Friday, January 29, 2016

Complimenti comunque! Come si risolvono gli imbarazzi inquietanti con una frase (s)fatta.


 
Complimenti comunque!” eccola che arriva, terribile come le spalline dei vestiti anni Ottanta e le gonfie cotonature che contraddistinsero un’epoca, lancinante come il kg in più sulla bilancia dopo due settimane di dieta quando ti accorgi che hai perso solo quindici giorni di tempo, tremenda come i non-giovani a cinquant’anni che si legano i capelli grigi a coda di cavallo sfoggiando un orecchino al lobo con diamantino, “sfascinosa” e quindi priva di ogni sensibile beltà ma sfasciata come la sfacciata signora lampadata bruciata dal sole caraibico artificiale e a tutti i costi anche il 25 dicembre…

Si, eccola che arriva, LEI, la terribile, lancinante, tremenda e “sfascinosa” frase: “Complimenti comunque!”.
Che ci sarà di così tragico in un “Complimenti comunque!  starà pensando qualcuno, ma visto le ridenti immagini descritte poc’anzi mi sembra ovvio provare quel disgusto chic e trash che sconfina e trasborda nel kitsch.

Ora, immaginiamo un artista conosciuto agli albori della sua carriera: un giovane promettente, con opere interessanti su vari fronti e punti di vista, vendibile anche a livello di mercato con recensioni su opere e mostre abbastanza buone.
Bene, continuiamo ad immaginare il nostro artista presente ad una collettiva, una mostra che riassume tematiche, artisti ed aspetti diversi, diciamo un ambiente protetto e incoraggiante che si va sul sicuro perché almeno un paio degli artisti presenti sono una garanzia in quanto si sa che cosa producono ed è una buona vetrina per visibilità ed esposizione di tutti.

Oppure, trasmigriamo il nostro artista immaginario all’interno di una manifestazione più ampia con un impatto e una visibilità maggiore come ad esempio una fiera del settore dove girano esperti, collezionisti, artisti a caccia di nuovi contatti e idee, curatori, storici e critici, insomma tutta la gente che si occupa di Arte.
In mezzo alla confusione e a personaggi variegati che si ritrovano in questi spazi enormi, suddivisi in cubicoli espositivi una fiumana di persone passa, valuta, colloquia, contratta e il nostro artista è catapultato in mezzo a questa bolgia.

Di solito per non lamentarsi della confusione e dei giri da fare all’interno si è spesso accompagnati da qualcuno che viene con te per i più disparati motivi:

·        Hai un biglietto in più

·        Non ti va di andare da solo

·        Amico curioso che cerca di capire che razza di lavoro fai e che mondo è

·        Amica alla moda che vuole venire per vedere chi c’è

·        E per ultimo, qualcuno a cui può interessare davvero la fiera

Ecco, il quadro è completo.

Entrando nel cubicolo della galleria nella nostra ipotetica fiera il nostro artista è passato da dipingere oli su tela di piccole dimensioni sulle quali riportava la condizione della sua generazione e indicava un messaggio labile ma incisivo a scolpire opere di grandi dimensioni come gettate di cemento armato, grandi strisce di strada grigia che hanno asfaltato tutta la sua creatività, girando attorno al concetto di “arte concettuale” arriva a concepire quel gran senso di non so che e che forse non lo sa neanche lui: nulla. Rappresenta il Nulla completo, il Niente, il Vuoto, l’assoluta Fuffa!

E ormai siamo dentro al cubicolo e in qualche modo dobbiamo uscirne, continuare il giro, far finta che la cosa sia piaciuta e in quel preciso momento lui (o il gallerista) ti riconosce, ti chiama, parla con te, ti lascia un improbabile cataloghino dell’opera con tanto di spiegazione attonita davanti alla sua strada sepolta da grande cemento. Educatamente si ascolta e poi? Il momento dei saluti:

-       Beh ci vediamo, buona continuazione e buona fiera

-       Grazie per essere passato!

-       Figurati dovere. Grazie a te del catalogo e delle chiacchiere…

-       Speriamo sia proficua la fiera, poca gente quest’anno

-       Si, meno dello scorso anno ma sicuramente gli interessati che contano ci sono! Buon lavoro.

