Wednesday, October 17, 2018

Stupire di stupirsi. Osservare per imparare a guardare


 
Non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola,
buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse,
e non facesse oggetto di ragionamento,
scoprendo i mutamenti della stagione,
 i desideri del suo animo,
e le miserie della sua esistenza.”
(Marcovaldo - Italo Calvino)
 
L'uomo riesce ancora a stupirsi? Il senso di meraviglia, di immersione totale nelle cose e la sensazione di riempimento degli occhi e del cuore è ancora attuale?
Spesso si passa indifferenti di fronte agli spettacoli offerti dalla natura, dalla gente che ci circonda, da un'opera d'arte vista dal vivo o come semplice immagine in un libro o in un social network, davanti agli occhi possono passare quotidianamente nuove emozioni e, noi, presi costantemente dalla frenesia della vita, non ce ne accorgiamo, molto spesso scivola tutto addosso e passa.
Ritorna alla memoria la lettura della semplicità di Marcovaldo descritto da Italo Calvino nell'omonimo romanzo, un uomo semplice capace di perdersi nell'osservare una foglia in mezzo al traffico, intento a seguire il percorso di un rigagnolo d'acqua dopo la pioggia o scrutare il volo di uno stormo di uccelli, tutto nel mezzo del tran tran cittadino.
Ebbene, siamo ancora capaci di provare stupore? La semplicità delle emozioni è pari agli occhi di un bambino desideroso di affondare i denti sul cono gelato appena comprato o l'affetto regalato da un abbraccio alla sua bambola preferita curata amorevolmente da una bambina, sono immagini che scorrono in visione se solo si pensa di prendere del tempo per imparare a guardare quello che ci succede attorno.
Il denominatore comune è dato da un fattore semplice, ma spesso dimenticato: l'osservazione di ciò che ci circonda.
Sì, osservare per poter fagocitare le sensazioni, "vedere" più che "guardare", un esercizio quasi dimenticato nel mondo contemporaneo.
Quante volte capita di compiere un breve tragitto da un capo all'altro della città e dal punto A recarsi al punto B senza notare nel percorso lo spazio che vi intercorre? Perché? Perché si considera il tempo un bene troppo prezioso per essere sprecato e scialacquato osservando la città.
Spesso sono gli artisti che imparano e ci insegnano, per mezzo del loro lavoro, a bloccare le immagini di uno spazio circostante, poco importa che sia metropolitano o rurale, l'accento è posto su quei luoghi che spesso per mancanza di tempo o fretta non osserviamo mai del tutto.
La rivoluzione degli Impressionisti fu in primis quella di poter uscire e osservare la luce, i colori, le forme, ed affrontare il cambiamento epocale e la natura con occhi diversi, diventando la fotografia di un'epoca, di un momento colto in un istante preciso e fissato poi sulle tele per sempre.
Oggi le città si soffermano davanti agli artisti della street art, evoluzione di una scuola di pensiero partita col mondo del graffitismo fino a definire i writter e movimenti dell'urban art, con il rischio di diventare troppo compiacenti e decorativi in situazioni di puro compiacimento visivo.
Ciò che un artista non deve mai scordare è senza dubbio il tempo dedicato all'osservazione che presuppone una ricerca, non ci si improvvisa artisti, ci possono essere scuole che aiutano e guidano alla conoscenza di materiali, tecniche, insegnano a sviluppare i talenti, ma nessuno si "diploma" artista se non ha specificatamente qualcosa da dire.
Lo studio e la scuola aiutano, nessuna improvvisazione ma strumenti atti a proseguire un cammino che poi si svilupperà, gli autodidatti sì, ma fino ad un certo punto. Tutti hanno bisogno di una guida e di chi possa aiutare a trovare il punto di osservazione per capire al meglio ciò che si sta creando.
Qualcuno ci ha insegnato l'alfabeto, poi le regole di lettura, la grammatica e poi? Poi sta a noi imparare a leggere, scrivere, dare messaggi e imparare ad osservare per imparare davvero a stupirci ogni giorno, magari come Marcovaldo seguendo il percorso di una foglia caduta: "Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi.”
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, October 9, 2018

