Wednesday, September 14, 2016

Sogno di una notte di mezza estARTE (PARTE VII)


 
Non servono le parole, basta questa stretta di mano e l’incontro di sguardi per definire quello che silenti equilibri hanno creato tra un riacquistato gioco di armonia che si fonde nelle cose ritrovate, uno sguardo puro fatto di altrettante forme pure: sfere, cubi, colonne e catene di strutture.
È nelle fenditure di chiaroscuri e luci si giocano le emozioni con un dinamismo che si crea nello spazio.
Park Eun Sun si allontana piano piano da me lasciandomi solo con la sua scultura in cui mi perdo a pensare che ancora una volta l’arte è “colpevole” di impressioni che si fissano con i materiali e si imprimono poi nello spirito.
Ecco, intuisco solo ora che Guido, così come è arrivato, è scomparso di nuovo e ora in galleria si è fatto silenzio, non sento più nessuna voce e vedo solo la mia poltrona sulla quale ero accomodato precedentemente occupata ora da un signore: ha un accenno di barba che gli incornicia il volto, avrà circa cinquant’anni e il suo sguardo è gentile.
È seduto in fondo alla saletta da cui il mio viaggio è cominciato, elegante nel suo vestito fuori tempo con le scarpe nere e una giacca grigio topo sembra essersi divertito nello scrutarmi.
Tamburella le dita della mano destra sul bracciolo della poltrona in maniera ritmica e cadenzata, segue un percorso musicale tutto suo, forse si tratta di qualcuno che la musica la sente anche quando non ha gli strumenti per esprimerla.
Ha gli occhi malinconici, da bambino e mi guarda, quasi con tenerezza, dicendo solo poche parole mentre si alza per lasciarmi il posto: “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è” e in quel momento riconosco in lui l’uomo e l’artista, è Paul Klee, un pittore importante come esponente dell’Astrattismo, che ha sempre visto l’arte come riproduzione della realtà che ci circonda, fatta di visibile e di emozioni e non una mera riproduzione.
Lui, un artista che riduce l’arte a semplice linee e campiture di colore crea una realtà rarefatta in questo momento si è a me rivolto e io, attonito, faccio suo il pensiero su che cosa sia l’arte.
Ha colpito il centro di questo bersaglio: : “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”, non tutto è ciò che appare e l’arte lo dimostra.
Mentre se ne va verso l’uscita, mette in testa un cappello, prende un bastone da passeggio e si avvia verso le porte scorrevoli, vorrei fermarlo, parlargli, dire qualcosa ma so che romperei questo momento così bello e mi accontento di seguire il suo percorso con lo sguardo, esce, la porta in maniera fluente scivola e si richiude alle sue spalle, si sistema la giacca e guarda un po’ a destra e un po’ a sinistra, quasi indeciso su quale direzione prendere, alla fine opta per svoltare a destra attraversando così tutta la vetrina della galleria e getta uno sguardo dentro, quasi rassicurandosi che io sia lì ad osservare i suoi movimenti.
Con un largo sorrise si alza il cappello e fa un cenno di inchino e di riverenza, io rimango lì inebetito, con un sorriso abbozzato e con la mano destra a mezz’aria in una parvenza di risposta di saluto, poi scompare dopo la vetrina, non lo vedo più, il muro e la strada se lo sono portati via.
Ora sono davvero molto stanco.
Mi avvicino alla poltrona che pochi attimi prima era occupata da lui, da Paul Klee e mi siedo, è ancora calda, il calore del suo corpo è rimasto come impronta sulla seduta ed esausto non so che pensare.
Chiudo gli occhi, solo un attimo, fuori fa caldo in questa estate cosi afosa, non mi va di pensare all’umidità circostante, ho solo voglia di capire come mai tutti questi artisti sono passati di qui, quale senso hanno dato alla loro vita, quale supporto hanno trovato in questo mondo, in questi posti e in questa galleria.
Galleria dove ci sono artisti nuovi, nomi del passato, dove si fa la storia dell’arte contemporanea pezzetto per pezzetto, passo dopo passo…
Ho visto pitture, sculture, materiali e forme diverse, colori che si rincorrono e nomi che sono passati oggi nella mia mente: Giuseppe Inglese, Tony Gallo, David Begbie, Silvia Papas, Cesare Berlingeri, Raffaele Rossi, Angelo Bordiga, Michael Talbot, Corrado Marchese, Diego Diaz, Beatrice Gallori, Nicola Villa, Rogerio Timoteo, Josepha Gasch-Muche, Campagnolo&Biondo, Dominique Rayou,  Matthias Verginer, Francesco De Prezzo, Severino Del Bono, Park Eun Sun
