Tuesday, July 17, 2018

È sempre la stessa storia… storia delle storie da raccontare!


 
Studia il passato se vuoi prevedere il futuro.”
(Confucio) 

Le vicissitudini delle arti passano attraverso le situazioni di vita degli artisti che sviluppano in prima persona le cose, gli eventi e i cambiamenti epocali.
È un indizio importante ciò che con la cultura delle immagini si arriva a percepire e a fare, non é mai da sottovalutare il potere della storia e della cultura generale che arriva di “prepotenza” ad insidiarsi nella storia.
Percepire la storia dell’arte é comprendere la storia dell’uomo, rimangono segni che lasciano lo spazio del momento che si vive, il corso degli eventi poi storicizzati sono pieni di simboli che ne tracciano spaio e situazioni.
Nel mondo contemporaneo, ad esempio, come non ricordare ciò che è avvenuto a partire dalla metà del Novecento con l’avvento della Pop Art, movimento che segna la ricchezza di una popolazione globale mass mediatica ed economica, così come la percezione di un’arte Programmata, Cinetica o Optical, spirito dei tempi, senza scordare la parte concettuale dell’arte Povera tra Informale e Materico.
La nascita di una identificazione storica ben precisa che, spesso, è scordata nello studio e nelle scuole per mancanza di tempo e si dà per scontato almeno l’ultima cinquantina d’anni che ci separano dalla storia.
Come si può pretendere di conoscere la storia attuale se non si comprende quasi nulla di quello avvenuto nel corso del secolo scorso? Sacra ignoranza, mai abbastanza invocata!
Ecco perché la storia é fondamentale: per conoscere il presente e gettare fondamenta per il futuro bisogna confrontarsi con il passato.
L’errore risiede nel non voler ricordare vuoi per mancanza di tempo, vuoi per pigrizia o per di necessità virtù!
Come si possono capire le scuole di pensiero di cultura e arte senza conoscerne l’origine storico? I lavori di molteplici street artist apprezzati e osannati ora in tutto il mondo e riconosciuti a livello globale e pubblico, condotti a status di valorizzazione civile e pubblica dalle istituzioni fondano le loro origini sul disagio e su una società multietnica e culturale che si sviluppo verso gli anni Settanta del Novecento a New York.
Artisti disadattati e fuori dai circuiti di musei e gallerie si ritrovarono a creare con nuovi mezzi quali spray e colori flou segni grafici che “graffiavano” la pelle della città, lasciando nei loro graffiti un corollario fatto di immagini misti tra segni primitivi tratte da origini arcaiche e incisioni contemporanee sotterranee fino a pervenire ai nomi di artisti finora anonimi imbrattatori dello spazio pubblico: A-one, Futura2000, Toxic, Jean Michel Basquiat, Keith Haring.
Come si possono capire gli artisti di oggi tra i quali Zed1, Blu, Bansky, Os Gemeos, Milo, Alessio B, Alessio Bolognesi, Tony Gallo, Kenny Random, figli di quel passato storico?
Le banane di Andy Warhol oggi sono un simbolo che arreda le pareti delle case o tutto si liquida e definisce come pop o minimal, ma sappiamo davvero da dove pervengono tali soluzioni?
Togliere la storia ad un popolo equivale a castrarlo, senza mezzi termini, togliere la libertà del pensiero? Facile! Cresci un uomo nell’ignoranza e imbottiscilo di stupidate mediatiche, social, dagli il superfluo come essenziale, coccolalo nell’inutile, ergilo a Dio del niente e togli la possibilità di leggere, di formare una propria opinione e il gioco é fatto.
Si comincia dalla storia: quando la si falsa e la si toglie non resta molto da fare se non sperare in una rivolta interiorizzata per non restare castrati a vita.
Credere di scordare il passato é il primo passo per il baratro di un uomo che si ritroverà senza una identificazione nel sapere da dove proviene il suo passato, in questo modo quali basi riuscirà mai a gettare per il futuro?
Mai scordare chi si é e da dove si proviene, significa rinnegare e rinnegarsi arrivando ad un prossimo annullamento di storia, cultura, identità.
Immaginiamo di cancellare tutte le foto di famiglia, i video, i piccoli souvenir, cosa rimane del ricordo di sé? Nessun pensiero passato, nessun avo da ricordare, nessuna traccia.
Niente.
È questo quello che si desidera? É questo il prezzo da pagare per il tempo che manca, per la noncuranza delle proprie origini? Puoi viaggiare per il mondo solo se porti una parte del tuo bagaglio personale, un seme da lasciare e coltivare.
La storia dell’arte è la simbologia visiva del passato che non si deve mai e in nessun caso dimenticare, ma valorizzare e capire per questo presente che si vive e che si nutre ogni giorno di aspettative per il domani.
Massimiliano Sabbion
 

