Wednesday, August 26, 2015

La visita alla mostra. Avventura di un quotidiano giorno d'arte (PARTE IV di IV)

 
"La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva"
(David Hume)
Manca ancora una cosa per concludere il rito della mostra: il bookshop, una bolgia di merchandising fatto di "ricordini" vari e kitsch che "bisogna-assolutamente-possedere": dal portachiavi alle matite e penne, dalla gomma da cancellare, quaderni, blocchi, al moderno tappetino per il mouse, dagli intramontabili foulard, portfolio e cartoline commemorative che riproducono le opere, alle inutili e nel contempo indispensabili calamite da frigo, le carte da gioco, i sottobicchieri che non saranno mai usati, borse, ombrelli e ventagli che riproducono quadri e sculture, fino alle moderne cover per smartphone, e loro, le tazze, si, le immancabili tazze… ci sta insomma tutto quello che (non) serve per ogni tasca e per ogni uso.

Non mancano libri, libretti, guide, volumi per i bambini, per gli adulti, per raccontare la storia parallela, biografie, romanzi, tutto quello che può ruotare e non c'entra con quello che si è visto state sicuri qui, c'è!

Non scarseggia il catalogo in esposizione in ogni angolo, a pile e pacchi, sia nella forma deluxe con copertina rigida sia nella forma cartonata o nell'edizione riassuntiva di poche pagine. Se la mostra è fatta bene e gli scritti interessanti si opta per il catalogo deluxe (o cartonato a seconda del budget). Il grosso e ricco volume sarà presto dimenticato a casa in qualche scaffale o messo in bella mostra in salotto, ma vi assicuro che il "peso" della cultura per il resto della giornata si farà sentire quando il suddetto catalogo sarà sballottato a destra e a manca o passato al compagno d'avventure che, mosso a pietà, si offrirà di portare codesto peso diviso con voi, con la ferma tentazione di lasciarlo in qualche luogo della città (il fantomatico libro, non il vostro accompagnatore) e con la ripromessa che "alla prossima mostra mai più cataloghi!".
 
 
All'uscita la coda al guardaroba per recuperare borse e cappotti si fa scorrevole e la tentazione di dire alla ragazza che smista medagliette numerate per il riconoscimento dei tuoi suppellettili che "la mostra è stata bella ma alcune cose…" ma non puoi, è intenta nel suo lavoro, esci fortunato e soddisfatto guardando la folla che ancora si accalca e deve entrare, rivedi le guardie di sicurezza, le persone addette alla biglietteria, qualcuno ti saluta e la mostra si lascia alle spalle.

Beh tutto qua? Si, tutto qua. Un evento, un momento, un flash di cultura ha illuminato la giornata e ci si ritrova a pensare che in Italia dovrebbe essere la norma, non l'eccezione quello che si è appena vissuto.

Un'organizzazione fatta di idee e di realtà concrete che sia in grado di offrire posti di lavoro, far sì che giovani occupino il proprio prezioso e retribuito tempo nel sapere nella disponibilità di qualche mostra, e allora capisci il perché di tanta rigidità professionale: dietro si nasconde la speranza di avere il contratto rinnovato per la prossima mostra, si fa quello che dicono di fare "NO CELLULARI, NO FOTO", un altro "sssssssssssh", si applicano gli sconti come ci è stato detto da programma, e quindi anche una dolce signora imbranata con l'audioguida potrebbe essere una squilibrata che rovina le opere e per colpa sua si potrebbe perdere il posto e poi? La mostra? Chi ha tempo di vederla? Ora? Magari poi…

Magari poi, usciti dallo spazio espositivo, da lì, sarebbe bello trovare un bar o un ristorante aperto, una galleria che ruota attorno all'evento e che espone giovani artisti proponendo il nuovo che avanza, oppure collaterali che si muovono a satellite, edifici e storia locale da riscoprire, spazi aperti per gli anziani, per i giovani, ludoteche, biblioteche, magari qualche spettacolo teatrale, un concerto di musica classica o di musica rock o pop, ma ehi…ferma tutto!!! Ma queste cose accadono? Succedono davvero? Si, succedono, capitano in un posto che si chiama "resto del mondo", mi piacerebbe succedesse più spesso anche in una (pen)isola che (non) c'è: l'Italia.


