Friday, July 22, 2016

Il vento caldo dell'estate. Arte pubblica negli spazi aperti Park Eun Sun a Firenze.



"L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni"
 (Pablo Picasso)

La stagione calda apre le porte delle gallerie, dei musei e fondazioni che, complice il sole e il bel tempo, le giornate più lunghe e la voglia di uscire, aprono i loro spazi e portano l’arte e gli artisti all’esterno.

Capita spesso di assistere ad inaugurazioni in aree aperte che mettono in mostra opere d’arte e artisti un po’ ovunque.

È forse un compito arduo uscire dagli spazi preposti per far si che l’arte diventi pubblica e si mostri a tutti, si crea una convivenza tra passato e presente nelle piazze, nei luoghi e negli edifici che pulsano storia e passato. Un modo diverso di parlare un linguaggio fatto di forme e colori che si “impossessano”, grazie all’arte, non solo nei luoghi eletti, ma diventa un’occasione per mostrare la contemporaneità anche fuori dai circuiti conosciuti fatti da fiere e gallerie.


Educare all’arte significa mettere l’accento su siti che molto spesso si danno per scontati dove quasi nessuno si accorge della presenza e della bellezza locale intrisa di storia e cultura.

A volte è necessario che ci sia un artista esterno ed estraneo al luogo per riuscire nell’intento di colloquiare con gli spazi attorno e lo si fa sia per evidenziare il posto, sia per mettere in scena una nuova espressione artistica e tematica.

Molto spesso nascono poi pareri opposti e contrastanti: sicuramente c’è chi si lamenta che lo spazio è così “deturpato” dalla presenza di “cose moderne” sui luoghi sacri dell’arte e di sicuro qualche artista del storico si starà rivoltando nella tomba, ma quando mai uno spazio si rovina quando si installano opere d’arte? Perchè il passato e il presente non possono trovare armonia e convivenza? Ritorna alla mente l’affresco di Massimo Campigli eseguito tra il 1939 e il 1940 presso la sede di Palazzo Liviano dell’Università degli studi di Padova, qui sono raffigurati i giovani dell’epoca che svettano sopra le macerie del mondo passato, il significato simbolico e iconografico è palese: per conoscere il presente e viverlo è necessario sacrificare il mondo antico e soprattutto poggiare le basi senza dimenticare ciò che si è stati, anzi, contribuendo a valorizzare il passato e le opere.


I soliti noti poi, non contenti, riporteranno becere beghe indicando che i soldi dei cittadini sono stati spesi per creare pagliacciate (mai sentito dire che i soldi spesi per la cultura sono in realtà soldi spesi per creare turismo, arte, attenzione e rivalutazione del territorio?); senza contare le fila di artisti invidiosi o pseudo artisti falliti che si trincerano e dietro ad un “perché lui e non un altro? (ad esempio io)”.

Questi solo alcuni degli esempi riportati tra le migliaia di commenti che pullulano nei social network quando la vox populi prende il sopravvento, spesso “non sanno quello che fanno (e dicono)”, la maggior parte delle persone prende posizione senza avere un parere od un vero pensiero da esprimere ma si limita a denigrare, offendere e dare per scontato tante e troppe cose.

L’arte e la cultura sono un bersaglio mobile alla quale rivolgere attenzioni e disattenzioni spesso con rabbia e con poca riflessione perché considerata qualcosa di superfluo nella vita quotidiana.

L’uomo ha bisogno di circondarsi di cose belle, di mangiar bene, di ascoltare buona musica, di vedere opere d’arte che gli procurino un’emozione e piacere.


Fino a che tutto resta relegato dentro un circuito istituzionalizzato e creato ad hoc senza invadere gli spazi altrui allora nessuno si lamenta, ma se si esce dal sentiero tracciato e si ha voglia di mettere in evidenza anche a chi non conosce quello che si propone non c’è nulla di più bello da vivere!

Se si è contro l’arte pubblica e messa a disposizione in maniera gratuita alla mercé degli occhi di ogni spettatore, allora si è contro anche ai concerti di musica che si fanno all’aperto o alle manifestazioni culinarie in cui si riversa la popolazione tra eventi e sagre paesane. Andare contro la collettività, essere contrari alla libertà di visione, di ascolto e di gusto è un “non” far conoscere la cultura a 360°. Siglare con un “non mi piace” senza conoscere è senza dubbio una delle operazioni tra le più sbagliate che si possono esercitare.

Negli ultimi tempi la tendenza a polemizzare solamente, senza scavare a fondo su quello che è proposto e visto, si fa sempre più ampia, recente le disquisizione su “The Floating Piers “ di Christo sul lago d’Iseo, tra performance e installazione di Land art; Igor Mitoraj con le sue opere a Pompei; Jan Fabre a Firenze che ha preceduto le opere di Jeff Koons in Piazza della Signoria sempre nel capoluogo toscano e non per ultimo ora l’artista coreano Park Eun Sun che, sempre a Firenze, espone le sue sculture dopo l’esperienza ai Fori Traiani di Roma, ecco allora le sue opere ergersi a Piazza Pitti, Palazzo Vecchio, San Miniato al Monte, Giardino delle Rose, Piazzale Michelangelo e l’aeroporto di Firenze fino al 18 settembre 2016.


Una serie di opere contemporanee che si snodano tra parallelepipedi, sfere e steli in marmo bicromo che ricorda lo stile Romanico che si fonde con la ricerca di equilibrio tra Yin e Yang, tra eleganza e incontro espressivo tra tradizione italiana ed orientale.

Condividere e rompere gli argini delle ottusità è quello che si DEVE fare quando ci si trova difronte ad una contemporanea novità dell’esistenza visiva artistica, si devono lasciare gli spazi che si popolino di cultura, di artisti e di opere d’arte, di sculture, di performance, di polemiche e di nuovi linguaggi, questo è quello che fa pensare ed aprire le menti perché solo così la visione si amplia e non si blocca e si impara non solo a VEDERE ma a GUARDARE.
Massimiliano Sabbion

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