Friday, February 26, 2016

Brioche ad arte. Colare la bellezza e il ripieno da tutte le parti


 
Nulla di più piacevole nell’arco della giornata che staccare la mente per almeno cinque minuti e prendersi una pausa, magari farlo proprio in una mattinata di sole o durante un bel pomeriggio piovoso.
Regalarsi una coccola e una parentesi dal caos quotidiano con un buon caffè od una tisana, magari accompagnando il tutto con una bella brioche ripiena di crema o cioccolato su cui affondare i denti.
Assaporare questo intervallo , gustandoselo piano piano, morso dopo morso, addentare la vita come si fa con la brioche che gocciola un rivolo di ripieno lungo il mento, e perché non lasciarsi soffocare quasi a strozzarsi la gola in maniera convulsa con lo zucchero a velo mentre la tazza fumante di caffè ci aspetta per completare la degustazione di questo momento dedicato alla nostra pausa?
Che cosa c’è di più piacevole se questo nostro tempo lo condividiamo poi insieme ad una persona amica che con noi discute e ride dei gossip e delle disgrazie quotidiane?
Ci vuole, ci voleva, e poi si riprende…
Questo piacere, in cui molti lettori si saranno riconosciuti, è paragonabile forse all’appagamento che si prova nel far assaggiare alla mente nuove sensazioni: ecco la magia che scaturisce interiormente quando si arriva alla percezione fatta tra scarica di adrenalina e serotonina che rilassa, calma, avvolge e dà gioia.
Tutto si condisce con le cose che più ci stimolano e aggradano: un film da vedere al buio in una sala cinematografica, un libro appassionato da leggere sotto il plaid sul divano, un passo di danza accennato scatenato da un ritmo coinvolgente, una musica da ascoltare o una canzone da cantare a squarciagola in auto, un quadro da vedere.
Il piacere passa attraverso molteplici sensi e apre la strada verso nuovi percorsi che conducono verso altri lidi, la soddisfazione di appagare un nostro bisogno primario come mangiare, bere e fare l’amore si associa anche all’ascolto, al gusto, alla visione.
Non tutti sono d’accordo sulla medesima forma di piacere, ad esempio mordere un croissant pieno di crema o ripieno di cioccolata? Ci sarà chi mentalmente ha pensato che anche imbottito di marmellata non è male, così come vuoto ed integrale… tutti noi pensiamo in modo diverso le cose, tutti noi amiamo in modo diverso stupori, persone e oggetti.
In arte non è differente, anzi, si combatte sempre per l’affermazione di un pensiero, si sceglie un piacere della visione che più ci aggrada ed è vicino ai nostri sensi. C’è chi ama la realtà e la rappresentazione figurativa, chi invece il mondo astratto.
Il fronte degli astrattisti contro i figurativi, e viceversa, è un antico dibattito nel mondo dell’arte contemporanea, nulla di più complesso e differente e nulla di più affascinante e stimolante.
È un piacere che si districa lungo i decenni e il dibattito non si colmerà mai, sempre continuerà il fronte figurativo e sempre continuerà il fronte astratto.
Ben vengano entrambi! Anche se qualcuno mormora già “purtroppo” io rispondo “per fortuna”! Significa quindi che le persone oltre che “vedere” riescono anche a “guardare”, vanno oltre la visione sterile di quello che gli si presenta davanti e arrivano a insinuarsi oltre alla superficie di un’opera d’arte. Un poco come mordere la brioche: bella de vedere ma poi? Che sapore ha? Quali papille gustative si mettono in moto? Cosa si scatena al primo morso? Quale soddisfazione pervade le narici e il palato? Cosa si innesca all’interno del nostro corpo? Quale piacere passa dal mondo visivo al mondo fisico?
Penso. Pensiamoci. Pensateci…
Capita la stessa cosa anche quando ci si trova davanti ad un lavoro d’arte, quadro o  scultura, quando un’opera è definita così stupefacente per i nostri sensi e non è necessario avere la “sindrome di Stendhal” perché la si definisca piacevole secondo i nostri canoni, a me può piacere, ad un’altra persona no. Può anche essere bella “da morire” , commovente fino alle lacrime, in mezzo alla folla davanti ad essa si riesce ad annullare tutto e sorprendentemente andare oltre lo spazio fisico e si rimane “rapiti” dall’immagine.
Il Natya Shastra, è il più antico trattato indiano d’arte, danza e drammaturgia considerato dalla tradizione indiana il “quinto Veda”, è riportato quello che si definisce essere “lo scopo dell’arte” che non consiste nella bellezza in sé ma nell’abilità di evocare gli stati più elevati dell’essere, praticamente l’arte porta l’uomo a migliorarsi e a trascendere le sue emozioni.
Una bella e toccante visione di cosa sia “lo scopo dell’arte” che stimola e seduce ma al contrario, si possono provare impressioni che ne sono l’esatto opposto, un po’ come il morso alla brioche gonfia e tronfia che in realtà risulta ripiena d’aria e niente affatto dolce, così i nostri sensi possono essere ingannati e delusi e un’opera d’arte può apparire disingannante e poco affascinante.
Un esempio fra tutti, la Gioconda di Leonardo da Vinci, grande capolavoro della storia dell’arte e dell’umanità ma in realtà il ritratto di una donna piccola, una Monna Lisa minuta e immersa in una sala del Louvre a cui tutti volgono lo sguardo e dicono “Ah, tutto qua? La pensavo più grande…”, scontenti? Beh, non tutta l’arte appaga, non tutto quello che si vede scatena l’entusiasmo.
Si sceglie comunque quello che è più vicino alle nostre corde e ai nostri gusti, piccoli assaggi quotidiani che aiutano a capire ciò che il nostro corpo, la nostra mente e il nostro cuore  ama oppure no.
Forse è proprio questo desiderio di mettere in moto i sensi che fa scaturire in noi la voglia di possedere, di accumulare e di collezionare quello che più ci piace e che continua a darci stimolo per far si che il circondarsi di cose che appagano la nostra vita non sia un mero accumulo di oggetti ma di significati legati ad un’emozione.
È un gioia che si avvalora e che arriva come conquista di vita, quasi come se, morso dopo morso, si arrivi ad assaporare la “bellezza”, il “gusto” e il “piacere” lasciandoli pure fluire incondizionatamente per far si che poi, come la nostra brioche, il ripieno coli lungo il mento con il rischio che il soffocante zucchero a velo si fermi in gola: è una pausa nel caos quotidiano, una piccola felicità di sensi che ci accompagna a degustare quanto ancora rimane prima di arrivare alla fine di questo lungo percorso…

Massimiliano Sabbion
 

 

 

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