Si ritorna a casa, treno in ritardo e zeppo di umanità, il bambino che frigna è un must, mancava a terminare questa giornata, è lasciato lì a lamentarsi in mezzo alla gente che parla al cellulare e a ragazzine che si scattano selfie impostando la bocca a cuore e che ridacchiano giulive.
Viene voglia a me adesso di urlare "sssssssssssh", "NO CELLULARI, NO FOTO": umana umanità quotidiana, anzi contemporanea situazione vitale ammassata in un'unica carrozza.

Sceso dal lungo viaggio, mi dirigo stancamente verso la macchina e a conclusione di questa giornata l'amara sorpresa: una strisciata sulla fiancata destra della mia macchina di qualche "maldestro" stupido incapace autista. Ti pareva! Non bastava tutto ciò per "segnare" questa prospettiva di celebrazione e ricordo, eccolo qua invece, un souvenir per non dimenticare questo impegnativo giorno, il pesante catalogo finisce sul sedile posteriore e si riparte verso casa, che la fortuna sia con me.
Ripensandoci, ho spesso ripetuto il vocabolo FORTUNA nel corso di queste parole, "la fortuna aiuta gli audaci", per fare quello che si vuole e quello che si desidera ci vuole incoscienza e tanto coraggio, tanta forza e anche molta fortuna.

 
Per "fare" arte come artista, gallerista, curatore, scrittore ci vuole FORTUNA, ma altrettanta ce ne vuole per chi fa il turista e si mette in gioco tra mezzi che non ci sono, organizzazioni che latitano, sovvenzioni che mancano, spinte di interesse politico ed economico che minano siti e cuori.
"Fare" arte è un'avventura in una “selva selvaggia”…
Si, ci vuole FORTUNA per realizzare e vivere l'Arte, ma anche una gran bella dose di culo: o te lo fai e studi, ti impegni, combatti e continui a credere, o te lo fanno tra burocrazia, leggi, regole e statuti.

Ma si sa, arrendersi e fermarsi significa perdere e allora si che i silenziatori servono con il loro bel NO CELLULARI, NO FOTO per non fermare e ricordare quegli istanti da saltare a piè pari e ben venga un altro bel "sssssssssssh" per scuotere i torpori sopiti, l'importante è non aggiungere mai al termine di ogni racconto e di ogni avventura la parola: FINE.
 
Massimiliano Sabbion
 
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
Twitter: @vecchiatoarte
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Wednesday, August 19, 2015

La visita alla mostra. Avventura di un quotidiano giorno d'arte (PARTE III di IV)


 
"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi"
(Marcel Proust)

E dopo tanti avvertimenti ecco che arriva, squarciando il brusio all'interno della mostra, l'urlo: NO CELLULARI, NO FOTO, come già ricordato, stancamente e infinitamente, dalla signorina della biglietteria, dalle guardie di sicurezze, dall'addetta al guardaroba e dal controllo biglietti.
Si, qualcuno ha fatto uso del cellulare, è partito un flash, una foto rubata, qualcun altro non risponde ad una suoneria che riecheggia in tutta la stanza, forse per vergogna e non certo sopito e preso da una qualche forma di sindrome di Stendhal, è la guerra della tecnologia che si impossessa delle persone e della mostra.

