Saturday, December 19, 2015

Il valore di un'opera d'arte. Patata e tartufo: compro dunque sono.


Un oggetto, quando lo si compra, è acquistato per un valore imposto dal mercato, dai costi di produzione, dalla diffusione, rincarato da chi lo distribuisce e corredato dalle tasse con cui è venduto.
Un oggetto, quando lo si compra, diventa di proprietà quando dal venditore passa poi all'acquirente, entra quindi nella quotidianità e nella casa di chi lo ha comprato, viene usato, mostrato ed esibito.
Un oggetto, quando lo si compra, lo si acquista per vari motivi: per uso personale, per esigenza e necessità o semplicemente per sfizio e gusto e piacere per comprare.

 
Dai beni di prima necessità a cui non si può rinunciare, all'acquisto compulsivo di paccottiglia inutile, allo shopping all'insegna de "lo voglio assolutamente lo voglio, non mi serve ma NON NE POSSO FARE  A MENO", non c'è una formula magica per chi compra e per chi vende, capita, si fa e si consuma.
Lo ha ribadito anche Barbara Kruger in molte sue opere "Compro dunque sono" quindi se io sono, io compro perché faccio parte di questa logica di scambio commerciale che avviene ogni giorno.

Non sempre si è dettati all'acquisto per cose piacevoli o di bellezza, a tutti sarà capitato di avere ricevuto a Natale qualche orrendo maglione o un'inutile candela o soprammobile senza arte né parte. Il gusto per il kitsch è sempre dietro l'angolo e contro quello non si può combattere!
Certo, i gusti son gusti, non si discutono, però un sano "e che me ne faccio ora di sta roba?" a tutti sarà capitato di dirlo, specie scartando un oggetto inutile e lontano dal nostro gusto personale.
Un oggetto. Anche un'opera d'arte è un oggetto, quante volte ci si sofferma a mirarne la bellezza e a disquisire su quello che rappresenta e propone? Si, però è un oggetto…

Si, d’accordo, ma non è solo un oggetto! È un insieme di cose che si ritrovano, assemblate in un'unica forma, sia essa quadro o scultura, e qui si sommano le emozioni dell'artista, le sue difficoltà, i suoi sogni conditi di speranza, la fatica, la voglia di esporsi e di dire al mondo esterno ciò che prova e quali sono i risultati di una ricerca ponderata.

 
Un gesto compiuto da Lucio Fontana, ad esempio in uno dei suoi numerosi "Tagli" o "Gesti", raccoglie la preziosità di un istante che può essere tradotta attraverso un valore economico stabilito dall'uomo, ma chi mai riuscirà a carpirne la tensione e lo squarcio prodotto dalla mano dell'artista? Si compra il risultato di un sorriso ma non il sorriso e ciò che lo ha scatenato: la delicatezza con cui un bambino regala un disegno è forse meno forte di quella di un artista che ha realizzato un concetto espresso in un'opera? Sul piano dei valori no, sul piano economico (forse) si.

Si comprano anche i silenzi che precedono l'opera, uno studio che può essere un affascinante e luminoso atelier o uno scantinato o un garage dove l'artista si rinchiude e crea.
È il silenzio delle ore che si susseguono fino alla realizzazione finale dell'opera quello che si porta a casa, un silenzio fatto di ripensamenti, di spazi riempiti, di dubbi.

Si compra l'emotività di un artista, la responsabilità di un acquisto non si può sminuire con un "ora è mio e ci faccio quello che ci voglio", l'oggetto in questione deve comunque essere trattato con rispetto e valore.

 
Leonardo da Vinci non era mai soddisfatto della realizzazione finale dell'opera e ci ritornava spesso e volentieri sopra per ritoccarla e rivederla, un pensatore seriale, mai pago e soddisfatto, per questo non istintivo e immediato ma cerebralmente uno che studia, macina, rimugina e ripresenta i suoi silenzi nelle opere.

 
Un pezzo d'antiquariato raccoglie la storia di chi lo ha avuto, il percorso all'interno della famiglia che lo ha usato e goduto, testimone di un passato e caricato di significati, quindi, quando si porta nella casa un vecchio oggetto si porta dentro le mura domestiche anche una parte della storia di chi lo ha posseduto.

 
Un manufatto serializzato fatto e prodotto in migliaia di copie dalla stessa macchina non avrà mai l'emozionalità stessa di un prodotto fatto e finito da un artista, anche se ci si ritrova davanti ad un oggetto, l'uno non ha la stessa vibrante creatività e struttura dell'altro.

 
Il fascino della Coca Cola di Andy Warhol, dove si riproduce un oggetto cult e di uso consumistico comune, sta allo scaffale come l'opera serializzata dell'Ikea sta bene sopra il divano in salotto: mi piace dunque compro, compro dunque sono (…Barbara Kruger docet).

Perché alcuni artisti e le loro opere sono così costosi e con prezzi tanto alti da sembrare inaccessibili e spropositati?
Per la stessa ragione per cui il tartufo d'Alba costa tanto e la patata no: sono rari, preziosi e ricercati. Grattugiare il tartufo è un gesto prezioso cui si deve il massimo rispetto, acquistare e dar valore ad un oggetto ha la stessa simbologia: preziosità e considerazione.

 
Le patate? Si possono mangiare tutti i giorni, forse anche più nutrienti e usate ma non avviene altrettanto con il tartufo, ogni tanto si ha bisogno di una piccola cosa preziosa per valorizzare l'esistenza.

La stampa dell'Ikea? Un piccolo oggetto di design contemporaneo ripetuto in centinaia di esemplari, l'opera originale di un artista è invece preziosa, unica e assorbe in sé il gusto per il piacere di un'appartenenza esclusiva e unica.

 
Il miglior collezionista (in tanti casi) non è colui che compra per investire il capitale ma chi acquista per valorizzare il proprio piacere, sia dal punto di vista estetico sia da quello emozionale.

Tutti i giorni si torna alle patate, pochi i rimanenti momenti per grattugiare un tarutfo…

 
Anche se, dalle righe che seguono, esistono le commistioni tra l'uno e l'altro elemento (patata e tartufo), così nella ricerca del valore e di ciò che piace ci può essere il punto di incontro. Se queste parole sono servite quanto basta a passare qualche minuto in riflessione, bene, altrimenti visto che non esistono formule perfette per la vita vi lascio la ricetta delle patate al tartufo, con la consapevolezza di aver fatto comunque qualcosa di utile.

Massimiliano Sabbion
 

PATATE AL TARTUFO

Ingredienti:

Per 4 persone

• 400 g di patate
• 40 g di burro
• sale e pepe q.b.
• tartufo nero q.b.
• succo di ½ limone
• Grana Padano grattugiato 

Salare una pentola d'acqua fredda e mettere le patate, calcolare, dal momento in cui l'acqua bolle 15 o 20 minuti circa. Scolate quindi le patate, fatele intiepidire, sbucciatele e tagliatele in fette di 3-4 mm circa di spessore.
Mettere il burro in un tegame capiente su un fuoco di media intensità e, una volta sciolto, unitevi le patate, lasciandole cuocere, rigirandole, fino a quando non risulteranno ben dorate.
Togliete le patate dal fuoco, guarnitele con tartufo bianco tagliuzzato o grattugiato, insaporitele con sale, pepe e formaggio grattugiato, condire con qualche goccia di succo di limone.

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