Wednesday, August 5, 2015

La visita alla mostra. Avventura di un quotidiano giorno d'arte (PARTE I di IV)

 
"Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero possibile di angolazioni"
(Ari Kiev)
 
Le offerte culturali rivolte al pubblico spesso nascondono insidie inimmaginabili, sovente si tralasciano difficoltà e ostacoli a favore di una visita ad una mostra/museo/evento.
È il pubblico che fa la differenza ed è il responsabile del successo o meno di una buona mostra, il passaparola conta e la pubblicità per quanto martellante e programmata sia se non è accompagnata da un buon riscontro di massa, beh…conta poco.

Organizzare una mostra, un evento, non è mai semplice, ma non ci si richiede la facilità nelle cose, si ricerca sempre lo sforzo comunicativo e visivo accompagnato da una buona dose di intelligenza e preparazione perché ciò che si offre allo spettatore sia poi apprezzato.
Il visitatore, a cui tutto si rivolge, a lui sono dedicate queste parole e questo resoconto di una giornata culturale.
Cosa rimane alla fine del percorso? Cosa resta di una giornata tra arte e cultura? Si ricorderanno il capolavoro visto, la città sconosciuta e vissuta per quel frangente di tempo in cui si è soggiornato, si rivedranno le foto e si ripenserà a ciò che si è provato e passato, ma cosa succede veramente quando si visita un evento?

 
Prima di tutto, come tutte le cose che hanno bisogno di tempo, "l'avvento dell'evento" lo si progetta e pianifica, magari con largo anticipo che varia da pochi giorni a mesi ma spesso anche solo d’impulso, e se decidessimo che la settimana prossima si va alla mostra? Ok! Fatta, il progetto abbia inizio.
Scelto l’evento da visitare e con tutta la buona volontà che ci contraddistingue, ci si programma e si pensa al viaggio per raggiungere la tanto desiderata esposizione, primo problema che si presenta: come arrivarci? Con che mezzo andiamo? In auto sembrerebbe la soluzione più ovvia e veloce, ma spesso i parcheggi sono cari, distanti, non sempre si conoscono le strade e la città, c'è il rischio di multe e ZTL, no no, dai ovviamo per i mezzi pubblici.

Cominciamo con il treno: prenotazione del biglietto online e, dopo vari tentativi di username e password, schermate in attesa, blocco carta di credito, stampante che non va, il biglietto è pronto e si è fortunati si becca pure un'offerta legata al giorno in cui faremo il nostro viaggio, poi, spesso, non si sa mai, il biglietto del treno vale come sconto per l'ingresso della mostra.
Il giorno della partenza si arriva alla stazione con l'auto nel parcheggio più vicino, dove,  con pochi euro, si garantisce la custodia ma si declina ogni eventuale responsabilità, e ora via verso la stazione di corsa prima di perdere il convoglio ferroviario!

 
Ma…calma, inutile affannarsi, il treno ha un ritardo di 10 minuti, ah ecco, tutta una corsa per scoprire un ritardo di 10 minuti, 10 pallosi minuti che… salgono poi a 15.
Ok, va beh aspettiamo, la voce dell'altoparlante comunica l'arrivo del nostro treno al binario 3, come??? Ma se siamo al binario 5! Eh già ma col ritardo cambio di binario, vai di corsa & affanno giù per le scale del sottopassaggio, via verso il binario 5, sali le scale, arrivi trafelato, sbagli carrozza, scendi, riprendi la carrozza giusta e…per un pelo! Il treno, affollato, si muove ma almeno si parte, con l'aria condizionata in questa afosa giornata ovviamente rotta.
I nostri vicini sono dei ragazzi di colore che passano il tempo al cellulare urlando nella loro lingua, non capisco se sono incazzati o se parlano cosi normalmente, va beh fa niente, io li guardo incuriosito da un idioma che non conosco ma si rischia di essere tacciati di razzismo, già, razzismo,  solo perché si è curiosi? Allora sono razzista visto che sono curioso e vado a vedere una mostra d’arte oggi, l’arte mi incuriosisce, quindi sono razzista.

Va beh, saranno i pensieri dettati da questo caldo, si studia un po' a mo' di ripasso la mostra che andremo a vedere, poi il depliant diventerà comodo alleato per l'aria soffocante della carrozza: un fresco e improvvisato ventaglio fatto con la cultura.
A nulla valgono le lamentele per l'aria irrespirabile con il controllore che risponde serafico "e-io-che-ci-posso-fare?", ovvio nulla, ma sarebbero gradite delle spiegazioni e delle scuse, un semplice atto di gentilezza insomma, in fin dei conti caro il mio "obliteratore" rappresenti la tua azienda, ma fa troppo caldo per lamentarsi e polemizzare, quindi la prossima volta auto, garantito!

 
Si arriva comunque con somma gioia e fortuna a destinazione, si scende e ci si orienta un po' e, dopo un caffè in un frenetico bar centrale, si prende la via lastricata di frecce e indicazioni per la mostra, per scoprire poi che il percorso è stato studiato per passare “ad hoc” per la città per portare turismo, economia e far conoscere nuovi luoghi, va beh la mossa ci sta, ma ci si impiega il doppio ad arrivare!

Approdati alla biglietteria dell’evento eccola lì, la coda, che a vista si fa kilometrica e le soluzioni sono due: o aspettare che a piccoli gruppi si avanzi e si arrivi alla biglietteria oppure prenotare con anticipo online, fatto!
La prenotazione online è servita per evitare la fila, anche se non è stato facile, grazie al server sempre occupato e ai vari tentativi andati a vuoto, il risultato è stato una serie di sbraitamenti tra pc e mouse sbattuto sul tavolo nervosamente, entrambi ignari e incolpevoli del nostro "dramma": prenotare online comporta attacchi di bile, è inutile anche il call center dove o cade la linea dopo minuti di attesa e musica soporifera o risulta sempre occupato.

Presentando il nostro coupon alla biglietteria INGRESSO PRENOTATI si passa tutta la fiumana in attesa e, non lo nascondo, ci si sente privilegiati e osservati con invidia: l'ingresso è quasi immediato.
Fornite le indicazioni sulla mostra viene consegnato il biglietto d’ingresso e ci viene dato un depliant con il percorso e le opere più significative, allo sportello della reception ci ricordano, stancamente e infinitamente: NO CELLULARI, NO FOTO.
(fine parte I)

Massimiliano Sabbion


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