Tuesday, September 12, 2017

Terra! Terra! Terra! Il proprio territorio base del futuro passato


La rivalutazione del proprio territorio parte dalla riscoperta e dalla cultura, è un dato oggettivo che porta alla considerazione di come un popolo possa farsi forte del proprio passato aumentando di valore la propria personale storia per un futuro sempre attivo.
Capita di sovente che si finisca l’errore di dimenticare “chi siamo” o, al contrario, di esaltare troppo la propria gloriosa storia arrivando a compiere in entrambi i casi errori irreparabili.
Concentrati solo sulla salvaguardia di monumenti, edifici e memoria si arriva a porre attenzione solo su ciò che ha reso importante e fondamentale il luogo valorizzato arrivando in qualche modo a spaventare ed allontanare qualsiasi forma di cultura contemporanea perché non consona al contesto.
Il passato serve per ricordare, ma è fondamentale anche per gettare le basi di un presente che si proietta verso il futuro. Pensare di concentrare solo le attenzioni a ciò che è stato porta a non guardarsi attorno, a non accorgersi che il presente di oggi sarà poi il passato di domani e molte occasioni possono andare sprecate e finire nel dimenticatoio.
Lo stesso discorso è palese poi nell’affrontare la cultura contemporanea quando ci si concentra, a volte toppando, solo su mode del momento, giovani senza speranze, situazioni improbabili e ben presto scordate, questo a scapito poi della propria identità storica. Concentrarsi sul futuro non è solo forma utopistica, è voler sognare oltre il presente, ma se non si pone l’accento sul chi siamo stati come si può avere la pretesa di sapere chi siamo ora e chi saremo?
Ogni buco fatto sul terreno nasconde un passato storico, ogni graffio sul muro di vecchi palazzi rivela nuove scoperte, ogni segno del passato si imprime quindi nella pelle odierna, ma non tutto ciò che è passato serve alla memoria collettiva.
Se per dar credito alle cose si deve per forza mettere sotto teca e protezione qualsiasi crepa prodotta dal tempo allora si arriva a pensare ad un egocentrico fanatismo storico e questo non porta nessun valore aggiunto, nessuna vera valorizzazione di ciò che conta.
Idem il troppo concentrarsi sul contemporaneo con la nascita di spazi o di architetture che cozzano con il paesaggio e con la storia stessa, tutto si concentra a favore invece di un altro tipo di egocentrismo fanatico che non si dichiara certamente a favore del passato, ma solamente di puro narcisismo di qualche archistar o amministrazione pubblica compiacente.
Che cosa fare allora? Da quale parte stare? Concentrarsi e valorizzare il passato o proseguire con il nuovo che avanza?
Forse davvero il giusto compromesso sta nel mezzo, perché dimenticare il passato? Perché soggiogarci solo al presente? Le due realtà possono convivere perfettamente come la concretezza dei fatti insegna, prendiamo ad esempio la città di Venezia, unica al mondo nel suo genere, spettacolare nella sua moltitudine variegata di storia, arte e cultura, ma che ha saputo concentrare la sua attenzione anche con l’apertura al mondo contemporaneo creando eventi che sono di sicuro richiamo e hanno un respiro di risonanza internazionale quali la Biennale d’Arte, la Mostra del Cinema, la Biennale di Architettura.
Un esempio di come coniugare presente e passato in un’unica soluzione, senza il trascorso avvenuto, senza le basi gettate, senza la costante curiosità e voglia di provare e andare oltre la stessa Venezia non sarebbe rimasta in piedi.
È una città che poggia la sua forza sull’acqua, sulla quale fluttuano sogni e idee, dove il supporto iniziale è la potenza delle idee che non si arenano e infrangono, ma continuano presenti oggi, future domani.
Per questo per rivalutare un territorio è importante concentrarsi e conoscere la storia, apprezzare quello che nel passato è stato fatto, errori compresi, salvare e rispettare quello che è avvenuto, ed è altrettanto fondamentale educare le nuove generazioni al rispetto e alla salvaguardia del proprio sito.
Tutto questo serve e servirà a capire come senza ciò che c’è stato alle spalle non ci possa essere uno sguardo che si proietta avanti, verso altro, verso quel domani che, quando lo si vivrà, vedrà noi e le nostre imprese da un lato come qualcosa di già passato e vissuto, dall'altro come i semi per ciò che verrà.
Massimiliano Sabbion
 

Friday, September 8, 2017

ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE! Cose (mai) viste nell'arte tra mancate visioni ed eventi unici


