Tuesday, September 22, 2015

Quando i discorsi sull'arte si trasformano in arte del discorso


 
"In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente"
 (Ludwig Wittgenstein)

 
"Torsione, sensualità della materia e dinamismo rinviano alle scandalose sperimentazioni di Medardo Rosso sull'Informale, evidenti i richiami alla statuaria barocca e all'archivio della memoria in cui ritroviamo anche la riproduzione dell'Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini".
Bene, letto tutto? Questa riportata è una critica esposta all'ultima Biennale d'Arte di Venezia come dicitura di spiegazione vicino ad un'opera all'Arsenale nel Padiglione Italia, ovviamente non dirò di quale artista si tratta, né di quale opera in questione e neppure di quale critico ha lasciato ai posteri tale dicitura.

 
Perché lo faccio? Per creare suspance e curiosità e soprattutto per lasciare un minimo di voglia di scoprire e di mistero sul caso del cosiddetto VOLO PINDARICO.
Si, quel volo che parte verso l'infinito e non si ferma mai davanti a niente e dove si sproloquia e continua senza dire nulla di più, o nulla di meno, rispetto a quello che in verità si dovrebbe dire. Perché? Perché per dire quello che dovevo dire e dirlo come dovevo dirlo l'ho detto a dovere...cioè? nulla, fuffa. La sacrosante e inutile FUFFA che ritorna e si fa presente.

 
Quante volte si parla senza dire nulla? Quante parole al vento inascoltate o scritte si ritrovano? Alla fine chi si trova come spettatore ha tra le mani di chi ha prodotto il NIENTE, se ne esce spiazzati e per non far brutta figura e dire a voce alta IO NON C'HO CAPITO NIENTE si tace e si prosegue.

Mi spiace, ma sono contro coloro che dicono cose che alla fine non portano a spiegare veramente quello che si vede. L'arte contemporanea ha sempre bisogno di decodifiche e di simbologie che devono essere spiegate poiché il solo valore estetico risulterebbe poca roba al suo confronto.
Non esiste bello o brutto in arte ma solo quello che a nostro parere piace o non piace, come ad esempio…i cavoli! Possono piacere o meno ma non sono né meravigliosi né disgustosi: o piacciono o si odiano, nessuna via d'uscita.

Un piatto di cavoli amari da mandar giù non piace a nessuno, meglio che siano altri a mangiarli, diventano una sorta di...cavolacci suoi! Appunto, perché anche in arte è cosi, i bocconi amari esistono, eccome se esistono! Davvero ci si trova di fronte ad artisti od opere di cui non si sa cosa dire, come dirlo, cosa commentare o semplicemente dire "a me sta cosa sembra una merda!" (davanti ad un Piero Manzoni ci sta...), forse lo è a tutti gli effetti e non possiamo dar torto allo spettatore.


Se uno canta male, canta male! Non ci sono mezzi termini e il critico musicale, produttore, giuria tutta può dire che la voce ricorda le profondità sonore dell'uno o l'altro artista ma ala fine ripeto, se uno canta male, canta male. Momenti di gloria passeggera, ma si sa, Andy Warhol lo aveva profetizzato "in futuro ognuno avrà 15 minuti di fama".

 
Sfoggiare un appiglio di grande capacita e cultura citando o chiamando in causa correnti, movimenti, artisti, spesso non aiutano, anzi si ottiene l'effetto contrario con il rischio di ridicolizzare ancora di più l'artista in questione e facendo rivoltare nella tomba coloro che si citano.

E già...i discorsi sull'arte arrivano a definirsi arte del discorso poi, più bravi si è a inventarne le sorti e a districarsi tra una marea di sinonimi, frasi aperte e sospese verso qualsiasi apertura ed interpretazione più il pubblico conceptual chic si ritroverà spiazzato nell'accettare ciò che vede.

 
Lo diceva anche Totò in "Totò, Peppino e la... malafemmina": "...noi vorremmo sapere... per andare dove dobbiamo andare... per dove dobbiamo andare? Sa, è una semplice informazione". Esatto! Bingo! È una semplice informazione: che cosa stiamo vedendo? Di cosa si parla? Quale messaggio è dato e cosa devo recepire?

Sia chiaro, non tutti gli artisti lo fanno, non tutte le opere d'arte sono necessariamente portatrici di verità e di significati, alcune cose sono banalmente belle così come sono senza troppe spiegazioni, come una stella alpina incastrata tra le rocce, è bella e non si chiede altro né quale significato ha o perché è nata proprio li. Altre volte è necessario spiegarlo, altrimenti una donna grassa e sudata seduta su una sedia può essere scambiata per un'installazione vivente come nel caso di Anna Longhi interprete del film "Dove vai in vacanza?" nell'episodio "Le vacanze intelligenti", diretto e interpretato da Alberto Sordi, oppure uno squalo sotto formalina rimane uno squalo sotto formalina e non un'opera miliardaria di Damien Hirst.
 
 

 
Togliere il pensiero scritto e il discorso critico è come voler mangiare scondito, si apprezza il gusto naturale delle cose ma manca sempre qualcosa...

Molti artisti pensano di dover fare a meno del testo e della spiegazione critica, a volte hanno ragione, altre sbagliano di grosso e le loro opere diventano fallaci e mendaci le parole.

Tante volte (non vorrei citare ancora la Biennale d'Arte di Venezia ma visto che ci siamo...) di fronte ad una performance, al buio della sala dove riecheggiano suoni e rumori prodotti da due corpi nudi uno di fronte all'altro e sprazzi di luce di un piccolo monitor si fa spazio la domanda: "ma cosa voleva dire l'artista con questa installazione?", la risposta è stata: l'artista lascia la libera interpretazione al pubblico, ognuno dice e pensa quello che vuole e che crede di avere detto e visto. Cosa??? Basito solo io a quanto pare? Si! Eeeh no mia cara artista cubana (ops...mistero svelato: ) te non puoi cavartela così, oggi si ABBISOGNA di sapere e di capire.

Lasciare tutto al caso interpretativo no, non è corretto, è un discorso troppo facile e scontato. Prendersi gioco del pubblico a breve termine conduce a risultati pessimi, dall'ironia si passa alla stanchezza, ad essere poi ridicolizzati e presi in giro. La comica Virginia Raffaele nella sua performance di "Performance" di Marina Abramovic ne è l'ultimo degli esempi.




Di concettuali e concettualismi non se ne ha mai abbastanza, si cerca e si ricerca ma le emozioni, anche negative e frustranti sono sempre emozioni. Non hai nulla da dire o da spiegare? Dillo! Spiegalo! Fallo! Perché anche spiegare il "niente" è difficile, arrivare a farlo ad ARTE e con ARTE è impresa ancora più dura.

 
Cosa resta poi di una serie di parole buttate su carta o su qualche cartiglio di spiegazione? Letto, riletto, non capito, lasciato andare...il compito è finito. La delusione resta, la bocca si impasta di cavoli amari che ora non sono più solo tuoi, sono anche miei. 

Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
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