Per carità! Non voglio passare per quello che si lamenta, ma spesso queste manifestazioni sono troppo condensate di gruppi, di confusione, di sale gelate o surriscaldate che fanno scappare "il pubblico pagante", mi vien da pensare che sia una strategia apposita per non far accalcare e fermare le persone nelle varie sale e che la fiumana scorra irrimediabilmente lenta verso l'ultima sala, verso l'uscita.
A mano a mano che si prosegue, si notano le pecche e la delusione che pervade l'allestimento generale, faretti che sparano luce sui quadri rendendo evidente parti troppo illuminate e altre in ombra, gli esperti dicono che si crea l'atmosfera, dicono che si concentra lo spazio visivo, dicono che si valorizzano le forme, dicono si esaltano i colori, non si vede un cazzo! Dico io…

I cartigli sono poi posizionati o sotto al capolavoro, con il rischio di far scattare allarmi e sicurezza e di togliere la visuale alle persone che lo stanno vedendo, o talmente a lato che quando ci si avvicina alla tela o alla scultura poi non si ricorda neppure il titolo e la data dell'opera.
Perché poi queste "etichette" non sono bilingue? Almeno in inglese, sarebbe un segno di apertura e civiltà globale scrivere il cartiglio in due lingue.

 
Immancabili come gli "auguri a te e famiglia" a Natale e come le granite d'estate arrivano poi i "silenziatori", spesso nella figura dei guardiani di sala che con i loro "sssssssssssh" ricordano che non siamo al mercato, non siamo in diritto o dovere di parlare anche sottovoce e commentare le opere, non dobbiamo, insieme a NO CELLULARI, NO FOTO, dimenticare che siamo sempre osservati e sottocontrollo.

Penso invece che non siamo neppure in un luogo sacro che impone il silenzio assoluto, il rispetto sì ma se mi vedi parlare sottovoce con afona parola che esce dalla mia bocca non azzardarti a dirmi "sssssssssssh" nelle orecchie, non sto complottando la Terza Guerra Mondiale, sto solo cercando di emettere a voce un mio pensiero critico, un'opinione, un confronto, un'idea, in rispettoso silenzio con la voce della cultura, non vendo pesce al mercato!

Diceva George Bernard Shaw: "Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee" ma se tu, caro "silenziatore" sei una palla al piede e io mi sento con una palla al piede e ce le scambiamo alla fine abbiamo entrambi due palle, due palle ai piedi (…e non solo…), per due motivi: per me che mi sento oppresso e per te che sei invaso dal potere e ti senti in diritto di silenziare ogni mio pensiero.

Il proseguo non diventa facile e la voglia di uscire e "ma perché sono venuto qui oggi?" si fa sempre più pressante, ma alla fine arriva Lui, insieme a Lei e ti colpiscono, studiano, guardano e sono sempre stati lì, ad aspettarti e perdoni allora tutto: l'attesa, gli sconti non goduti, i ritardi, i silenziatori, la folla.
Per Loro hai fatto strada e speso tempo e non puoi che bearti con loro e di loro prima che arrivi un altro NO CELLULARI, NO FOTO e un altro "sssssssssssh" o altre stupide scolaresche e gruppi soffocanti.

Lei, l'Arte, ti ha accarezzato e aspettato e Lui, il capolavoro inatteso c'è, e si mostra, esposto agli occhi di tutti, ma solo tuo in questo preciso momento. Magari qualcun altro la sta pensando come te ora e dice a volta alta "Eh si ne valeva l'attesa e il prezzo del biglietto".
Esatto. Non importa che tu sia scultura, pittura, performance, video o cosa, sei l'Opera d'Arte uscita e partorita da qualche mente del passato o contemporanea, esposta perché susciti un'emozione in te, quella che poi ti porterai a casa, come souvenir personale.
Passeranno davanti a Loro i ragazzini confusionari, gli anziani che cercano di capire quale sia il tasto del volume per ascoltare meglio, il marito annoiato, il bambino moccolone, la signora "disabbinata", magari indifferente a quello che pensi o provi tu in quel momento ma che importa?
È solo tua l'emozione ora.

 
Il tempo per distarti e sederti nei divanetti ci sarà, tempo per riprenderti dalla fatica della giornata, pensare a cosa fare poi dopo la mostra, quale posto scegliere per andare a mangiare, le foto da fare da pubblicare poi su Facebook cosi dimostri a tutti che "tu sei stato qui".

