Tuesday, July 7, 2015

Religiolus: Arte e blasfemia, giochi tra i santi e i fanti



"Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati,
e con la misura con la quale misurate sarete misurati"
(Matteo 7, 1-2)
Recita un proverbio dal sapore popolare “Scherza con i fanti e lascia stare i Santi” monito a non parlare con leggerezza di religione, di Dio e Santi o di qualunque cosa venerabile.
Perché? Perché arrivare a calpestare il senso di religiosità e di credo spesso coincide con la percezione del pudore e della civiltà che è osteggiata e presa in giro: si segna una mancanza di rispetto delle regole del vivere civile in mezzo ai propri esseri.
Credenti o atei che si sia le religioni sono un insieme di "sistemi simbolici" dell'esistenza umana e per questo seriamente rispettate: nel nome dei vari Dio si è fatto del bene all'uomo ma anche tanto male e la religione, "oppio del popolo" come ricordava Karl Marx, è parte integrante della civilizzazione dell'uomo.
Appurato che Dio ha creato l'uomo e l'uomo ha creato Dio, utilizzare la religione per crociate contrastanti di messaggi sessuali, civili, capri espiatori e risposte sull'esistenza umana porta all'innegabile forza per la civilizzazione nella storia umana: spesso in nome di Dio i cambiamenti storici ne sono la causa scatenante.
Nella religione cristiana cattolica l'uso della fede nel corso dei secoli ha prodotto errori ed orrori "nel nome di Gesù" andando contro il messaggio iniziale lanciato dal suo fondatore: amatevi gli uni con gli altri, la violenza del cristiano in nome della sua fede fa di lui quindi un "anticristo"?
È come dire, per citare John Lennon, "Combattere per la pace è come fare sesso per la verginità", le cose insieme non collimano.
 
Ci si trincea dietro la "libertà d'espressione" per sbeffeggiare in primis la fede cattolica fatta di (troppi) simboli, cristiani e storia.
Non è una gran novità o scoperta del mondo contemporaneo, spesso un'immaginazione debole e poco fantasiosa porta ad un cinismo senza lampi di genio: facile dar scandalo e usare banalmente l'idea del blasfemo quando mancano le idee.
Ma non sempre il risultato è dovuto a carenza di concetti, spesso si cerca con la provocazione di lanciare veramente l'attenzione su un focus importante, lo è stato il caso delle vignette di Georg Grosz, che rappresentò un “Sismogramma della prima guerra mondiale, un moderno Cristo dotato di maschera a gas e dadi in croce” che, nel 1928, gli valse un processo per blasfemia.
 
 
Gli esempi sono molteplici: dal crocefisso immerso nel piscio dell'artista Andres Serrano, alla rana crocefissa di Martin Kippenberger o l’autoerotismo con la croce nel film di Ulrich Seidl, la scultura che rappresenta Papa Wojtyla intitolata "La Nona Ora" del 1999 di Maurizio Cattelan e venduta all’asta due anni dopo per una cifra oggi equivalente a un milione di euro e sempre dello stesso autore la rappresentazione di una donna crocifissa con la schiena rivolta verso il pubblico, all’interno di una cassa di legno; nella serie di sculture intitolata Agiografie di Igor Scalisi Palminteri dove si fondono riti religiosi e contemporanei in un’unica immagine: supereroi del passato con miti moderni.


 
E per continuare con l'elenco degli esempi edificanti: un Cristo crocefisso con il volto di Topolino, esposto in un centro commerciale di Pechino; la scultura dell’australiano Luke Sullivan che rappresenta la Vergine Maria con indosso un burqa arabo, commistione di religioni e blasfemie; le scene orgiastiche e dionisiache di Hermann Nitsch; le patinate foto di David LaChapelle; il quadro dell’austriaco Alfred Hrdlicka, "Ultima cena di Leonardo", che raffigura un’orgia omosessuale; la statua di Gesù sulla sedia elettrica di Paul Fryer; parte delle opere dissacranti di Giuseppe Veneziano, con titoli come "Madonna del Terzo Reich", "Il Cristo dei palloncini", “Pregiudizio universale” e “Mc Emmaus”; la scultura di Paolo Schmidlin intitolata "Miss Kitty" con la raffigurazione di un uomo anziano dal volto che ricorda Papa Ratzinger, Benedetto XVI.