Friday, July 13, 2018

Pietrasanta - Chiara Martine Menchetti







II Parte

Quindi, quali sono i motivi che spingono un gallerista ad aprire una galleria a Pietrasanta?
Il fascino che aleggia in questa piccola cittadina è indubbio, tutto è in costante fermento, ma davvero questo è un motivo valido da spingere un gallerista ad aprire una sua “seconda sede”?

I fattori possono essere molteplici, e credo sia necessario partire dall’inizio, ma soprattutto dalla collocazione geografica, il clima vacanziero e spensierato dei collezionisti, che è fuori dubbio, favorisce l’acquisto delle opere d’arte. Pietrasanta non è il cuore della Versilia come potrebbe essere Forte dei Marmi, motivo per il quale il costo degli spazi espositivi e nettamente inferiore, questo è uno dei motivi principali. Inizialmente molte gallerie avevano la sede fra Viareggio e Forte dei Marmi, zone con un grande flusso turistico. Con il passare del tempo, l’interesse per Forte dei Marmi si è diretto verso la moda e il lusso, sono rimaste alcune gallerie, ma molte hanno scelto di trasferirsi a Pietrasanta, trovando spazi e visibilità diversi, con una clientela dall’interesse mirato all’arte.

Molti galleristi decidono di aprire la loro sede “estiva” a Pietrasanta, perché è una piccola città che ha mantenuto le proprie radici legate al passato e alla tradizione, ma che nonostante questo ha saputo accogliere le novità, senza mai perdere quella che è la reale essenza del territorio, mantenendo il fascino e l’atmosfera di fermento e creatività che aleggia.

Dal mio punto di vista questo clima unico favorisce il rapporto fra il collezionista e il gallerista, che diventa più rilassato e intimo, favorendo l’acquisto di opere d’arte.

Credo che il mercato in questo luogo sia atipico, in meno di un chilometro ci sono oltre 39 gallerie d’arte, provenienti da ogni parte d’Italia, con opere e concetti artistici totalmente diversi, ma tutte, in teoria, dovrebbero essere finalizzate alla crescita culturale e artistica di questo luogo. 

Tutto molto interessante, ma le gallerie di pregio sono veramente poche, c’è stato un proliferare di gallerie direi a dir poco imbarazzante, ad oggi se ne contano all’incirca 39, si possono chiamare gallerie d’arte? A me verrebbe da definirle negozi che vendono oggetti d’arte. Innesterò una polemica infinita, che a ben poco servirà. Queste gallerie/negozi contengono oggetti, che ahimè hanno ben poco a che vedere con le opere d’arte create da pseudo artisti, che si improvvisano tali. 
Mi domando (vi chiederete, ma questa quante domande si fa… e si me ne pongo tante) tutto questo va a danneggiare la vera arte, e il lavoro delle “vere” gallerie?

Dal mio punto di vista si, è molto dannoso perché le gallerie fanno un lavoro di ricerca e studio con i loro artisti, che sono tutt’altro che improvvisati, e purtroppo tutta questa improvvisazione non porta beneficio a nessuno, ma serve solo ad attirare un pubblico di disinteressati e soprattutto di persone che poco hanno a che fare con l’arte vera e propria.


Cari amici a voi l’ardua sentenza…

Saturday, July 7, 2018

Pietrasanta - by Chiara Martine Menchetti




Il marmo è il trait-d’union tra  la Versilia e l’arte: il pregiato marmo bianco statuario, che caratterizza le spigolose  Alpi Apuane, che da sempre, attira gli artisti in questi luoghi. 
Scultori illustri hanno trovato ispirazione da questa pietra: Michelangelo Buonarroti, Giambologna, il Tribolo, Vincenzo Danti, L'Ammannati e il Vasari visitarono a lungo questi luoghi. Tutt’oggi vi sono artisti provenienti da ogni parte de mondo: Henry Moore, Damien Hirst, Fernando Botero, Pietro Cascella, Kan Yasuda, Ivan Thimer, Igor Mitoraj Robert Indiana e molti altri.

