Tuesday, January 5, 2016

Per ogni fine c’è un nuovo inizio. Imparare a guardare e vedere nell'arte e nella contemporaneità


 
"Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua"
(Il Piccolo Principe, Antoine de Saint Exupéry)

Capita molto spesso di trovarsi davanti ad opere che all'apparenza sembrano una cosa ma in realtà ne raffigurano un'altra, sovente rappresentano un soggetto reale che piano piano scivola nel concettuale.
È l'importanza della dicotomia tra VEDERE e GUARDARE, due elementi completamente diversi quando ci si mette davanti ad un'opera d'arte.

 
La fantasia non pone mai limite alla visione e alla creatività: ad esempio ne "Il Piccolo Principe" di Antoine de Saint Exupéry il protagonista nel primo capitolo descrive la difficoltà di farsi capire attraverso il disegno quando presenta l'immagine di un boa che ha fagocitato un elefante e le persone a cui lo mostra vedono solo la forma di un cappello, non certo di una spaventosa fiera che ha divorato il pachiderma.

A nulla vale poi la spiegazione del secondo disegno che seziona il boa con all'interno l'elefante… ciò che si è visto è il meccanismo sterile e automatico della visione, non è guardare, non è mettere in moto occhi e cervello, emozionare l'anima con la visione, questo perché la maggior parte si ferma all'apparenza, alla patina che copre.

 
Ha ragione l'autore del libro che fa dire al suo protagonista che. "Non si vede bene che con il cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi."
In questa frase è raccolta l'essenza della cultura dell'ultimo secolo, nell'arte, nella letteratura, nel cinema, tutto quello che è proposto, consta di una chiave di lettura niente affatto semplificata o semplicistica. Gli stessi libri per bambini, spacciati come prodotto per l'infanzia, spesso nascondono realtà più intricate con simbologie e aspetti che si riflettono nel mondo reale degli adulti, tacciare "Alice nel Paese delle Meraviglie", "Il Piccolo Principe", "Cappuccetto Rosso" solo come favole da raccontare è semplicemente riduttivo, anche in questo caso VEDERE non è GUARDARE.

 
Nell'assetto dell'arte contemporanea questo "scontro" avviene ciclicamente con l'accusa di tacciare il tutto come formula generica e semplice delle cose.

 
Le "invenzioni" concettuali di artisti come Marcel Duchamp che imbottiglia "l'aria di Parigi", le performance di Piero Manzoni da "Mangiare l'arte" a la "Merda d'artista", dai tagli di Lucio Fontana, dagli inconsistenti happening dove voce, suoni, movimenti si catturano solo al momento, fino alla percezione disturbante ma piena di significato di opere di Maurizio Cattelan, Damien Hirst, William Kentridge, Banksy in cui si arriva a toccare l'arte varia fatta a tutto tondo che coinvolge tematiche legate alla moda, alla città, alla società tutta.

 
Nel mondo contemporaneo non si può infilare la testa dentro un buco nero e far finta di non vedere, si è raggiunti e bombardati da migliaia di informazioni e contaminazioni: pubblicità, tv, social network.

 
La nostra quotidianità è pervasa da forme e colori che cambiano continuamente, come un caleidoscopio che genera sempre forme nuove mai uguali ad un'altra. Così lo è l'arte contemporanea, ricca di filoni, contraddizioni, artisti, creatività citata, abusata e modificata, sempre nuova e sempre alla ricerca.
A volte i risultati sono discutibili, altri apprezzabili e altri ancora proprio inguardabili ma aumentando esponenzialmente sempre più la popolazione in questa Terra le aperture (quasi sempre) si allargano e le teste si moltiplicano in nuove creazioni, in nuove forme d'arte.
Pianeti isolati in mezzo al caos produttivo, gente indaffarata a cercare e non capace né di VEDERE né di GUARDARE, una matita quando muove un segno crea già un disegno, quindi la fantasia è attiva!

 
Agli artisti, alla creatività, a chi scrive, a chi legge, a chi disegna, crea, plasma e dà vita alle cose cosa si richiede?
"Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza di affrontare il quotidiano. Preservami dal timore di poter perdere qualcosa della vita. Non darmi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno. Insegnami l’arte dei piccoli passi." Soffermarsi ad osservare, è questo che indica la via verso le stelle del Piccolo Principe.

 
Il pianeta isolato del Piccolo Principe con la sua Rosa e i vulcani da pulire sono luoghi lontani e momenti per alzare gli occhi e guardare lontano verso le stelle, si punta sempre verso le stelle e un detto dice: tanto male vada hai raggiunto la Luna.
Massimiliano Sabbion
 
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