"Ma come? Non ci sei stato? Non l'hai vista? Devi ASSOLUTAMENTE andare, è IMPERDIBILE!", quante volte la conversazione è cominciata in questi termini quando si parla di arte, della mostra del momento o dell'ultima esposizione internazionale?
ASSOLUTAMENTE IMPERDIBLE! Già, difficile trovare il tempo per tutto e tutti, arduo il momento in cui può nascere un confronto tra le parti, tra chi è stato partecipe dell'evento e chi no.
Come si fa a scegliere di spendere il proprio tempo e discernere quello che vale la pena di vedere e quello che è da considerare solo "la moda del momento"?
Non so. Ogni volta si trova sempre qualcuno disposto a far vedere che lui ne ha vista (di mostra) una più del diavolo, tu no.
È un'impresa problematica riuscire a partecipare e a vedere tutto quanto il mercato propone, come si fa a valutare tutto, a immagazzinare tutto, a bearsi di tutto, a fare tutto di tutto?
Un esempio? La Biennale d'Arte di Venezia, evento proposto ogni due anni che prevede un flusso immane di persone da tutto il mondo, padiglioni su padiglioni stracolmi di arte, artisti, gente, e poi le collaterali, gli spazi disseminati per la città lagunare, i progetti speciali, le mostre parallele che nascono sulla scia dell'esposizione internazionale, l'offerta delle gallerie, gli artisti che vi ruotano attorno, i palazzi che si aprono per l'occasione, le feste, la moda, il cinema, la stampa, la tv, la radio… tutto ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE, ma, aggiungerei, DECISAMENTE IMPOSSIBILE!
Come si fa e si pretende di riuscire a fare tutto? Anche quando si pensa di aver visto e fagocitato la maggior parte delle cose proposte di sicuro al ritorno trovi qualcuno che se ne uscirà dicendo: "Hai visto il padiglione del Murmuri e quello delle Mauritius? ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE!" ecco là! Te pareva? Io manco sapevo che ci fosse un padiglione delle Mauritius e neppure mi è mai saltato in mente di capire che paese sia il Murmuri, e così con la faccia inebetita e stupita si resta a fissare l'interlocutore soddisfatto che sogghigna e rispondi: "No, non l'ho visto…" scatenando uno tsunami di parole che escono dalla bocca del tuo dirimpettaio che con i suoi bla bla bla racconta la meraviglia inconcepibile di ciò che ha visto decantando artisti e opere.
Ora, non voglio peccare di presunzione, ma se non ne ho mai sentito parlare, se i nomi di questi artisti risuonano nelle mie orecchie per la prima volta, se le loro opere mai si sono fatte vive davanti agli occhi forse forse un motivo in fondo ci sarà o sbaglio?
Possibile che tutto quello che viene scartato o poco considerato sia davvero ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE? Non si tratta solo di visibilità, mezzi, pubblicità e conoscenza, qui si parla di arte e diffusione delle immagini dove magari nel loro sperduto paese questi artisti saranno delle star conosciute, ma il loro linguaggio si perde poi nel marasma della biennale fatto di altri artisti e di opere che, magari, parlano con un altro idioma più comprensibile e diffuso.
Certo, si possono nascondere delle vere chicche e preziosità in luoghi e situazioni quanto mai improbabili e sconosciute, ma spesso sono ben presto dimenticati e relegati alla realtà locale dalla quale provengono.
Tutto si fa ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE perché, diciamolo, fa un po' figo dirlo, crea quell'aura immaginifica che glorifica la persona come colei che non si ferma alle apparenze e alle mode del momento o che non si è accontentata del solito giro "che fanno tutti", mentre tu, povero uomo comune che hai visitato i luoghi di massa non concedendoti nessun tipo di spazio ameno te ne ritorni come la restante massa soddisfatto a casa.
Ebbene si, ne vado fiero! Perché togliere tempo e spazio a cose belle da vedere per gettare del tempo tra le sperdute opere di qualche paese mai sentito prima? Ci saranno altre mostre e padiglioni che non si sono visitati, altri visti e dimenticati, altri ancora proprio mai raggiunti, non tutto è accessibile alla visione e qualche volta qualcosa è anche (im)perdibile.
La curiosità va appagata, ma va anche nutrita e discernita, ci sono realtà che meritano attenzione e altre meno, magari restando coi piedi per terra e non urlando al mondo che tutto ciò che gli altri si sono persi di vedere sia in effetti ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE!
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, September 5, 2017