Nutri l'anima con l'attesa. Playlist di emozioni


 
È possibile nutrirsi con l'essenziale, ma non si può rimanere senza anima, anima? No, volevo scrivere "acqua", ma scrivendo nella fretta complice la velocità, dai tasti della mia tastiera nera del pc è uscito "anima", senza volerlo e senza accorgemene, il tutto smanettando dal file della cartella "musica" per mettere una playlist come sottofondo, ed ho scritto "anima".
Colpa della distrazione o lapsus voluto e ricercato inconsciamente? Colpa della playlist? Colpa dell'acqua o dell'anima?
Un errore non a caso, tant'è…ragioniamoci dunque su: non si può rimanere senza anima, impassibili al niente, indifferenti solo a chi indugia, mancanti di emozioni e sentimenti, come si può?
Il ritmo che segue una nota musicale vibra nelle orecchie, passa nel cervello, scatena sensazioni, arriva all'anima e allora ci si ritrova a pensare, a vedere, come nel silenzio, il suono della musica e tutto si fa presente e limpido nella memoria.
La cultura contemporanea ha il grande pregio e vantaggio di essere pungolata continuamente da suoni, colori e immagini, mai prima d'ora l'uomo ha avuto a disposizione una così vasta gamma di "stimoli per le anime" che avvolgono i corpi, ma il troppo non arriva a soffocare? Le offerte proposte non sono forse troppe? La creatività è finita o, al contrario, ne è stimolata all'ennesima potenza?
Quanta materia grigia e quale parte del nostro cervello sono incoraggiate a fare di più, a dare e ricevere?
È un tuffo da un alto scoglio, dove dall'alto si vedono in fondo le onde infrangersi e il gorgogliare del mare che attende il nostro corpo, dall'adrenalina si passa alla gioia prima di trovarsi immersi nell'acqua, sprofondare in essa e tornare a riva completamente bagnati in ogni centimetro del fisico.
Così è l'immersione nell'arte che nutre l'anima.
L'emozione che pervade l'anima continua ad alimentare, persevera nel suo cammino, tremano le mani, gli occhi cercano il consenso, la rassicurazione che presto il momento propizio arriverà a permeare la vita di un prezioso e unico momento si fa presto a sentire, il cuore sussulta, è un incontro d'amore tra l'essere umano e la felicità che arriva a sciogliere ogni ostacolo.
Sì, lo so, sembra la descrizione dell'attesa per l'arrivo di un pacco di Amazon, ma se prendiamo questo esempio per capire ed entrare nella logica che sta oltre il visibile, a scavare oltre gli occhi si arriva a capire, forse, ciò che sta dietro un artista e un'opera d'arte.
La creatività e la creazione sono simili al piacere che si prova davanti al proprio lavoro ben riuscito, al piatto culinario preferito, al sorriso sincero delle persone con cui stai bene, a visitare i luoghi del proprio passato, la creatività spesso fa però paura per timore di essere incapaci di dire ciò che veramente si cerca di dire, di dare.
È come il timore di non portare a termine un impegno, di non riempire ancora lo stomaco con il cibo da noi amato, dell'ansia di non rivedere chi vuoi bene o di perdere quei luoghi così importanti.
È l'anima che scava nelle emozioni, nelle cose belle e nelle cose brutte ed è vero allora che ci si può nutrire con l'essenziale, ma non si può rimanere senza anima.
La scelta di un soggetto, la ricerca dei materiali, le idee schizzate e abbozzate, il fremito sulle dita, la curiosità negli occhi, il primo segno dato, il battito frenetico del cuore che non sa se quello è il percorso corretto da compiere, se questo lavoro creato sarà quello giusto o solo un insieme di altri segni, altri colori, altre forme.
La preziosità di questo momento è il nutrimento per l'anima tanto ricercata.
Con che colore avrebbe cominciato a dipingere Giotto? Rabbia o genio nella prima scalpellata al marmo per Michelangelo? Il guizzo di colore per raffigurare il fulmine per Giorgione ne "La tempesta" come ultimo tocco o ripensamento per il soggetto? Pablo Picasso quale musica ha ascoltato componendo "Guernica"? Frida Khalo dipingendo a letto pensava mai a cosa avrebbe mangiato la sera a cena? Vincent Van Gogh nei suoi deliri è mai tornato con la mente alla sua infanzia e ai giochi fatti col fratello Theo? La paura di non essere abbastanza bravo coi colori ha mai preso lo sconforto in Paul Klee? E chissà, Maurizio Cattelan pensa mai alla sua famiglia d'origine e alle vie della sua città con rabbia o con nostalgia?
Gli artisti, come nutrono la loro anima?
Era meglio forse parlare di cibo e acqua, magari come rappresentazioni di tavole imbandite, segno di festa e condivisione, acqua come liberazione e purificazione, una sorta di battesimo che tutto lava e toglie, depura, purifica… "purifica l'anima", ecco, tanto sarebbe ritornata comunque l'anima, bisognosa di essere immersa e custodita, sempre.
Massimiliano Sabbion
 
