Thursday, May 16, 2013

Conversazione con Michelangelo Rossato Riguardo alla sua Pittura Rituale ed Antropologica


1.Michelangelo, un nome impegnativo per  un artista giovanissimo approdato alla pittura in maniera naturale e sentita, dopo e durante gli studi e la pratica artistica nel campo della fotografia e dell’illustrazione: il tuo trasporto verso la creatività appare intensissimo e si sta già consolidando ora che hai ventidue anni. Come gestisci e vivi questa fortissima spinta creativa?

Ho sempre sentito fin da bambino un forte amore per le immagini: prima di imparare a camminare mi trascinavo fino alla libreria di casa, prendevo i libri che riuscivo ad afferrare e mi "nutrivo" di tutte le illustrazioni! 
Esprimermi attraverso le immagini è per me una necessità naturale, infatti disegno da quando ho memoria: "dare vita a qualcosa di bello" è sempre stato un bisogno primario, tanto quanto mangiare e dormire. 
Oggi è il momento più importante della mia giornata, intorno al quale ruota tutto il resto.

Michelangelo Rossato
2. Affermi dunque che l’arte è vita? Oppure che la vita deve essere arte?

Per me la vita è arte, un'opera d'arte totale. Credo che sia una questione di consapevolezza e del grado di coscienza che si ha nel fare le cose: svegliarsi, lavorare, fare la spesa, fare l'amore, camminare, mangiare, possono costituire una routine oppure una scoperta meravigliosa ogni giorno, un'opera d'arte appunto. 
L'arte visiva non è che un'espressione della vita. Molta gente cerca disperatamente la felicità nella vita e l'arte: a volte essere felici significa semplicemente non essere infelici,  saper vivere delle poche cose importanti. 
Allo stesso modo io credo che "fare arte" significhi prima di tutto vivere a pieni polmoni, vedere la poesia in ogni piccola cosa semplice , riflettere, uscire di casa e sorridere, abbracciare un albero, fischiettare.


3.Che rapporto hai, a livello emotivo, sensoriale, con le opere che crei?

Dipingere è un atto magico, un rituale. Quando inizio una nuova opera è sempre un momento di forte raccoglimento interiore, come può esserlo la preghiera o la meditazione. Silenzio e solitudine sono gli ingredienti fondamentali. 
Dare forma ad un'immagine mi da felicità e benessere e sono convinto che queste forze permangano nei miei lavori, per restituire le stesse energie a chi le guarda.

Michelangelo Rossato - "Divina Partoriente" - particolare

4. Parli di aspetti quasi rituali. Hai effettivamente un approccio rituale, oltre al silenzio ed alla solitudine, alla creazione pittorica? Se sì, che tipo di azioni rituali consce o semi-consce svolgi?

Sì, probabilmente diverse mie azioni possono essere definite "rituali": gli orari e i giorni in cui decido di dipingere, determinati movimenti che compio mentre dipingo, ciò che mangio, dove e come posiziono l'opera durante la lavorazione e durante i vari momenti del giorno e della notte. Faccio molta attenzione al tempo e alle stagioni. 
Ho un'intensa attività onirica: nei miei sogni spesso trovo molte soluzioni e ispirazioni. 
Spesso faccio sogni semi-coscienti in cui continuo a dipingere e finisco il quadro, così al risveglio so esattamente cosa fare. 
Oppure pre-vedo le immagini che devo ancora realizzare come in una visione e la mattina subito me la appunto. La cosa più importante per me è mantenere uno stato di serenità mentale e fisica: non sono una persona che trova l'ispirazione dal dolore e dalla tristezza, al contrario, non riuscirei proprio a lavorare se non fossi sereno. 
Ogni piccola cosa confluisce nel quadro. In ogni caso non credo ci sia nulla di insolito in queste ritualità: i gesti rituali magici e i sogni premonitori erano un tempo portatori di profondi significati archetipici e svolgevano un ruolo non molto diverso da quello che oggi svolge la psicologia.


5. Qual è il motivo che ti ha spinto a scegliere la pittura come medium espressivo, preferendolo ad esempio alla fotografia o alla grafica digitale?

Lo spazio vuoto del dipinto mi permette di avere piena libertà di creazione, e di viverla anche fisicamente nel piacere o nella stanchezza. Questa libertà assoluta la sento solo dipingendo: d'altra parte dipingo cose che non posso fotografare e un mezzo virtuale mi impedirebbe di vivere la "fisicità" del gesto creativo.

Michelangelo Rossato - "Dea rapace" - particolare

6. Quanto è importante per te dunque, rispetto all’ opera finita e fissata nella sua immobilità, la fase fisica della realizzazione del dipinto?

