gettare le basi di un nuovo modo di fare arte e lasciare in questo modo un segno del proprio tempo?
Nella società contemporanea mettere in conto visione le proprie opere, partecipare attivamente attraverso social e quindi esporsi, è il primo fra i passi che servono per portare a compimento la concezione del proprio stile e modus operandi artistico.
Aspettare che le cose accadano, attendere che ci sia un mecenate che arrivi e rapisca voi e il vostro ingegno è come pretendere di attendere seduti sul divano il Principe Azzurro, continuando però a lamentarsi che il “vero amore” non arriva mai.
Se si desidera APPARIRE bisogna prima di tutto ESSERE, consapevoli che molto spesso non si piace a tutti, forse a pochi, molto spesso a nessuno.
Difficile trovare l’amore eterno, così come assolutamente faticoso proporre la propria arte e sensibilità espressa per mezzo di tele, sculture, performance in quanto nel mondo milioni di altri artisti, di altre persone hanno già oltrepassato la stessa soglia, spesso tornandosene perdenti, altre volte vincitori.
Non è raro trovare le voci fuori dal coro che si lamentano di non essere riconosciuti, di non far parte di un determinato premio o mostra, di rimanere esclusi da tutto il sistema che si fa nell’arte e dell’arte: fuori dai saloni, dalle mostre, dalle istituzioni, dalle gallerie, poco amati o calcolati da critici, storici, curatori…
Nessuno che capisca esattamente che cosa si è e si fa! Che mondo ingiusto e crudele, si, in effetti lo è, è un mondo cattivo quello che ci circonda, non si è mai pronti alle critiche e ai “no” che si prendono in faccia, all’indifferenza o alle risate di scherno.
L’uomo ha sempre avuto la necessità di mostrare e mostrarsi, di creare e di esprimersi attraverso forme, segni e materiali e, orgoglioso, poi di manifestare il prodotto della sua creatività.
Giusto farlo, corretto esplicare ciò che si vuole “segnare”, ma è altrettanto giusto forse pretendere di imporlo agli altri e di riceverne plauso e riconoscimento?
Visto la grande varietà di arte e artisti si può arrivare a scadere nel “già visto” (magari in maniera inconscia), nella ripetizione, nella citazione ridicola e nel passare del tutto indifferenti nei sistemi che regolano il mercato dell’arte stessa.
Il Principe Azzurro non vi aspetta fuori dall’uscio di casa come un classico venditore porta a porta e non suona certo due volte come il postino.
Il Principe Azzurro, dotato di cavallo bianco e mantello, se ne sta in giro inconsapevole che voi esistete e lo state sognando.
Nel frattempo lui si diverte a scorrazzare per le vie della città, magari conquistando altre ignare fanciulle che non corrispondono forse al grande amore, ma intanto un paio di giri sul destriero regale loro se lo stanno concedendo vivendo poi magari di rendita.
Crederci e sperare spesso non serve, non è sufficiente e non basta! Ci vuole una dose di fortuna e di coraggio, bisogna osare, avere anche il coraggio con se stessi di capire che non si può ottenere quel riconoscimento per cui si lotta (invano), ma che si può cominciare puntando piano piano ad accettare consigli, uscite e non aspettare che le cose accadano.
Incontri nuovi, realtà che si fondono insieme ad altre, nuove occasioni, nuove conoscenze che portano forse a non trovare il Principe Azzurro, ma che ci vanno vicino… Magari arriva davvero poi il Principe Azzurro chi lo sa?
Non incolpare è forse il primo degli emendanti che bisogna aver stampato davanti agli occhi:
non incolpare le amministrazioni che non accettano le tue opere per una mostra;
non incolpare il critico di turno che gentilmente si prodiga a dire che non vale la pena continuare su questa strada;
non incolpare gallerie e collezionisti che non lasciano spazio ai propri lavori;
É davvero sempre colpa di “qualcuno” se non si viene apprezzati?
Questo concetto vale anche quando ci si mette in gioco e si affrontano nuove sfide, nuovi campi creativi, vale per la scrittura, la danza, la cucina, la moda, la musica…
Non si accettano compromessi, non si paga per avere visibilità, non si pubblicizza qualcosa che arriva al cuore di tutti senza bisogno di parole”, sicuri?
Non sempre è così, spesso bisogna uscire, accettare le proposte, farsi conoscere, apprezzare e cambiare anche vedendo il lavoro altrui, annusando l’aria per captare cose che a noi sfuggono, una mostra a pagamento? Certo ne esistono ma dipende chi si paga , chi si trova alla mostra, dagli artisti ai curatori, quale solidità ci sta alle spalle perché spesso ci si dimentica che il lavoro di altre persone della stessa strutturazione va pagato: ufficio stampa, critici, allestitori, guardiani, grafici… e allora il tuo lavoro non diventa solo tuo, ma una presa di impegno da parte di tutti che vogliono fare in modo che l’organizzazione e la visibilità sia ripagata in maniera corretta e giusta, per l’evento, per l’artista e per la qualità delle cose che si propongono.
Capita anche quando si cerca il Principe Azzurro: è necessario uscire, farsi conoscere, apprezzare e cambiare vedendo gente nuova, annusare l’aria per captare occasioni che possono sfuggire.
Cene, qualche locale, un cinema, un aperitivo in compagnia, queste cose costano e non state forse pagando, in questo caso, anche per la ricerca dell’amore?
Investire su se stessi è il primo grande passo da compiere, poi le cose accadono, si sviluppano e portano più concretezze che sogni irrealizzati.
Seduti a piangere e a lamentarsi del perché l’amore/l’arte non arrivi a baciarvi esprimendo il disagio ai social network non porta lontano, al massimo arriva la magra consolazione con un barattolo di Nutella o di gelato dall’altra parte della stanza…
Chi ama osa, chi ama persegue, chi ama vive e non spera solamente.
Massimiliano Sabbion
 

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