Tuesday, October 20, 2015

Artisti e arte. Un altro punto di vista, un'altra prospettiva


 
Libri, critici, pezzi di articoli, recensioni, interviste e quanto altro sia social e comunicazione si mettono sempre dal punto di vista dell'opera d'arte e della mostra.
Tutto è sezionato quando si parla un linguaggio nuovo come decodifica di una serie di segni e bisogni che servono a focalizzare ciò che ci viene presentato. Lo spettatore è il responsabile e fruitore primario di tutto quello che l'artista per mesi, anni e frazioni di ogni studiato secondo ha messo in scena per il pubblico.
 
Una scultura, un quadro, un video o una performance si espongono ai giudizi e alle persone che, appassionate o meno, si ritrovano nel fatidico giorno del vernissage di un evento.
Le istituzioni ringraziano, si propongono, si espongono, i collezionisti e galleristi si mostrano, i curatori e i critici parlano e spiegano, volano su ali di fantasia, esplicano le sensazioni e i motivi del percorso visivo dell'artista. E tutta la folla intervenuta ascolta interessata, se ne frega, si ingozza al buffet, gira curiosa o indifferente, polemizza, crea spettacolo e confusione, tutto a favore dell'Arte e dell'artista.

 
Si, l'artista, il personaggio mitizzato che ora è al centro dell'attenzione, impegnato a posare per foto ricordo ("io c'ero e mi sono fatto fare la foto con lui!"), per interviste, per domande inappropriate o addirittura fuori luogo in uno spazio che non è quello adatto ("la sua pittura ricorda i primi Monet: che ne pensa della pace in Medioriente?"), cammina godendo del successo e delle cose, incrocia sorrisi e sguardi e si ritrova in mezzo al tutto, in mezzo al niente.

 
L'artista, confuso e sballottato, un poco troppo vezzeggiato, sempre col pennarello in mano a supplire le richieste ("Maestro me la fa una dedica sul catalogo? Me lo lascia un disegnino?"), gira tra le opere, tra i suoi pezzi di storia e di vita e si chiede quanto la gente riesca a capire quello che vede.

Nessuno prima ha ascoltato le parole del curatore, un brusio fastidioso ha accompagnato il caos totale tra risa, parole, suonerie di cellulari impazzite, a nulla è valso il "Per favore un attimo di silenzio, lasciamo presentare la mostra!", neppure i microfoni hanno sopperito il vociare intenso della gente, poi, se anche questi ultimi saltano e la voce si spezza all'improvviso, il gioco è perduto…

 
E l'artista? Rimane lì, beato e soddisfatto a godersi il tutto, il lavoro è stato terminato, le opere dopo ore di attesa sono state sistemate, collocate nel punto giusto tra compromessi e posture che aggradino un poco lui, un poco i galleristi, un poco i collezionisti, il tutto accompagnato da luci e gli spazi per valorizzare e risaltare il lavoro finale, tutto compiuto.

Poi arriva l'inizio del gran finale, dove a farla da padrone e star sono loro, gli artisti.
Artisti che amano entrate trionfali ed egocentriche, artisti timidi e schivi, artisti supponenti e antipatici, artisti accomodanti e comprensivi, artisti capricciosi, artisti che non parlano e lasciano sia il lavoro finale a dire le cose.

 
Ma poi è irrimediabile richiedere la parola a colui che ha creato e realizzato le opere: il trionfale ed egocentrico comincerà con un bel "IO ringrazio me stesso", il timido e schivo proferirà un sussurrato "Grazie", gli antipatici e supponenti, insieme ai capricciosi, esordiranno con un bel rifiuto facendosi pregare a concedere qualche sillaba oltre ai loro suoni onomatopeici fatti di "Sgrunt! Uff! Grrr!", quelli che non parlano per lasciare spazio ai loro lavori spesso o sono quelli morti o sono presenti, vivi e vegeti, ma senza dubbio i migliori: quello che si doveva dire è davanti agli occhi di tutti, parlare è solo aggiungere parole alle parole.

 
Tanti i punti di vista, tante le forme per esprimerli, tante le persone, troppe le parole, molti gli atteggiamenti, bisognerebbe davvero sovvertire il mondo artistico lasciando a volte solo che il silenzio cali e allora i messaggi, i codici, i linguaggi, tutto diverrebbe più semplice, in fondo, quello che importa in arte è far dimenticare la folla, le realtà materiali, pure gli stessi artisti, ciò che rimane è la materia intrisa di luce e di aria, grondante contemporaneo quotidiano per un futuro prossimo da ricordare.

In una parola? Arte.

Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
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