Come si rapporta Pietrasanta al mercato dell’arte?

È chiaro che a Pietrasanta il rapporto con le arti ha radici storiche  e profonde, ma il sorgere delle gallerie d’arte è un fenomeno molto  recente. Le prime nacquero agli inizi degli anni Novanta. Questo è servito a far cambiare anche l’aspetto della città: Piazza Duomo, quella che adesso è la piazza principale e il punto focale delle attività artistiche e culturali, era un parcheggio, i negozi e le gallerie hanno preso il posto di vecchie botteghe di artigiani.
Non fu facile trasformare la città, anche perché gli anni Novanta non erano certo facili, e il mercato dell’arte era tutt’altro che propositivo, soprattutto perché tutto proseguiva a rilento e le incertezze erano davvero tante. Con l’arrivo del nuovo millennio ci fu un vero e proprio boom, moltissime gallerie decisero di aprire proprio in questa piccola città, l’intero centro cittadino è stato modificato sia dal punto di vista urbano che da quello culturale. L’industria del marmo, la tradizione della scultura funeraria, la presenza di atelier di marmo, fonderie di bronzo e altri studi, produzione che fa immediatamente pensare a uno stretto legame fra le gallerie e questo tipo di imprese.
La logica vorrebbe che le gallerie d’arte siano nate per colmare il vuoto tra la produzione artistica locale e il mercato, sarebbero, quindi, potute essere il naturale tramite con il cliente.
Inizialmente, con ogni probabilità, le gallerie potrebbero aver avuto un approccio sbagliato con la realtà locale, poiché non sono state in grado di adattarsi al contesto locale. Infatti queste Gallerie provenivano da altre realtà: Firenze, Milano, ecc., per loro questa è divenuta una seconda sede, e sinceramente, non credo siano state in grado di comprende quale fosse stata la reale l’esigenza di questo luogo dalle caratteristiche uniche.
Mi sono chiesta cos’abbia spinto queste persone ad aprire una galleria, sarei potuta arrivare a una risposta plausibile. 

Cosa rende Pietrasanta così speciale? Chi ha contribuito a valorizzare questa città, riuscendo a far evolvere il mercato e di conseguenza le gallerie d’arte?

