Friday, July 8, 2016

L’arte tra museo e pasticceria. Ma che bontà, ma che bontà, ma che cos'è questa robina qua?






C'è una sola differenza tra una lunga vita e una buona cena:

nella cena i dolci vengono per ultimi.

(Robert Louis Stevenson)

 

Quando si entra in una pasticceria si è colpiti dal senso di gioia che emana l’insieme fatto di colori, profumi, forme, bambini spiaccicati sui vetri del bancone, adulti esigenti che soppesano con gli occhi o scelgono per gusto o quantità, vassoi dorati per abbellire la composizione, carta e nastro per impreziosire il prodotto finale e quel costante profumo di buono che sa di zucchero e di crema che invade l’aria che ci si appiccica addosso prima di uscire.

Quando si entra in un museo o in una galleria il gioco che si propone è quasi simile: un senso di gioia, di pace e tranquillità intervallata da chiacchiericcio quasi sempre in lontananza dal punto di visione, bambini che giocano tra le opere d’arte e che spiaccicano il naso sulle vetrine per vedere meglio, adulti esigenti che con gli occhi osservano, scelgono e pongono sotto esame quello che vedono, abbellimenti lungo il percorso fatti di cartigli e didascalie ad impreziosire il prodotto finale e all’uscita quel profumo di colore, di vernici, di polvere e di storia che si appiccica alle narici e ai vestiti.

Nella pasticceria le proposte correnti sono diverse: cannoli siciliani, bignè, babà, dolcetti alla frutta, triangolini al cioccolato… E così, nel museo o nella galleria, le opere si diversificano: pittura, scultura, installazioni, video, teche con libri documenti, fotografie, filmati e il tutto, sia in un caso che nell’altro, a servizio del consumatore pronto a tuffarsi in un piacere fatto di delizia al cioccolato o alla frutta o tra le opere ad olio o in marmo presenti e passate.

Il piacere è una forma di soddisfazione che fa bene al cuore e ai sensi, produce gioia e colma l’esistenza astraendo con pochi mezzi quello che serve al nostro corpo e al nostro spirito, l’anima appagata alla fine ringrazia.

Gli stimoli visivi, olfattivi, uditivi, tattili e il gusto sono i responsabili dei nostri piaceri e, le stesse percezioni, sono state sperimentate in arte senza sosta specie nel corso dell’ultimo secolo, in cui, la libertà espressiva ha prodotto opere d’arte che hanno utilizzato, in maniera più o meno consona, i cinque sensi.

Dai profumi agli odori, dai suoni ai rumori, dal tatto all’esplorazione dei materiali per mezzo delle mani, toccando o camminando, le opere d’arte ascritte al pensiero di una visione globale per fomentare la percezione si rinnova di volta in volta pronta a stupire o a deliziare l’osservatore.

Ambienti spaziali o plastici, camere dove regnano suoni ed esalazioni si mischiano alla visione e tutto si getta nel calderone artistico fatto di Biennali, Manifestazioni, Triennali, Fiere, spazi espostivi croce e delizia del pubblico in primis, degli artisti e dei critici successivamente.

Come in una pasticceria il nostro gusto volgerà a quello che più si avvicina alle aspettative e ai piaceri: chi assaggia un pezzetto di tutto, chi si abbuffa su un solo prodotto, chi intinge ingenuo un po’ dove capita non sapendo cosa scegliere, chi soddisfatto comunque incarta e porta a casa.

La scelta si lascia dettare dall’interesse che più si sente vicino, in un museo ognuno sceglie il percorso che più gli aggrada: c’è chi salta la pittura e si interessa solo di scultura o viceversa, chi invece legge ogni piccolo dettaglio e descrizione aiutato dalle preparate guide messe a disposizione o supportandosi con supporti cartacei o audio guide, chi preferisce la solitudine e magari si crea un percorso tutto suo fuori dagli schemi, una varietà che piace e affina mille soluzioni a mille sapori e piaceri.


Quindi, quando si chiede “Qual è il tuo gusto preferito?” è difficile dare una risposta, ci si può strafogare nella crema come nel cioccolato oppure assaporare la frutta ma uno solo è difficile da gustare, spesso lo si tiene per ultimo perché si sa che resta un piacere da coccolare e godere nel finale.

Così vale la pena ricordare che anche per il mondo contemporaneo non esiste un solo gusto e alla domanda “Qual è il tuo artista preferito?” una risposta sicura non c’è, difficile immaginare che nel mondo contemporaneo un Pablo Picasso non abbia mai amato Masaccio o Michelangelo, di riflesso sono quindi loro i preferiti di Picasso e di conseguenza i nostri poiché sono citati e studiati e fanno parte dell’arte del nostro autore preferito?

Marcel Duchamp, il genio dell’arte concettuale è il padre di ogni pensiero astratto che viene in serie successiva inscatolato, imbottigliato, imprigionato e poi esposto, potrebbero quindi essere figli acquisiti gli stessi Piero Manzoni o Damien Hirst.

Dai graffi sui muri di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat a Banksy, Blu e Os Gemeos si arriva a grandi salti verso il contemporaneo attuale che si ciba di nuovi accostamenti e gusti, nuovi impasti e creme che si mescolano e creano altrettanto appetibili manufatti.

Non si individua un gusto unico come non esiste un’arte unica, tanti sapori portano scompenso ma spesso allegria al palato, così anche tanti linguaggi nuovi portano varietà di pensiero e libertà di visione.

Ad ognuno di noi il libero arbitrio di poter scegliere se preferire un bacio di dama o un diplomatico, se prediligere un pezzo astratto o figurativo; importante è saziare i sensi e farli propri, magari gustando o abbuffandosi ma senza mai giudicare prima di assaggiare.
Massimiliano Sabbion

No comments:

Post a Comment