Ti divertirai poi a vedere l'umanità raccolta e differente all'interno delle sale: signore che hanno l'età e il profumo addosso del tempo passato, giovani con tattoo e piercing, stranieri di paesi lontani affascinati da tutto ciò che è diverso e nuovo alla loro cultura, bambini innocenti che giocano tra di loro sviluppando fantasie annoiate.
E poi ancora, gli immancabili spettatori assorti con audioguida sbagliata davanti al quadro sbagliato che cercano l’immancabile “tavolino con fiori sull’angolo destro” davanti ad un paesaggio campestre, l’intellettuale chic (gay o meno, l’orientamento sessuale non conta) riconoscibili perché spesso indifferenti e spocchiosi con la copia del quotidiano liberale sottobraccio e la guida nell’altra, il modaiolo che si vede tutte le mostre e le manifestazioni e che ad un apericena poi ti canticchia nelle orecchie “devi-assolutamente-andarla-a-vedere”,  i volontari tra le sale composti da signore con la messa in piega fresca e nonni-vigili strappati al traffico a guardia delle sale, le coppie di innamorati che suggellano i loro cuori davanti ad un'opera eterna: tutta una serie di categorie di spettatori che finiscono per passare davanti agli occhi e davanti all'Arte.
(fine parte III)
 
Massimiliano Sabbion
 
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Wednesday, August 12, 2015

La visita alla mostra. Avventura di un quotidiano giorno d'arte (PARTE II di IV)

 
"Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato"
(Detto africano)
 
Occhi e orecchi buttano sguardo e udito verso una coppia di signori allo sportello vicino al nostro che chiedono, prima di entrare, quali sconti sono presenti per la riduzione del biglietto.
Ovviamente over 65, studenti fino ai 25, il resto: muori e paga.

Ora, ok le persone over 65, ok gli studenti ma tutti gli altri? Inutile esibire carte plastificate come ricercatori, professori, professionisti della materia, curatori, anche un becero e antiquato "lei non sa chi sono io"… rimane da sperare o nel buonsenso imposto in biglietteria (ma chi la gestisce esegue ciò che si chiede di fare) o in qualche sponsor della mostra che permette sconti ai suoi clienti: carte varie di librerie nazionali, supermercati, case di moda, biglietto del treno, eccolo! Train ticket! Vedete? A volte il biglietto del treno serve e poco importa che ci sia stato ritardo ed afa interna: partite sempre fiduciosi sperando nella fortuna (e nelle tessere fedeltà sparse in borsa) per avere qualche sconto di pochi euro e una piccola soddisfazione di bassa economia.

Si passano poi i controlli, i metal detector, raccomandazioni ripetute stancamente e infinitamente dalle guardie di sicurezza (come la signorina della biglietteria): NO CELLULARI, NO FOTO.
 
Poi è la volta del guardaroba: non si possono tenere cappotti o borse ed è necessario depositare il tutto, un sacchetto portaoggetti è fornito per eventuale portafoglio e cellulare e anche la ragazza del guardaroba ripete stancamente e infinitamente (come la signorina della biglietteria e le guardie di sicurezza): NO CELLULARI, NO FOTO.
 
Bene, direi che siamo pronti per partire, ma prima un salto nel vero regno della mostra dove tutti passano o prima  o dopo, no no non il bookshop, quello è facoltativo ma dal percorso obbligato: mi riferisco al bagno, lui è il re del momento. Se si è fortunati lo si trova subito vicino all'entrata della mostra oppure a metà percorso o peggio ancora alla fine della mostra, seconda scala a destra giù lungo il corridoio, manco fosse l'Isola che non C'è di Peter Pan.

Sempre se la fortuna ci assiste, dopo averlo trovato, lui, il bagno, o è perennemente occupato da una scolaresca o dai componenti di una gita di anziani che finiscono per monopolizzare lo spazio angusto o completamente vuoto per potercelo gustare in santa pace (raro!), di sicuro si decreterà che per vedere sta mostra ci stiamo mettendo un'eternità!
Pausa filologica effettuata, partenza per la mostra, esibizione dei biglietti all'ingresso che vengono o strappati, o passati ad uno scanner o in un moderno girello stile metropolitana che si apre solo grazie al biglietto. Questo dipende, da che cosa? Ovviamente dalla mostra, dalla sicurezza improntata e dalla qualità e quantità di soldi spesi per creare il "posto ingresso biglietto".

