Friday, January 8, 2016

Ma ti piace veramente? Occasioni d'arte in tempo di saldi!


 
Quante volte sarà capitato di trovarsi davanti ad uno specchio mentre si prova un maglione, un vestito, un paio di scarpe da acquistare ed essere nel dubbio se comprare o no?
Ok, ci sta il prezzo conveniente, la merce in saldo, l'occasione da non perdere, il capo alla moda…ma poi presi dall'entusiasmo si finisce per cedere anche al superfluo o all'inutile e allora si scoprirà che quelle scarpe fanno male, quel maglione proprio non lo si indosserà mai più di una volta e quel vestito, con una domanda sbalorditiva rivolta dalla nostra migliore amica farà crollare l'intenzione di portarlo sulla pelle: "ma ti piace veramente?".

 
Il seguito è ben noto, dopo la nostra delusione iniziale, confermata da chi ci è accanto, si colora di frasi giustificative dell'acquirente: "mi stava cosi bene quando l'ho comprato…lo metterò in casa…si dai, non è poi così male… (e la peggiore di tutte!) ERA IN SALDO!"

Se un oggetto è in saldo o in offerta, non sempre significa che sia l'occasione giusta e il pezzo giusto da comprare.
Perché questo paragone da rapportare nelle disquisizioni artistiche? Perché spesso la differenza di gusto, di opinione e di risultato cambiano a seconda delle prospettive con cui ci si misura.
 
 
Un artista si definisce tale non solo perché come persona decide di utilizzare creatività, inventiva, materiali vari e dare vita ad un'espressione e ad un linguaggio che può essere provocatorio, di denuncia, emozionale, sovversivo ma soprattutto perché trova il coraggio di comunicare attraverso talento e intuizione quello che sente e percepisce nel mondo contemporaneo.
Non sempre però si arriva ad azzeccare tale definizione e si fa la fine di quel capo d'abbigliamento sbagliato e criticato dagli amici…


Il confronto più palese è quello con la danza, mi spiego: appena si sente una musica orecchiabile, un ritmo coinvolgente, non si può fare a meno di muovere il corpo e cominciare l'approccio al ballo, qualunque sia lo stile che si voglia imitare o raggiungere, ma la differenza tra noi poveri e comuni mortali che amiamo il ballo e un ballerino professionista è tanta, è incomparabile!
Nulla ci vieta di ballare, ma definirsi novelli Roberto Bolle o slanciate Heather Parisi del momento è assai difficile.

 
Dunque, ognuno si esprima e si dedichi alla pittura, alla scultura, alle arti e sia incoraggiato a farlo, qualche risultato "quasi buono" potrà avvenire ed esserci, qualche critico sedicente troverà la formula giusta per lanciare l'idea, la corrente e l'artista del momento, mostre collettive o personali arriveranno, articoli di giornale, qualche comparsata nelle tv locali, apprezzamenti e I LIKE nei vari social network completeranno l'impresa ma questo non significa che nonostante tutto ci si possa definire artisti.

 
Ovvio che la domanda che scatta a chi mette un appezzamento, magari fatto in maniera distratta o per puro incoraggiamento del tipo "forza-dai-che-puoi-fare-di-meglio" a ciò che vede può far scatenare negli altri l'interrogativo a denti stretti (o sparata senza freni a seconda del caso): ma ti piace veramente?

Personalmente? No! Non sempre chi mi chiede cosa ne penso di un determinato artista o pseudo tale riceve la risposta che vorrebbe sentirsi pronunciare, come dire: secondo te sono ingrassato? Risposta: cosa vuoi sentirti dire? La verità sta nella bilancia.
Ecco, la verità sta nella bilancia anche nel giudizio: se un'opera d'arte è bella lo è a prescindere, se un artista merita di essere in tal modo appellato lo si fa, se uno balla o è un ballerino professionista lo si riconosce e basta, la bilancia non mente, segna il peso giusto se elettronica, pende invece dove il carico si fa forte se manuale.


Fallare in questi semplici giudizi risulta quasi impossibile e se "errare humanum est" (commettere errori è umano) ricordiamo che "perseverare autem diabolicum" (perseverare [nell'errore] è diabolico).

Purtroppo nella società odierna difficilmente si accettano le critiche e i giudizi, fanno male, irritano e indispongono le persone ma come sopportare, ad esempio, un ragazzino spocchioso in una qualsiasi trasmissione di talent show dove, accompagnato da scroscianti applausi del pubblico, si sente in forza e dovere di poter risponde a malo modo ad un giudizio dato da una persona che nel tempo si è distinta per capacità, talento e studio?
Io non devo dimostrare nulla a nessuno adesso, forse sei tu spocchioso ragazzino che devi dimostrare e accettare i giudizi perché se costruttivi e migliorativi il favore non lo fai a me ma a te stesso, sebbene la pioggia di battimani che ti circonda ti sommerga. Il pubblico cambia col nuovo venuto, il giudizio su di te resta.

 
"Ma chi sei tu per dirmi che non posso ballare? Io esprimo me stesso!" (ndt: sostituire il verbo "ballare" con qualsiasi attività artistica e il risultato non cambia: cantare, dipingere, creare…) mah… forse forse proprio un signor nessuno non lo è chi ti sta giudicando, esprimi te stesso, dotati di umiltà, impegno, costanza e tanto tanto studio che porta all'educazione a al rispetto sia per la materia che per la persona.
Alla domanda: ma ti piace veramente? Una risposta univoca non c'è.

 
Si, mi piace il coraggio, la forza di volerci provare, qualche risultato buono che non farà di te un artista ma se perseveri col giusto ritmo qualcosa ne esce. Danza, canta, dipingi pure per "esprimere te stesso" ma poi sii pronto anche alle critiche e alle invidie.
A volte le occasioni si presentano anche con i saldi, con le opportunità e con il giusto peso.
E se sei invidiato? Beh, sei sulla buona strada allora perché significa che il tuo lavoro piace, piace veramente.

Massimiliano Sabbion
 
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
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