Effetto “wow”! Quando l’arte si fa curiosa e mai sazia


 
Il potere della creatività passa spesso da situazioni, idee, momenti di vissuto che si riversano poi nelle opere create dall’artista, si tratta di emozioni che prendono forma e, poi, se le stesse declinano in altre prospettive, il tutto é affidato all’uomo che decodifica questo suo vissuto sotto forma di opere di denuncia, di ironia, di segno quotidiano.
La rosa delle emozioni é così sempre espressa in ogni sua forma, ma volte rischia di apparire a volte ripetitiva e con il sapore del “già visto e già vissuto”, é possibile quindi ricadere nell’errore come é, per l’appunto, possibile ricadere nell’opera stantia e dal vecchio sapore.
Proprio perché spesso ci si aspetta di trovare l’effetto del nuovo, del “wow” emozionale quando si visitano rassegne di cultura e di arte quali biennali o manifestazioni che se disillusi se ne esce con l’amaro in bocca…
Le fiere e le esposizioni raccontano di un mercato già attivo e fiorente, ragguaglia su artisti e percorsi in essere, ma biennali & c. invece devono avere il sapore del sapore che verrà, anche quando raccontano il passato appena trascorso senza essere anacronistico o elitario.
Perché, ad esempio, ci si imbatte con l’ostinazione perenne nel riproporre videoarte che ha il gusto di un qualche cosa di già visto, di povertà visiva e di immagini poco più vicine alla pochezza e al vuoto celebrale più che sintomatica bellezza emozionale?
Ancora vengono proposti video, in cui una videocamera riprende fissa uno spazio sul niente dove non accade nulla e imperversa così l’effetto del a noia, oppure ci si ritrova davanti un piano sequenza di qualcosa di inutile senza suoni, senza musica, senza maestria di un minimo di regia, senza senso.
É scontato e inutile, la noia e l’accento sulla novità e sulla ripresa video ha fatto la sua storia, ora la necessità è altra e, sinceramente, apprezzo più un video di Shirin Neshat o di Bill Viola che di un anonimo (brutto) artista armeno visto in una qualsivoglia biennale di cui non ricorderemo il nome appena varcata l’uscita.
Ebbene, si é sommersi di realismo visivo sbattuto in faccia all’osservatore che si ritrova invischiato di spazzatura, rottami, video senza poesia se non cruda verità, disturbanti ossessioni contemporanee di un mondo che risulta intriso di memoria passata, di storia vomitata e accantonata senza nessun senso estetico o nessuna poesia visiva, come se l’artista si sia presentato stanco di pensare e di creare e si arriva a recuperare la realtà nuda e cruda così com’é, senza nessuna mimesi, senza nessuna emozione, un ctrl+c, un copia e incolla di quello che si vede, e spesso si vede senza un significato  preciso, quasi a prendere in giro la creazione visiva e lo spettatore.
Si ha voglia di scoprire e di riscoprire la contemporaneità, il quotidiano battito di ciglia che immagazzina immagini e sensazioni é sempre attivo, ma va stimolato, non certo edulcorato e portato alla non comprensione, si rischia di allontanare e di creare un caos di pensiero e si può riassumere in un’unica formula: che cosa vuol dire?
Già, per quante elucubrazioni si possano tirar fuori, per quanto voli pindarici ai quali aggrapparsi, tutto si concentra nell’idea di comprensione su “che cosa significa?” quando si ripensa a quello che si è visto.
Come appariremo oggi vestiti con improbabili pantaloni a zampa d’elefante o con le tremende spalline sovrastate da gonfie cotonature di cappelli o con risvoltini dei jeans stile anni ‘80? Sicuramente fuori moda, fuori tempo, a tratti ridicoli, ma conditi da una punta di tenerezza ingenua per come si andava all’epoca abbigliati. Rifare oggi lo stesso percorso può essere considerato un revival vintage, ma non sicuramente originale o con quell’effetto “wow” di cui si abbisogna e ricerca.
Le innovazioni tecnologie, la magia del cinema, delle immagini, gli effetti speciali, hanno aperto le strade a nuove sperimentazioni e a contaminazioni tra arte, musica e cinema come testimoniato dalle numerose esperienze che si accavallano ogni giorno per mezzo della creatività e dove risulta difficile dare un senso e una risposta come etichettatura delle cose, non si parla di sola arte o di solo cinema, ma di innesti e trasmigrazioni tra le une e le altre realtà.
L’effetto “wow” é ancora possibile oggi che il mondo risulta collegato globalmente attraverso la rete internet e i social network dove tutto si brucia all’istante e si passa oltre? Si, é possibile, ma solo quando la diffusione si concentra sull’attenzione e non solo sullo stupore dell’effetto, studio, ricerca, bellezza rimangono le cause principali della creatività, sempre curiosa e mai paga.

