Tuesday, March 22, 2016

La moda dell’arte. Scoprire chi è Banksy: collezionare o accumulare?


 
Oggi, spesso, la gente parla di arte e acquista arte senza alcuna nozione, solo per moda.
Ma si deve possedere uno sguardo
(Martina Mondadori)

Spesso non si slega e distingue il legame che sussiste tra l’arte e quello che fa dell’arte la moda, possedere un’opera di un determinato artista solo per il gusto di dire “ne ho uno anch’io”, senza pensare effettivamente ad un valore emozionale ma solo alla moda passeggera o quella parte effimera da “oggetto da collezione” sminuisce il lavoro dell’artista e porta tutto verso meri lidi commerciali ed economici.

Chi è il miglior collezionista? Colui che colleziona e accumula per piacere e gusto o chi invece lo fa con una consapevolezza da contabile perché in futuro l’opera d’arte può risultare un ottimo investimento? Ad ognuno le sue preferenze: chi colleziona per moda e investe tempo e denaro, chi invece solo perché amante dell’arte e i pezzi della sua collezione sono vari, come le emozioni, come il susseguirsi delle stagioni e dei cambiamenti, ecco che allora si preferiscono autori, opere, pitture o sculture, che cambiano a seconda degli “assaggi” nel tempo che possono variare.
Una scoperta continua l’arte e i suoi autori, ecco perché collezionare in base alla “moda” può risultare dispersivo e poco utile ad una ricerca e ad un percorso che porta il collezionista ad essere fuori da ogni logica, da ogni mercato e soprattutto da ogni pulsione di piacere visivo.

Forse i migliori collezionisti sono quelli che, non seguendo la moda, sono poi coloro che dettano le mode e i gusti perché hanno intuito, passione, ed un certo “occhio clinico” per vedere gli artisti e le opere da acquistare. Si lasciano condurre solitamente dal sesto senso e da un gusto personale che può piacere o meno e risultare banale e scontato per altri poiché questi ultimi “non seguono i tempi”.

La moda dell’arte ha prodotto numerosi errori ed orrori nelle scelte dettate dal momento e da artisti semisconosciuti nel mondo contemporaneo persi poi come bolle di sapone nel firmamento artistico: molte le luci, poche le stelle.
Sedicenti mercanti d’arte e galleristi che creano un “prodotto” e investono sull’artista trasformandolo in una star dove ogni appassionato d’arte arriva al punto di dire “devo-assolutamente-avere-un’opera-sua” solo perché ce l’hanno tutti e a tutti piace, quindi di conseguenza deve piacere per forza anche a me!

Col sennò di poi invece si arriva a ridere di se stessi, noi, così attenti alle mode e ad essere sempre al corrente coi tempi che, se non si sta attenti, si finisce per essere ridicolizzati dal proprio ego.
Un esempio? Chi non ricorda le cotonature e le spalline degli abiti negli anni Ottanta? Si seguiva la moda per non essere diversi dagli altri…eppure a rivedere vecchie foto d’epoca si trattiene a stento il riso.

Amare un’artista e la sua opera è spesso diverso da collezionarla e goderla: non sempre gusto e possessione coincidono. Prendiamo come prototipo l’arte provocatoria e anticonformista di Banksy, non solo perché di moda ma soprattutto perché è un artista che ha saputo trasformarsi e dare un messaggio nuovo alle masse: famoso per non essere famoso.
Già questa frase, con il quale si identifica un personaggio oscuro e misterioso nonché sfuggente ai media, ne decreta il successo: sono le sue opere a parlare e a dire quello che lui, come artista, pensa di questa moderna società. Un artista della Street Art che ha fatto poi numerosi seguaci in tutto il mondo senza mai farsi vedere, decretando il collezionismo a cifre folli o, al contrario, creando performance dove le sue opere sono state vendute lungo le strade newyorchesi a pochi dollari…

Bene, ora gli scienziati della Queen Mary University di Londra hanno condotto indagini per scovare chi si celi dietro la figura di Banksy: si tratterebbe di Robin Gunningham, un nome già saltato fuori in un'inchiesta del 2008. Con una tecnica investigativa si è cercato di dare un volto certo all’autore: era così necessario? Ok, e ora? Sappiamo nome e cognome del creatore dei ratti sui muri e delle irriverenti Gioconde: è cambiato qualcosa per l’arte? Ora la moda di collezionare e possedere un’opera dell’artista “che-fa-tanto-figo-perché-ce-l’ha-anche-Brad-Pitt” si perderà a suon di dollari battuti da casa d’asta e gallerie?

E i commerciali che si trovano a dover parlare ogni giorno con i vecchi (o neo) collezionisti cosa diranno? “Non comprare un Banksy, ora che si sa chi è, la sua magia è finita!” oppure incentiveranno il futuro compratore a scegliere sempre con il cuore e mai con il portafoglio?
È come aver la pretesa di voler indossare un paio di jeans di due taglie di meno e sentirsi dire dalla commessa di turno, in modo falso e spregevole, pur di vendere: “Ma le stanno benissimoooo!”.
No, un commerciale serio, una galleria che si rispetti, un amante dell’arte non consiglierà mai la moda ma l’arte.

Il gusto, la voglia di avere quel determinato pezzo in casa, nella propria vita e collezione non hanno un prezzo, chi vi ama vi segue e vi consiglia.
Banksy continuerà (spero) a dipingere  e regalare capolavori nonostante l’identità svelata, chi vorrà seguirne la moda prima o poi si stuferà a favore di altri artisti con l’inconsapevolezza che un pezzo di strada nella storia dell’arte insieme è stato fatto: per amore dell’arte o per amore della collezione compluisivo-commerciale.
Massimiliano Sabbion
 

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