Tuesday, July 3, 2018

Viaggiare. Il senso della meta verso moderni Grand Tour


 
Un viaggio porta sempre insito in sé la scoperta di nuovi luoghi, nuovi incontri e nuove conoscenze, forse banale e ripetitivo, ma non si ritorna mai come si é partiti.
Nel percorso che si intraprende si arriva sempre ad esplorare luoghi e visioni differenti, ognuno regala un pezzo di emozione alla nostra storia e si finisce per trovare e provare le stesse identiche “convulsioni emotive” provate nel passato da altri che hanno intrapreso i nostri stessi viaggi, calpestato le stesse strade, respirato la stessa aria.
I famosi Grand Tour settecenteschi, i resoconti scritti di diari e impressioni sui luoghi visitati come “Viaggio in Italia”di Goethe, "Le pietre di Venezia" di John Ruskin, sono diventati nell’immaginario collettivo la visione di un passato storico e culturale fissato su carta per i posteri oltre che una apertura verso altri paesi di stimolo per i contemporanei viaggiatori dell’epoca.
Ma qual é il senso del viaggio? Perché si viaggia? Cosa spinge l’uomo verso la conoscenza e apertura a nuovi luoghi? In primis forse la curiosità, in quanto esseri mai paghi si tende ad esplorare ed estendere le proprie conoscenze verso altri lidi, verso altri sapori e culture, magari non tutto piace od é affine alla nostra sensibilità e capacità di giudizio, ma lo si fa per la percezione di vedere altre situazioni e assaporare gusti nuovi che, forse comparati alle nostre abitudini, possono risultare piacevoli o di poco garbo.
Se il viaggio é curiosità e scoperta, non sempre gli esiti poi sono quelli sperati, un detto veneto recita: “viajar descanta, ma se te parti mona te torni mona” (viaggiare ti scuote e sveglia, ma se parti stupido torni stupido). Questo a significare che spesso chi risulta indifferente alle cose é comunque poco ricettivo all’assorbimento sia del cambiamento sia degli stimoli proposti: non sempre il viaggio diventa arricchente.
Nell’arte, il viaggio é senza dubbio uno degli elementi di maggior scoperta e approfondimento per un artista: Paul Klee scopre la sua vocazione ad essere pittore solo dopo un viaggio compiuto a Tunisi, Corot riporta in patria il colore veneto e toscano, Albrecht Dürer rimane affascinato dal linearismo fiorentino e dal colorismo veneto, le scoperte di civiltà sepolte in Egitto ad opera del padovano Giovanni Battista Belzoni, l’instancabile ricerca di artisti e idee da parte di Peggy Guggenheim da New York a Venezia, l’elenco potrebbe continuare per pagine intere, nei secoli il viaggio é stato (ed é) sinonimo di scambio e di curiosità.
Colori, ideologie, pensieri, forme, trovano terreno fertile tra gli artisti poiché essi stessi vivono e sono colori, ideologie, pensieri e forme.
Spesso si viaggia per tornare al punto d’origine anche con la consapevolezza che si sta bene da dove si è partiti, senza andare troppo lontano da casa e dalle proprie idee, altre il bisogno invece si fa più impellente e si desidera fuggire via dalla quotidianità che ammorba i pensieri.
I sogni, come la fantasia, continuano e vanno oltre, viaggiano da sé: nella semplicità della vita di Henry Rousseau il Doganiere si scorge la potenza coloristica naif dei suoi sogni, così come in Ligabue, nelle fantasie di René Magritte, nei sogni ectoplasmici di Cy Twombly, tutto si snoda nel viaggio mentale che asseconda la fantasia degli artisti.
Perché si viaggia? Perché si dipinge o crea? Perché si scrive? Per soddisfare una curiosità, per bisogno di non sentirsi soli, per esprimere la propria conoscenza, per il gusto di farlo.
Ogni uomo, ogni artista, dovrebbe continuare a viaggiare per scoprire e per contribuire per sé ad allargare gli spazi mentali, poi il resto della comunicazione per gli altri arriva.
Il Sacco di Roma del 1527 ha contribuito alla dipartita degli artisti in maniera forzata, ma ha svolto così un’opera di importanza epocale contribuendo a diffondere il pensiero degli artisti in un mondo in cui la parola “globalizzazione” ancora non esisteva.
Oggi, tutto sembra più facile per chi usa la comunicazione come mezzo di diffusione: social network come Instagram, Facebook, internet, sono arrivati ad abbattere le frontiere e a far si che immagini e pensieri vengano recepiti in tutto il mondo in maniera quasi istantanea.
Rimane la voglia comunque di vedere, di visitare i luoghi, di carpire l’aria di chi ci ha preceduto, rimanendo estasiati nello stesso punto e nello stesso luogo dei nostri avi.
Il viaggio mentale é la naturale conseguenza di un viaggio fisico? Forse, ma é anche il suo contrario: un viaggio fisico diventa un’apertura mentale.
É per questo che quando si parte si augura sempre “buon viaggio!”, poiché il percorso e la permanenza devono essere di buon auspicio per apprendere sempre, per arricchirsi sempre, per imparare sempre.
Così, tra i pensieri, quando qualcuno chiede quale sia la meta del nostro percorso e domanda “dove vai?”, la risposta migliore rimane forse in ogni caso una: “spero molto lontano...”, già, lontano, dove nessun luogo é mai così lontano come si pensa.
Buon viaggio! Qualunque sia la meta.
Massimiliano Sabbion
 

Sunday, July 1, 2018

Gallerie e Musei - by Chiara Martine Menchetti

 
Il museo ha un approccio diverso con il mercato, si rapporta in maniera totalmente indipendente, ma nonostante questo sono in grado di influenzarlo in maniera incisiva.
Ogni artista auspica a esporre almeno una sua opera in una collezione museale, soprattutto perché credo sia una tappa obbligata nel percorso dell’affermazione della sua carriera.
 
Qual è il motivo per il quale ai musei viene data così tanta importanza?