Friday, September 1, 2017

5 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
Giri di parole, pensieri, situazioni che si accavallano, silenzi per far fluire le idee, rumori per accompagnarle, tutto diventa quasi palpabile all’interno di un museo, urlano i colori e i soggetti rappresentati, gridano e schiamazzano le forme, pullulano le idee concretizzate nel tempo, non c’é bisogno di ulteriore caos, ecco perché il silenzio si fa urlo interiore di fronte alle opere d’arte.
É il silenzio che circonda i pensieri e le persone, l’arte ha bisogno di rispetto e di calma, ha bisogno di sedimentare e di essere studiata, capita, non si tratta solo di istinto primario, non si parla e non si abbisogna di ulteriore commento.
L’attesa diventa il migliore dei modi per gustare il percorso compiuto da secoli di storia, cos’é allora l’arte contemporanea? É un insieme di linguaggi, una babele di parole che si diffondono e creano altri idiomi, cerchi nell’acqua che si propagano, segni che si confondono?
Che cos’é? Cos’é questa perenne curiosità di sapere che si mescola poi al vivere quotidiano fatto di fissazioni e procedimenti variegati che finiscono per essere parte di un quotidiano vissuto? Cosa produce quell’appagata felicità di cui si sente il perenne bisogno? Me lo chiedo mentre mastico una caramella alla menta che rinfresca la bocca e mi fa pensare, nuovamente, a quanto bisogno ci sia di conoscere, di scoprire e di avere delle idee e dei confronti.
Cos’é l’arte contemporanea? Cos’é che produce, nel sottoscritto, la felicità quotidiana?
L’arte? Ne é una conseguenza… cosa mi dà la gioia di ogni giorno? Tante cose, ad esempio ora sentire la caramella alla menta in bocca e percepire l’aria fredda che mi pizzica dentro il naso e la gola, fino alle lacrime; puntare per gioco la sveglia con un numero che finisca per otto; staccare la pellicola del vasetto dello yogurt tutta intera; trovare parcheggio; saltare dentro le pozzanghere quando nessuno mi vede; annusare i libri nuovi; rompere le noci lasciando intatto il guscio spaccato esattamente a metà; il primo boccone del tuo piatto preferito; ascoltare a ripetizione la canzone che ti dà felicità; perdersi davanti ad un'opera d'arte.
Consumando lentamente la mia caramella alla menta passeggio all'interno del museo passando di sala in sala respirando date, movimenti artistici, pulsioni di un tempo che non c'è più ed è testimoniato solamente dal passaggio lasciato dagli artisti con le loro perenni opere.
Una scultura accarezzata da chissà quante mani, un quadro sul quale innumerevoli occhi hanno posato lo sguardo, fa così rumore il silenzio del tempo!
Che cos'è allora l'arte contemporanea? Forse è proprio un risultato di secoli fatto di sperimentazioni, ricerche e studi compiuti, di evoluzioni continue, di momenti in cui la creatività dell'uomo si è espressa attraverso immagini lasciando un segno indelebile nell'immaginario collettivo.
La caramella in bocca piano piano si consuma e il suo sapore fresco invade il palato e stuzzica il naso, un piccolo piacere che solletica e accompagna il mio viaggio in mezzo alla folla di arte prodotta nel tempo ed esposta nelle sale del museo: dall'arte primitiva, all'arte greca e romana, alle formulazioni ieratiche e iconiche medievali, allo splendore rinascimentale, passando poi per il gusto barocco, al naturalismo settecentesco, alle sperimentazioni visive impressioniste, alle avanguardie storiche, tra le visioni realiste e astratte del novecento, all'arte pop, ai video, alle performance, tra ritorni e citazioni, copie, innovazioni e azzardi, scandali e immagini nascoste l'arte continua a stupire e a non dare mai la parola fine.
Il sapore fresco della menta in bocca svanisce e rimane la memoria del gusto, si completa anche la mia visita al museo dove, curiosamente, ho osservato l'arte del passato che fu contemporanea a suo tempo e che ha stupito e dato nuova linfa al futuro che è arrivato successivamente.
Quella nota di freschezza che si percepisce nel mondo contemporaneo invade l'aria come una caramella alla menta, accende il gusto, provoca piacere e un leggero ripensamento quasi fastidioso che sale su per il naso, lascia poi sempre la curiosità di riprovare la stessa caramella o di provarne altre di altri gusti, alcuni possono piacere, altri in misura minore, di altri non potremo farne a meno.
Il percorso si ricomincia, sempre, si impara dal proprio passato, ma ciò che non cambia è la voglia di respirare nuovamente quella sensazione di piacere e curiosità.
L'arte? Con questi presupposti non morirà mai e, utopisticamente, fino a che ci sarà voglia di creare, di esprimere pensieri e sensazioni e di imparare, l'arte difficilmente finirà, anche quando il sapore passa, subito poi ritorna la voglia di riprovarlo o di cambiarlo.
L'ingenua capacità di cominciare nuovamente e di proseguire è forse il responso da sviluppare, tante domande come sono innumerevoli le risposte.
Che cos'è l'arte contemporanea? Già, cos'è? È proiettarsi nel futuro? È riprendere in mano il proprio passato? È sperimentare e studiare, ricercare? L'arte sicuramente è continuare e mai smettere, ma sempre ricominciare.
L'arte è ricominciare ogni volta e ricominciare è vivere.
FINE