E poi Jean-Michel Basquiat, René Magritte, Max Ernst e poi per ultimo Paul Klee.
Chissà Guido dove è finito, a me la voglia di crema al caffè è rimasta e anche di una sfogliatina alle mele, ma fa caldo fuori, non lo so se uscire da qui. Non lo so se (“Maxi!”) sia il caso di ripensare a tutta questa giornata, (“Maxi! Ci sei?”)  c’è stato il mare, (“Oh! Sei vivo?”) il corridoio lungo, (“Ahahah ha aspettato troppo e si è addormentato…beh deve aver fatto una bella dormita”) gli incontri, (“Ha borbottato crema al caffè, quasi quasi che dici usciamo appena si sveglia?”) il buio e la luce, (“Devo chiamare anche a Pietrasanta per sapere se le opere sono arrivate”) l’aria che si è fatta ricca di cose e nei viaggi gli incontri si fanno sempre poi sta noi continuare a rapportarsi con la gente che si incrocia lungo le strade…
Maxi!” apro gli occhi e mi ritrovo la faccia sorridente di Cinzia e il sorriso di Alice, ma…che succede? Ho dormito? Mi sono addormentato? Volete dire che mi sono appisolato tutto questo tempo? E allora gli artisti? E il mare che c’era in fondo la sala? Paul Klee? Dov’è Paul Klee?
Un sogno… forse solo un sogno in questa calda giornata estiva.
Trovo la faccia di Cinzia divertita da questo mio risveglio improvviso e dalle mille domande che subito le ho rivolto addosso.
Forse appunto solo un sogno, ma allora… Guido può confermare tutto, Guido!
Già, dov’è Guido? “Maxi…forse hai davvero dormito troppo o hai sbattuto la testa. Qui non c’è nessun Guido!” mi ripete Cinzia per l’ennesima volta alla mia richiesta.
Ok. Ho sognato.
Mi alzo dalla poltrona e come prima cosa Cinzia esordisce dicendo: “Ora una buona crema al caffè ci sta vero?” ma io non riesco a risponderle, ho visto una foto di un retro di copertina di un grosso catalogo di una mostra in uno degli scaffali della libreria: eccolo, è lui Guido!
È quello lì, quel ragazzo che indossa jeans e scarpe da ginnastica e ha degli occhiali buffi addosso!
Maxi…quello è Keith Haring! Qualche anno fa la galleria gli ha dedicato una grande mostra, quello è il catalogo che è stato fatto” mi risponde prontamente Cinzia e la vedo quasi trattenere una allietata risata, io invece sono sicuro che Guido è stato la mia guida e scopro così con un flash improvviso a schiarirmi le idee che… Keith, in inglese, è l’equivalente del nome proprio in italiano Guido!
Forse quei suoi strani discorsi su Madonna, il rap, Grace Jones, i suoi gusti un po’ retro e il suo abbigliamento fuori moda dovevano farmi intuire qualcosa…
Forse la mente ha giocato un brutto scherzo ripescando vecchi ricordi e mi ha condotto tra corridoi e percorsi vissuti in tanti anni, sfogliando libri, visitando mostre e gallerie, discutendo.
Forse per oggi è meglio chiudere la giornata così, ma non posso fare a meno di notare uscendo insieme a Cinzia per andare al bar che la farfalla della scultura vista all’inizio non c’è più e mi rimane nella mente che il grosso catalogo che ho preso dallo scaffale e che ho sfogliato si è aperto casualmente poi su una pagina dove Keith Haring posa davanti ad una sua opera ricca di omini, linee e segni e di scritte su cui una fra tutte campeggia: “Hello Maxi!”.
Quindi tutto un sogno, davvero? Sicuro?
Non lo so. Con certezza rimane solo quello che è stato: un viaggio fra le pagine della storia, della cultura e degli artisti e tutto si riconduce a ad una consapevolezza, “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. 

Se l’ombre nostre v’han dato offesa
voi fate conto v’abbian colto queste visioni
così a sorpresa mentre eravate in preda al sonno.
In lieve sonno sopiti ed era ogni visione vaga chimera.
Non ci dovete rimproverare
se vana e sciocca sembrò la storia,
ne andrà dissolta ogni memoria,
come di nebbia se il sole appare.
Se ci accordate vostra clemenza, gentile pubblico,
faremo ammenda.
E com’è vero che io son folletto
onesto e semplice, sincero e schietto,
se pur ho colpe non mai ho avuto
lingua di serpe falsa e forcuta.
Pago l’ammenda senza ritardo,
o mi direte che son bugiardo.
Ora vi auguro sogni felici,
se sia ben vero che siam amici,
e ad un applauso tutti vi esorto
poiché ho promesso
che ad ogni torto a voi usato per insipienza,
gentile pubblico, faremo ammenda
.”

(“Sogno di una notte di mezza estate”  
monologo finale di Puck
William Shakespeare)

FINE
 
Massimiliano Sabbion
 

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