Tuesday, September 29, 2015

Genialità e fortuna: esistono i colpi di geni ma anche le botte di c…


La fortuna non c’entra quando ci si trova davanti ad un artista e al suo lavoro, o meglio non solo quella, non ci vuole solo la Dea bendata che deve far scaturire valanghe di parole a decantare le opere e la critica ma soprattutto coinvolgere-sconvolgere il pubblico.

Ci vuole bravura, spesso si dimentica questa parola: genialità e bravura che, se per i pochi artisti di fama mondiale, coincide con il riconoscimento globale e valanghe di premi, per altri sta a significare un percorso fatto di gavetta, di studio, di umilianti mostre presentate alle sagre di paese o in qualche buio luogo adibito a spazio espositivo, ma, ricordiamo, che anche gli Impressionisti cominciarono dal basso, anzi no, dall’alto, esponendo in un sottotetto nel 1874.
 


Non esistono colpi di genio (o di culo), certo, servono anche questi ma in realtà “non di solo pane” e non di sole pene vive l’uomo, l’artista.
Il lavoro che viene giudicato, criticato, demolito, valorizzato e compiuto nello spazio che va dalla visione alla realtà di formulazione del pensiero decreta la buona riuscita o meno di una mostra, di un’opera e altro.
Tanti “No grazie” aiutano a capire dove andare e cosa fare, Seneca diceva “Vuoi essere felice? Studia!”, esatto! Studia, impara da chi è migliore di te, concentra le tue attenzioni e assorbi, fagocita, vivi e incrementa il tuo “fare artistico”.
Un moderno murales lo ricorda attualizzando Seneca nel contemporaneo: “Fotti il sistema…studia!”, parole aggiunte ne risulterebbero superflue.

Se come artista vale la pena di essere ricordato e citato, addirittura copiato, questo ti fa onore e ti dà la possibilità di essere riconosciuto e apprezzato (anche odiato e invidiato perché no?), ma allora la botta di fortuna poco serve e passato il momento di “cresta sull’onda” che cosa rimane? Resta un artista lasciato a se stesso con le sue opere sterili e di convinzione emozionale poco esaustiva, un artista sull’orlo della crisi depressiva, senza idee che colpevolizza il mondo e gli altri (pubblico, critici, gallerie, istituzioni) perché se è vero che “chi è senza peccato scagli la prima pietra” il primo mea culpa dovrebbe farlo proprio lui: l’artista. Forse la colpa non sta nel fatto che non si viene valorizzati e criticati a dovere perché forse non è proprio il caso che si sia valorizzati e criticati, forse non vali un tubo!


La verità spesso è fatta di bocconi amari e di tanti sbagli, un soufflé smonta facilmente e su dieci fatti almeno un paio sono buoni, ogni tiro con l’arco non necessariamente va a buon fine, fare centro è difficile, prepararsi per farlo presuppone impegno e fatica.
 

L’artista dovrebbe farsi interprete della società e lasciare un segno dei tempi? Forse. A volte si comunica anche solo per il piacere di farlo, ma quando tutto diventa criptico e assolutamente incomprensibile e non si capisce dove si vuole parare allora siamo di fronte ad un artista che ha fallito e se questa è la società che rappresenta, specchio dei tempi, allora anche come società si è falliti.

Fare presenzialismo alle mostre, essere sempre in contatto con tutto e tutti, aumentare il numero dei mi piace in Facebook, cercare di aumentare i follower in Instagram o Twitter con la convinzione che “più ci sono più valgo” è uno spreco di tempo. Nella realtà (e non nel virtuale) quando conosci qualcuno non gli dici “vuoi essere mio amico?”, “ti piaccio?”, “che ne pensi di me?” le cose invece accadono e non servono le parole né le conferme.
 

Seguimi!” è la parola più infelice che si possa digitare nel web e nei social network… ha il sapore dell’ultima spiaggia e del disperato che ha assolutamente bisogno di “esserci”.

Certo, la visibilità conta, ma se sei visibile e non hai nulla da dire a che servono gli adepti? Già ci sono quelli “famosi per non essere famosi” (trad.: coloro che non sanno fare una mazza!): tronisti, riesumati dai reality show, Paris Hilton & c…



Quello che serve veramente è suscitare interesse, essere interessante e senza chiedere nulla a nessuno le persone, i commenti, gli apprezzamenti e i follower arrivano. Perché?

Perché hai avuto la “fortuna” di avere “un colpo di genio”: studiare, perseverare e soprattutto essere te stesso.

Massimiliano Sabbion
 
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
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