Friday, August 25, 2017

4 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
Mai come quest'anno le cicale hanno cantato incessantemente al calore estivo, lanciando nell'aria tutta la loro gioia per il caldo che soffoca gli uomini e affievolisce i pensieri.
Proprio grazie a questa ondata di torrido calore, si è costretti a fermarsi, a compiere meno azioni e a fare in modo che i pensieri fluiscano in maniera più lenta e stanca, si impara così a guardare meglio ciò che ci circonda.
È il tempo adatto per rilassare il corpo e lasciare andare lo sguardo per assaporare questo momento in cui ci è chiesto di rallentare e imparare, almeno per un periodo dell'anno e godere di un silenzio ristoratore, accompagnato magari dai suoni composti del canto delle cicale.
Nella corsa quotidiana delle cose, i rumori si accavallano, le idee pullulano, i colori e le forme ci inebriano, ma il troppo fare poi si accompagna ad una indigestione di ciò che si vive fino ad arrivare a non apprezzarle per niente.
Seduto al bar con un caffè lungo lascio andare queste parole mentre ascolto tamburellando le dita su di un tavolino le incessanti cicale mai paghe del loro canto, aspetto un interlocutore con cui scambiare quattro chiacchiere, ma più semplicemente lascio fluire il tempo senza pensieri quasi a trovar ristoro dal caldo.
Mi accorgo come l'umanità attorno sia spesso poco attenta ai cambiamenti e alle realtà del quotidiano, la mia ricerca di che cosa sia l'arte contemporanea, si perde ad ascoltare distrattamente i discorsi delle mie tre vicine di tavolo, signore borghesi perfettamente cotonate e agghindate da sciarpine in seta e gioielli di una passata epoca.
Il loro profumo sa di biscotti all'anice, le loro pelli di borotalco e naftalina mista a lacca per capelli che arriva pungente fin sotto le mie narici. Parlano, parlano da sempre forse, con voci roche spezzate da sigarette, con vite vissute tra dolori nascosti, rabbie represse e felicità convulse.
Parlano.
Parlano del tempo afoso, dei nipoti avvocati o ingegneri, parlano delle amiche assenti con tono acido o ironico ben sapendo che la stessa sorte toccherà ad ognuna di loro quando non saranno presenti, parlano distratte e annoiate sorseggiando il loro caffè corretto.
Parlano.
Eccole qui sedute composte: una bionda, una mora e una rossa di capelli, colori accesi da tinture che coprono i capelli bianchi lasciando invece l'età che c'è, tre Grazie contemporanee avvizzite dal tempo e dalla noia.
Chissà cos'è per loro l'arte contemporanea? Forse è un quadro di famiglia passato di generazione in generazione e poi scordato in qualche soffitta. Oppure, l'arte contemporanea è rimasta un investimento sagace fatto dal marito, ormai defunto, che portò a casa per pochi soldi il quadro di un giovane poi rivelatosi un maestro del mondo contemporaneo, una facile via di investimento e di circolazione monetaria.
Magari per loro il mondo dell'arte contemporanea si è risolto solamente tra le mura di qualche spazio espositivo che è stato la sede di un'inaugurazione in cui tutta la società bene era invitata, quindi il solo e unico pensiero era rivolto solo a cosa indossare e a come apparire, a come essere presenti.
L'arte contemporanea forse per qualcuna è stata passione, qualcosa di travolgente da consumarsi tra le pagine di un libro, tra le sale di una mostra, negli occhi di un amore non corrisposto per convenienza e buona educazione.  
Sono distratto subito dopo da un cristallino saluto che interrompe ogni mio pensiero, il caldo afoso e il canto delle cicale felici mi riportano alla realtà.
"Ciao zia! Scusa il ritardo ma (un caffè macchiato freddo, grazie) ho dovuto girare dall'altro lato della strada per lavori in corso e non ho invidiato gli operai che lo fanno in questo momento con il caldo che c'è (quanto le devo).
Signora carissima la trovo sempre in splendida forma, zia parla sempre di lei (Ah un bicchiere d'acqua per favore? Naturale, fredda. Grazie.)"
È un maremoto di parole il nipote della signora bionda che, orgogliosa, guarda il nipote lanciando occhiate alle amiche, il ragazzo riesce a fare mille cose in un momento solo e ha tempo pure di gettare uno sguardo a me che osservo la sua scenetta con le tre Grazie sedute vicino, conclude poi  la sua ultima sorsata dal bicchiere d'acqua dicendo: "Tuttavia, signore, con questo caldo  siete più che dignitosamente perfette! Non reprimete però ogni vostra emozionalità", loro ridono gioiose di questo complimento un poco audace e sciocchino che sa tanto di presa in giro.
"Non reprimete però ogni vostra emozionalità", forse ha ragione, a volte per reprimere un'emozione ci vuole molta forza, per questo penso che l'arte sia solo condivisione e spazio di emozioni di qualsivoglia entità, ma niente affatto superficialità.
Oggi, con il caldo, accompagnato dal sudore che cola, dalle mani gonfie e dalla pressione bassa ho deciso di portarmi alla scoperta di altre emozioni in uno spazio adibito all'arte, un museo prima o una galleria non importa, ma voglio capire che cos'è l'arte contemporanea da chi la vive, da chi la insegue, da chi la ama e da chi la storicizza da un lato e da chi la vende e propone dall'altro.
Voglio vedere uno spazio dove si raccolgono opere passate che, a suo tempo, furono rivoluzionarie e contemporanee nell'epoca in cui si mostrarono, tra le sale di un museo è sempre bello viaggiare perché si impara ad andare oltre la superficie, oltre allo spazio fisico e, in mezzo all'arte che ci circonda, è facile lasciarsi prendere dall'emozione.
Vecchi volti ritratti, concetti esplicati in opere passate alla storia, esigenze primarie di atti rivoluzionari spontanei che si susseguono nei decenni, tutto questo è il museo che raccoglie, cataloga ed espone ciò che è stato il nostro passato, perché mi accorgo così che se voglio davvero capire che cos'è l'arte contemporanea devo prima di tutto conoscere ciò che vi è stato prima.
Una galleria è invece il luogo deputato alla diffusione delle idee nuove, della scoperta, della voglia di sperimentare e di essere presente.
Come posso pretendere di leggere il mondo quotidiano se non so le basi del mio recente passato storico? Ecco perché la conoscenza fatta di studio e ricerca è il primo passo per addentrarsi sempre più verso la risposta che, prima o poi, arriverà.
Quello che si compie è un viaggio che porta l'uomo oltre il sentire personale, tra l'immaginazione e la realtà, dove tutto si confonde e si ricrea, dove il passato con i suoi ricordi si mescola insieme a speranze, a visioni e nuove proiezioni.
È un po' come la situazione vissuta al bar, seduto a bere un caffè lungo, osservando tre Grazie vicino che discutono di passato e che hanno col tempo edulcorato e confuso il loro ieri, un trascorso che profuma di antico, ma non di stantio, ma ci si rinfresca l'anima con l'arrivo di un saccente e loquace nipote che risveglia dal torpore antichi sogni da rispolverare.
L'arte contemporanea è allora tutto questo? Uno spazio a cui si fa posto nel vecchio e lo si sovrasta e dimentica? Oppure se ne trae insegnamento per superarlo e continuare il lungo viaggio oltre la superficie?