 
Playlist:
The Horns - DJ Katch
Felicità puttana - Thegiornalisti
Flames - David Guetta ft. Sia
Amore che torni - Negramaro
Low - Lenny Kravitz
This Is What You Came For - Calvin Harris ft. Rihanna
Fotografia - Carl Brave ft. Francesca Michielin, Fabri Fibra
Rise Up - Andra Day
Scusa se non ho gli occhi azzurri - Francesca Michielin
Big Time Sensuality - Biork
Wicked Game - Annaca
 

Wednesday, October 3, 2018

"Après nous, le déluge". Sai fare tutto? E tutto devi saper fare!


 
Nell'era del sensazionalismo, di chi la spara più grossa o deve per forza dire qualcosa a tutti i costi che ruolo ha ormai l'arte? È davvero necessario comunicare attraverso le immagini poiché visivamente si è immersi quotidianamente da foto, segni, colori, forme e video che invadono costantemente i social network ed ogni minuto della nostra vita?
Chi è quel pazzo che si occupa di cultura, di musica, di arte? Che scopo ha la sua figura in questa società sempre più materialista e opportunista? È superfluo il ruolo svolto dalla cultura? In fondo anche a chi si occupa di arte e dirige fondazioni e musei, sono richieste competenze che vanno al di là della passione e della visione culturale, quindi sempre più management e sempre meno uomini di creatività e ingegno?
Le righe che seguono potrebbero specificatamente far parte di una dicitura che si realizza sotto il segno "tratto da una storia vera", quasi un docufilm (se reale, commedia, horror o di fantascienza, a voi lettori le conclusioni), sono qui di seguito elencate le competenze richieste per ricoprire un ruolo a tempo determinato all'interno di un museo: 
1.      aver maturato significative esperienze in ambito curatoriale, editoriale, televisivo, musicale e nell’organizzazione di eventi culturali;
2.      complessità delle attività e/o delle strutture gestite e risultati conseguiti;
3.      specifica competenza attinente l’utilizzo delle tecnologie in ambito museale;
4.      esperienza e pubblicazione materiale scientifico ed editoriale;
5.      esperienza web, social network, gestionale e pubblicitaria;
6.      esperienza nell’ideazione e nell’implementazione di progetti di comunicazione;
7.      esperienza nell’ideazione e nell’implementazione di progetti di fundraising;
8.      esperienza nell’ideazione e nell’implementazione di progetti di crowdfunding;
9.      esperienza di gestione di consigli di amministrazione e/o comitati scientifici;
10.  esperienza nella predisposizione e attuazione di accordi con soggetti pubblici e privati.
A parte la parola spesso ripetuta, "esperienza", si richiedono competenze da saltimbanchi, dove si deve essere in grado di fare tutto, di sapere tutto, ma proprio tutto tutto tutto!
Dall'ambito culturale a quello manageriale, tecnologico, scientifico, economico a quello relazionale, amministrativo, editoriale, musicale, televisivo, quasi un "dire, fare, baciare, lettera e testamento"!