Fin da sempre i musei hanno avuto il ruolo di custodi della storia, sono stati i conservatori del sapere e della nostra cultura, inoltre sono dei luoghi ai cui vengono affidati tutti i nostri tesori più importanti: il tempo, i ricordi. Questi sono i motivi per i quali tutti noi veneriamo e rispettiamo l’autorevolezza di questi luoghi, a nessuno di noi verrebbe mai in mente di mettere in dubbio la loro capacità di giudizio e di scelta.
Pensiamo agli Uffizi e ai Musei Vaticani, che sono i più visitati in Italia, attirano visitatori da tutto il mondo, che ogni giorno orde di “pellegrini” si trovano ad affrontare file interminabili per vedere capolavori, che fino a quel momento, hanno avuto la possibilità di vedere solo sui libri o in fotografia, uno spettacolo eterno che rimarrà impresso nella loro memoria per sempre.

I musei d’arte contemporanea si comportano allo stesso modo?

Per quanto riguarda il museo d’arte contemporanea la situazione è un po’ più complicata, poiché non possiede ancora la sacralità del museo storicizzato,  ma non può neppure essere considerato un luogo sperimentale dell’arte contemporanea, è dunque ancora in fase di ricerca di un’armonia. Non dobbiamo, inoltre, dimenticare la delicata situazione che vivono questi musei: la sua indipendenza da tutte quelle macchinosità che sono le questioni di mercato, la scelta delle collezioni, i curatori e i collezionisti. Solo rimanendo fuori da questi meccanismi, il museo può continuare ad avere il ruolo dominante nella valutazione e nel decretare l’importanza di un artista, diventando in questo modo lo scrittore principale di una storia, che fino a poco tempo era limitato solo a conservare.

Qual è il rapporto fra Gallerie d’Arte e Musei d’arte contemporanea?

Il rapporto fra Musei e Gallerie è quello di collaborazione. Per un gallerista e un artista vedere la propria opera all’interno di museo è un valore fondamentale, sia per l’artista che vede la sua carriera in crescita, e può considerarsi affermato, sia per il gallerista che vede aumentare oltre che al prestigio della galleria anche le vendite.
I musei acquistano opere dai galleristi ad un prezzo a loro appositamente riservato, molto spesso le opere gli vengono donate dal gallerista o dall’artista stesso.
Alcuni musei vengono fondati da personaggi famosi e multimilionari per riflettere i propri gusti e scelte artistiche, non è certamente un fenomeno recente, già nel Rinascimento i musei riflettevano i gusti di ecclesiastici e nobili. Un esempio contemporaneo lo abbiamo con le collezioni di J. Paul Getty, Frick e Barnes, Peggy Guggenheim.


Molto spesso, nei grandi musei di arte contemporanea, il giudizio non viene dato in modo oggettivo, ma viene “falsato” dal curatore in voga, o magari dal collezionista e molto spesso dal gallerista più influente, i lavori acquistati, molto spesso, sono perciò quelli appena terminati. Rimanere obiettivi non è facile, ma credo che inserire in una collezione museale artisti che sono di moda sia poco corretto, dal mio punto di vista si rischia di mettere a repentaglio la credibilità del museo e il suo criterio di giudizio che fino ad ora è stato inopinabile.




Friday, June 22, 2018

OPTIC TOPIC






Sabato 23 Giugno alle ore 18,30 la nostra Galleria a Pietrasanta in Via Padre Eugenio Barsanti, 31, inaugurerà OPTIC TOPIC.

Sabato 23 Giugno 2018, la stagione estiva pietrasantina della Galleria d’Arte Vecchiato prende avvio con la mostra OPTIC TOPIC, composta da diversi linguaggi artistici messi a confronto, viene  fatto un salto temporale che ci riporta al secolo scorso con artisti come Paul Jenkins, Victor Vasarely per poi ritrovarsi nell’era contemporanea della scultura di Stefano Bombardieri.

Il visitatore si troverà come risucchiato da un’atmosfera ipnotica dei colori della pittura retinica di Victor Vasarely  e come il pittore stesso affermava “La posta in gioco non è più il cuore, ma la retina”, artista dell’occhio e del pensiero. 
La ricerca e la sperimentazione di Vasarely va a legarsi perfettamente con gli acquarelli e le colature di colore di Paul Jenkins che hanno caratterizzato la sua pittura decretandolo come uno dei più importanti artisti astratti.
La composizione viene amalgamata  in modo inconsueto, ma efficace e non stridente dalla scultura di Stefano Bombardieri, che parla del tempo della sua percezione, della sua esperienza di vita. 
Tre culture messe a confronto che riescono a comunicare in modo omogeneo, superando la pura logica estetica per recuperare la potenza simbolica dell’immagine.



