Tuesday, October 4, 2016

“Art as therapy”. Il piacere del bello in arte per rendere migliore la vita


 
Circondarsi di bello e di cose belle è quasi un’esigenza che scatta in ogni persona desiderosa di allietare i sensi attraverso cose che rechino piacere estetico, visivo ed emozionale.
Ma che cos’è il piacere?
La sua definizione da manuale recita la seguente descrizione: “Il piacere è un sentimento o una esperienza che corrisponde alla percezione di una condizione positiva, fisica ovvero biologica oppure psicologica, proveniente dall'organismo.
 È un concetto presente universalmente nella filosofia, nella psicologia e nella psichiatria. Nel corso della storia i filosofi ne hanno formulato definizioni e concezioni molto diverse.”
Spiegazione concisa da Wikipedia, ma che ben esplica l’interpretazione, colpisce la parte finale: “…ne hanno formulato definizioni e concezioni molto diverse.”
Appunto, diverse, diverse sono le forme di piacere e la loro esplicitazione, ma come si procura un piacere visivo attraverso l’arte?
Cosa si definisce una cosa bella e una brutta? È soggettivo il concetto di bello e brutto, spesso confina nel trash e nel kitsch, ma di sicuro aumenta la voglia di circondarsi di ciò che più aggrada i sensi.
Collezionisti di oggetti raffiguranti teschi non differiscono da chi si circonda, ad esempio, di tele seicentesche di nature morte, forme di piacere differente.
Art as therapy”, libro del filosofo svizzero Alain de Botton scritto a quattro mani col filosofo John Armstrong, si snoda attraverso una serie di ricette per imparare a sentirsi meglio, imparando a leggere il mondo con gli occhi degli artisti per mezzo del piacere e dell’energia che ne scaturisce dalla visione delle loro opere.
A cosa serve l’arte? Solo a segnare il tempo, a gridare all’ingiustizia, l’arte serve come idea di trasgressione, è provocazione e sbigottimento? Non solo…
Appurato quindi che le cose belle servono per procurare piacere e rendono la vita migliore e più piacevole, ecco i motivi, secondo Alain de Botton e John Armstrong, perché è importante circondarsi di opere d’arte:
 
1) L’arte ci rende ottimisti.
Davanti all’opera di Claude Monet, “Ponte giapponese”, scatta la sensazione di gioia e di calma. Molto bene, in quel preciso istante si è goduto di un piacere anche se non ci si è scordati dei problemi del mondo (e personali). Non si azzerano le preoccupazioni ma, semmai, si è imparato a sopportarle meglio.
La bellezza produce letizia e salva dalla disperazione.
 
2) L’arte ci rende meno soli.
La malinconia interiore, nascosta molto spesso attraverso una maschera convenzionale e sociale, spesso riemerge alla visione di opere d’arte. Il dolore è prima o poi provato da tutti e diventa una condizione naturale e comune. Bisogna imparare a conviverci ed esserne consapevoli, riuscendo a far pace col il “lato oscuro” di sé riuscendo a vivere più limpidi e sicuri.

3) L’arte ci dà equilibrio.
È proprio vero che siamo attratti da ciò che incarna il nostro opposto? Chi siamo? Persone troppo istintive o razionali, inquiete o calme, pacifiche o in guerra costante? L’opera d’arte arriva a segnare un equilibrio come angolo di una bilancia.

4) L’arte ci aiuta ad apprezzare le cose.
Ciò che è spesso appare scontato e non degno di attenzione, ma l’arte e gli artisti pongono l’accento sulle cose per imparare a guardare meglio e spesso da un’angolazione diversa.
Marcel Duchamp rende unico un orinatoio, John Constable mostra la bellezza e la meraviglia di un cielo ricoperto da delle nuvole, Christo impacchetta monumenti conosciuti e su cui l’occhio cade e ne rivela nuove e sopite realtà, un impressionista dipinge in maniera straordinaria l’attimo colto direttamente dalla natura.

5) L’arte è propaganda per le cose davvero importanti.
Propaganda intesa come una vera attività di diffusione di idee e informazioni per rendere migliore la vita circondandosi di cose belle.
Come arrivare a compiere questo atto? Semplicemente usando tanta visione, tanta energia e tanto esercizio che, a lungo andare, porta come sempre i risultati sperati.
 
Quindi, attorniarsi di bello, provocare il piacere ricercando tra musei, gallerie, artisti le cose che più si avvicinano ai punti descritti dando una motivazione del perché “si vive d’arte”, non cambierà la vita intera ma renderà sicuramente migliore almeno una giornata.
Amare l’arte vuol dire amare se stessi, qualunque sia la composizione emotiva che ci contraddistingue:  che siate equilibrati o tempestosi, pacati o guerrieri, le cose che procurano un piacere sono lì, davanti a noi, davanti ai nostri occhi, basta solo aprirli e goderne.
Massimiliano Sabbion
 

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