Tuesday, July 12, 2016

Insoddisfatti. Arte e artisti mai contenti. “La vita è piena di scelte difficili, non te l'hanno detto?”


È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto,
e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo
(Aristotele) 


Inventarsi e reinventarsi ogni giorno la vita costa fatica, costa impegno e una dose di coraggio che serve ad affrontare la quotidianità.
Il mondo cambia ogni giorno, gli avvenimenti capitano e si susseguono e un minuto può cambiare le cose e rendere tutto diverso dall’attimo prima.
Non sempre i cambiamenti arrivano al momento giusto ma di sicuro quando arrivano nessuno se lo aspetta ed è mai pronto. Banale scoperta e realtà dei fatti? Probabilmente si ma in fondo è la sola situazione che dà certezze: quando il cambiamento arriva non si ferma e lo si subisce, sta a noi poi farlo diventare un cambiamento positivo o meno e viverlo in maniera passiva o attiva.
Nell’arte spesso ci si ritrova a dover combattere con metamorfosi e trasformazioni continue perché sovente gli artisti e le opere prodotte o sono troppo contemporanee o troppo vecchie e già viste oppure con una marcia in più non ancora comprensibili al pubblico odierno.
Reinventarsi ed essere attenti alle cose che capitano proseguendo un percorso e una strada personale si ritrova in ogni disegno, in ogni colpo di pennello e in ogni materiale plasmato in cui finisce un pezzo di emozione di chi crea senza rinnegare se stessi.
Come chiedere ad uno scultoree di diventare un pittore perché il mercato richiede olii su tela o graffiti: non è possibile stravolgere le cose e le proprie inclinazioni, al massimo si deve trovare il proprio percorso, il proprio stile e continuare ad esprimersi, anche sbagliando certo ma ascoltando comunque il mondo fuori poiché il vero silenzio totale e l’isolamento non esistono più.

Si è sempre più coinvolti in una rete globale tra nuove tecnologie e visioni ed essere soli, chiusi all’interno delle proprie convinzioni e relegati dentro un atelier, non porta ai risultati sperati ma ad una persuasione dei sensi con il rischio di essere “fuori tema” e “fuori tempo”.
Basta uscire dal proprio guscio e convincersi che ci sono artisti più bravi, più geniali e intuitivi, critici nuovi e freschi con le loro idee e scritti, competenze che sono cambiate, spazi nuovi e soprattutto voglia di cambiamento e di mettersi in gioco.
La paura di esporsi e di essere giudicati anche da chi nel mondo dei social ha il click facile è sempre tanta ma il confronto serve, sempre.

Provare, credere, sbagliare, piangere sulle cose e aver voglia di mollare…capita ha tutti, è capitato anche ad artisti conosciuti ed affermati di ritornare sui propri passi: Leonardo da Vinci, mai soddisfatto e in perenne ritocco nei pensieri e nei lavori, si veda la “Gioconda”, il suo quadro ossessione, per nulla rubato dai francesi ma portato con sé nei vari viaggi dall’artisti morto, per l’appunto in Francia, un continuo ritornarci sopra perché poco contento sempre del risultato finale.
Paul Cézanne, perennemente insoddisfatto tanto da lasciare spesso opere incompiute così come riportato in maniera leggendaria da un altro artista, Yves Tanguy.

Vincent Van Gogh, artista che risultava continuamente insoddisfatto delle sue opere perché le considerate “imperfette”.
Paul Gauguin, un pittore che ha vissuto con quello spirito di continua incontentabilità e ricerca di qualcosa d’altro che lo porterà poi lontano dal mondo occidentale per approdare nelle isole del pacifico del Sud.
Amedeo Modigliani, con la leggenda che vuole alcune sue opere scultoree buttate per pentimento del lavoro fatto e deludente nel Fosso Mediceo a Livorno e centro, nel 1984, di uno scherzo architettato poi da tre giovani studenti con tanto di falso ritrovamento.
Marcel Duchamp, un maestro che identifica la figura dell’artista nel Novecento, smise di dipingere per dedicarsi alla cosa che meglio sapeva fare, giocare a scacchi per poi diventare uno dei primi artisti provocatori e concettuali, se “Nudo che scende le scale” fece scalpore, “Fountain” smosse successivamente critiche e coscienze.

Solo alcuni esempi illustri per far capire che, al primo colpo, nessuno arriva ai risultati sperati, magari piace al pubblico ma non a se stesso o viceversa.
Mettersi in gioco è difficile, a volte fa male, ma è solo l’unico modo per sentirsi vivi appieno e non vanificare le cose, è il miglior modo per dar voce anche ad emozioni e riflessioni ma la creazione artistica esige felicità ma anche meditazione.
Giovanni Soriano in “Malomondo” ha scritto: “Infelicità e insoddisfazione sono le principali fonti alle quali attinge la creatività artistica, e non c’è nulla di più sterile per l’ispirazione della serenità e della spensieratezza. Ciò è generalmente noto, ma nessuno, forse, è stato in grado di dirlo con maggior efficacia e concisione di quanto abbia fatto quel saggio il quale, a chi gli chiedeva come mai scrivesse soltanto cose tristi, ebbe a rispondere: «Perché quando sono felice esco»

Per essere felici bisogna essere tristi? Per scavare nell’animo bisogna provare sofferenza? Per arrivare ad una conclusione e ad una perenne soddisfazione la strada è tutta discesa? Forse no.
Forse davvero per arrivare a capire e ad esprimere un poco ci si immerge nei cambiamenti, nelle curiosità, nelle ironie e nelle follie.
Non è semplice ma poi la soddisfazione e il risultato spesso ripaga, è dura ma perseverando e riuscendo a mettersi in gioco si arriva anche tra le scelte non facili, lo disse anche Ursula in “La Sirenetta”: “La vita è piena di scelte difficili, non te l'hanno detto?”.
Massimiliano Sabbion


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