Friday, July 31, 2015

Arte perché? La forza di un popolo sta nella difesa della sua cultura

 

A Gabriella,
la  mia mamma,
forte come una roccia e viva sempre, per l'amore.
 (29/01/1941-31/07/2011) 

"La vera vita è riflessione su se stessa"
(Giovanni Gentile) 

La forza di un popolo sta nella difesa della sua cultura, direi che con questa frase d'inizio si potrebbe concludere l'excursus di parole che ne seguiranno.
Non ci sarebbe altro da aggiungere ma dato lo spazio e il tempo per farlo non manca allora qualche parola da spendere per FORZA e per DIFESA ci sta tutta!

Lottare per un NO TAV contro la deturpazione del paesaggio, contro le varie discariche o orripilanti mostri di cemento che sorgono abusivamente in tutta Italia, significa difendere e combattere per quei paesaggi, quegli scorci e quella luce che furono trasferiti dai pittori del passato nei loro capolavori, e che hanno fermato il tempo e la luce in eterno, dai vari Leonardo, Raffaello, Piero della Francesca, Canaletto, solo per citarne alcuni, l'eredità di una "grande bellezza" sembra ora impossibile da conservare e proteggere.


 
Come possono le opere d'arte meritevoli di essere viste vivere nascoste in polverosi sotterranei in attesa di tempi migliori in attesa di personale adeguato che latita, di finanziamenti, di restauri ed esposizioni?
Come si può rimanere indifferenti di fronte ai crolli di siti archeologici come Pompei mentre il mondo ci deride e schernisce scrollando il capo?
Perché si passa all'indifferenza e ad una taciuta indignazione quando tifoserie di squadre locali e non deturpano e massacrano le città e i monumenti?
Siamo ancora terra di conquista? Terra da violentare e da usurpare?
 

Venite a comprare le nostre sedi dei marmi di Carrara! Possedete le terre di Toscana ed Umbria! Appropriatevi delle Ville Venete! Lo Stato mette in vendita il demanio!
Pare che l'apprezzamento avvenga solo da parte di extra italiani, stranieri che comprano e pensano a "salvare" a nome proprio quello che non riusciamo altrimenti a fare noi, noi italiani.

Il nostro paese non ha bisogno di propaganda, la pubblicità se la fa da sé, da secoli e secoli, l'Italia, meta obbligata per letterati, pittori, studiosi, viaggiatori che sempre hanno ammirato e scoperto le bellezze del territorio, hanno sempre portato ovviamente anche pecunia e turismo: su questo bisognerebbe puntare!
Perché non siamo "contemporanei" e "contemporaneisti"? Perché il passato ci uccide e noi uccidiamo il passato…

Sale la rabbia a pensare alla riforma consapevole di Giovanni Gentile, filosofo, pedagogista e politico italiano, che nel 1923 introdusse l'insegnamento della Storia dell'Arte nelle scuole sia ora messo in discussione.

 
Già, si tratta di una materia obsoleta, forse inutile, bastano internet, qualche social network e via, l'arte si impara e si mette da parte.
Dovrebbero essere strumenti che compendiano il sapere e non che lo sostituiscono.
Evolversi nel futuro significa conoscere il proprio passato, rispettarlo, con gli sbagli che ci sono stati, le cose belle, le cose meravigliose e anche quelle scadenti e orripilanti: tutto fa brodo e serve per capire e per PROGEDIRE, salvare l'arte è salvare noi stessi.

 
Valorizzare il territorio non significa aprire nuovi centri commerciali ma custodire il prodotto locale (non proporre latte in polvere per i formaggi ad esempio…), l'artigianato, realizzare a piene mani convegni, pubblicazioni, mostre, eventi che non devono coincidere necessariamente con un EXPO o un campionato mondiale.
 


L'Italia non si sostiene per mezzo, e non solo, del volontariato ma lo dovrebbe fare con figure qualificate che sanno come agire: ad uno chef imporreste di confezionarvi un vestito? Chiedereste mai un consiglio medico al vostro macellaio? Ecco perché il macellaio vi taglia un pezzo di carne ad hoc e il medico vi cura, per lo stesso motivo per cui lo chef cucina e il sarto cuce: ad ognuno il proprio compito e mestiere.

Quindi anche allo storico, al critico, al professore, al gallerista, al direttore di museo, alla guida deve essere dato lo stesso spazio e tempo: il sapere si trasmette a arriva nelle scuole, poi nelle menti, poi all'intera società con rispetto e amore dei siti e dei luoghi.
Perché allora la Storia dell'Arte non è apprezzata o insegnata abbastanza? Lotte di anni sui pesanti libri di Giulio Carlo Argan o su quelli di Ernst Gombrich farciti di storia, filosofia, estetica, letteratura, visione, comparazione, discussione, hanno permesso di guardare con nuovi occhi la storia locale prima e nazionale e internazionale dopo. E ora? A chi si delega questo difficile compito?
 


Con lo studio si forma il rispetto per il territorio, si evita di non sapere che il letto di Napoleone non è stile "kitsch" ma in stile impero e che Giotto non è una marca di una nota casa che produce tempere e matite; Lorenzo il Magnifico non è il nomignolo di un calciatore; Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo è una persona sola, non sono due fratelli; Picasso è un pittore spagnolo e non un bi-membro maschile veneto; come utile è sapere che "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno" si riferisce all'incipit di un famoso romanzo di Alessandro Manzoni e non a George Clooney che pota le piante nel giardino della sua villa a Como o che intonare "Va, pensiero" non è un coro da stadio offensivo e colorito verso l'avversario.


 
Se si conosce la storia, l'arte e si ha rispetto per la cultura, si ha a cuore il proprio paese, il suo futuro, il tuo futuro e per inciso, si conclude come si è cominciato:
La forza di un popolo sta nella difesa della sua cultura.
 
Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
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