Tuesday, July 19, 2016

Fantasilandia: quando la cultura fa paura. Che sarà del domani?


Troverai sollievo alle vane fantasie se compirai ogni atto della tua vita come se fosse l'ultimo
(Marc'Aurelio)
 
Si può frenare la fantasia umana? Si può mettere un limite ai pensieri creativi? Si possono legare le emozioni visive che scaturiscono dalla mente di un artista?
No, non si può, anzi, non si deve frenare e limitare il pensiero e la creatività di un artista che sente il bisogno di continui stimoli e confronti per poter continuare a creare ed esprimere, così come lo spettatore ha lo stesso bisogno di godere appieno del prodotto artistico per regalarsi un momento di piacere visivo ed emozionale.
Non si accumula bellezza solo per il piacere di farlo ma soprattutto perché dà felicità e benessere interiore, una scarica di serotonina che fa ben al cuore e ai sensi.
L’arte fa bene, ci rende migliori e così pure la cultura nonostante sia sempre vista come un qualcosa di superfluo e inutile per l’uomo moderno che ha bisogno invece del parcheggio comodo sotto casa, dell’ultimo modello di smartphone, del televisore al plasma e della forma fisica perfetta…
Le code che si moltiplicano fuori dagli studi televisivi per partecipare ai vari talent show e reality sono sintomo di una reclamata visibilità ad ogni costo perché apparire conta ormai più dell’essere, ed è un peccato, un’occasione persa e mancata per essere se stessi ed emergere per le proprie reali capacità basate su sogni, attese, cultura e studio.
Sembra che faticare sia sempre più un termine obsoleto per poter ottenere un risultato, così desiderosi di imparare e apprendere quando si è bambini alla scoperta del mondo, così poco propensi da adulti invece al sacrificio, alle prove, agli ostacoli da superare per raggiungere un obiettivo.
Diceva Pablo Picasso: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino” e ancora Paul Klee: “Vorrei essere come appena nato, ignorare i poeti e le mode, essere quasi primitivo.”
Un desidero nell’arte per tornare magicamente bambini, esseri che si stupiscono dei colori e delle forme, assaporando il gioco fatto di fantasia e libertà.
Ma cosa è successo? Quale meccanismo si è inceppato? Cosa si è rotto lungo la strada che ha fatto si che si perda la voglia di sperimentare e mettersi in gioco? Quando si diventa “grandi” non si ha più voglia di sognare e si concretizzano invece altre realtà: un mutuo da pagare, una macchina nuova, gli amori che finiscono, i figli da crescere, le difficoltà burocratiche, le vacanze da programmare, il lavoro che spesso non corrisponde a quello che si vuol fare, problemi esistenziali, rapporti umani e allora si dà il via alle danze per ritrovar se stessi con yoga, psicoterapeuti, palestra, amanti qualunque cosa che possa dare un senso alle cose e all’esistenza su questo pianeta nel breve lasso di tempo in cui si vive.
Si guarda sempre avanti, si vede poco il presente e si ricorda ancora meno il passato, forse sono i tempi che sono cambiati e hanno subito un’accelerazione da non lasciare il momento di assaporare quello che si affronta giorno per giorno.
Meno impegni virtuali e più cultura potrebbe essere un risultato tangibile che a lungo andare aiuterebbe gli animi prima e il quieto vivere poi.
Perché è così importante stimolare la creatività e la fantasia? Perché alla fine il confronto porta a produrre cose buone e apre ad una visione più globale di un mondo così vasto per culture, aspetti, scoperte che si vanificano polemiche legate al proprio piccolo universo.
La cultura salva il mondo, la cultura offre lo spazio alle menti, la cultura fa paura perché dà modo di pensare e confrontarsi, la cultura è un’arma peggio delle guerre ideologiche e religiose che insanguinano per soldi e potere l’intero mondo tra scontri e dolore, la cultura non può essere odio ma tolleranza, convivenza e scambio, la cultura non deve essere soffocata da credi religiosi e fantasmi ideologici e politici, la cultura è per tutti quelli che vogliono mettersi in gioco ed arricchirsi ogni giorno per non sprecare la vita che ci è data.
La cultura è soprattutto una risorsa tra i popoli e gli ideali, è un sostegno economico per gli stati e una presa di coscienza di chi siamo stati, di chi siamo ora e di chi saremo domani.
Quel domani che è il futuro che spesso spaventa ma che, attraverso la sensibilità artistica e la presa di coscienza storica, non si deve temere ma agognare come risultato di un processo creativo stimolante e mai pago.
Massimiliano Sabbion


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