Tuesday, October 6, 2015

Performance dello stupore: Perfect! Tutto è arte (in)compiuta


 
Esistono canoni estetici per l’arte contemporanea? Esiste la possibilità che tutto quello che è presentato possa essere considerato arte? Quante volte ad una mostra ci si trova nell’imbarazzo totale nel chiedersi quale sia, ad esempio, l’estintore e quale l’opera d’arte? E che dire poi dei vuoti cosmici che corrispondono a stanze completamente sgombre? Sgombre da ogni pensiero e da ogni oggetto e ci si chiede “Beh? E cosa sono venuto a vedere?”, si, perché in fondo spesso una stanza libera da oggetti è comunque sempre una stanza da riempire.


 
Dai concerti del silenzio di John Cage, alle performance di Hermann Nitsch o Marina Abramovic, alle provocazioni di Maurizio Cattelan e Damien Hirst, ai colori e alle giocosità di Takashi Murakami, tutto si mette in gran calderone di dubbi, risposte incerte e domande: cos’è l’arte?


 
Domanda che si riproporrà ora, domani e fra anni. Arte è tutto ciò che esprime la creatività comunicativa attraverso i mezzi messi a disposizione, attraverso il corpo, le emozioni e anche attraverso il nulla, il vuoto.

Il vuoto... ma il vuoto assoluto non esiste e il fatto di confondere l’estintore per una moderna scultura o la parvenza di un vuoto totale in cui al centro si trova lo spettatore è considerato sempre un modo di fare arte. Certo, se ripetuto e senza altre mancanze di idee la cosa può far fare due pensieri e due conti in tasca a chi l’ha creata e organizzata: una stanza vuota? Beh potevo pensarci anch’io! Nessuno lo nega e nessuno lo trova sbagliato. Pensaci, agisci, crea e, infine, distruggi.


 
L’errore sta nel volere replicare all’infinito le solite e inutile “performance dello stupore”, ma chi bisogna sorprendere o disorientare? Nel mondo contemporaneo si è visto di tutto e proposto qualunque cosa, quindi nulla ci sconvolge o fa paura o coglie impreparati, casomai infastiditi per paura di essere presi in giro o al massimo trattati senza rispetto. Non è detto che un artista debba per forza lanciare un messaggio dei tempi o dar voce al popolo, se si deve comunicare oggi ci sono mille altri modi per farlo, dai social network, alle chat, ai video, al silenzio assoluto.

Nessuno chiede il parere di nessuno, l’opinione generalizzata e condivisa globalmente raggiunge in un lampo tutti i campi e tutti gli spazi: una gaffe, una battuta infelice, un gesto inappropriato diventa subito condivisibili, fagocitati, inglobati, digeriti, criticati, apprezzati o odiati e poi…irrimediabilmente dimenticati.

 
Fare l’artista, scrivere di arte, vivere di questo mestiere sembra sempre più difficile quando la creatività manca o quando le cose da dire sono già esaurite in partenza. Lo spirito di ripetere gli stessi errori della storia, di sbagliare e ricominciare, di vivere le stesse basilari emozioni personali e quotidiane non cambieranno mai e ci saranno sempre artisti pronti a esaltare o denigrare l’amore, la pace, l'odio, il dualismo del bene e del male e noi spettatori?

Noi spettatori, i veri protagonisti pronti a insultare, criticare, schifare, amare, esaltare, taggare, condividere, cestinare, meravigliarci e stupirci di fronte alla stanza vuota ricolma di idee e di realtà viste, ripetute o celebrate ex novo per chi ancora deve imparare e vedere con gli occhi e con l’anima.

 
Non a tutti si piace, non sempre la creatività è ripagata, gli sforzi si possono tramutare in un brutto incidente visivo come spesso accade a molte opere, altre volte la banalità dell’azione prende il sopravvento e diventa un’opera celebrata e mitizzata.

Perché nella sala del Louvre di Parigi dove si trova la Gioconda di Leonardo da Vinci è colma di spettatori estasiati e altre opere vengono (più o meno) snobbate? Forse perché il mito raggiunge e supera la bellezza storicizzata, spesso poi derisa da altri artisti o citata e sopracitata come nel caso di Banksy e di Marcel Duchamp prima.

Il patrimonio artistico non è fatto di celebrazioni e “scrigni d’arte” da ammirare e conservare, ma è l’insieme del sapere, della cultura e della diffusione che serve a capire il passato per vivere appieno il presente. Il futuro? Si costruisce o demolisce ma non si pianifica.

Quindi, abolire il contemporaneo e denigrarlo significa non rispettare il proprio passato: siamo come siamo e dove siamo proprio per la somma degli errori e conquiste effettuate, non si è né peggiori né migliori di una volta, si è uomini e, in quanto tali, fallaci e straordinari.

Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
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