Wednesday, August 31, 2016

Sogno di una notte di mezza estARTE (PARTE V)


 
Qualcosa mi ha punto, dietro la schiena, in maniera leggera, quasi come una carezza un po’ troppo forte… non è un insetto che mi ha fatto male né qualcuno che si è divertito a ferirmi, è una “cosa”, un oggetto di cui mi accorgo solo ora. Un manufatto, misterioso e grande che ora vedo direttamente e in maniera distinta.
Nel frattempo sono raggiunto da Guido che preoccupato esclama: “Come stai? Ho cercato di dirti in tutti i modi e farti segno di stare attento, ma eri come in una specie di trance e camminavi indietreggiando dando le spalle al muro e non ti sei accorto della scultura di Josepha Gasch-Muche! Ehi…mi rispondi? Che hai? Stai male?” io rimango un poco imbambolato perché non riesco a capire cosa sta succedendo.
Sono venuto in galleria per parlare con Cinzia e mi scopro dentro questo mondo strano, ma sto impazzendo o mi ritrovo forse nel bel mezzo di un sogno?
Davanti a me si staglia una forma, si solidifica un’idea che appare fatta di frammenti di luce, con trasparenze che incantano, tagliano e si insinuano nell’anima.
Mi rendo perfettamente conto di quello che sto osservando: è la ricerca della perfezione che passa attraverso schegge di vetro e ritagli in un mondo astratto.
Nulla di più bello che ammirarne la lucentezza e i giochi tra le ombre e le luci che si proiettano e solo in questo momento mi rivolgo a Guido e, senza guardarlo ma rimanendo incantato nella visione di questa strana scultura, esclamo: “Guido…io ho fame. Mangerei una crema al caffè e una sfogliatina alle mele…”, ovviamente in tutto questo marasma mi pare giusto esternare il fatto che io ho fame no?
Guido sentendo finalmente la mia voce sembra più tranquillo e mi risponde con un tono pronto a scoppiare dalle risate:
Beh…se vuoi appena usciamo da qui ti porto al bar così puoi prendere quello che vuoi.”
Davvero?
Si. Certo! Poi lo diciamo anche ai ragazzi che cosi staccano un poco: Maurizio, Luigi, Antimo, Luca, sempre se ti fa piacere e se ti va… poi appena tornano Ale e Roger ci facciamo dare uno strappo con il furgone e? Ma cerca di resistere!
Resistere? A cosa? Alla fame o al giro in questo…posto?
Guido un poco imbarazzato e divertito mi guarda sornione e risponde: “Un po’ e un po’, resisti. Questo è importante!” va beh… ho smesso di farmi domande, ma proseguo scortato dal mio accompagnatore che ha qualcosa di familiare, mi sembra di conoscerlo e di aver già visto, magari in maniera distratta, la sua faccia da qualche parte, la mente non mi trae sempre in inganno e lui l’ho già visto, ma forse sono solo sensazioni.
Io ho fame, ma resisto! Passiamo il corridoio chiacchierando un po’ di artisti, cantanti e attori, i gusti di Guido mi sembrano un po’ antiquati: è affascinato dall’energia esplosiva di Andy Warhol, ascolta molta musica rap e Madonna, gli piace scarabocchiare nel tempo libero e ha una vera passione per Grace Jones che considera, parole sue, “Un magnifico corpo di pantera”, insomma non proprio attualissimo come gusti, ma il suo fare buffo mi piace e fa compagnia e… a proposito questo corridoio è talmente lungo che mi pare di aver attraversato mezza città senza notare molto la strada fatta: noto pareti piene di quadri e sculture lungo il passaggio, ci sono luci artificiali intervallate da finestre, insomma pare che dopo questo prolungato cammino il viaggio sia ancora lungo prima di arrivare all’uscita!
