Friday, January 15, 2016

Ti piace marcare ad arte? Come segnare un goal nell'arte contemporanea


 
Partita di calcio in tv, momento di tensione, concentrazione, rincorsa, silenzio, tiro…palla mancata! "Si va beh…ma hai visto come si è mangiato quel goal? No! Gli scivola la palla come se niente fosse", e ancora "Pagato milioni per non raggiungere manco l'area avversaria", "Guardalo neppure il fiato per farsi vicino all'attaccante!", "Ma dai! Come si fa a sbagliare un rigore?" commenti da calcio dell'italiano medio votato allo stadio e ad infervorarsi per ogni partita o coppa da disputare alla quale poi arriva immancabile il commento "Quel goal POTEVO SEGNARLO ANCH'IO!".
Ecco, la frase fatta e detta da chiunque si ritenga in grado di surclassare e fare di meglio di chi si ritrova davanti ad uno stadio stracolmo di gente che urla le peggio cose, scoppi di petardi e cori, tv puntata sul collo e un uomo solo che deve confrontarsi con una porta e giocatori avversari. Facile e? Ma si sa, " Quel goal potevo segnarlo anch'io!".

 
Tutti sono capaci di dare un giudizio, di criticare e di nascondere poi la mano dopo aver gettato il sasso, un confronto vero però non si ha mai veramente.
Ritorna la storia che insegna che chi è veramente bravo poi alla fine verrà apprezzato e conteso, spesso in maniera postuma (magra consolazione) con la gente pronta a gridare al miracolo e ad osannare il "genio" di turno.
Mecenati, collezionisti, artisti che credono in altri artisti, una "spintarella" per far uscire dall''anonimato l'artista di turno che altrimenti sarebbe relegato ad essere solo ricordato tra amici e parenti.

 
Purtroppo l'attenzione critica che meriterebbe l'innovazione non sempre coincide con l'esempio di bravura certa, i casi di sedicenti critici televisivi e famosi per la loro incrollabile eccentricità e incontenibile ego che si presta a "vendersi" al miglior offerente per presentare una mostra, curare un catalogo, nel nome non tanto del buongusto o delle capacità creative dell'artista ma solamente per il suono de pecunia sonante è tristemente palesato in questi tempi.
 
 
Un elenco di nomi e cognomi? E perché? Per far a sua volta ancora pubblicità o perché l'idea polemica è sempre quella vincente? Non sono d’accordo con il detto "Parlatene, parlatene anche male ma parlatene", preferisco chi parla se ha qualcosa da dire e non sproloquiare.
Leggere un elenco ora come ora per stillare classifiche o mettere in piazza artisti che piacciono o meno non ha una sua giusta causa in questo contesto.
Sarebbe facile parlare di artisti storicizzati e studiati, nonché passati a miglior vita, così non si rischierebbe di sbagliare e si fa culturalmente bella figura, così come parlare ed esporsi con nomi di artisti nuovi che possono essere i prossimi maestri del futuro artistico ma…non ora, non oggi, non in questo scritto. Ogni tanto dopo una bella corsa è bello fermarsi a camminare e pensare, ed ognuno ossigena polmoni e cervello a suo piacimento.

 
Come si arriva a far parlare di sé? Con la carta obsoleta dello scandalo? Sembra funzioni sempre e ancora… Oppure basta regalare l'attenzione giusta? Magari con un'opera e un poca di visibilità al giornalista giusto e agli spazi giusti per essere quindi famosi? Il succo del discorso è, se si paga si diventa famosi? O si rischia di diventare famosi per aver pagato?
"La moda passa, lo stile resta" diceva Coco Chanel, appunto, la moda dell'artista che dà scandalo, del protettore e mentore, dell'amante, dell'oggetto inutile che "fa-figo-avere-perchè-ce-l'hanno-tutti", è solo effimera essenza delle cose che NON restano.
 
 
La prova? Prendete qualsiasi catalogo generale dell'arte di qualche decennio passato e si contino quanti artisti oggi sono ricordati o riscoperti, qualche abbaglio si prende sempre ovviamente, alcuni totalmente scomparsi (forse neppure loro convinti di essere artisti), qualcuno sottovalutato e qualcun altro sopravalutato.
Il gusto, il pubblico, la critica vera, la passione, la bravura, il mercato meno attento al guadagno e più alla scoperta e al cambiamento sono questi i fattori che determinano più stagioni di un giocatore di calcio così come di un artista.

 
Si lascino agli "osanna" coloro che pagano e fanno incetta di premi pilotati e presentazioni fantasmagoriche, un'opera parla da sé, un artista se riconosciuto tale sarà grato delle parole critiche fatte con passione e non edulcorate e forzate.

 
Che gusto c'è a segnare un goal in una porta larga 50 metri e alta 100 senza portiere? Si vince facilmente, allora si quel goal potevo segnarlo anch'io ma non si finirà tra gli annali storici né tra le scelte dettate da soddisfazione e intelligenza.

 
Ecco. Corsa finita, il cuore pompa più del solito, il respiro è affannoso, ogni muscolo del corpo si tende, un respiro ancora, silenzio. Ok, si procedere a camminare ora, si pensa e si cammina, ad ognuno il suo artista, ad ognuno il suo elenco. Silenzio.
Pensare, agire, segnare, ed è subito GOAL!
Silenzio.
Massimiliano Sabbion
 
 
 
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