Corretto avere tutto sotto controllo e conoscere un po' tutto, ma il troppo storpia e si arriva ad incrinare altri sistemi scordando lo scopo primario dell'arte…
Ecco, con la marea di richieste poi la ricerca sarà completa e affine a quanto desiderato, naturalmente il tutto condito con l'esperienza maturata che, a bene vedere, è sempre poca se dobbiamo analizzare ogni singola voce nello specifico.
L'esperienza, per essere chiamata tale, deve essere maturata almeno in un arco di tempo, facciamo di minimo tre anni che, sommati l'uno all'altro nei vari campi, fanno un periodo di circa trent'anni di consapevole conoscenza massima. Quindi? O si cerca un essere soprannaturale o una persona vicino ai settant'anni per ricoprire (cito) "un ruolo a tempo determinato, con possibilità di sviluppo e crescita", crescita per chi poi? Con tutta l'esperienza maturata si vuol raschiare proprio il fondo ed ottenere il massimo con il minimo compenso e sforzo? Pare proprio di sì!
È come se al signor idraulico che si ritrovasse a sistemare la perdita del rubinetto del lavello della cucina di casa si dovesse richiedere oltre le specifiche sue competenze in campo idraulico anche e non solo esperienza formativa come ingegnere, costruttore, arredatore, architetto, paesaggista, e perché no, curriculum stimato con resoconto della viabilità stradale poiché in fondo deve conoscere la strada per arrivare nel luogo dove dovrà operare, conoscenze meteorologiche in previsione di nubifragi o accaldate giornate e, per finire, padronanze culinarie per ottimizzare i tempi di gestione lavorativa nel quale si troverà impegnato e noi impossibilitati a realizzare la cena serale per i nostri ospiti, mettiamoci pure anche una punta di fashion blogger che va così tanto di moda. Senza contare, ovviamente, l'aspetto pubblicitario, economico e manageriale del suo ruolo in azienda con relativi feedback acquisiti.
Sia chiaro, in questo modo la parte burocratica e di ricercatezza dell'eccellenza, scarta a priori le possibilità di lavoro ed eccellenza di tanti giovani pronti a far valigie ed andarsene da un Paese che in questo modo non li vuole più, non vengono mai scelti in un posto che non sa che farsene di creatività, entusiasmo, voglia di imparare, come si matura questa benedetta esperienza allora?
Le opportunità alla fine della fiera scemano sempre più come fili d'erba nell'asfalto del manto autostradale, una catramata di inettitudine sobbarcherà i tempi e gli spazi futuri, si arriverà al collasso con molta probabilità di ruoli inadatti, di idee stantie, di pensieri tipo "che mi frega, tanto è solo per poco tempo, chi verrà dopo di me, farà di meglio".
Forse si, forse no, personalmente  a conclusione di tutto mi ritorna in mente la citazione del re di Francia Luigi XV in conversazione con la sua amante Madame de Pompadour: "Dopo di me, il diluvio".
Già…
Massimiliano Sabbion
 