Ancora una volta nel passare il controllo biglietti, l'addetto ci ricorda stancamente e infinitamente (come la signorina della biglietteria, come le guardie di sicurezze e come l'addetta al guardaroba): NO CELLULARI, NO FOTO.
Eccoci dentro, per fortuna, passate le traversie iniziali, ci si immerge all'interno della mostra, ciò che colpisce (o che dovrebbe colpire) è la luce, la bellezza dell'allestimento, il rispetto e la gente che si gode la visione di capolavori e di opere esposte e invece, mi spiace non è cosi.

Subito vengo raggiunto nella prima sala da un brusio continuo di walkie talkie che parlano con operatori invisibili ai nostri occhi dando indicazioni sui gruppi, sugli spettatori alla mostra, tutto un "passo e chiudo", quasi una base segreta aliena. Si, sento le voci ma non le individuo subito, sento le voci quasi misticamente avvolto in un nonsense continuo individuandone poi la fonte: guardie e guardiani di sala.
Io sinceramente non capisco che si dicono o come lo dicono, immagino che commentino questi "pseudo terroristi" ultra sessantacinquenni che indossano l'audioguida a rovescio non sapendo come si infilano le cuffie e li guardano come se fossero minacce per il bene delle opere.

 
Ma dico io! Ma se questi poveri “incapacitanti in quanto tecnologicamente  impediti” o per essere politically correct “diversamente abili della scienza tecnologica” non sanno manco come si schiaccia il tasto play per far partire la voce narrante dell’audioguida come pretendi che si accaniscano contro le opere? Facendo saltare una cintura di tritolo in mostra?
Da alcuni anni le audioguide possono anche essere scaricate, gratis o a pagamento, tramite internet o tramite smartphone e dispositivi mobili, e inserite all’interno di applicazioni ma non lo diciamo a tutti che già è un dramma spiegare che CORNETTA VERDE chiami e CORNETTA ROSSA chiudi, ma allora sarebbe un controsenso al pensiero: NO CELLULARI, NO FOTO? Si e no.

Dall'altro lato della stanza scolaresche di ragazzini annoiati che sono lì "perché oggi ci tocca la gita" guardano tutto tranne le opere esposte, la guida, se è fortunata, parla ai soli ragazzini secchioni riconoscibili perché fuori moda e non in collazione con il resto del gruppo, dove campeggia di fatto un bulletto che si fa bello con le ragazzine e queste ultime in gruppetto di tre o quattro che commentano ridacchiando chissà che cosa: questa è la minaccia per la cultura!

Io rimango basito nell'immaginare le conversazioni che si fanno le persone di guardia alle sale con i loro walkie talkie e con tutta l’umanità varia che gli passa vicino "Signora con vestito orrendo con scarpe non abbinate alla borsa in arrivo nella sala tre… bambino capriccioso con moccolo penzolante in sala due con mamma e papà svogliato a seguito… gruppo anziani facinorosi in sala acquerelli si richiedono rinforzi… bulletto che ci prova con la figlia di Maria che come si sa, le figlie di Maria…"

Un brusio continuo e dall'altra parte secco si risponde "Ok, ricevuto, concordo!" questo quando la folla è tanta, se altre volte invece la sala è vuota si trova il guardiano di turno seduto intento a leggere un libro, immobile, fermo, senza vita e respiro col dubbio che sia un'installazione, una performance parte della mostra, non il libro sia chiaro, lui, il guardiano di sala.
(fine parte II)
 
Massimiliano Sabbion
 
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Wednesday, August 5, 2015

La visita alla mostra. Avventura di un quotidiano giorno d'arte (PARTE I di IV)

 
"Il modo migliore per cercare di capire il mondo è vederlo dal maggior numero possibile di angolazioni"
(Ari Kiev)
 
Le offerte culturali rivolte al pubblico spesso nascondono insidie inimmaginabili, sovente si tralasciano difficoltà e ostacoli a favore di una visita ad una mostra/museo/evento.
È il pubblico che fa la differenza ed è il responsabile del successo o meno di una buona mostra, il passaparola conta e la pubblicità per quanto martellante e programmata sia se non è accompagnata da un buon riscontro di massa, beh…conta poco.

