Tuesday, January 19, 2016

Generazione X FILES. Quando l'arte è un fenomeno misterioso


 
Come fa un artista a diventare famoso? Come si calcolano i milioni di dollari di un’opera d’arte? Quale il sistema dell’arte contemporanea che risulta vincente e unico nel panorama mondiale?
Misteri irrisolti e irrisolvibili di quella che possiamo definire come fattore “X” un fattore incognito su cui si costruiscono carriere e movimenti.
X factor” come format televisivo cerca quel-non-so-che che risulti unico e appetibile per la massa con la scoperta di una nuova voce nel campo musicale che sia la migliore nel panorama canoro contemporaneo.

 
La X è stata usata poi per definire una generazione precisa, la generazione X, una sorta di incognita in un futuro incerto in cui tutto cambia cosi velocemente che non rimane neppure il tempo di fagocitare e storicizzare gli eventi che vengono surclassati da altri dietro l’angolo. Una generazione che, secondo psicologici ed esperti del settore, vedono il loro mondo come incertezza dilagante alla quale trovare soluzione.
 
La X indica anche il mistero, quello a cui non sappiamo dare una risposta e di cui scatta l’enigma e la voglia di conoscere e sapere. Sui misteri legati al mondo del paranormale, della vita e di entità aliene è stata costruita la serie tv “X Files” nel 1993 durata fino al 2002 e che in questi giorni ritorna sugli schermi televisivi con nuovi casi e misteri in sei puntate, questo a testimoniare che, a distanza di più di vent’anni, il mistero affascina sempre e rende imperscrutabili quei casi a cui non sappiamo dare una risposta logica o scientifica.

Penso che nessun indagatore del mondo del paranormale, nessuna forza del mitico FBI americano e neppure Fox Mulder e Dana Scully, i protagonisti della serie, saprebbero risolvere il mistero qui proposto come incipit: come si fa a dire che un artista vale o riflette lo specchio dei tempi?

 
La storia dell’arte, accompagnata alla critica, valorizza o demitizza artisti e correnti storiche e spesso il mondo contemporaneo non è quasi mai pronto ad accogliere la novità e la rottura con il mondo passato.

 
Gli esempi a partire dal mondo dell’Impressionismo, all’isolamento di Paul Cézanne, padre putativo delle avanguardie storiche successive, degli scandalosi anni del Futurismo, l’affacciarsi del mondo americano con artisti quali Jackson Pollock, l’Informale materico di Alberto Burri, i tagli provocatori di Lucio Fontana, le performance degli artisti della Body Art, l’Azionismo Viennese, i kilometrici film della Factory di Andy Warhol, il proliferare di video artisti come Bill Viola, Floria Sigismondi, Chris Cunningham, la fusione delle arti nei video musicali con immagini, suoni, tecnologia, fanno vedere un mondo sempre più legato al potere mediatico dei social network che decreta le sue web star o demolisce miti e personalità.


Una generazione X che vive attraverso i bit e i giga di internet consumati negli smartphone, l’uso del pennello lascia il posto all’uso del mouse e del touch screen.

Con questo non significa che l’arte sia perduta e finita, non si parli mai di morte artistica ma di nuove realtà che spengono le cose passate e riaccendono il presente con nuove formule.

 
È un mistero perché l’artista e la sua arte diventino la novità nel momento giusto al posto giusto, a volte si ha voglia di ritornare al rassicurante passato e allora esistono le cover e i revival, altri momenti invece sottolineano la voglia di avanzare dimenticando le fasi precedenti. Non c’è nulla di magico né di paranormale nelle cose che si apprestano a identificarsi come “arte”, tornano in mente gli slogan che hanno fatto la fortuna di X Files e che si adattano perfettamente a conclusione di questo intervento: “Voglio crederci” e “La verità è là fuori”.

 
La verità è la fuori”, fuori in un mondo che ha bisogno di confronti, di stimoli e di mettersi sempre in gioco, un uomo non è finito se prima non ha messo la parola “fine” alla sua vita, la “data di scadenza” che ci è stata impressa permette di continuare ad affrettare e non sprecare il tempo che ci è concesso, ecco allora che tante cose ancora devono essere fatte e compiute e per un artista “l’ultimo lavoro” precede solo l’inizio di quello nuovo.

 
Voglio crederci”, si, voglio credere che ancora ci sia la possibilità di creare e mai arrendersi in assenza di fantasia, mai con la paura del foglio o della tela bianca, gli stimoli ci sono quotidianamente, finché l’uomo avrà voglia di creare, giocare ed esporre la propria immaginazione, l’arte non metterà mai la parola fine e non sarà mai catalogata come un X Files, un mistero irrisolto.

Massimiliano Sabbion

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