Tuesday, September 25, 2018

È il social che conta! Artisti del passato alle prese con i social network (II parte)


Seconda parte del nostro percorso-gioco se gli artisti del passato avessero potuto usare i social network cosa ne sarebbe uscito? Che profili avrebbero?
Ecco un'altra carrellata tra serio e faceto.
Vincent Van Gogh: riflessivo, a tratti cupo, geniale nella creazione di ritratti che catturano l'anima e di paesaggi che ne fanno assaporare l'essenza. Ha provato a creare un canale Youtube per raccontare le sue esperienze di rapporto con il cibo, la società tutta, girati spesso la sera con telecamera di bassa qualità, poca luce in camera da letto spoglia. Il bisogno di luce lo esprime attraverso le immagini, pagina Facebook dedicata in maniera univoca al fratello Theo al quale rivolge la sua attenzione.
Ha un nutrito gruppo di follwers tra Emo, anime delicate, poeti, persone emotivamente fragili in attesa di un raggio di (gira)sole.
(Habits (Stay High) - Tove Lo)
Paul Gauguin: perennemente in "vacanza da una vita" con la scoperta fascinosa del mondo esotico di Tahiti, sponsor perfetto per le agenzie viaggio sempre alla ricerca di un testimonial attento alla flora e alla fauna locale, specchietto per le allodole per lo stress e la stanchezza del mondo occidentale. Forse il vero vincitore del mondo contemporaneo che abbandona tutto e tutti e rinasce a nuova vita.
(We are the champions - Queen)
Amedeo Modigliani: protagonista di storie d'amore complicate, di notevole fascino, amante dei selfie, dell'assenzio e del vino, innamorato delle donne che ritrae costantemente. Ha provato con un canale Youtube, ma presto fallito per gli eccessi dell'artista che non ha la pazienza di seguirlo.
(Heroes - David Bowie)
Pablo Picasso: onnivoro, pieno di vita, con immagini che spaziano da viaggi e soggiorni in tutta Europa, innamorato della vita, delle donne. Sperimentatore dei social che spazia da Facebook, Youtube, Twitter, Instagram che segna e disegna come influencer tra i primi al mondo. Pochi gli haters che gli riconoscono la sua genialità.
Nei selfie la sua faccia curiosa senza filtri, grandi occhi diventati icona di un tempo.
(Livin' La Vida Loca - Ricky Martin)
Frida Kahlo: il fascino androgino di chi nasce carina, ma non brutta, brava, ma non eccellente, a lei è riconosciuta una forte personalità nelle pose originali, nell'abbigliamento e nella moda che costantemente influenza. Nei suoi Twitter e pagina Facebook sempre libera di esprimere pensieri e idee, la sua disabilità è un valore aggiunto non un ostacolo.
(Single Ladies - Beyoncé)
Marcel Duchamp: originale, unico, silente nelle conversazioni, lascia che siano le sue immagini shock a parlare cui dà titoli fuorvianti lasciando che siano i suoi follewers a scatenarsi tra loro per trovare soluzioni grafiche e parole a descrivere e commentare i post pubblicati.
In una sola parola: il genio del secolo.
(Harder, Better, Faster, Stronger - Daft Punk)
Andy Warhol: tutto ciò che è popular è Andy, pronto con smartphone a catturare la massa, le situazioni e le persone, nutrito e sempre attivo canale Youtube, pagina Facebook personale e della Factory contano seguaci in tutto il mondo, merchandising alle stelle. Miglior amico dei vip internazionale, onnipresente in tv, cinema, eventi, salotti, inaugurazioni. Quasi impossibile (non) seguirlo!
(Vogue - Madonna)
Joseph Beuys: pagina Instagram e Facebook seguitissima da vegetariani, ecologisti, vegani, ambientalisti. Visto come uno sciamano, un guru, un faro nell'arte, i suoi pensieri copiati e forwardati in rete.
(Imagine - John Lennon)
Gli esempi potrebbero continuare, molti gli artisti che sarebbe curioso capire come avrebbero affrontato l'arte e i social, forse le influenze esterne avrebbero modificato personalità e rapporti, contaminato la loro arte e il loro modo di operare e di creare.
Forse è tempo di risalire sulla DeLorean e tornare a casa, nel 2018 e seguire il proprio profilo Instagram, migliorare e migliorarsi attingendo al passato per segnare un presente, per accedere davvero ad un futuro nuovo.
Massimiliano Sabbion

Tuesday, September 18, 2018

È il social che conta! Artisti del passato alle prese con i social network (I parte)


 
Riprendendo il discorso del pezzo precedente legato al mondo dei social network, parte contemporanea più che mai attuale, strumento di moderna tortura al grido di "senza social non sei nessuno", si era arrivati alla conclusione del pezzo pensando al passato, e allora perché non provarci? Creare un gioco, non senza scatenare dissensi e puristi del caso, ma un gioco solamente, una ludica carrellata dedicata alla storia dell'arte: come sarebbero stati i profili social degli artisti?
Scelte dettate dal caso e dai piaceri personali verso artisti che hanno lasciato un'impronta nella storia e nel sottoscritto, come una sorta di fotografia attualizzata di un tempo tanto lontano e diverso dal nostro, in fondo i social sono il prodotto della nostra era, non di quella presa in esame di volta in volta.
Un "Ritorno al futuro" in sella alla DeLorean dello scienziato bislacco scienziato Emmett Brown, detto "Doc" in cui non andremo a cambiare nulla di quello che è stato prodotto e fatto, l'arte e gli artisti visti con gli occhi dell'oggi, così, nel mondo social, nello specifico prendendo in esame Instagram, con punte virate verso Youtube, Facebook e Twitter.
E, gioco nel gioco, ad ognuno è stata associata una canzone come colonna sonora della realtà.
Scelte discutibili? Ben vengano! Vengano pure haters e leoni da tastiera…