FINE QUARTA PARTE

Friday, August 18, 2017

3 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
La città e il suo caos quotidiano, i ragazzi alle fermate degli autobus incollati sugli smartphone che attendono il bus, anziani con le borse che si riparano da un'improvvisa folata di vento alzando la sciarpa fin sotto al naso, un curioso signore che si incanta a vedere una foglia morente su di un albero che presto si staccherà e poi loro, un mendicante che avanza lento guardando di sottecchi, le grida visive rivolte agli occhi.
Cosa sono? Sono le immagini che si perdono nelle vie, sui muri, in appositi cartelloni piantati e disseminati in giro per le vie cittadine, silenziosamente accolgono lo spettatore con la forza dei colori, inebriano con le forme ed è tutto un pullulare di bellezza artefatta costruita solo per vendere e accattivare.
Ci si può distrarre facilmente, ci si può perdere in mezzo a questa contemporaneità che si fa prepotente e non ci si accorge così di perdere il bus o il contatto con il proprio vicino di fermata, capita… cosa? Di perdere il bus? No, di perdere il contatto con il proprio vicino, magari chiedendo se anche lui ha freddo, qual è stato l'ultimo libro che ha letto, giocare con gli occhi che non fissano uno schermo touche per almeno 30 secondi…cose così, naturali, che dovrebbero capitare in mezzo alla vita cittadina.
Rumori, suoni, rombi di auto, clacson, fumo, silenzio che si interpone tra il bip di un semaforo e bip censurato di un vaff… di un automobilista, musica che proviene da abitacoli su quattro ruote, musica nelle orecchie sparata dagli mp3, musica di sottofondo.
La città è graffiata, dai pensieri, dalle persone, e ovunque ne porta i segni, dall'atto vandalico, dall'incuranza del passante, dai veri segni sui muri della città, una pelle che viene impressa da anonimi street artisti che lasciano un segno di colore, una tag, un passaggio in mezzo al disordine.
Il silenzio sembra morto, che bello il caos! Fa sentire vivi e la città ti appartiene, graffia con la sua indifferente violenza, graffi per sopravvivere, per avanzare nella folla, per continuare calpestando ogni forma di solitudine, ogni paura recondita di chi avanza e i pensieri sembrano accavallarsi per ognuno diversi "non mi chiama mai ed è sempre online", "avrò chiuso la porta di casa?", " se quella fosse mia figlia un ceffone e via a casa!", "oddio spero che la prof non mi interroghi oggi che non ho completato gli esercizi", "mi chiedo come starà oggi, lo vedo sempre più debole", "mi sentirà appena arrivo in ufficio, non intendo fare un'ora in più di straordinario", "quella è pazza, non cederò mai ai suoi ricatti", "due zucchine, una carota, le patate, il formaggio…basta mi pare che poi sono a posto", "che cos'è l'arte contemporanea?" ah, questo sono io…
Camminando in direzione del centro storico cittadino prima di arrivare al selciato fatto di sampietrini e zone ztl, sono attratto da una piccola folla che guarda intenta verso il basso, persone che si sono distratte per un attimo dal loro affaccendarsi e dai loro pensieri si sono messe in cerchio attorno ad una figura e si sa, la curiosità non è mai paga se non la si soddisfa, così mi fermo anch'io per capire cosa guarda la gente che guarda.
Chino, tra i colori e i gessetti colorati, c'è un ragazzo molto giovane che sta riproducendo un quadro di Raffaello, la Madonna con la seggiola, un atto di tenerezza e amore di una madre per il figlio di pochi mesi che stringe al petto guardando lo spettatore, il ragazzo è un madonnaro e regala la sua arte, la sua capacità descrittiva al pubblico in strada in cambio di una conferma e pochi spicci per il suo operato.
Che cosa significa per lui fare arte? Cos'è il mondo contemporaneo oggi? L'arte è un viaggio della mente, nei pensieri, l'arte quindi per lui è letteralmente un viaggio visto che si sposta ovunque portando il suo messaggio.
Per un breve lasso di tempo l'arte ha condotto le persone a fermarsi, ad ammirare la bellezza, la tecnica, la maestria di questo ragazzo intento nel suo lavoro tra i commenti vari che si susseguono "è bravissimo…", "si, ma questo copia, non è un artista", "andare a lavorare no?", "è poesia quello che fa, leggero nel tocco", io mi piego quasi accovacciato all'altezza del viso del ragazzo, occhi chiari, pelle un po' bruciata dal sole, concentrato in quello che fa finché incrocia il mio sguardo e io sorrido e gli dico ciao, lui risponde con un timido ciao e riprende guardandomi ogni tanto.
Chissà che cos'è per lui l'arte contemporanea, per lui che si mette a disegnare e riprodurre il passato su un marciapiede che sarà poi dimenticato e spazzato dal tempo e dalla pioggia e del suo lavoro non ne rimarrà traccia…
Cos'è l'arte per lui? Cos'è l'arte per un artista? Poco dopo, seduto sullo scalino di un palazzo lì vicino davanti alla Madonna di Raffaello, tra la folla che passa e si ferma distrattamente e incuriosita a vedere il disegno riprodotto, divido una birra gelata e un panino con il madonnaro che risponde alle mie domande: "Che cos'è l'arte contemporanea? Per me è la possibilità di compiere un viaggio, continuamente, sempre! Visitare posti diversi, vedere gente differente, guadagnare la felicità di una salamella al sugo o un panino in due.
L'arte è la mia vita, sembra banale dirlo, ma cosa faccio senza l'arte? Non è questione di visibilità o di flusso economico personale, è una scelta. Chi resta a piangere in uno studio, chi tenta la strada comoda non aspettandosi che applausi può dirsi felice di che cosa sia davvero l'arte?".
La masticazione mi si arresta in bocca e il sapore del panino con la mortadella rimane sospeso non sapendo se continuare a masticare o deglutire, penso.
Penso che l'arte per questo ragazzo sia un'esperienza sensoriale a tutto tondo, ancora non sa cosa lo aspetta il futuro, ma per una casa con un mutuo da pagare, un'auto a rate, una famiglia con dei figli, un lavoro con orari d'ufficio, le vacanze al mare e l'ultimo telefonino da acquistare forse prima o poi arriveranno, per ora no.
Adesso per lui l'arte è la vita, e poi? Sogni utopistici, ma si vive per i sogni e si ha bisogno di farlo.
Ci sono posti, luoghi in cui comunque si passa dall'arte del sogno al sogno dell'arte, quali? La scoperta è proprio dietro l'angolo…
 
