Tuesday, March 1, 2016

Ciao sono io! Io chi? Storia tra un artista e un curatore


Sogni, dormi e sai che la vita reale è costellata di intrisa umanità che puzza nelle stanze di ogni giorni.
Sei lì e dormi. E sogni. Sogni delicati e rilassanti che portano l’uomo a fluttuare nel mondo onirico fatto di spumose sensazioni dove tutto è possibile.
Sogni, come in un quadro di Magritte dove convivono le cose senza senso della realtà, un Surrealismo lontano che prende vita solo nel più profon…cos’è sto suono…lontano…sgradevole…niente.

Dicevamo. Sogni, che arrivano a ondeggiare nel cosmo del dormiveglia e che… ancora? Cos’è sto suono martellante? Prosegue! E che cavolo! Ancora e? E picchia nella testa e continua senza sosta, non è una musica, non è una sveglia che cos’è? Ah! Ecco, altro che sogni ovattati! Sto suono è la suoneria del telefono sul comodino che un braccio sempre troppo corto (perché quando si dorme i comodini sono lontanissimi da dove siamo) si avvicina fino a prenderne possesso, poi con la bocca impastata di sonno e di notte esce il rantolo profondo di un: “P…pron…Pronto?” si esclama con voce cavernosamente inumana e dall’altra parte la squillante risposta: “Oh ciao ti disturbo?” “Ma chi è?” e di rimando “Eh come chi è? Ciao sono io no?”, ah ok, OVVIAMENTE conosco una marea di “io” giusto?
Si fa mente locale visto che sono SOLO le 6.05 di mattina, ecco chi è… è lui!

L’artista di turno che si sta facendo folgorare da un’idea strepitosa e DEVE assolutamente condividerla con qualcuno e chi meglio di te? Di colui che lo capisce, segue, consiglia, sprona e cura? Si, tu. Il critico e curatore storico dell’arte che crede nel suo lavoro, nelle cose che fa e nelle improvvisate chiamate mattutine/notturne delle abbaglianti idee del momento. Esisti tu, che ricevi valanghe di mail, sms, messaggi vocali, chiamate, camionate di chiacchiere sull’arte, sulle gallerie, sui musei, sugli artisti che valgono, sul lavoro degli altri e su quello proprio.
Apri un occhio al giorno lasciando il mondo del Surrealismo relegato al prossimo sogno, un raggio di luce artificiale che proviene dalla abatjour sul comodino rischiara l’inizio di una giornata. Dopo aver fatto mente locale su chi ci sia dall’altra parte del telefono e dato conferma che-tu-ci-sei-e-sei-sveglio-e-vivo, o meglio, più che “vivo e vegeto”, diciamo che la frase corretta è “sono vivo. E vegeto”, lasci che la telefonata continui il suo corso.

Dimmi tutto…” è la parola magica che fa partire in toto la valanga di parole successive, “dimmi”, e qui si apre un mondo irrefrenabile, irresistibile, irreparabile che solitamente comincia con un “Stavo pensando che…”.
Fantastico! Non ci sono orari e tempi per un “Stavo pensando che…” e naturalmente bisogna ascoltare quello che ha da dire.
Sia mai! Però, resti ben chiaro, non mi sto lamentando delle improvvisate telefonate ribalta-letto mattutine (ci sono anche quelle notturne…), né della geniale creatività degli artisti, sono stimoli per le cose da fare e da creare, in poche parole: hai voluto la bicicletta? Pedala! Certo che se la bicicletta è composta da uno sgabello con una ruota montata sopra di duchampiana memoria le cose si fanno un poco più complicate ma è il gioco che si fa…

Strepitose opere d’arte, magnifiche performance, allestimenti fuori dal comune nascono anche così, a volte da sobri, altre da ubriachi (che sia da sonno o da vino poco importa) e da una molteplicità di frasi e parole buttate a raffica da cui si deve nell’ordine (o quasi):
·         Capire
·         Somatizzare
·         concentrare la furia creativa
·         far ripetere
·         ri-capire
·         frenare
·         dialogare
·         Capire (…già detto?)
il vantaggio? È che dall’altra parte lui, l’artista, ha ben chiaro quello che deve dire e cosa vuole dire, tu? Tu no. Anche perché stai ancora cercando la ciabatta sotto il letto, devi fare pipì, “disimpastare” la bocca e riuscire a connettere e dare risposta alle grandi domande dell’universo dell’”essere” e del “sono”: chi sono? Dove sono? Che ore sono? In che posto sono? Poi tutto si fa più chiaro.

Allora dall’altra parte se ne esce un bel: “Che cosa ne pensi? Che te ne pare della mia idea?”, passata l’euforia e il rimbambimento iniziale  bisogna ritornare alla realtà, far mente locale ed esplicare la tua opinione che magari cozza con le sue idee: cose già viste, modelli già affrontate, provocazioni inutili e sterili, concetti che sono più grandi a parole che realizzabili coi fatti, tempi stretti per poter comporre e realizzare i progetti… Tanti fattori che “smontano” un poco l’entusiasmo inziale ma portano alla creazione di un progetto che piano piano prende poi forma perché le cose migliori nascono dall’intuito e dalla genialità ma si realizzano con la ponderazione dei pensieri e lo studio appropriato, mai a caso.
Poi? Nulla, si procede con il corso della giornata, si fa colazione, l’artista saluta, ci si prepara ad affrontare una nuova giornata condita da problemi quotidiani come scadenze da saldare, parcheggio che non si trova, imbastire pranzo e cena, telefonate da fare e ogni tanto…

E ogni il telefono squilla, una mail arriva con un nuovo aggiornamento da parte dell’artista che ha ripensato alle cose da rimettere mano e meno confusamente le sue idee prendono forma, messaggi vocali ed sms saranno poi presenti a ricordare la vostra conversazione, una sorta di “carteggio moderno” che non sarà mai pubblicato ma che nasconde il lungo viaggio per arrivare a creare un’opera d’arte e per interagire con le idee.
Fino alla prossima giornata in cui il telefono suona ad ore improbabili, fino al prossimo “Stavo pensando che…
Massimiliano Sabbion
 

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