Mi fermo ad osservare una scultura, è sospesa in bilico, raffigura un uomo che poggia su un piedistallo, una posa ardita e quasi drammatica in cui si flettono muscoli e tensioni, ma conserva in sé qualcosa di decadente e romantico.
Le linee sono semplici e libere e la purezza con cui è composto dà forma all’arte: qui le emozioni si esteriorizzano e trasformano in una sorta di monologo solitario e interiore, mi accorgo che il volto non esiste ed è sostituito invece da un unico blocco, un parallelepipedo pulito e liscio.
Questo assemblaggio di figure e forme diventano esempi visionari di come un artista possa portare in vita altri linguaggi, comprendo dopo un poco di non essere l’unico a guardare l’opera di Rogerio Timoteo, vicino a me sulla sinistra un signore silenzioso osserva la scultura e mi lancia un sorriso, il suo è un invito a commentare insieme quello che si vede e si avvicina porgendomi la mano: “Piacere io sono Max” e ricambio il sorriso e la stretta di mano divertito: “Piacere, io invece sono Maxi!” e ci si ritrova stupiti a sorridere di questa strana coincidenza.
Maxi, che cosa l’ha colpita di questa scultura?” mi chiede così a bruciapelo mantenendo una certa aplomb nel porsi al sottoscritto.
Beh…direi che prima di tutto è una delle poche sculture che non si muove, si sposta o balla!” rispondo quasi rallegrato ma timoroso con la coda dell’occhio controllo che in effetti la scultura non si muova, sposti o balli…
Ma ciò che è non è ciò che sembra non trova?” mi risponde sorridendo ma divertito.
Forse si” ribatto “Ciò che appare spesso è solo un gioco mentale, ma tutto è possibile, immaginabile e tutto si può. Le rappresentazioni che poi appaiono si beano alla vista. Max Ernst diceva che “Puoi bere le immagini con i tuoi occhi”…
Certo” risponde serafico e pensieroso il mio vicino “Lo so. L’ho detta tempo fa questa cosa. Mi fa piacere essere stato citato, poiché la surrealtà a volte è più bella della realtà, è d’accordo Maxi?
Rimango attonito a bocca aperta. Io sto citando Max Ernst a Max Ernst! Ho davvero le traveggole e fame se riesco a dar vita e voce ad un autore, tra i padri del Surrealismo, qui, in piedi vicino a me.
Vi stupite? Io no. Non più…
Non so come ma mi ritrovo in seguito a parlare di Surrealismo, di mondi onirici e di realtà che si allontano dal quotidiano per approdare in universi fatti di magia e creatività. Max Ernst insieme a me prosegue il cammino con un silenzioso Guido che ci precede ed ogni tanto si volta compiaciuto e mi guarda.
Parlare di arte, della contemporaneità che si fa gioco e curiosità quando si compone diventa motivo di scambio di battute e di ironia con il maestro del frottage.
Ogni volta che un bambino poggia una moneta sotto il foglio e poi con la matita gratta la superficie per far uscire il disegno della moneta compie un gesto artistico e un atto di mimesi della realtà. Fino a che i bambini sapranno giocare l’arte ne trarrà beneficio.”
Ha proprio pienamente ragione lui, l’arte non avrà mai fine fino a che ci sarà qualcuno che avrà la mente e la capacità di creare e far si che un segno, una forma, un colore possa diventare un’opera, un’opera d’arte.
Il corridoio prosegue nel suo viaggio interminabile ai nostri occhi e noi con lui, ma consapevoli che prima o poi si arriverà alla fine del percorso.
La nostra attenzione è attirata da un uomo di spalle, elegantissimo nel suo completo con giacca blu e bombetta in testa, un’eleganza pacata e dal sapore antico. Sembra non accorgersi della nostra presenza e, con le braccia dietro la schiena, si alza ogni tanto sulle punte dei piedi, quasi come fosse un bambino capriccioso al quale è stato imposto di non muoversi da lì, ma almeno sul posto si sposta lo stesso e come può.