 
Si arriva a fondere arte, provocazione, blasfemia e prodotto di marketing nelle opere di due artisti argentini, Pool Paolini e Marianela Perelli, autori di una collezione di 33 esemplari di bambole “Barbie, The Plastic Religion”, ispirate alle religioni di tutto il mondo: passando da una Barbie - Vergine Maria ad un Ken - Gesù.
Per procedere poi anche alle icone del mondo dello spettacolo con locandine di film che come temi o storie che poi non hanno nulla a che vedere con il poster che pubblicizza la pellicola: Larry Flynt, Nude Nuns with Big Guns, Fantozzi subisce ancora, Joan Lui, Paradise:Faith, solo per citarne alcuni.

Ricordiamo la rockstar Madonna che a partire dal suo nome ha sempre giocato con l'ambiguità religiosa tra crocifissi e rosari e che, nell’agosto 2006, nei concerti del suo Confessions Tour, appare sul palco con una corona di spine in testa innalzata su una gigantesca croce piena di preziosissimi Swarosky.
Anche Lady Gaga nei video Judas e Alejandro, dove ingoia un rosario vestita da suora rosso fuoco, ci ha provato ma senza sollevare nuovi scandali o accuse di blasfemia.
 
Il mondo della pubblicità poi è pieno di citazioni e rimandi blasfemi, dal Cristo tatuato, al proliferare di ultime cene e messaggi equivoci, si gioca sempre tra sacro e profano (e il profanare), non ultima lo ha fatto una ditta neozelandese, Eshe, specializzata in materiali ed abbigliamenti per skater ha pubblicato poster blasfemi coinvolgendo tutti i credo mondiali dal titolo " Religion is garbage" - "La religione è spazzatura".
 


 
 Dalle vignette di Charlie Hebdo contro Maometto e in generale contro le religioni che hanno scatenato nuove crociate, ai disegni irriverenti di South Park, I Griffin, The Simpson si passa dalla provocazione al cattivo gusto.
 



 
Ecco il proliferare di gruppi Facebook e siti internet dedicati alla blasfemia, quasi un gioco più che una consapevolezza delle azioni intraprese con Madonne libertine e Cristi nelle situazioni più improbabili e ridicole.
 
Una riflessione a conclusione: non è forse che le grandi religioni tendono in fondo ad una buona dose di bigottismo e di fondamentalismo per tenere a bada le masse? Necessità materiale per sopravvivere e insinuare un potere nelle menti? Religione che sfocia in un volgare Religiolus? Come il titolo del film del 2008 diretto da Larry Charles, scritto, prodotto ed interpretato da Bill Maher dove religious (religioso) e ridiculous (ridicolo) si amalgamano.
Di questi giorni, 2 luglio, l'abolizione di una legge del 1940 del Parlamento Islandese che proibiva «insultare o ridicolizzare la fede o le credenze di una comunità religiosa legalmente esistente», legalizzando di fatto la blasfemia.
La proposta di abolizione era stata presenta dal Partito dei Pirati, un partito libertario, dopo l'attentato del 7 gennaio 2015 alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo.
La legge approvata due giorni fa dice invece che «la libertà d’espressione è uno dei fondamenti della democrazia. È fondamentale vivere in una società dove le persone sono in grado di esprimersi liberamente senza timore di ricevere una punizione, da parte dello stato o di altri individui».
La Chiesa luterana d’Islanda, presente per l'80% in Islanda si è schierata favorevolmente all’abolizione della legge sulla blasfemia affermando come «qualsiasi potere costituito che limita la libertà d’espressione in quel modo è contrario alla nozione moderna secondo cui la libertà d’espressione è uno dei princìpi fondamentali della democrazia».
Di tutto questo rimane valido ciò che diceva Gandhi "Dio non ha una religione".
Cosi sia. Amen.
Massimiliano Sabbion
 
 

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