Organizzare una mostra, un evento, non è mai semplice, ma non ci si richiede la facilità nelle cose, si ricerca sempre lo sforzo comunicativo e visivo accompagnato da una buona dose di intelligenza e preparazione perché ciò che si offre allo spettatore sia poi apprezzato.
Il visitatore, a cui tutto si rivolge, a lui sono dedicate queste parole e questo resoconto di una giornata culturale.
Cosa rimane alla fine del percorso? Cosa resta di una giornata tra arte e cultura? Si ricorderanno il capolavoro visto, la città sconosciuta e vissuta per quel frangente di tempo in cui si è soggiornato, si rivedranno le foto e si ripenserà a ciò che si è provato e passato, ma cosa succede veramente quando si visita un evento?

 
Prima di tutto, come tutte le cose che hanno bisogno di tempo, "l'avvento dell'evento" lo si progetta e pianifica, magari con largo anticipo che varia da pochi giorni a mesi ma spesso anche solo d’impulso, e se decidessimo che la settimana prossima si va alla mostra? Ok! Fatta, il progetto abbia inizio.
Scelto l’evento da visitare e con tutta la buona volontà che ci contraddistingue, ci si programma e si pensa al viaggio per raggiungere la tanto desiderata esposizione, primo problema che si presenta: come arrivarci? Con che mezzo andiamo? In auto sembrerebbe la soluzione più ovvia e veloce, ma spesso i parcheggi sono cari, distanti, non sempre si conoscono le strade e la città, c'è il rischio di multe e ZTL, no no, dai ovviamo per i mezzi pubblici.

Cominciamo con il treno: prenotazione del biglietto online e, dopo vari tentativi di username e password, schermate in attesa, blocco carta di credito, stampante che non va, il biglietto è pronto e si è fortunati si becca pure un'offerta legata al giorno in cui faremo il nostro viaggio, poi, spesso, non si sa mai, il biglietto del treno vale come sconto per l'ingresso della mostra.
Il giorno della partenza si arriva alla stazione con l'auto nel parcheggio più vicino, dove,  con pochi euro, si garantisce la custodia ma si declina ogni eventuale responsabilità, e ora via verso la stazione di corsa prima di perdere il convoglio ferroviario!

 
Ma…calma, inutile affannarsi, il treno ha un ritardo di 10 minuti, ah ecco, tutta una corsa per scoprire un ritardo di 10 minuti, 10 pallosi minuti che… salgono poi a 15.
Ok, va beh aspettiamo, la voce dell'altoparlante comunica l'arrivo del nostro treno al binario 3, come??? Ma se siamo al binario 5! Eh già ma col ritardo cambio di binario, vai di corsa & affanno giù per le scale del sottopassaggio, via verso il binario 5, sali le scale, arrivi trafelato, sbagli carrozza, scendi, riprendi la carrozza giusta e…per un pelo! Il treno, affollato, si muove ma almeno si parte, con l'aria condizionata in questa afosa giornata ovviamente rotta.
I nostri vicini sono dei ragazzi di colore che passano il tempo al cellulare urlando nella loro lingua, non capisco se sono incazzati o se parlano cosi normalmente, va beh fa niente, io li guardo incuriosito da un idioma che non conosco ma si rischia di essere tacciati di razzismo, già, razzismo,  solo perché si è curiosi? Allora sono razzista visto che sono curioso e vado a vedere una mostra d’arte oggi, l’arte mi incuriosisce, quindi sono razzista.

