Tuesday, July 26, 2016

Apparire per essere. È tempo di fermarsi…



Pensa, credi, sogna e osa
(Walt Disney)


Ho bisogno di fermarmi”, è una frase che spesso si sente dire tra le persone, fa parte ormai della quotidianità che si è insediata nelle metropoli dettate dalla concitata corsa verso il tempo che comincia appena suona la sveglia e si ferma quando lo smartphone si scarica.
È richiesto di essere sempre attivi e sulla cresta dell’onda, in pole position nei social, sorridenti nei selfie, ricchi di glamour anche nelle cose più banali come quando si finisce a fotografare il cibo prima di mangiarlo, ritrarsi a mezzo busto dall’ombelico in giù stesi con i piedi all’aria lungo il bagnasciuga al mare o svettanti sulla cima di una montagna. Non ci si può fermare, non ci si deve fermare, è proibito farlo e “chi si ferma è perduto”, già, si perdono i like e gli obiettivi social che circondano la  nostra esistenza.
Ma è davvero necessario “apparire” per “essere”? Allontanarsi dalla visibilità e dalla gente, dalle notizie e dall’essere sempre per forza costretti ad annoverarsi tra i primi della classe, costa fatica, si perdono energie, si allontanano opportunità a favore di altre, ci si dimentica di vivere davvero…
Bisogna fermarsi, completare i percorsi proposti, arrivare al traguardo prefissato, ma occorre anche saper gustare il tempo, gli spazi, le cose che accadono.
Questo vale nella vita e nella quotidianità così come nelle professioni e ancora di più per chi fa un lavoro creativo.
Quando si comincia a scrivere, forgiare, dipingere, scolpire, portare un linguaggio artistico alla vista di un pubblico lo si fa in quanto desiderosi di un’affermazione e di “dare” quello che si deve “dire”.
Il primo colpo può andare a segno, ma tanti altri invece si possono sbagliare nel centrare il bersaglio, al contrario invece, ci possono essere tanti colpi a vuoto per arrivare poi a trovare il centro e l’esatto pensiero da comunicare.
Ma fare centro non significa aver vinto e aver raggiunto il traguardo finale, si arriva alla fine per ricominciare di nuovo, per trovare nuove opportunità, nuovi viaggi.
Poi arrivano a valanga le critiche, sia quelle buone che quelle negative, gli apprezzamenti, le invidie, i riconoscimenti che molto spesso vanno di pari passo con le delusioni e ci si ritrova dentro un calderone di idee e di persone che finiscono per soffocare la creatività a favore delle esigenze altrui col rischio di perdere piano piano l’obiettivo primario delle cose: se stessi.
Allora nasce la voglia di dire “Ho bisogno di fermarmi”, si sente la necessità di ricominciare ed azzerare, si lascia andare il passato o, al contrario, lo si rivaluta per vedere cosa si è fatto e si riparte.
Nell’arte succede esattamente la stessa cosa: gli artisti proseguono per “cicli” e per periodi come è avvenuto ad esempio con Pablo Picasso con il “periodo blu e rosa”, studi e ricerche che si sono poi trasformati nel Cubismo e, successivamente, in un’esplosione di ricerca del passato storico tra rivisitazione e nuovo linguaggio.
La creatività e la fantasia hanno bisogno di essere sedimentate e di nuovi sguardi, solo così si possono creare nuove prospettive e si arriva a non arrendersi mai di fronte alle perplessità e difficoltà che si presentano.
Frida Kahlo ed Henri Matisse arrivarono a dipingere anche quando le forze non permettevano loro di abbandonare il letto, non contenti utilizzarono gli strumenti per produrre idee artistiche in altro modo, senza arrendersi. Riposare il corpo e la mente ha aiutato anche gli ultimi lavori del loro percorso minato dalla malattia e dall’immobilità, fermati in maniera quasi obbligata la mente è riuscita a trovare il suo viaggio verso la creazione di nuovi lavori.
Scherzo o realtà anche le affermazioni di Maurizio Cattelan che dichiara di voler smettere di fare l’artista, figlio putativo di Marcel Duchamp che davvero smise di fare l’artista per dedicarsi al gioco degli scacchi, entrambi hanno fatto della burla il loro marchio di fabbrica.
Se non si vuole sbagliare e arrivare a scadere con poca originalità e cose superficiali e superflue da dire bisogna imparare anche a prendere tempo, a riprendere la propria quotidianità fatta di sogni e illusioni che si trasformano in speranze e lavoro sofferente.
Fermarsi non significa dunque interrompere la propria vita e le proprie attività, ma semplicemente lasciare che il tempo si riprenda lo spazio di cui si ha bisogno per valutare, creare e ripartire con una nuova carica, sempre e solo se si ha comunque ancora qualcosa da dire…
Massimiliano Sabbion


No comments:

Post a Comment