OPTIC TOPIC - Vecchiato Arte Pietrasanta
 23 Giugno - 13 Luglio 2018

Dal Martedì alla Domenica
dalle 11-13
dalle 18-24 
Lunedì Chiuso

Martedì mattina Chiuso
Informazioni 

info@vecchiatoarte.it
chiara@vecchiatoarte.it
www.vecchiatoarte.it 

Cell. 334 7902523
Tel.:049 8561359

Tuesday, June 19, 2018

I mestieranti dell'arte: sognatori e artisti


 
La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare
(Arthur Schopenhauer)

Costa fatica realizzare i propri sogni, è lastricata sia di difficoltà che di soddisfazioni la strada che ci si ritrova ogni giorno, impegno, costanza, studio e ricerca sono forse gli unici compagni di viaggio e strumenti che si affrontano.
Non è mai semplice, ma neppure impossibile arrivare alla concretizzazione dei propri desideri: un passo alla volta il cammino si fa percorso prima e viaggio poi, si raggiunge la meta, magari in condizioni diverse da quando si è partiti, forse arricchiti, ma indubbiamente diversi.
Quando si crea e si supera la paura dell’ostacolo, del primo passo da fare poi non è tutta discesa, ma non è neppure tutta salita! Di sicuro è costanza e impegno, è fatica.
Non sempre si è poi pronti ad affrontare gli ostacoli che si interpongono quando si crea, difficoltà oggettive e soggettive: tutta questa produzione a chi serve? Dove la metto? Non ho gli spazi adatti… continuare perché? Starò facendo la cosa giusta? Non sono in grado di dire le cose come vorrei; forse sto percorrendo un sentiero già visto, già fatto e che non interessa a nessuno; mi sa che ho sbagliato e non posso più tornare indietro.
Capita! Capita di essere in crisi di fronte alla realtà, in crisi con se stessi e con le cose da realizzare, un segreto per superare gli ostacoli non c’è, forse quello di provare e riprovare.
A volte anche arrendersi all’evidenza dei fatti aiuta a capire che la strada percorsa non è quella giusta, magari è solo un sentiero fuori dal tracciato e si deve seguirne invece un altro.
Può arrivare all’improvviso il cambiamento, magari proprio per caso o in maniera ricercata, gli esempi nella storia dell’arte sono molteplici: Giovanni Barbisan seguì il corso di incisione di Giovanni Giuliani a causa di un fortuito cambio di corso diventando poi uno degli incisori contemporanei più amati ed apprezzati nel Novecento; Frida Kahlo subì appena adolescente uno spaventoso incidente sull’autobus che la portava a scuola che ne minò pesantemente la mobilità e la salute; Paul Klee decise di diventare artista dopo la folgorazione della luce e del colore vissuto in un viaggio a Tunisi.
Incontri, persone, luoghi, tutto contribuisce alla creatività, anche solo viaggiare tra le righe di un libro, tra i colori e le forme di spazi mai visitati, come nelle intuizioni naif di Henry Rousseau il Doganiere o nei sogni surreali di René Magritte, dove tutto è possibile, realizzabile.
Non ci sono limiti alla creatività, come non ce ne sono per il domani, domani tutto si fa, si  ricomincia, si aspetta, si prosegue.
È il mestiere che si affronta inaspettatamente ogni qualvolta ci si alza dal letto la mattina, è il mestiere di chi sa che non può vivere senza travagliare con i pensieri, è il mestiere che porta il sangue scorrere nelle vene e sentire le tempie pulsare, è il mestiere che porta dolore, gioia che fa respirare e riempie d’ossigeno il nostro corpo, che mestiere è? L’arte? L’attività di una febbrile creazione? O più semplicemente quel mestiere di vivere a cui ognuno è chiamato? Forse.
Diventa faticoso e laborioso realizzare i propri sogni e dar vita ai propri pensieri, a volte si evitano e si lasciano andare, altre ancora ci si immerge e tutto ciò che ci circonda serve a dare un senso alle cose che si creano, alla vita stessa che si fa complicatamente piena di incontri, di destini incrociati e di persone.
La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” coì si esprimeva Arthur Schopenhauer e allora come non associare il mestiere dell'arte al mestiere di vivere? Nulla è irrealizzabile, nulla diverso dalla creatività sempre attiva e strabordante, dai mille pensieri, dalle innumerevoli forme e dalle molteplici sfumature.
Massimiliano Sabbion