Friday, February 8, 2013

Marco Rea - intervista esclusiva

Marco Rea - fase di lavorazione di una sua opera

1.Collochiamo Marco Rea nel panorama culturale: i tuoi film, gruppi musicali, artisti visuali, fumetti e pensatori preferiti (hai due scelte per ogni categoria) e in che luogo, città vorresti vivere:
Sono sempre stato interessato alla cultura underground e al tempo stesso alla cultura orientale con i suoi vuoti, silenzi e inquietudini.
Credo che tutto ciò che amo abbia un comune denominatore di malinconia, dolcezza, sensualità, e inquietudine.
I miei registi preferiti sono Kim Ki Duk e David Lynch, musicalmente amo la musica Post Punk e Industrial, due nomi su tutti Joy Division e Einsturzende Neubauten, riguardo ai fumetti adoro il tratto "malato" di Robert Crumb e quello essenziale e malinconico di Vanna Vinci, per i pensatori mi affascinano Sartre e Bataille. Le mie divinità artistiche sono Francis Bacon ed Egon Schiele.
Città in cui vorrei vivere? Praga o Berlino.

2.Usi una tecnica unica al mondo, puoi descrivercela e spiegarci come ti è nata l’idea?
Per realizzare le mie opere utilizzo manifesti pubblicitari che poi altero e trasformo con l'utilizzo di bombolette spray, creando soggetti completamente nuovi.
Inizialmente dipingevo con la tecnica ad olio su tela, riproducendo quelle stesse modelle delle pubblicità per poi altrerarle, col tempo però mi resi conto che la cosa che mi interessava era proprio quell'alterazione e quindi fu spontaneo iniziare a dipingere direttamente sulle pubblicità; inoltre vengo dal mondo dei graffiti, sono stato un writer per molti anni e usare gli spray fu la cosa più naturale.

3.La tua unicità ha comunque delle basi nella storia dell’arte o è tutto casuale?
Ho una laurea in Arti Visive del XXI Sec. e le mie basi sono sicuramente radicate nel panorama contemporaneo.
Per quanto riguarda i soggetti che rappresento devo molto a Francis Bacon, Lucian Freud, Witkin, Marlene Dumas e molti altri, mentre per quanto riguarda l'utilizzo dei manifesti pubblicitari, conoscevo il lavoro di Mimmo Rotella ma sinceramente non mi sono mai ispirato a lui, come ho già detto sono giunto ai manifesti in modo del tutto casuale e progressivo.
Il mio lavoro è associabile al mondo della Street Art, del Pop Surrealismo e del Neo Pop, mantenendo comunque una propria indipendenza.

4.Perché utilizzi come base solo foto già esistenti e pubblicate?
Nella vita di tutti i giorni siamo costantemente invasi da innumerevoli manifesti pubblicitari, la mia non vuole essere una critica a tutto questo, non c'è nulla di politico nel mio lavoro, ma crescendo con questa costrizione pubblicitaria mi è sembrato normale agire su un prodotto a me familiare ma allo stesso tempo asettico e finto come può essere la bellezza fittizia di un manifesto pubblicitario.
5.Esalti la sessualità femminile ma con un tocco dark, perché questa commistione?
E' una cosa che nasce spontanea in me.
Sono sempre stato legato ad un'estetica legata al gusto "dark", all'onirico, al surreale ed ho sempre subito il fascino di un "bello altro".
La bellezza a cui i media ci vogliono ammaestrare la trovo personalmente noiosa e scontata, quindi utilizzo proprio quei manifesti pubblicitari fatti di una bellezza effimera per svelare una forma del bello che sento più vera e personale.

6.C’è una forma di feticismo o di dominazione nella tua creazione artistica?
No, assolutamente nessuna dominazione, forse c'è un senso di protezione, mi sento molto protettivo nei confronti delle creature che creo.
I soggetti dei miei lavori sono spesso donne che affrontano una ricerca di se, sono racchiuse nella loro intimità, nei loro spazi mentali, nella loro malinconia, nella loro sessualità. Lo spettatore (così come io stesso) può osservare come da un buco della serratura, ma non può entrare nella loro dimensione.
Tutto ciò che si compie all'interno dell'opera è strettamente legato al soggetto stesso. Una dimensione che non può essere violata.

7.Quali sono le pulsioni che ti spingono a creare? In che modo ami le tue creazioni?
Creare è per me uno sfogo e un'auto analisi. E' difficile parlarne e anche capire in modo completo, forse servirebbe uno psicologo! :)

8.Cosa ne pensa la tua compagna / il tuo compagno di questa tua ossessione creativa?
Ossessione creativa... si forse l'arte è proprio questo, un'ossessione!
La mia arte è una componente fondamentale di me, quindi la mia compagna non può non amarla.

9.Come ti procuri le basi su cui lavorare? Le “rubi” J ?
Ebbene si! in alcuni casi diciamo che le "prelevo" di notte da fuori le edicole, invece per quanto riguarda i manifesti delle profumerie ho dei contatti con alcuni negozi che mi conservano gentilmente i cartelloni.

10. Come ti collochi nel panorama dell’arte contemporanea internazionale?
Ho esposto in gallerie americane (New York, California, Detroit) e europee ed ho fatto diverse copertine per dei CD di musicisti statunitensi, inoltre di recente è stato pubblicato un articolo dal titolo "The haunting works of Marco Rea" su Juxtapoz Magazine, USA (http://www.juxtapoz.com/Current/the-haunting-works-of-marco-rea) una delle voci più autorevoli al mondo sulle tendenze dell’arte contemporanea.

11.La tua citazione preferita e un messaggio per chi ti legge:
"Penso di essere nato artista; penso di avere la responsabilità di riuscirci." K. Haring.
A chi mi legge chiedo di provare ad andare oltre quel primo strato di inquietudine presente nei miei lavori per poter accedere a quel successivo mondo nascosto.


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