Tuesday, April 19, 2016

Ogni tanto serve. Fermarsi per incontrarsi: nell'arte chi sei?


Ogni tanto serve avere concentrazione e silenzio, sono forse i migliori compagni quando si visita un'esposizione d'arte, esclusi ovviamente i vernissage e le fiere dove il caos e il sicuramente-qualcuno-che-conosco-lo-trovo mandano in altri lidi i due attributi sopracitati.
Un momento di riflessione e di calma ogni tanto serve, anche nella scrittura e nelle cose da dire, senza citare continuamente artisti, opere, parole, movimenti e additare il dito su cosa piace e su cosa no.
Ogni tanto serve capire dove si va ma soprattutto sapere dove si è stati, continuare a camminare senza fare il punto della situazione equivale a girare in cerchio, producendo movimento inutile e sterile, solo le gambe camminano senza sosta, la testa gira, vaga e non produce che pensieri macinati con l'aria.

Ogni tanto serve lasciare andare le parole per capire dove arrivano a condurre e ciò che si pensa non sempre è ciò che si realizza.
Ogni tanto serve riproporre i concetti, ripassare, rileggere, ritrovarsi, perdersi e poi ritrovarsi ancora, nessuno lo sa fare meglio di se stessi, qualcuno o qualcosa può aiutarci ma la miglior cura rimane la propria consapevolezza e la momentanea solitudine.
Ogni tanto serve…
Molte cose nel corso della vita ci si appresta a fare da soli: gli esami di maturità, la patente, un colloquio di lavoro, risollevarsi da una caduta, prendere delle decisioni e anche, come in questo caso, scegliere come emozionarsi e ritagliarsi degli spazi propri dove non esistono telefoni che suonano, bambini che reclamano attenzione, problemi da risolvere o scadenze a cui pensare.

Ognuno sceglie lo spazio che più gli è congeniale e vicino, a seconda delle proprie esigenze: chi si fa una bella corsa, chi si sfoga ballando, chi ancora si dà alla pazza gioia dello shopping, chi si fa l'amante…
Molte o discutibili che siano le scelte attribuite ognuno si indirizza verso quello che può confermare quel sottile piacere che assapora il tempo che serve per ritrovare, appunto, concentrazione e silenzio.
Visitare una mostra, conoscere il lavoro di un artista, lasciarsi condurre sala dopo sala, opera dopo opera verso un mondo che ci appartiene per pochi istanti e riuscire a farne parte per poco tempo può essere destabilizzante e rigenerante nello stesso tempo.
Perché organizzarsi sempre con amici, compagni/mogli/mariti/amici per vedere una mostra d'arte? A volte è più utile farlo da soli nel silenzio e nella concentrazione precisamente, non importa se non si capisce o conosce davvero tutto di quello che si va a vedere, non sempre le aspettative sono all'altezza delle speranze che si spera di trovare.
Il caso a volte aiuta a scorgere la giusta direzione e questo capita, ad esempio, in tutte le situazioni: si parte per fare una bella corsa ma durante il percorso comincia a piovere, la serata in discoteca ha alla consolle un DJ scarsamente coinvolgente, nei negozi non si trova la taglia giusta oppure c'è ma non del colore voluto, l'amante fa cilecca…

Nella mostra i quadri possono essere disposti in maniera tale da suscitare noia e la tanto agognata attesa della visione risulta forse deludente, magari l'artista e le sue opere sono più belle sulla carta e non dal vivo e rimane un poco d'amaro in bocca: tutto qua? E adesso? Sono solo, nessuno vicino con il quale condividere e commentare, sguardi di altri visitatori che si incrociano e poi si dimenticano, nessuno con il quale scherzare o prendersi in giro per questa giornata, solo silenzio e concentrazione.
Però si sta bene da soli ogni tanto, da soli per riflettere su quello che è passato e su quello che sta avvenendo, sulle cose che si vedono, quasi come dentro un mondo diverso, uno scrigno segreto che rimane solo tuo in quel momento con l'universo fuori.
Non sempre ciò che appare è poi ciò che è, di un'intera esposizione può rimanere impressa solo un'immagine: un'opera, una persona, un odore, un silenzio improvviso.
Così come nella corsa si possono incontrare situazioni non previste come il carretto dei gelati e delle bibite fresche o nella pista da ballo risuonano le canzoni preferite che riempiono la serata, può capitare che il maglione desiderato è eccezionalmente super scontato e più bello del previsto mentre la serata con l'amante risulta essere la cosa più dolce degli ultimi tempi…

Silenzio e concentrazione hanno poi fatto la loro partita e sono "stati emozionali" che si sono accompagnati in quel preciso istante quando si è varcata la soglia dell'esposizione, uscendo ora qualcosa è cambiato, è differente, si è coscienti di un cammino fatto insieme a chi ha esposto, all'artista e a chi ha scelto le opere  che si sono viste: ciascuno ha amato, mal sopportato o ne è stato distaccato ma il tempo passato a camminare, riflettere, osservare e accomodare la mente e gli occhi tra le varie proposte ha sicuramente generato uno stato d'animo.
Personalmente mi piace riflettere dopo una mostra d'arte, tante le realtà che si accavallano e mi viene voglia di correre poi ascoltando la mia musica preferita sparata diretta con le cuffiette del mio mp3, magari indossando un maglione nuovo appena comprato e tenere poi, mano nella mano, chi in quel momento mi ama. Perché?
Perché ogni tanto serve…

Massimiliano Sabbion

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