Giotto: il suo profilo Instagram è pieno di immagini tratte dalla realtà, uomini e donne reali, con un peso specifico, senza uso di filtri che ne modificano la concretezza. Giotto si dimostra un attento osservatore del mondo, fotografa l'uomo contemporaneo senza girarci attorno, a parte quando si mette a disegnare (con somma invidia degli spettatori) cerchi perfetti nelle stories.
(Bocca di rosa - Fabrizio de Andrè)

Caravaggio: ricercato, sopraffino, attento alle luci e alle ombre, all'effetto di stupore e meraviglia. Nelle sue immagini fissa la bellezza caduca dei suoi soggetti pescati direttamente tra i bassifondi e le periferie delle città. Animo inquieto anche nei suoi selfie che penetrano gli sguardi dello spettatore, noir intrigante.
(L'amore è tutto qui - Piero Ciampi)

Raffaello: fashion blogger per eccellenza! Un influencer nell'arte e nella moda, circondato da artisti, musicisti e presente ad ogni evento che conta. Con la sua aria sbarazzina e fresca si riesce a perdonare tutto all'artista, anche eventuali eccessi apprezzabili.
La sua pagina Facebook ha raggiunto il limite di iscritti!
(When Love Takes Over - David Guetta Feat. Kelly Rowland)

Michelangelo: profilo poco curato e attivo, dà il meglio di sé con la sua forza e ironia a tratti pungente. Esce poco con immagini e momenti, stories assenti, ma quando pubblica i suoi followers si scatenano nel copiarlo, citarlo e far girare le sue figure così potenti e comunicative. Grande ispiratore per la moda e il merchandising.
Molto attivo anche con Twitter.
(L'Amour Et La Violence - Sébastien Tellier)

Gian Lorenzo Bernini: un genio poliedrico che spazia in vari campi, un re Mida che trasforma in oro le idee e le forme. Osannato e ricercato, influencer al top della classifica. I salotti se lo contendono così come gli eventi a cui è invitato a partecipare: "è un uomo da far impazzire le genti".
(Rock With You - Michael Jackson)

Auguste Renoir: la gioia pura, luce, colore, luce ancora e poi sole e divertimento. Post di feste, donne sorridenti, curvy e se la vita ti ostacola, sorridi! Bevi! Balla! E soprattutto apprezza la joie de vivre. Scanzonati video nel suo canale Youtube ricco di amici, vita e coloratissimi tagli cinematografici in collaborazione col figlio Jean.
(Sexy and I Know It - LMFAO)
Fine prima parte
 
Massimiliano Sabbion

Tuesday, September 11, 2018

"Essere popolare sui social è come essere ricchi al Monopoli". Popolarità mediatica e arti contemporanee.


