Friday, July 1, 2016

Bud Spencer e la generazione anni Settanta. Più forte ragazzi! che…altrimenti ci arrabbiamo!


Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo
(Bud Spencer)
 
Il 27 giugno 2016 è morto all’età di 86 Carlo Pedersoli, conosciuto in arte con il nome di Bud Spencer.
In questi giorni omaggi, scritti, tg e tv parlano di lui e si mettono in onda i suoi film: “Lo chiamavano Trinità” (1970); “…più forte ragazzi!” (1972); “…altrimenti ci arrabbiamo!” (1974); “I due superpiedi quasi piatti” (1977); “Lo chiamavano Bulldozer (1978); “Io sto con gli ippopotami” (1979); “Piedone d’Egitto” (1980); “Banana Joe” (1982); “Bomber” (1982)…
Quando muore un personaggio famoso si arriva sempre a sentire e a dire “con lui se ne va un pezzo di storia”, si, è vero, quando muore qualcuno se ne va sempre un pezzo di storia, poi se il personaggio è famoso se ne va un pezzo di ognuno di noi.

Non ha mai vinto premi, non è stato mai riconosciuto a livello cinematografico tra i grandi oppure osannato dai media o dai festival di settore, è stato un buon mestierante, un bravo attore.
In coppia con Terence Hill (Mario Girotti), compagno nei film e grande amico nella vita, ha riempito gli scherni di battute mai volgari e di pugni e schiaffoni mai violenti, mai uno spargimento di sangue, mai una morte vista nei loro film. Erano le legnate da cartoni animati dove i protagonisti incassano ma non soffrono e scatta la risata, erano le botte che si fanno da bambini quando tra fratelli si dice “Giochiamo alla lotta? Facciamo a botte?” mai con l’intenzione di ferire o recare danno alle cose. Chi non ricorda la tragedia se un vaso di fiori veniva rotto in casa e subito il terrore negli occhi al pensiero “Oddio e adesso cosa dirà la mamma?”, pronti ad essere puniti o ad essere inseguiti per qualche sculaccione del caso, allora si, se ci fosse stato, ci saremo sentiti protetti da Bud Spencer.
Un orso grande e grosso che con un’occhiata zittiva i cattivi, con una risata come un tuono scuoteva le persone e con un pugno stendeva gli usurpatori e i criminali e i prepotenti per riportare la pace e la giustizia, per difendere i più deboli.
Un amico amato quanto uno di famiglia, quando da bambini i ragazzi più grandi ti prendevano in giro, ti bucavano la bici o ti picchiavano il pensiero andava a lui non alla maestra o ai genitori da avvisare, cacchio, se solo Bud Spencer fosse qui ve la farebbe vedere lui!
Lui ci avrebbe difeso e messo a posto quei ragazzini impertinenti e boriosi che nella vita poi da adulti si sarebbero trasformati in squali e gente da evitare, Bud con un colpo secco gli avrebbe fatto capire che non conviene scherzare col fuoco, sempre pronto a difenderci.
Tutti da bambini abbiamo visto i suoi film e ci siamo sentiti un poco protetti e riconosciuti nei panni di H7-25 il piccolo alieno di “Uno sceriffo extraterrestre…poco extra e molto terrestre”, sperduti in un mondo diverso e soli ma con la certezza che un tipo come lui, come Bud Spencer, ci avrebbe aiutato.

