Tuesday, March 5, 2013

La Fine del Confine/The End of The Border: the Start - Vajont


Stefano Cagol
NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO DI CASSO, ERTO E CASSO (PN)

La Fine del Confine/The End of The Border: the Start. Un potente fascio luminoso, lungo 15 chilometri, viene proiettato sopra alla Diga del Vajont, muto monumento grigio che da mezzo secolo rappresenta la tragedia del 1963.

Vajont

COMUNICATO STAMPA
A cura di: Dolomiti Contemporanee/Gianluca D'Incà Levis 

Il prossimo 5 marzo 2013, presso il Nuovo Spazio espositivo di Casso, Dolomiti Contemporanee presenta La Fine del Confine/The End of The Border, un progetto di Stefano Cagol. 
Un potente fascio luminoso, lungo 15 chilometri, verrà proiettato sopra alla Diga del Vajont. 
L'arte produrrà una nuova immagine in/di/per questi luoghi, ancora tanto segnati dalla tragedia che li colpì mezzo secolo fa (1963). 
L'arte consentirà di s-confinare lo sguardo (e la mente), attraverso un ponte di luce, al tempo stesso reale e metaforico. 
L'arte si oppone ad una concezione statica degli orizzonti. La luce, muovendo, connette e supera. Sfiora i luoghi, e vi transita, in brillanza. 
Con questo primo raggio si inaugura il lungo viaggio che, attraversando l'Europa, condurrà l'artista alla Triennale di Barents, Kirkenes, Circolo Polare Artico, 5.000 chilometri più a nord. 
Altri raggi, per la via, a travalicare altri confini. 

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La grande Diga del Vajont è un muto monumento grigio, che da mezzo secolo rappresenta la Tragedia. Diga è sbarramento invalicabile, chiusura. Gli eventi terribili, essi stessi, erigono dighe, paratie: muro e rifiuto, a protezione. Procedere oltre questo luogo, questa storia, questi segni, è difficile. Migliaia di persone vengono qui, ogni anno, in queste terre alte, a vedere. Vedere il simbolo dell'evento incommensurabile. Tutti guardano giù. Pochi provano ad immaginare un segno nuovo, sopra alla diga. E la diga rimane, ancora e sempre si erge, greve, e ogni cosa è sotto alla diga. 

L'opera di Stefano Cagol è estremamente semplice, diretta. La fisica stessa della performance è semplice e diretta, allo stesso modo del suo rimando metaforico. Una linea di luce sopra alla diga, chiara, leggera, potente, scardina la logica di quell'eterno immobile coronamento. La linea è tersa, e tesa, come una corda, veloce e mobile, come un quanto d'idea, onda concentrata. Quell'immagine pulsante è un vettore, porta via lo sguardo, verso l'alto, il cielo, verso e oltre le vallate strette. Nessuno può fuggire la memoria. E nessun uomo può accettare una morte perenne. L'uomo vive. La luce deve venire. La luce illumina il confine, e lo supera. E' uno slancio vitale, lo sguardo dell'uomo oltre la diga, oltre la cima, che espande lo spazio. L'attivazione è, sempre, uno sconfinamento. 

Gianluca D'Incà Levis, Casso, 1 febbraio 2013 

Enti sostenitori: Provincia di Pordenone, Comune Di Erto e Casso, Comune di Claut, Comune di Cimolais, Prco Naturale Dolomiti Friulane, Comune di Longarone, Turismo FVG. 
Partner: Museo Mario rimoldi di Cortina d'Ampezzo. 
Sponsor: CMI Centro Noleggio Sedico, Cuprum elettromeccanica, Salewa. 

Inaugurazione 5 marzo 2013, ore 18.30 

Diga del Vajont/Nuovo Spazio di Casso (Casso, Pn) 
via Sant'Antoni n.1 (Casso) - Erto e Casso (PN) 
Ingresso: gratuito

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