Wednesday, March 9, 2016

Performance e nudo. Che dice il corpo quando è nudo?

C’è ancora spazio per l’arte contemporanea oggi? Quali significati si nascondo dietro alle provocazioni e alle performance? Ha senso oggi creare scandalo con nudi gratuiti o azioni che scadono nel volgare e nel ridicolo?
Ogni secolo è costellato da recuperi ed emozioni che si rimescolano a percezioni dette già nelle epoche passate, magari rivisitate e riviste, e si arriva ad un risultato che concepisce idee nate da una linea contemporanea che si perde nella proiezione di un ipotetico futuro prossimo.
Mi spiego: prendiamo ad esempio la satira, generata come presa in giro e punto di riflessione sul momento accertato in cui viene creata, essa si perde nell’attimo in cui, passato il periodo storico, non viene più capita dalle generazioni future che riconoscono in effetti la potenza della satira ma non i protagonisti a cui si era rivolta. Si è persa la sottile ironia e il tempo in cui la satira passata era stata creata e ora rimane un percorso che è accaduto ma non più comprensibile ai contemporanei.
Vecchiato Arte, David Begbie, Solid Air, 2015
 
Questo aspetto rimane relegato alla storia contemporanea nell’istante in cui si concepisce la realtà del vissuto, poi, lo stesso vissuto,  si perde, si dimentica e ne restano solo le tracce.
Spesso il sinonimo che si lega all’arte contemporanea è “provocazione”, certo, forse la parola che meglio descrive la contemporaneità del caso, provocazione.
L’elenco di artisti “messi a nudo” è lungo e risulterebbe improduttivo e noioso riportare in maniera sterile gli happening, le performance e gli artisti della body art come Joseph Beuys, Nam June Paik, Marina Abramovic, Ulay, Lara Almarcegui, Milo Moiré, Gina Pane, Piero Manzoni, Ketty la Rocca, Yves Klein.
Vecchiato Arte, Keith Haring, 2009
 
Tutta l’arte che si vive nel periodo in atto è provocazione perché rompe con gli schemi del passato e lancia nuove sfide e punti di riflessione con il futuro, una volta passata ne restano solo le tracce, come per l’esempio sopra citato.
Gli stessi Impressionisti, tanto amati e ricercati oggigiorno, sono stati effettivamente legati ad un mondo che li ha rifiutati, sbeffeggiati e derisi, rinchiusi in un sottotetto di uno studio di un fotografo dell’epoca, Nadar, presi in giro già a partire dal loro stesso nome, “impressionisti”, cioè coloro che più che fermare il tempo, cogliere l’attimo e l’istante nelle cose fanno “impressione” nell’accezione del caso: impressione è un “turbamento di fronte a qualcosa che colpisce fortemente”.

Vecchiato Arte, Made in CHina, 2006 I

Questa sorta di “turbamento”, questo enorme punto di domanda spesso trafigge l’arte contemporanea, un po’ in tutte le epoche e nei decenni sempre nasce l’interrogativo di cosa non si è capito, di che “cosa voleva dire l’artista”, spesso non si è pronti al cambiamento repentino e ci si affeziona alle cose sicure del passato perché comprensibili e necessarie a capire il futuro che ci aspetta e il futuro e i giorni che devono arrivare spesso fanno paura, diventano un’incognita ma è come mettersi a guardare da un dirupo, ci fa spavento guardare verso il baratro, verso il vuoto ma ci incuriosisce, ci attrae ma manca il coraggio di fare il salto verso l’abisso perché si sa da dove si parte ma non si sa fino a dove si arriva.
Vecchiato Arte, Rabarama Anticonforme, 2011
 
Quando un artista contemporaneo si presta a creare una performance, ad esempio, completamente nudo ha ancora un senso “giocare” con il corpo e presentarsi senza vestiti? Mostrare e mostrarsi che significato ha? Dalla bellezza armonica ai canoni estetici del passato fino alla presa di posizione delle proprie carnali emozioni, dalla libertà dei costumi e rivoluzioni sociali ed etiche, al corpo androgino, all’uomo cyborg metà umano e metà macchina, alla perfezione assoluta tutto ciò che riguarda il corpo è stato affrontato e discusso.
Vecchiato Arte, Marco Nereo Rotelli, Piazzetta San Nicolò, Padova, 2008
 
Cosa mostrare ancora? Di che cosa spogliarsi? Cosa togliere ancora? L’apparenza e il superfluo o svelarsi nell’intimità dei sentimenti e delle emozioni? È un’esigenza dei tempi che si vivono? E allora per tornare al nostro esempio il corpo diventa “un’arma” che incute terrore: è lo specchio del futuro, del futuro dell’uomo, del mio futuro.
Vecchiato Arte, Rabarama Anticonforme, 2011
 
Qualsiasi motore di ricerca del web digitando la parola “nudo” stende sullo schermo migliaia di immagini e migliaia di collegamenti a cui nulla è lasciato all’immaginazione, non abbiamo bisogno di una performance per capire un messaggio o vedere un corpo nudo, o forse si? Ancora? Si, ne abbisogniamo per vedere fino a che punto abbiamo paura del corpo nudo e del futuro che ci aspetta. Nudi si nasce, nudi si arriva alla meta.
Cosa serve quindi una performance? Serve a dare quale messaggio? Quale significato? Tante le motivazioni e le risposte: si vuole, a volte, porre l’attenzione verso un tema che nessuno vuole affrontare, altre invece si arriva a vedere oltre il reale e trascendere verso lo spazio emozionale.
Vecchiato Arte, Marco Nereo Rotelli, Piazzetta San Nicolò, Padova, 2008
 
Si può dire molto o avere nulla da aggiungere al già detto, ripetere e ribadire, quasi un ripasso storico, si può ridicolizzare anche quello che è sempre stato detto finora o al contrario sottolineare un aspetto poco conosciuto per valorizzarlo e metterlo, ovviamente, in mostra.
Si possono rendere vive le sculture, porre in tridimensione i quadri, inscenare un pensiero e dargli forma, creare e fissare un atto che diventa così unico e irrepetibile e ha un senso per chi lo vive in quel preciso momento. E poi? Cosa resta? Rimangono le foto, i video, i documenti che testimoniano l’impresa con cui si è cercato di “cogliere l’attimo”. Atti di un momento che rimangono a confermare quello che è stato vissuto e allora, rivedendo foto e video, si arriva a chiedere: c’è ancora spazio per l’arte contemporanea oggi? Quali significati si nascondo dietro alle provocazioni e alle performance? Ha senso oggi creare scandalo con nudi gratuiti o azioni che scadono nel volgare e nel ridicolo? Si.
Massimiliano Sabbion
 

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