FINE TERZA PARTE


 

Friday, August 11, 2017

2 - Che cos’è l’arte contemporanea?


 
Che cosa sarà mai questa fissa per l’arte contemporanea? Questo brand che vuole assolutamente invadere la mente e i nostri pensieri, CONTEMPORANEO è tutto ciò che nuovo, fresco, giovane, che arriva al cuore senza compromessi.
CONTEMPORANEO, per gli artisti del futuro, senza storia né passato, intonsi dalla critica e non contaminati da spazio alcuno.
CONTEMPORANEO, ai confini di una realtà prossima, in cui si vive, si mangia, si prega, si impreca, si fa l’amore e ci si ritrova poi subito proiettati verso il domani che verrà.
CONTEMPORANEO, lo slogan dell’oggi per il domani!
Sembra così temuto il futuro che lo si esorcizza, fa paura temere il tempo che passa senza poter lasciare un segno di quello che si è tracciato, chissà cosa mai succederà prossimamente, chissà se l’uomo del futuro sarà più felice di quello di oggi e, soprattutto, come sarà, cosa sarà, chi (ci) sarà.
L’oggi, il contemporaneo appunto, è pieno di aspettative e spesso non è amato perché le grandi illusioni, come le grandi speranze, spesso risultano essere dei grandi bluff o delle sonore delusioni.
È per questo che il mondo contemporaneo è visto in maniera disturbante perché rappresenta l’uomo così com’è, senza filtri, senza menzogne edulcorate.
L’arte contemporanea è quindi un viaggio nel momento in cui si vive, con i passi che si compiono or ora, lì o qui, insomma seduta stante.
Poco importa quindi che un oggetto si faccia forma d’arte, che un orinatoio venga rovesciato nel 1917 o che un water d’oro sia un’istallazione nei bagni di un museo nel 2017 il sistema che concepisce l’arte contemporanea diventa unico: l’arte è bella perché è inutile, non serve, o forse si…
Cosa vorranno mai dire gli artisti contemporanei con i loro mezzi, le loro foto, quadri, video, sculture, installazioni, urli di colore e squarci di forme?
Se devi mandare un messaggio perché si fa un’opera d’arte non è meglio un biglietto piegato in due e messo sotto la porta? O un post-it da attaccare alla parete, oppure un messaggio vocale tramite telefono o un sms condensato per mezzo di whatsapp.
In fondo, il contemporaneo è anche questo, la globalizzazione degli eventi e delle cose da dire per mezzo di app e di social network che dilagano nei dialoghi.
Un bla bla bla mediatico senza traccia che si perde nelle reti mediatiche, che viaggia sul web, che si connette e disconnette senza portare a nulla, eppure…eppure milioni di persone hanno il capo chino su questa “contemporaneità” e scorrono gli schermi touch screen impazzendo tra immagini e virtuali virtuosismi fatti di emoticon e sensazioni.
Si ama, si odia, ci si lascia e ci si trova tutto con un click, l’emozione digitale che passa attraverso Youtube, Instagram, Snapchat, Facebook, Linkedin, Twitter perché quando non bastano le parole arrivano le immagini e se non bastano le immagini arrivano i segni-disegni.
È questo essere contemporanei? Bruciare un’emozione subitamente e istantaneamente da un capo all’altro del mondo? Si globalizzano i sentimenti, si diffondono i pensieri, si moltiplicano le idee e ci si rinchiude nel proprio isolato mondo fatto da uno schermo che misura al massimo 15x7 cm e in cui si vive senza comunicare verbalmente.
Sarà che mi assale la voglia di parlare con un essere umano quest’oggi e non ne trovo uno disponibile che si stacchi dallo smartphone o tolga le cuffiette dell’mp3 per ascoltare la mia voce, che sarà mai? È tutto online!
Che cos’è allora il contemporaneo? Perché lo si esprime con l’arte? Quindi in fusione e conclusione, cos’è l’arte contemporanea?
Per molti il contemporaneo è solo un collegamento ai social, per altri un’immagine postata, per alcuni un like ricevuto ai pensieri pubblicati oppure un uccellino che cinguetta i suoi 120 caratteri, una serie tv in streaming, un’attesa che non c’è più, un momento di celebrità fatta entro i 15 secondi, perché i 15 minuti profetizzati da Andy Warhol sono troppi ormai.