La generazione dei nati tra gli anni Settanta e Ottanta ha imparato a mangiare i fagioli grazie ai suoi film, così come in precedenza ha apprezzato gli spinaci di Braccio di Ferro, una verdura sana e buona che rende forti gli uomini, come lui. E allora i bambini zitti ad abbuffarsi di fagioli “alla Bud Spencer” e a far propri i valori di onestà, lealtà e amicizia così come trasparivano dai suoi capolavori cinematografici.
Gli anni d’oro dei suoi film corrispondono ad una rinascita italiana dopo la guerra e dopo il boom economico degli anni Sessanta, un’epoca in cui si fanno rivoluzioni a carattere sociale, economico e nuove sperimentazioni scientifiche, si parla di conquiste spaziali, di invasioni aliene e orfanelle sfortunate che provengono dai cartoni animati giapponesi e ad un’idea di globalizzazione che sta prendendo piano piano piede.
L’insegnamento più bello per l’arte arriva diretto da una scena di un film ambientato alla Biennale d’Arte di Venezia del 1978, “Dove vai in vacanza?” di Alberto Sordi che esplora la manifestazione d’arte con la semplicità e la curiosità dell’italiano medio, stupito di tanta concettualità e dalla visione di sua moglie come performance e opera d’arte vivente.
Anni di piombo con le Brigate Rosse in Italia, delle stragi di Bologna, Brescia, del caso di Ustica, anni di fermento intellettuale culminato con la morte di Pier Paolo Pasolini, anni in cui si vota per la legge sull’aborto e sul divorzio.
Sono i tempi della nascita dell’Arte Povera con Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, della Land Art, ritornata in auge in questi giorni con l’opera di Christo sul lago d’Iseo, anni colorati e di sperimentazioni sul corpo con la Body Art a cui si affaccia una giovanissima Marina Abramovic, del Minimalismo e delle sperimentazioni di Video arte mentre dall’altra parte dell’oceano si parla di giovani che imbrattano muri e treni sotto il nome di Graffitismo.
E in mezzo a tutto questo marasma intellettuale arrivano come aria fresca contro il radical chic della filmografia gli sberloni e le battute semplici di Bud Spencer, condite da musiche e canzoni diventate nel tempo tormentoni e suonerie di cellulari come “Banana Joe” e il famoso “La la la la – bo bo bo” cantato in coro e sottolineato dal vocione di questo moderno super eroe tratto dal film “…altrimenti ci arrabbimo!”.

Si combattono altre battaglie e altri nemici una volta adulti ma si ritorna bambini ogni volta che parte una sigla di un film o di un cartone animato o, per l’appunto, ogni volta che si sente il suono finto di un pugno ben assestato e i salti mortali spaccattutto dei nemici e dei “cattivi” in Bud Spencer.
Precisamente, si torna indietro a quell’epoca in cui studiare era il tuo dovere e una sgridata dalla maestra corrispondeva ad una altrettanto lavata di capo a casa, si andava al catechismo e poi a prendere Topolino o il Corrierino, si girava con una carta da gioco tra i raggi della bici per fare rumore, si inscenavano lotte con le figurine panini e le biglie, ci si univa a bande per giocare e poi si litigava ma il giorno dopo nessuno se lo ricordava più, nessun adulto pensava di proteggere cosi tanto i bambini e nessun bambino non avrebbe mai messo in dubbio la parola di un grande, l’estero era un posto appena fuori dall’Italia dove non esisteva la UE e l’Euro.
Che fine ha fatto quella generazione? Ora, i bambini di una volta, sono diventati gli adulti che hanno dimenticato chi sono stati, forse servirebbero un paio di schiaffoni alla Bud Spencer per riportarli alla realtà, un paio di cucchiai di fagioli da ingurgitare e soprattutto la semplicità nell’affermare le cose distinguendo il bene dal male, le giustizie dai soprusi.

Un consiglio? Se passano in tv per l’ennesima volta i film di Bud Spencer, fermatevi a guardali e ricordate il bambino che siete stati, ricordatevi con le scene cinematografiche anche il gigante buono.
Grazie signor Bud Spencer per aver reso la mia infanzia così com’è stata e per aver partecipato in modo inconsapevole alla mia formazione da adulto, è merito anche suo per tante cose: se mangio i fagioli, se credo nella giustizia, se vedo un debole in difficoltà, se credo che una persona sola può cambiare il mondo e riportare serenità.
Il figlio Giuseppe ha così annunciato la morte del padre: “Papà è volato via serenamente alle 18.15. non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata grazie.”
Grazie signor Bud Spencer, buon viaggio e…chissà se è vero,  ce lo dirà lei o glielo insegnerà, che “Anche gli angeli mangiano fagioli”.
Con affetto, un adulto cresciuto rimanendo bambino.
Massimiliano Sabbion


1 comment:

  1. Bellissimo post!
    Condivido tutto e in questi giorni in cui hanno trasmesso diversi film di quelli sopra citati li ho rivisti volentieri assieme ai miei figli.

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