-       Grazie e buona giornata anche a voi.

Ed ecco l’irreparabile, la bocca della verità, la semplicità delle cose espresse, in una sola parola: la mia accompagnatrice fantastica!
È la persona con cui sei venuto alla fiera e che hai presentato senza titoli o appellativi ma unicamente come amica, e lei? Niente, zitta e buona si è osservata le opere e ascoltato quello che vi siete detti tu e l’artista e ora si sente in dovere di dover dire qualcosa visto che è stata interpellata con lo sguardo dallo stesso artista durante i saluti e lei che fa? Semplicemente guarda lui e sorride, guarda poi l’opera con gli occhi che dicono “sarà ma io sta roba mica la comprerei!”, riguarda l’artista, riguarda l’opera e con una pacca sulla spalla che simboleggia un bel “su dai forza, coraggio, c’è di peggio” se ne esce con uno schietto Complimenti comunque!”.

Siiiiiii lo ha detto! L’ha fatto! Siiiiiii e simboleggia tutta la verità inespressa da chi non dice le cose come stanno: è una merda quella che fai! Fa schifo ma se piace a te…

E mi sembra di sentire le parole uscire dalla sua testa che pensa: chi se ne frega delle tue autostrade da percorrere e del significato che dai alla società asfaltatrice di sogni e speranze disilluse che ricopre le aspettative con una coltre di catrame rappresentata qui simbolicamente, per me questa è e rimane una patacca! È un pezzo di cemento attaccato ad una parete, un tripudio che non capisco e non intendo capire, che fine hanno fatto gli artisti che dipingono? E pensare che oggi ho messo pure i tacchi per fare tutta sta strada per vedere cosa? Un pezzo d’asfalto al muro! L’aperitivo è a suo carico, minimo!
Le lusinghe, gli apprezzamenti detti fanno sempre piacere, spesso sono le opinioni di chi ama il lavoro che hai fatto e compiuto e chi lo ha visto te lo vuole dire esprimendo la sua soddisfazione ed elogio, ma di frequente non ci si accorge che dietro le parole dette da una frase in realtà ci sono molte altre motivazioni, non per questo un complimento espresso non è tuttavia sincero e autentico.

Il peso di questa frase detta si esprime in tante modalità e i significati cambiano, prestate attenzione anche all’aspetto ironico e sagace con cui investite le parole la prossima volta quando la dite o quando la ricevete:

-       Che figura di merda con il suo intervento che ha fatto:  Complimenti comunque!

-       Bel lavoro davvero, speriamo non ne ripeta più! (trad.) “Complimenti comunque!

-       Che schifo! (trad.) “Complimenti comunque!

-       Bello, mi piace (trad.)  Complimenti comunque!

-       E questa la chiama opera? (trad.) “Complimenti comunque!

-       Mi è piaciuto molto il suo ultimo libro/lavoro (trad.) “Complimenti comunque!

-       Bella mostra! (trad.) “Complimenti comunque!

-       Ah beh! Che intuizione del cazzo e? Geniale proprio! (trad.) “Complimenti comunque!

-       Bello questo documentario durato 3 ore con intervento/dibattito finale! (trad.) “Complimenti comunque!

-       A me non è piaciuto per niente, va beh, pazienza. (trad.) “Complimenti comunque!
 
Conclusa la dipartita dalla sede espositiva si ritorna a casa e si pensa che in fin dei conti la tua amica aveva ragione, non un granché le cose viste, pareti calpestate di asfalto e cemento sono e restano pareti di cemento e asfalto…
Non resta che esprimere le sensazioni e i pensieri delle cose viste, metterle su carta perché non sfuggano e ripensare alla semplicità delle percezioni miste a meraviglia e stupore filtrate con gli occhi della persona che ti ha accompagnato e alla fine ne risulterà un bel pezzo, uno scritto ironico e veloce, si, posso dirlo, ora si sono soddisfatto di me.

E si, ci sta proprio, che dire come conclusione?
Complimenti comunque!
Massimiliano Sabbion

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