Wednesday, August 10, 2016

Sogno di una notte di mezza estARTE (PARTE II)




Ok. L’ho detto, sono stanco e accaldato, ma le ore passate sui libri e davanti al pc possono giocare brutti scherzi, ma potrei dire con certezza che la farfalla della scultura di Giuseppe Inglese che sto osservandosi è mossa, ha sbattuto le ali!
Meglio che sbatta gli occhi io con più decisione dai, non è possibile. Eppure…
Quasi quasi mi alzo e vado a controllare, non si sa mai che stia diventando un poco matto pure io visto che,  come dicono nell’ambiente, “gli artisti son tutti pazzi!”, vuoi vedere che a forza di star con loro alla fine un poco fuso lo sono diventato anch’io? O forse il matto sono io che come critico faccio impazzire gli artisti.
No! Non sono né pazzo né bizzarro, non mi sbagliavo, la farfalla sbatteva le ali prima lo giuro, la farfal… dov’è finita? Sono sicurissimo che questa scultura in maglie di ferro intrecciate aveva, appunto “aveva”, in mezzo al petto una farfalla, un piccolo esserino rosso che usciva dal centro, dal cuore della scultura.
No, va beh, non me lo sono inventato, adesso recupero il catalogo e voglio confrontarlo, chiedo ad Alice di avere un catalogo o un confronto fotografico e ora, manco farlo apposta, lei in questo momento non è più al telefono né alla scrivania del suo ufficio… ma sono sicuro dai!
La farfalla c’era e sbateva le ali, ci fosse qualcuno adesso a cui chiedere, possibile? Possibile che non ci sia nessuno in questa galleria adesso? Dove sono finiti?
Posso aiutarti?”, una voce alle mie spalle mi fa trasalire e riporta i miei pensieri bislacchi alla realtà, è un ragazzo alto, magro, con i capelli ricci, abbastanza stempiato e dal mento lungo, labbra piccole e orecchie buffe, un poco a sventola e mi ispira subito simpatia.
Posso aiutarti?”, mi ripete per la seconda volta, “Ah…si…si..sto aspettando Cinzia e stavo…beh… guardavo questa…” e lui sorridendo mi interrompe e dice “Si si, la scultura di Giuseppe Inglese? Bella vero?” dice sistemandosi un paio di occhiali fuori moda, quasi saltellando sul posto nelle sue scarpe da ginnastica lise, “Si, molto bella rispondo io…ma mi sembrava che ci fosse una farfal…” e mentre lo dico mi volto ad indicare la scultura che ha all’altezza del petto una farfalla rossa.
No! È pazzesco. Prima non c’era!...e adesso c’è.
Il ragazzo, che avrà forse trent’anni, mi guarda stupito e io, per non fare la figura dello scemo, sorrido come meglio posso e lui ricambia squadrandomi per capire chi sono. “Beh… io sono Guido. Sono a tua disposizione qui e, se ti fa piacere, ti faccio fare un giro della galleria”, io continuo a sorridere imbarazzato e mi ridesto di colpo rispondendo: “Piacere io sono Maxi. Si si molto volentieri Guido, grazie sei molto gentile. Sei nuovo? Sono passato altre volte qui e non ti ho mai visto. Ah ah ah! Guido “la guida” ah ah ah” concludo riudendo nervosamente sdrammatizzando, ma penso che così ho solo aumentato la curiosità negativa del mio interlocutore che sicuramente ora starà pensando: “Si. Questo qui è fuori…” ma invece mi risponde quasi sottolineando la mia ultima affermazione: “Guido “la guida”, beh in un certo senso si sono la tua guida oggi. Diciamo che bazzico la galleria da un po’ di tempo, anzi forse meglio dire che la galleria bazzica me”, non mi è chiaro cosa significa ma meglio non addentrarsi per evitare altri imbarazzi.