 
"Essere popolare sui social è come essere ricchi al Monopoli", beh una frase abbastanza provocatoria perché la regola vale per moltissimi che si vantano di essere "seguiti", "spollicciati" dai followers, coloro che seguono il profilo social (Instagram, Facebook, Twitter, Youtube, etc…) di un personaggio noto.
Molti diventano davvero famosi tanto da essere riconosciuti vere e proprie icone nei settori di moda e comunicazione (Chiara Ferragni, docet), identificati poi col nome di influencer capaci di influenzare i comportamenti di acquisto del pubblico grazie alla loro autorevolezza e carisma per mezzo di tematiche e opere di interesse di massa.
Il potere pop è quanto mai al massimo e i "quindici minuti di celebrità" profetizzati da Andy Warhol sembrano ormai entrati nel cifrario comune, domanda ed offerta vanno di pari passo: la gente è morbosamente curiosa, i nuovi freak si trovano proiettati in un sistema che li fagocita e anche l'uomo comune può diventare "famoso", diventando esso stesso un tormentone, un meme, ecco allora una schiera di personaggi famosi divenuti tali solo per una frase detta e registrata o un video gettato nella rete globale, altre volte sono semplicemente persone fuori dal comune e bisognose di attenzioni e spesso si scambiano le prese in giro e l'interesse per affetto.
Non mancano gli haters, cioè coloro che odiano e che, sentendosi "leoni da tastiera", perché protetti dalla comodità dell'anonimato diventano persecutori con parole e atteggiamenti e spingono le loro attenzioni negative all'odio verso il personaggio preso di mira.
Certo, a tutti non si può piacere, ma perché prendersi la briga e l'affanno di esprimere odio e detrazione verso ciò che non piace? L'arma più semplice è ignorare, ma questo aspetto non è una formulazione valida nel nostro quotidiano, lasciare un segno, questo conta, anche sentirsi in dovere e diritto di rispondere a tono, di maledire, insultare, far del male e spingersi sempre peggio, verso un vortice senza fine.
Ho preso un disco solo per la copertina
Mille messaggi, sempre la stessa faccina
Ma se non usi i social nessuno si fida (ah)
La moda è bella, ma ci rende tutti uguali
(Fotografia - Carl Brave ft. Francesca Michielin, Fabri Fibra)
Quanta verità in poche frasi, eppure una sola isolata nasconde molto da dire "se non usi i social nessuno si fida", è il nuovo tormentone al posto del "lo hanno detto in televisione", i social ci seguono e inseguono sempre, 24 ore su 24, diremo a portata di mano tra smartphone, tablet e altro.
Gli artisti e l'arte stessa sono sempre stati sensibili ai cambiamenti e alla comunicazione e l'invasione di video e di immagini hanno creato la prima attenzione social e mediatica: la fruizione è presto condivisibile e arriva in tutto il mondo a portata di click, un touch screen ed è subito tutto condiviso, modificato, rapportato alle proprie esigenze, idee che diventano altre idee e la diffusione dilaga!
Per molti l'avvento dei social è stato controproducente, un po' come lo fu l'avvento del sonoro per il cinema dove molti attori dotati di inflessioni inascoltabili e voci che stridevano coi loro personaggi decretarono il loro inesorabile declino.
Perché ostinarsi in un linguaggio che non è assolutamente consono al proprio status? Prendiamo Instagram, il social che comunica per immagini e brevi video, ecco alcuni personaggi famosi presi in esame con cadute di stile, conferme o vere e proprie sorprese: Madonna, icona indiscussa del pop musicale usa Instagram come una discarica di immagini fatte di selfie pieni di filtri che le modificano espressioni e realtà (senza contare che già ci ha pensato la chirurgia estetica a farlo…), arricchisce le sue stories con i balletti dei figli adottivi, cuore di mamma!
Francesco Bonami, critico e curatore d'arte, nei suoi micro video crolla miseramente con un inglese maccheronico o con uscite talmente fuori fuoco da risultare quasi simpatico nella sua ingenuità, un modo imbarazzante di parlare d'arte al pubblico.
Luca Tommassini, coreografo e ballerino, ha forse uno dei profili più interessanti che denotano una grande intelligenza e ironia, dove si alternano immagini personali e meme o video ironici rendendo sempre interessante le uscite consapevoli rivolte alla numerosa schiera dei suoi followers.
Maurizio Cattelan, artista, non si smentisce neppure nel suo profilo che risulta ricco di nonsense, immagini provocatorie, spesso autoreferenziali e di sicuro mai banali.
Usare e non abusare dei mezzi messi a disposizione, chi lo fa in maniera consona ne ricava popolarità, introiti, attenzione, ma non è necessario mettere in mostra sempre e comunque qualcosa da dire anche quando il silenzio sarebbe forse l'arma migliore da usare (regola che dovrebbe valere per molti nostri politici nell'utilizzo dei social), personalmente preferisco essere riconosciuto per qualcosa di intelligente da dire piuttosto che cercare il facile consenso con il ridicolo.
Meditate al prossimo post che pubblicate, meditate.
P.S.: e come sarebbero stati i profili social degli artisti del passato? ;-)
Massimiliano Sabbion
 


Thursday, September 6, 2018

La Storia è (in)finita. Paradossi, paraculi, parafulmini contemporanei.