E‘ il momento in cui posso vivere ed entrare dentro l'immagine, parteciparvi con il mio corpo, sentirla come un prolungamento di me. 
Cerco di dar voce al "movimento vivente": se devo, ad esempio, rappresentare un soggetto che suggerisca la forza, devo invocare quel sentimento e sentirlo attraverso tutto il corpo per farlo passare dalla mano all'immagine dipinta.  
Finché non è finita poi, vivo un rapporto molto simbiotico con l'opera: la tengo sempre vicina a me, anche quando dormo. A lavoro terminato, dopo un po' di giorni sento invece di doverla allontanare perché l'energia di cui l'ho caricata non è destinata a me ma ad altri. 
Credo di avere un rapporto molto genitoriale con le mie creature! Durante il parto e finché sono piccole siamo uniti da un forte legame e dobbiamo stare vicini, quando sono grandi abbastanza devono andare a cercare la loro strada e fare del bene da sole.


7. I soggetti dei tuoi dipinti sono predominanti e molto forti: paiono divinità su delle icone dedicate ad un culto misterico. Qual è il rapporto tra soggetto e forma nella tua arte?

E' un rapporto di simbiosi: quando ho ben chiaro il concetto che voglio comunicare lo traduco in immagine attraverso lo studio della forma, del colore, della composizione, tenendo sempre in primo piano i loro significati simbolici
A volte è una "traduzione" immediata, a volte diviene una vera e propria gestazione. In ogni caso per me è fondamentale creare un'immagine che, attraverso la sua conformazione, sia portatrice di un messaggio.

Michelangelo Rossato - "Dea Uccello" - particolare
8.Il tema mitologico / folklorico è evidente: qual è il tuo approccio allo studio di tali tematiche e perché hai scelto di concentrarti, in questa fase, su soggetti di profonda rilevanza antropologica?

Non si tratta di una scelta: semplicemente non riuscirei a lavorare in maniera diversa! 
Lo studio è un momento fondamentale, che precede e da cui prende spunto la realizzazione di un'opera. 
Sono  convinto che attraverso il recupero e la conoscenza delle nostre più arcaiche radici noi, donne e uomini, possiamo aspirare ad un futuro migliore. 
Nel corso della Storia gli esseri umani si sono sempre più allontanati dalle radici vitali dell'esistenza terrestre e questo ha portato la nostra specie all'alienazione. La modernità, invece di darci le certezze che cercavamo, ci ha portati ad essere dipendenti da cose inutili e che distolgono la nostra attenzione dai nostri bisogni reali: viviamo una sensazione di precarietà, di incertezza e  di nonsenso esistenziale che genera ansia, paura, ignoranza, che nutre piaghe sociali come sessismo, razzismo, omofobia.
Ho sentito perciò il bisogno di indagare riguardo alla matrice originale, la sorgente primordiale di ogni cosa: è così che ho cominciato a studiare la Grande Dea ed il suo culto, ovverosia la prima religione nata spontaneamente sulla Terra durante il Paleolitico ed il Neolitico, che è esistita per molto tempo e molto prima di tutte le altre religioni, non a caso è anche l'archetipo fondamentale secondo la filosofia junghiana! 
Rappresentare la Dea nelle sue varie manifestazioni significa comprendere più profondamente l'origine e il significato dell'esistenza: perché ella non è solo "Madre", ma è anche simbolo di tutto ciò che esiste sulla terra, custode degli schemi circolari di vita, morte e rinascita, in cui gli umani sono in connessione con gli animali, con le piante, con gli elementi, con i pianeti. 
La mia opera vuole essere veicolo di questo messaggio: l'importanza che ha il principio dell'unità di tutta la vita in Natura. 
Sarei felice di trasmettere questa visione  misterica e sacrale di tutto ciò che esiste sulla Terra attraverso il potere delle immagini:  una "medicina alternativa" che sia in grado di curare l'incertezza e l'ansia del nostro tempo!  
D'altronde è ciò che hanno fatto da sempre le sciamane e gli sciamani: ricordare all'umanità le sue solide radici, ciò che vive nel profondo di noi, della nostra storia, delle nostre origini e ricordare che siamo prima di tutto creature della Natura e quindi parte di essa. Questa consapevolezza è fonte di grande certezza e forza e dunque di gioia. 
E' questo che dà speranza nel futuro e che mi spinge a dipingere.

( A cura di Andrea Furlan, Vecchiato Art Galleries )

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Michelangelo Rossato
 Michelangelo Rossato (Venezia, 1991).

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