Sta osservando una piccola scultura che rappresenta un torsolo di pera mangiato ai lati che si confonde con una schiena e un sedere femminile. Il distinto Signore in Blu appena ci si avvicina è tutto felice di vederci, sembra quasi attendesse il nostro arrivo.
Come un bambino a cui finalmente si dà il permesso di potersi muovere, si scioglie e sembra quasi sollevato.
Lo vedo in volto, un simpatico signore di mezza età dagli occhi vispi e dall’espressione felice: “Max! Finalmente!” non capisco se si rivolga a me o a Max Ernst, forse a lui anche se guarda me voglioso di esplodere in un fiume di parole!
Ecco, vedi caro Max! Davanti a questa scultura di Dominique Rayou, non posso che completare l’idea della visione sull’arte che mi appartiene. Perché caro Max? Te lo spiego subito!
Perché l’arte è ironia, è curiosità, è surrealismo visivo. E qui, caro Max, un’immagine vale mille parole: quando l’opera si fonde tra sogno e realtà, non importano più i suoni, che sono assenti, ma solo le visioni. Parola mia! Fidatevi o non mi chiamo più René Magritte!
Bel colpo! Uno dei surrealisti più famosi e importanti della storia sta continuando a dire “Caro Max!” e spero davvero che sia rivolto a me: caro René, sono d’accordo, nell’arte come nella vita non si va da nessuna parte senza ironia e senza curiosità.
Sono troppo basito per poter farmi (e fare) la domanda se si rivolga a me o all’altro Max, ma che importa? Max o Maxi in questo momento ciò che conta è…allacciarmi la scarpa di sinistra prima di capitombolare addosso a qualcosa o a qualcuno, non che conti se sbatto la testa non è importante, tanto, peggio di così non può essere no? Ho già le visioni, figuriamoci con un colpo in zucca!
Il tempo di allacciarmi le scarpe e di fare qualche passo a testa bassa che mi ritrovo nuovamente da solo, sembra un vizio ormai, sono spariti tutti…peccato avrei continuato a parlare con Max e René, spero solo che Guido torni a farsi vivo, sembra un bravo ragazzo ma ha il vizio di perdermi…credo.
Mi ritrovo ora in un ambiente magnifico, ricco d’oro e materiali che hanno un sapore prezioso, riesco a scorgere una piccola didascalia in questa stanza e leggo che l’opera che mi si presenta è di Campagnolo & Biondo: è una strana struttura ricca di indiscutibile fascino, tra arazzo e scultura, tra citazione antica e modernità tecnica.
La lingua dell'arte si esprime in queste opere attraverso un gioco fatto di materiali ed emozioni, un tassello vicino ad un altro, un mosaico moderno che mi fa pensare ai giorni che tutti insieme associati formano la vita e così lo sono questi tasselli che, vicini gli uni agli altri, compongono l’opera.
Fascino, charme, bellezza, mi perdo in queste opere e in questo sfavillio dorato che porta i segni di qualcosa di sacro e iconico e quando mi avvicino a vedere la riproduzione della Mona Lisa ad opera dei due artisti una voce vicino mi richiama alla realtà: “Ehi che ne dici se si prosegue? Oppure vuoi rimanere in questa stanza in compagnia degli artisti che, se non te ne sei accorto, ti osservano divertiti da un po’.”
Naturalmente è Guido che, comparso con la sua aria buffa sistemandosi gli occhiali, chiede con lo sguardo un mio assenso, mi accorgo in effetti seduti in due poltrone distinte, ci sono gli artisti Campagnolo & Biondo che mi salutano con un cenno, chissà che avranno pensato di me.
Maxi? Allora? Che si fa?
Uff… sto Guido sparisce e poi riappare e mi mette pure fretta! Arrivo arrivo, calma e? E vedo la luce in fondo al tunnel…del corridoio intendo…

FINE V PARTE
Massimiliano Sabbion
 

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