 
Parlare di arte contemporanea è un confronto costante, un raffronto con il passato storico, non si guarda mai al presente, eppure si tratta di contemporaneo, ma si percepisce un certo paragone parallelo con quello che chiamiamo "la nostra storia".
Il passato è spesso un macigno difficile da affrontare, un ostacolo a chi vuol crescere e confrontarsi con l'oggi e il domani, spesso gli artisti sono costretti a questo sproporzionato confronto con ciò che è avvenuto prima, con coloro che hanno creato opere ed espresso un pensiero che ora verrà, senza dubbio, equiparato al lavoro creato.
Non è impresa facile parlare di e con nuovi linguaggi, non è assolutamente fluido il pensiero che deve passare allo spettatore, ma sempre arricchito di ostacoli e situazioni da rivedere e rivalutare.
Dal Naturalismo all'Impressionismo, per passare poi all'Espressionismo e ai movimenti d'Avanguardia, dal Concettuale, al mondo Pop, dalla Land Art, al video, alle performance, l'evoluzione è avvenuta costantemente imparando a guardare sia il mondo esterno che le sensazioni e le emozioni interiorizzate, rompendo schemi, situazioni, visioni, facendo guerra e poi pace con la storia, ma sempre in un continuo atto evolutivo.
Ma cos'è allora questo insegnamento voluto e dovuto legato alla storia dell'arte? È senza dubbio la ricerca di una storia dell'uomo che si confronta con il suo presente attualizzando canoni di bellezza e bruttezza, di influenze esterne, di culture che si sommano alle precedenti, di pensieri liberi di uscire e dare visione con lavori che diventano simboli di un'epoca e definite poi opere d'arte.
Oggi si tende ad un egoismo di fondo nella società definita "liquida" in quanto come l'acqua scivola via lasciando spesso danni al suo passaggio, per mezzo di strumenti alquanto effimeri ed essi stessi liquidi: dai social network, alla presenza costante di selfie che portano il non rispetto di se stessi in primis e degli altri in secondo luogo, un insieme inconsistente di realtà, ma di presenza dell'apparire sempre e comunque, dimenticando le regole basilari di convivenza e rispetto.
Come si può pretendere l'ossequiosa devozione per un'opera d'arte, una città, un monumento che è a disposizione di tutti, della collettività quando ciò che importa è creare l'evento stories in Instagram o stupire gli altri con le imprese più stupide e becere che dilagheranno nel web a caccia di like?
Non c'è età o livello culturale, solo la liquidità del pensiero che non tocca più l'indignazione umana: via una tragedia, sotto con un'altra! Pellegrinaggi della curiosità nei luoghi dei disastri umani o naturali con tanto di picnic e scampagnata con foto ricordo, in barba al silenzio dovuto al momento.
TV del dolore fatta di sciacalli e contenitori da salotto che parlano indifferentemente di vite umane o dell'ultimo ritrovato della chirurgia estetica, passando ai drammi dell'unghia spezzata della starlette dell'ultima ora, senza nessun freno morale.
E cosa succede nel campo artistico? Lo scandalo non fa più scandalo, lo stupore non è più stupore, l'emozione non è più emozione, scivola, scivola tutto, come l'acqua che piano piano però poi provocherà danni e alluvioni.
Uomini e donne intenti a sciacquare l'educazione nelle fontane storiche; tuffi nell'ignoranza dai ponti secolari delle grandi città fluviali; scimmiesche figure abbarbicate che si contorcono e si arrampicano sui capolavori marmorei per definire la pagliacciata del momento come goliardia di poco conto.
Ragazzate! Goliardia! Bischerate! Tutto è scherzo, ma anticamente anche i goliardi che si accompagnavano con il gusto della trasgressione, avevano insiti nei loro gruppi la ricerca dell'ironia, il piacere della compagnia e dell'avventura, uniti alla necessità del rispetto e dello studio.
Non si dica quindi che un'arrampicata su un monumento per sventolare un paio di mutande e restar nudi a mostrare le pudenda sia un atto ironico di studio e ricerca, bensì un fermo immagine per qualche becero video virale su Youtube a caccia di pollici alti.
Amare la storia, il passato, poterlo studiare, criticare, confrontarsi continuamente per capire quanto necessari siano stati i pregi e i difetti del tempo ormai trascorso, possono (e devono) migliorare questo presente.
Un artista che non compie ricerca o studia la storia con la quale si deve confrontare, ma, inversamente associa invece la sua popolarità alla sola visibilità mediatica, vivrà mediocremente bene, economicamente forse oltre le aspettative, ma tutto poi scivolerà come l'acqua sul fiume, lenta e inesorabile, con le sue opere scrostate dal tempo e dalle goliardate di qualche cretino senza arte né parte.
Massimiliano Sabbion