Tuesday, November 24, 2015

Cinquanta sfumature artistiche. Cose da dire e non dire per sedurre con l'arte (Parte II)


 
Seconda parte del vademecum del perfetto seduttore ad una mostra d'arte con le cose da dire e non dire…

 
Davanti ad una tela nera con un puntino bianco nel mezzo (Kazimir Malevich)

DA DIRE

1.      La complessità della visione si accentua negandola, un genio.
2.      La solitudine, il perdersi nel nulla sostanziale del singolo è la complessità con cui emerge il punto di luce nel centro.
3.      Non bisogna vedere quello che c'è ma quello che NON c'è, vedere e guardare sono due meccanismi differenti.
4.      Energia, potenza, bene-male, luce-oscurità: dicotomia sempre presente tra vita-morte.
5.      Rappresentare il vuoto equivale alla creazione dello spazio, elementi che si identificano nel concettualismo contemporaneo.

 DA NON DIRE

1.      Ah beh! Già di Picasso non ci capisco nulla figurati di questo!
2.      Dato che ha dato sta botta di nero che serviva quel punto bianco?
3.      Se ti rompi le balle siamo ancora in tempo per farci seratina e un paio di spritz…
4.      Secondo te lo hanno pure pagato sto quadro?
5.      Come imbianchino di certo non avrebbe avuto un futuro.

 
 

Davanti ad una tela cubista (Pablo Picasso)

DA DIRE

1.      La vera rivoluzione contemporanea: vedere oltre la dimensione.
2.      In un unico piano la totalità dell'opera e della forma, il colore csi fonde con l'aria circostante e tutto prende vita, nulla è paragonabile alle scoperte artistiche come quest'opera.
3.      L'apparenza e la presunzione di fissare sulla tela un carpe diem decade di fronte alla tridimensionalità e al dinamismo che ne scaturisce.
4.      Il Cubismo, l'inizio del contemporaneo, qui si fa la storia dell'arte, nulla è paragonabile alla forza creatrice che ha squarciato i tempi.
5.      Le relazioni tra le arti precedenti e quelle future si basano sulla velocità, sul movimento e sulla compenetrazione dei piani. Comporre a "cubi" è solo un altro modo di vedere il mondo.

 DA NON DIRE

1.      È astratta vero? A te piace?
2.      Certo che sto Picasso aveva delle modelle spigolose e?
3.      Da che parte si guarda?
4.      Mio cugino che fa le elementari è decisamente più preciso nel disegnare.
5.      Oh ma l'hai vista quella che chiatta? E lui? Con la pipa e il giornale sottobraccio…

 
 

Davanti a dei gelati rivesti di pelliccia sintetica e colorata (Claes Oldenburg)

DA DIRE 

1.      È l'esempio della Pop Art che rende riconoscibile l'oggetto all'uomo della middle class spiazzandolo nella sua riconoscibilità oggettiva.
2.      Colori, visibilità sconvolgente, opere giganti e fuori contesto: è la pubblicità che si fa arte o l'arte che si fa pubblicità?
3.      È la raffigurazione visiva del mondo contemporaneo fatto di consumismo, materialismo e diffusione dell'oggetto come status in quanto ciò che è ci appartiene e ciò che ci appartiene è.
4.      Pop Art non è solo Andy Warhol è decontestualizzare l'oggetto e renderlo arte per la massa, non di sole coca cole si nutre il boom degli anni Sessanta.
5.      Un gelato lo mangi, una pelliccia sintetica la indossi, qui i ruoli si fanno confusi, il rapporto caldo e freddo cozzano a favore di un'arte che riprende l'oggetto restituendone solo la bellezza estetica ma non il suo utilizzo.

DA NON DIRE 

1.      Sembrano i lavoretti che facevamo all'asilo dalle suore.
2.      Ah ma non sono gadget del museo? (dopo aver toccato l'opera e fatto scattare l'allarme).
3.      Prova a leccare un gelato cosi sai peli che ti restano sulla lingua… (voleva essere una pseudo battuta erotico-sexy).
4.      Pop Art? tipo Andy Warhol che fa la Marylin no? So qualcosa anch'io di arte.
5.      Chissà canne che si sono fumati in quegli anni poi…

 

Davanti ad una scultura falliforme (Sarah Lucas) 

DA DIRE 

1.      Se togli l'eccesso, le carni, le forme rimane solo la filiforme essenza simbolica di un gigantesco monolite.
2.      È la rappresentazione della natura venerata come forza creatrice nelle culture primitive, il simbolo della rigenerazione e fecondazione della stessa Terra.
3.      Una bella battaglia tra Freud ed Hegel nella sensualità della riproduzione a carattere inconscio.
4.      Forme pure, forme primarie come se il più puro astrattismo avesse incontrato le forme surrealiste misto ai segni-disegni di Mirò e di Klee: tutto è forma.
5.      Uno spazio unico in cui svetta fiero il simbolo fallocentrico dell'onnipotenza dell'uomo che ne fa suo monumento.

 
DA NON DIRE 

1.      Ah però! Ti piace e? (sorridendo maliziosi)
2.      Conosco chi apprezzerebbe questa scultura e magari 'sta arte piacerebbe molto.
3.      E poi dicono che il porco e perverso sono io! E questo? Paghiamo per vedere i suoi problemi col sesso?
4.      A quelli della Lega piacerebbe non poco.
5.      Ma guarda: un cazzo! Ah ah ah…È un cazzo? Vero?

 
 

Davanti ad un estintore numerato (...estintore si ma qui opera di Tony Gallo)

DA DIRE


1.      La forza dell'oggetto risiede nel toglierlo dal suo contesto e farlo pezzo d'arte ponendo così l'attenzione sul prodotto stesso.
2.      Perché la qualità artigianale di un oggetto si è spostata definitivamente verso una produzione seriale e industriale? La risposta è davanti ai nostri occhi.
3.      Mettere l'opera in uno spazio a se stante, isolata dal resto è focalizzare quella poetica dadaista di Marcel Duchamp sull’object trouvé, ora si è costretti a notare e decodificare l'oggetto.
4.      Arte è dare attenzione alla quotidianità obsoleta e scontata.
5.      Perché l'estintore? Semplice! Perché è la causa della fine del fuoco, un simbolismo che ci invita a riflettere come l'arte che brucia viene alimentata dalla forza delle idee e soffocata dalla censura. 

DA NON DIRE 

1.      Questo è un estintore? È simile.
2.      Per me è un estintore…
3.      Che ti affanni a cercare l'etichetta per capire chi è l'artista? Non vedi che è un estintore?
4.      Ripeto: per me è un estintore! Dai andiamo che ho fame.
5.      Se hanno la cartolina al book shop te la compro e regalo ma per me è un estintore. 

 
Se superate la prova delle mostre d'arte, rendendo piacevole la conversazione e giocando in maniera ironica, divertente, provocatoria e attenta il vostro appuntamento, forse si terminerà a buon fine, in mancanza d'altro una buona dose di arte e cultura e di errori da non ripetere saranno segnati per le prossime future uscite.
Il bianco e il nero, in fondo, sono due colori, due categorie estreme, ma nel mezzo si estende una sconcertante serie di sfumature di grigio.
Ps: riguardo all'ultima opera in mostra, stavolta avete ragione voi: è un estintore.

Massimiliano Sabbion
 

Vecchiato Arte S.r.l.

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