Friday, April 15, 2016

Metropolis: la città e le generazioni che cambiano l'arte


 
Immagini collettive in una città che vive e pulsa di vissuto si susseguono davanti ai nostri occhi: l’autobus in ritardo, la folla che si accalca nei bar all’ora dell’aperitivo, ragazzi incollati sullo schermo di uno smartphone intenti a chattare e mandare sms, nuovi manifesti sui muri della città che fanno a gara con i graffiti che li popolano, rumori, odori, confusione che si mischia a suoni e colori, questa è la città.

Antonio Sant’Elia
Nelle aspettative di chi si occupa di arte questi rumori sono il risultato di un percorso che si è sviluppato nel corso dei tempi, la megalopoli e la “Metropolis” fantastica dell’omonimo film del 1927 di Fritz Lang ha anticipato i sogni futuristici di una città moderna basata sul progresso tecnologico e sulle visioni della città decantata dai Futuristi nel lontano 1909, la città rappresentata è utopica, luogo della modernità e della velocità, proclamavano i futuristi: “Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile a un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista simile a una macchina gigantesca.
Metropolis
La città contemporanea è a tratti diversa da quella ipotizzata in “Metropolis” così tecnologicamente avanzata e sognata dal regista austriaco o pensata nelle visioni dei disegni di Antonio Sant’Elia, si riesce ad intravedere nei loro lavori un mondo che si è poi sviluppato oggi e dove le città si sono fatte ricche di murales variopinti, di umanità multiforme, di luci e pubblicità ad ogni angolo e soprattutto di persone dalle teste chine preoccupate a guardare uno schermo touch screen o intente a parlare da sole agganciate ad auricolari bluetooth: una connessione con un universo virtuale che apre nuovi mondi ma chiude gli occhi a poca distanza da una connessione wi-fi.
Sempre più collegati nel mondo web e sempre più disconnessi dalla realtà ci si ritrova proiettati in forme e colori che “globalizzano” tutto lo spazio circostante e abbattono linguaggi e frontiere.
Nuove generazioni sono nate sotto il segno di guerre e battaglie stellari dei mitici robottoni che, al grido di “Alabarda spaziale! Pugno infernale! Uragano di fuoco!”, hanno portato la pace nel mondo dopo invasioni aliene nemiche perché il “diverso” si deve sempre combattere e fa paura.

Generazioni che si fiondano consapevolmente nei drammi vissuti in innumerevoli puntate di telenovela, fiction, soap opera e trasposizioni anime di fumetti manga dove le varie Heidi, Anna, Candy Candy sono le protagoniste sfortunate ma caparbie in luoghi ed epoche diverse, pronte a testimoniare che la fortuna le ha abbandonate e condotte a prove infinite mentre la sfiga ci vede benissimo e si accanisce su di loro.
Generazioni per cui a volte i valori sembrano rimescolarsi e decadere, dove le chat hanno sostituito i rapporti personali e il “mordi e fuggi” si è rimpiazzato alla conoscenza e alla pazienza di scoprire le persone sia nelle relazioni sia nel sesso, così anonimo e veloce che si consuma giusto il tempo di agganciare uno sguardo, non necessariamente guardando dritto negli occhi, magari puntando sullo schermo per arrivare ad innamorarsi di un avatar.
 
Generazioni vuote e senza qualità? Superficiali? Banali? No… semplicemente sole, sole con il peso di tutti i giorni ad affrontare un mondo troppo veloce cui risulta difficile reggere il movimentato cambiamento epocale.

Tony Gallo
Spesso l’arte diventa lo sfogo istintuale per completare disagi o emozioni interne che con le sole parole è impossibile esplicare e dare forma, ecco allora gli artisti di strada, la nascita della Street Art e i nomi di Banksy, Blu, Ericailcane, Ivan Tresoldi, Tony Gallo, Os Gemeos, Invader, Sten & Lex, Pao, Alice Pasquini, ognuno con il proprio stile e messaggio che passa dalla protesta all'arte emozionale.

Os Gemeos
Gli artisti si esprimono anche attraverso il web e le nuove tecnologie e danno vita a film d’arte e performance si susseguono ricche di esplosioni e voglia di creare: dagli storici Bruce Nauman, Nam June Paik, fino alle denunce sociali glamour di Shirin Neshat, per passare alla raffinatezza e la ricercatezza del passato storico-artistico di Bill Viola.
Shirin Neshat
E ancora Dara Birnbaum, Gary Hill, Laurie Anderson, Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Vito Acconci, Fabrizio Plessi, Pipilotti Rist, Studio Azzurro, Francesco Vezzoli, Chiara Passa solo per citare alcuni esponenti della videoarte.
© Stefano Cagol 'Stars & Stripes. Dark & Light', 2006

La realtà che ci circonda, a volte in maniera soffocante, è sempre in cambiamento, un movimento che si continua a respirare nelle atmosfere inscenate nei video di Stefano Cagol come “Stars & Str ipes. Dark & Light ” (2006), dove l'artista mostra la lenta duplicità di una bandiera-simbolo, quella americana, che si impregna di significati legati alla società attuale che muta nei valori e si altera negli equilibri restituendo, in un lento passaggio epocale, la visione di ciò che è stato e di ciò che deve avvenire, il tutto nel silenzio e nell'incapacità di dialogare.
Fabrizio Dusi

Incomunicabilità che è messa in atto anche nelle figure di Fabrizio Dusi che popolano gli spazi con i bla bla bla onomatopeici e arricchiscono le pareti come suoni incomprensibili della folla, con i loro colori sgargianti, le linee semplici dai tratti fumettistici, ritagliate nello spazio mostrano la società contemporanea fatta di famiglie allargate, moderne e senza confini d'amore, bolle di sapone, sfere, sono piccole parole pronunciate verso l'etere, si mischiano ai bla bla bla della gente.
L’uomo comune si è evoluto passando dall’anonimato al mondo dei reality show ed ha imparato a lasciare il segno anche attraverso canali social e mezzi come Youtube, talent show, webcam varie in cui si prendono perfetti sconosciuti e si trasformano in “star da camera”, il tempo di durare una stagione per poi essere dimenticati.

Il modo di VEDERE e di GUARDARE con il mondo contemporaneo è cambiato, non si guarda più solo verso il cielo, verso l’alto e le nuvole come avveniva qualche tempo fa con le costruzioni di grattacieli e l’euforia per le conquiste spaziali, si è imparato invece ad abbassare lo sguardo, spesso non per umiltà e referenza ma per controllare mail e sms sul proprio smartphone, esempio di nuova visione che si riduce al proprio metro quadro di spazio abitativo e dove il vicino di posto in bus non si sa chi sia ma, paradossalmente, si conosce e si sa tutto invece di un anonimo amico virtuale dall’altra parte del globo a cui si regalano Like di compiacimento per una foto o un aforisma copiato.
Anonimi alieni, marziani in un pianeta che produce e crea cose belle e brutte, sviluppano Arte e si cibano di cultura e di rappresentazioni reali o virtuali ma sempre stimoli per il processo visivo contemporaneo, in fondo la quotidianità è vivere il costante e turbinoso cambiamento di generazione in generazione anche attraverso sguardi abbassati e Like condivisi.
Massimiliano Sabbion
 

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