Quindi l’arte contemporanea è solo un mezzo di confusione in mezzo alla diffusione? Si propaga da un punto per toccarne cento altri?
Seduto al parco vicino ad un laghetto artificiale osservo il gioco di alcuni bambini che, noncuranti della presenza di nessuno, giocano a rincorrersi e a gettare nell’acqua alcuni sassi gareggiando a chi li lancia più lontano.
Mi viene da pensare: cosa sarà il futuro per quei bambini? Un gioco a rincorrersi? Un lancio nel vuoto di cose che scappano dalle mani? E se l’arte diventa come lo stesso sasso che si getta nell’acqua e con il suo tonfo finisce per propagare un piccolo cerchio che dilaga poi sempre di più, sempre più grande, sempre più maestoso?
Perché l’arte allora può essere questo: un’idea lanciata nel vuoto tra milioni di grida, tra cessi rovesciati o d’oro, tra celebrità urlanti e silenziosi scatti, chi spacca lo specchio d’acqua poi infrange le regole e le onde si accavallano e un sospiro silenzioso può diventare un urlo squarciante.
Ora i bambini al bordo del laghetto guardano questo signore un po’ strano che si è mescolato a loro e ai loro innocenti giochi e getta i sassi insieme a loro, che buffo questo adulto!
Di solito a noi dicono di non farlo e adesso lo sta facendo uno grande, e si diverte pure!
Ma se gli adulti giocano a fare i bambini, è perché hanno voglia di tornare come noi o perché non hanno voglia di stare tra loro?
-          Come? Cosa signore? Ah io non devo mica rispondere perché lei è uno sconosciuto e? Mica accetto le caramelle da chi non conosco…ah non ha le caramelle lei?
-          Cosa? Boh…non lo so cosa sia l’arte contemporanea, però è quella roba che piace ai grandi che è fatta di scarabocchi che io a scuola sono molto più meglio, ma la maestra mi dice di stare dentro i bordi delle cornicette però, non capisco a noi dicono colora bene e poi i grandi fanno macchie e schizzi di colore ovunque e la chiamano arte.
-          L’arte? Fanno le robe sporche che disegnano le donne e gli uomini nudi.
-          Gli artisti sono matti e vanno fuori di notte come i ladri a fare i disegni sui muri, mio nonno dice che sono sandali...ah no no si dice vandali.
-          L’arte sono le cose belle che ti rendono felice.
-          Io so che l’arte si trova nei musei, ci portano le scuole e poi si fanno i disegni.
-          L’arte è quando fai una statua grande e la mettono nelle piazze! Me lo ha detto mia mamma.
-          Io una volta ho visto un artista invece che era povero perché disegnava per terra e gli davano i soldi in un piattino.
-          L’arte sono le mostre dove metti i quadri e poi la gente li compra, lo so perché l’ho visto in televisione che lo diceva uno che si metteva le mani nei capelli e urlava sbavando.
-          Mio zio fa l’artista, credo. Infatti, non lavora…
-          L’arte contemporanea è mettere rifiuti in una stanza e sbregare i fogli.
-          Io so fare i disegni coi pennelli invece e anche temperare una matita col temperino senza staccare la cosa, la pelle della matita.
-          A me mi hanno portato a fare arte da una signora che era seduta vestita di rosso e guardava la gente che si sedeva davanti a lei e stava zitta e la gente piangeva o rideva, era tipo una maga.
-          Noi facciamo arte ai centri estivi e ci coloriamo le mani che poi sbatacchiammo sul foglio!
-          Ma va! L’arte è quando fai qualcosa di bello e ti applaudono e sei vestito colorato e strano e ti dicono che sei un artista.
Ecco, forse l'arte contemporanea è proprio questo: l'innocenza di un bambino che guarda le cose stupito tanto quanto un cerchio nell'acqua prodotto da un sasso e che si allarga piano piano lasciando infrangere le sue onde lungo la riva.
Fare arte contemporanea quindi significa, essere strani? Adeguarsi a questa stranezza? Sapere usare i colori e fare qualcosa di unico e straordinario come "la pelle della matita"? Forse si, intanto il mio viaggio continua, distratto e curioso vengo attratto da una nuvola di persone che guardano a testa bassa un punto, che sarà mai? 

FINE SECONDA PARTE