Tuesday, December 8, 2015

È Natale, si può illuminare di più. Potere delle luci e degli addobbi in città.


 
Le prime nebbie, il freddo, i vetri delle macchine che si ghiacciano, la perdita di sensibilità alle dita alla fermata dell'autobus quando si cerca di inviare un sms e lo schermo dello smartphone non risponde,  sciarpe e cappelli che non mancano mai, il gioco di rivoli di fiato che vaporizza quando si respira a bocca aperta, il naso che gocciola, le caramelle per la tosse...beh, si, è proprio arrivato l'inverno! Protratto a lungo colpa dell'alta pressione, da cambi di clima, dalla guerra al caldo estivo sopra la norma, ora si affaccia l'inverno e per me, come per la maggior parte della popolazione italiana, ci si accorge del cambio stagione anche per il pullulare di luci, addobbi, pubblicità in tv e manifesti che ci ricordano che arrivano le feste e il consumismo associato.

 
Si riscoprono sentimenti ed emozioni (falsamente) buoniste, tra associazioni da aiutare e banchetti gestiti da volontari che vendono stelle di natale e dolci,  quest'anno va pure di moda la salvaguardia dei valori e della tradizione con l'abolizione dei canti natalizi, delle recite scolastiche e dei presepi nei luoghi pubblici e nelle scuole. Fossero solo questi i problemi legati all'integrazione e alle culture diverse, va beh... altri orrori si compiono e tutti tacciono e sono palesemente visibili sotto gli occhi di tutti. Errori ed orrori che vanno a braccetto a favore di pubblicità fatta dalle amministrazioni locali o da enti privati che sponsorizzano grandi marchi fregandosene della deturpazione storica o culturale che si va a colpire.

 
Amareggiato come un novello Grinch, o meglio, disilluso come un nuovo Jack Skeletron non passino queste parole come "guerra al Natale" ma come ferma attenzione in un mese che si colora e si addobba anche di pensieri e punti di attenzione.

 
Nelle grandi città, pensando di fare cosa gradita al cittadino, si spande a macchia d'olio, oltre ai consueti addobbi natalizi e luci che colorano le vie, una nuova realtà tecnologica e modaiola: le luci proiettate sui monumenti, sui palazzi, sulle piazze.

Laddove svetta da secoli un antico palazzo carico di storia e di cultura, ora ci si ritrova un rivestimento di campanelli in movimento, di renne felici che saltano, di finti fiocconi di neve, di luci stratosferiche che si inseguono e poi il gioco si ripete senza dimenticare il grande marchio che corre lungo la facciata a ricordare a tutti che queste buone feste sono offerte da... con tanto di nome e logo. Giustamente l'installazione costa ed è pagata, ed è corretto ricordarlo al cittadino inebetito di fronte a cotanta finta bellezza.

 
Perché? Perché tanta bruttura in un colpo solo? Che male vi ha fatto la storia e l'arte? Serviva proprio evidenziare con queste gigantografie luminose la decostruzione di una storia e di palazzo o monumento che ha visto passare i secoli carichi di guerre, di patti di alleanza, di artisti e intellettuali, di semplici cittadini che si sono dati appuntamento sotto le sue mura? Un gioco di luci, se proprio deve essere offerto alla visione, perché non lo si pensa come vero e proprio regalo per la comunità mettendo in risalto, con la moderna tecnologia laser e coi colori, la struttura, l'informazione visiva e storica, attraverso per esempio con un'animazione per dare vita ad un antico passato?

 
Si sa che è natale, ce lo ricordano TUTTI i mezzi di comunicazione possibile e tutti i negozi lo sbandierano, quindi LO SO che stanno arrivando le feste di Natale, lo so io e LO SAPPIAMO TUTTI quindi quale necessità spinge a violare la storia e la cultura con questi "simpatici" giochi luminosi? Una statua che raffigura un personaggio storico come Giuseppe Garibaldi o Dante Alighieri rivestiti di fasci luminosi che li trasforma in novelli Babbo Natale significa togliere loro quella dignità e quel valore per cui il monumento è stato eretto.

