Tuesday, July 5, 2016

La barbara presa di opinione. Parole, parole, parole…


Solitamente non si giudica un libro dalla copertina ma a quanto pare lo si fa molto più spesso di quanto si creda.
Da quando l’avvento dei social ha dato la libertà di esprimersi a chiunque si registri e acceda in qualsiasi network, ognuno si sente in dovere, quasi in obbligo di dire la sua e di dare un giudizio a seconda delle sue impressioni.
Viva la libertà e la democrazia, viva il potere d’espressione, viva gli argomenti vari sui quali sindacare e dibattere ma… attenzione, ogni parola scritta poi non risulta perduta ma rimane nel calderone che la rete web instaura, pronta ad essere replicata da altrettante voci fuori dal coro.
Si nota spesso come la capacità di lettura del singolo si fermi al solo titolo senza approfondire il testo scritto successivo, a volte colpa della lentezza dei vari server per aprire la schermata, altre invece la pigrizia, altre volta ancora la presunzione che fa dire “ma si dai so già di che cosa si parla!”.
Muniti di tablet, smartphone, pc e annessi non esistono barriere per comunicare il proprio pensiero e, con esso, la propria incapacità interpretativa, ignoranza e becera presa di posizione su qualsiasi argomento.
Ne uccide più la lingua che la spada” recita un antico passo della Bibbia e qui non possiamo che dar ragione alla saggezza dei secoli: coniugazioni verbali inesistenti, uso delle doppie inappropriate o mancanti; condizionali scomparsi; “a” con o senza acca poiché il verbo “avere” sembra non far caso a queste sottigliezze; accenti inadeguati; punteggiatura che sembra un optional quando invece dovrebbe dimostrare enfasi, pause e senso logico della frase; senza contare tutte le abbreviazioni figlie dei vari apparecchi tra le mani: cmq (comunque), tt (tutto o tutti), nn (non), grz (grazie)…
Insomma un insieme di brutture in sovraesposizione e, la cosa più deplorevole, è il frasario che comincia con “Io penso. È la mia opinione. Dico quello che voglio chi sei tu per zittirmi”.
Sono dì’accordo. Sono d’accordo che ognuno ha il diritto di dire quello che pensa, ad ogni persona il dovere di manifestare la sua opinione, è giusto, ma se si dice sempre ciò che si pensa forse bisogna anche sapere quello che si pensa prima di esprime.
Non è il caso di azzannare una persona perché ha un parere opposto, si può argomentare sul pensiero ma non insultare offendendo per gusti sessuali, difetti fisici, posizioni geografiche.
In una libreria ci sono milioni di libri dalle mille argomentazioni, non ti piace quello che leggi? Ne scegli un altro, sicuramente il libro che si abbandona e schifa sarà apprezzato da qualcun altro ma questo non fa di te una persona migliore, solo una persona con gusti differenti.
Prima di pensare e dar voce alle argomentazioni bisognerebbe documentarsi, studiare, riflettere, studiare, comparare, collazionare, studiare, discutere, sentire i pareri del pro e contro, studiare e infine ancora una volta studiare. Ripetuto il termine “studiare” più volte? Si. Perché è solo con lo studio e forti del sapere  acquisito che non si cade nel facile errore di trovarsi in imbarazzo con chi ne sa di più, il tutto condito con una buona dose di umiltà per capire che ci sono persone più preparate ed e altre meno.
Il segreto sta nell’apprendere da chi sa di più e di rispettare, sia chi non conosce le tesi supportate sia chi invece ne sa in abbondanza.
Mai scagliarsi contro chi appare come un perfetto sconosciuto, forse ora non è nessuno, un giorno invece sarà una persona degna di lode o forse lo è di già e solo perché come lettore non lo si conosce non significa che non conti o valga nulla agli occhi altrui.
La troppa libertà di pensiero provoca danni irreparabili, crea mostri del Super Io che gonfiano un ego a dismisura e si permette poi di giudicare il lavoro altrui con metri di giudizio scadenti e di pura incompetenza.
“Il tasto facile” presente nelle moderne tecnologie, il “copia e incolla”, “l’invio” e il “pubblica”, finiscono per colpire molto frequentemente senza sentire il bisogno di informarsi o di scusarsi, in caso di errore, con i propri interlocutori.
Capita anche con gli artisti contemporanei che, con le pagine Facebook o Instagram, si sentono forti delle loro opere prodotte in quanto sommersi di like da amici e parenti, sia mai che un perfetto estraneo, magari competente nel campo artistico, a cui si richiede un parere decreti invece un secco “No, non mi piace!”, come giustificare quindi tutte quelle persone che invece lo/ti/mi amano? Si passa per essere offensivi e stupidamente fuori dal coro e, invece che accettare le critiche costruttive esposte, si transita all’offesa perdendo così un’ottima occasione per migliorare e crescere.
Ad esempio, cantare al matrimonio del cugino con la nonna commossa con tanto di fazzoletto alla mano e applausi di circostanza sul finale non fa di voi un cantante, partecipare invece a competizioni ed essere giudicati da professionisti, mettersi a confronto con altri più o meno bravi nella stessa materia costa fatica, pugni in faccia e tanti no prima di arrivare al risultato finale perché non si cresce in una realtà ovattata e buonista ma nel mondo reale.
Già, il mondo reale, che non è quello virtuale dei followers, dei like, delle frasi pubblicate e perse, dei selfie felici dove a tutti viene data la capacità di manifestare quello che passa per la testa replicando magari ad un professionista che “il suo lavoro non lo sa fare” solo perché a te non piace o risulta incomprensibile.
Moltitudine e folle si scagliano con veemenza contro le opere d’arte senza capirne il significato liquidando il tutto dicendo: “E che ci vuole a farlo! Potevo riuscirci anch’io!”, “Soldi spesi per niente con tutto quello che c’è da fare”; “E questa la chiamano arte…”; “Arte? Cultura? Si pensi ai marciapiedi dissestati e alle fogne da rifare!”.
Basta prendere una qualsiasi pagine social o web dove si parla di arte contemporanea, magari riferita con risonanza mediatica di una certa portata sull’opera del momento: può essere la Biennale di qualche posto o un’opera come quella di Christo presente per quindici giorni sul lago d’Iseo.
Un popolo che usa scaraventarsi contro il proprio passato o contro il mondo odierno, contro la cultura e usa i social pensando di esprimersi correttamente, dà voce solo ad un immenso spazio che divide la vera opinione critica dalla insolente presa di posizione, nel mezzo? Fuffa…
Massimiliano Sabbion

 
 

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