Guido riprende: “Comunque Maxi, se vuoi ti faccio una panoramica degli artisti che sono presenti così hai modo di conoscerli un poco tutti e farti un’idea di chi trovi qui dentro. Ah ecco! Vedi là in fondo quel ragazzo tutto tatuato con tanto di barba? Ecco quello è un giovane padovano che si chiama Tony Gallo, sta utilizzando alcune bombolette spray, memore del linguaggio della street art, per comporre il suo quadro fatto di animali fantastici ed esseri tratti dal mondo dei sogni.” Osservo con attenzione i movimenti che compie questo ragazzo concentrato sul muro che sta dipingendo, giuro che prima non lo avevo notato e il pezzo che sta portando avanti è a buon punto. Vicino a lui, seduto in disparte ad osservare quello che avviene un ragazzo di colore con capelli rasta, a piedi nudi sul pavimento accovacciato guarda con attenzione cosa succede e chiedo: “Guido scusami e quello chi è?” e lui: “Quello? Ah è Jean-Michel Basquiat!
Come? Jean-Michel Basquiat? Ok. Calma, questo non ha senso: come fa un artista vivente con tanto di bomboletta spray in mano a trovarsi nello stesso posto di un artista che è deceduto nel 1988? Semplice. O sono morto anch’io o sono impazzito o gli odori della bomboletta usata da Tony Gallo ha qualcosa di innaturale e che mi sta rimbambendo, logico! Non c’è altra spiegazione, ma allora perché non continuare questo gioco per vedere dove mi porta?
Ok, appurato che quello seduto a terra che parla con l’artista patavino è Jean-Michel Basquiat, uno degli artisti di punta del Graffitismo mondiale che è stato anche esposto in questa galleria perché non ascoltare cosa sta dicendo? Quando mai potrà capitare un’occasione simile?
“…e così caro Tony, ti dicevo che il sushi che ho mangiato a casa di Toxic preparato da Silva è qualcosa di superbo! Dovresti provarlo!” e Tony di rimando: “Si si a me piace molto ma lo condisco con un po’ di olio e pepe sennò per me ha poco gusto e lo mangio con le mani o al massimo con la forchetta…
Beh strano e surreale questo dialogo, non sempre gli artisti parlano di cose concettualmente auliche e un excursus a base di cibo giapponese potrebbe essere più che normale in questo contesto, decisamente a me piace il sushi e so che anche ad Alice piace, infatti mi ricordo che una volta…
Maxi…scusa ma ti sto facendo notare che assorto nei tuo pensieri ti sei appoggiato ad una scultura di David Begbie… non so se l’artista sarebbe contento nel sapere che stai facendo dondolare questo magnifico corpo ottenuto con questa tarmatura che la luce esalta e mette in evidenza….”
Non me ne sono minimamente accorto visto che mi sono distratto pensando ad altro e fissando invece la luce dorata di un dipinto davanti a me che riconosco subito come una delle opere di Silvia Papas che raffigura una donna ricca di charme, sicura di sé, immersa in una standardizzata metropoli resa con pennellate dalle campiture piatte e grigie per esaltare invece la figura di questa “femmina” contemporanea.
Già, mentre l’uomo di David Begbie è rappresentato nudo, la donna di Silvia Papas si riveste di prodotti da shopping creando una fashion victim tipica della nostra epoca.
Non mi stupirei se ora Michelangelo se ne uscisse da un qualsiasi angolo confrontando le strutture di David Begbie con le sue tensioni drammatiche di marmo o se una qualsiasi femme fatale di inizio Novecento dipinta da Gustav Klimt si trovasse faccia a faccia con una moderna donna serena e consapevole di sé ritratta da Silvia Papas.
Sono subitamente distratto nei miei pensieri da alcune voci lontane: “Guido, ma chi è che ha alzato la voce in questo modo? Sembra di stare in mezzo ad un mercato, o meglio, si sente il rumore dell’acqua…sono voci in mezzo al mare? Sono urla di marinai?” Guido scrolla le spalle e sbarra gli occhi stupito quanto me, è buffo il mio “traghettatore d’arte”, a volte mi ricorda un cartone animato dell’infanzia, però il rumore del mare io lo sento davvero….
 
FINE II PARTE
Massimiliano Sabbion
 

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