 
Non si valorizzano con il consumismo luccicante e luccicoso arte e storia locale, lo si penalizza e spesso ci si ferma alla sola mera apparenza. Dovrebbe essere un'occasione per mettere in atto il coraggio di focalizzare intelligentemente il passato e l'eredità che ha lasciato per il futuro. Perché non utilizzare lo spazio proposto per mettere in scena i problemi legati alla manutenzione, ai finanziamenti che mancano, alla carenza di personale e regalare ai cittadini l'orgoglio di appartenenza alla propria città?
 
Invece ecco riunita tutta la cittadinanza: bambini incantanti dai giochi di luce, anziani stupiti di tanto colore, giovani che si immergono nella beata ignoranza postando selfie con alle spalle il residuato di quello che rimane di "quel palazzo che non so come cxxxo si chiama", signore fashion victim preoccupate solo di dare spiegazione ai mariti delle spese fatte, indaffarati e ingessati pseudo new manager al telefono distratti da tutto tranne che dal loro ego, generazioni varie perse in altri pensieri che, al posto di guardare luci ed ombre esterne, hanno le menti già cariche di altre luci e pensieri e sono invasi dentro sé in altre questioni...

 
E i commenti di varia specie si susseguono: stupore e meraviglia "wow che bello!", ironici e politici "ecco dove vanno a finire i nostri soldi", categorici e senza ombra di dubbio "Cos'è sta merda?", opposti tra loro "Io amo il Natale!", "Io odio il Natale!", cosi come per le amministrazione che o hanno fatto bene o hanno fatto male il loro lavoro di "decorativismo" natalizio.

 
Senza gli sponsor, senza i finanziamenti di privati non si potrebbero mai realizzare restauri e restituzioni pubbliche, non ci sarebbero scambi tra cultori del bello e ritorno mediatico e pubblicitario.

 
Ben vengano i moderni mecenati delle opere pubbliche, i finanziatori per aprire nuovi spazi e collezioni, avanti tutta con Prada, François Pinault, Benetton, Pirelli e le varie Fondazioni, Hangar e i restauri del Ponte di Rialto di Venezia ad opera di Renzo Rosso patron della casa di moda Diesel o di Diego Della Valle per il restauro del Colosseo di Roma.

 
Senza scomodare grandi nomi e grandi potenze economiche nel loro sapore di piccole imprese locali o enti privati come istituti di credito e supermercati, basta davvero poco: un catalogo finanziato, una pubblicazione, un'opera restaurata, un convegno. Tutti hanno diritto alla cultura, il poco è solo una goccia nel grande mare del sapere ma tutti hanno bisogno di nuove gocce per aumentare il sapere.
 
Non confondiamo le cose belle con le cose becere e pacchiane, tanto orrende sono certe scenografie e coreografie di Natale, così tanto inutile risulta camuffare le bellezze artistiche con  spettacoli di luci e colori da sfiorare il ridicolo e il kitsch, sono momenti photoshoppati che nascondo scelte amministrative sbagliate in nome di una cultura che in realtà non solo latita ma per dirla tutta, non c'è! Una persona bella è tale per la scelta di essere se stessa sempre, con i suoi pesi e le sue gioie, un palazzo sul quale si proiettano luci colorate al limite del ridicolo non è centro commerciale, è l'immagine storica della città.

 
Non creiamo falsi miti, non creiamo parvenze di cartapesta, nessun filtro, modifica e moda glamour nella visione, restituiamo dignità alle persone e al passato storico: migliorare non significa distogliere l'attenzione o essere quello che non si è, migliorare è dar valore, coccolare e coccolarsi, bearsi con gli occhi e con i sensi.
Luci e lustrini a valorizzare, ad addobbare, non a "pagliacciare" e a disincantare, l'effimero dura un attimo, il presente resta sempre visibile.

Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
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