Va beh, saranno i pensieri dettati da questo caldo, si studia un po' a mo' di ripasso la mostra che andremo a vedere, poi il depliant diventerà comodo alleato per l'aria soffocante della carrozza: un fresco e improvvisato ventaglio fatto con la cultura.
A nulla valgono le lamentele per l'aria irrespirabile con il controllore che risponde serafico "e-io-che-ci-posso-fare?", ovvio nulla, ma sarebbero gradite delle spiegazioni e delle scuse, un semplice atto di gentilezza insomma, in fin dei conti caro il mio "obliteratore" rappresenti la tua azienda, ma fa troppo caldo per lamentarsi e polemizzare, quindi la prossima volta auto, garantito!

 
Si arriva comunque con somma gioia e fortuna a destinazione, si scende e ci si orienta un po' e, dopo un caffè in un frenetico bar centrale, si prende la via lastricata di frecce e indicazioni per la mostra, per scoprire poi che il percorso è stato studiato per passare “ad hoc” per la città per portare turismo, economia e far conoscere nuovi luoghi, va beh la mossa ci sta, ma ci si impiega il doppio ad arrivare!

Approdati alla biglietteria dell’evento eccola lì, la coda, che a vista si fa kilometrica e le soluzioni sono due: o aspettare che a piccoli gruppi si avanzi e si arrivi alla biglietteria oppure prenotare con anticipo online, fatto!
La prenotazione online è servita per evitare la fila, anche se non è stato facile, grazie al server sempre occupato e ai vari tentativi andati a vuoto, il risultato è stato una serie di sbraitamenti tra pc e mouse sbattuto sul tavolo nervosamente, entrambi ignari e incolpevoli del nostro "dramma": prenotare online comporta attacchi di bile, è inutile anche il call center dove o cade la linea dopo minuti di attesa e musica soporifera o risulta sempre occupato.

Presentando il nostro coupon alla biglietteria INGRESSO PRENOTATI si passa tutta la fiumana in attesa e, non lo nascondo, ci si sente privilegiati e osservati con invidia: l'ingresso è quasi immediato.
Fornite le indicazioni sulla mostra viene consegnato il biglietto d’ingresso e ci viene dato un depliant con il percorso e le opere più significative, allo sportello della reception ci ricordano, stancamente e infinitamente: NO CELLULARI, NO FOTO.
(fine parte I)

Massimiliano Sabbion


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Friday, July 31, 2015

Arte perché? La forza di un popolo sta nella difesa della sua cultura

 

A Gabriella,
la  mia mamma,
forte come una roccia e viva sempre, per l'amore.
 (29/01/1941-31/07/2011) 

"La vera vita è riflessione su se stessa"
(Giovanni Gentile) 

La forza di un popolo sta nella difesa della sua cultura, direi che con questa frase d'inizio si potrebbe concludere l'excursus di parole che ne seguiranno.
Non ci sarebbe altro da aggiungere ma dato lo spazio e il tempo per farlo non manca allora qualche parola da spendere per FORZA e per DIFESA ci sta tutta!

Lottare per un NO TAV contro la deturpazione del paesaggio, contro le varie discariche o orripilanti mostri di cemento che sorgono abusivamente in tutta Italia, significa difendere e combattere per quei paesaggi, quegli scorci e quella luce che furono trasferiti dai pittori del passato nei loro capolavori, e che hanno fermato il tempo e la luce in eterno, dai vari Leonardo, Raffaello, Piero della Francesca, Canaletto, solo per citarne alcuni, l'eredità di una "grande bellezza" sembra ora impossibile da conservare e proteggere.


 
Come possono le opere d'arte meritevoli di essere viste vivere nascoste in polverosi sotterranei in attesa di tempi migliori in attesa di personale adeguato che latita, di finanziamenti, di restauri ed esposizioni?
Come si può rimanere indifferenti di fronte ai crolli di siti archeologici come Pompei mentre il mondo ci deride e schernisce scrollando il capo?
Perché si passa all'indifferenza e ad una taciuta indignazione quando tifoserie di squadre locali e non deturpano e massacrano le città e i monumenti?
Siamo ancora terra di conquista? Terra da violentare e da usurpare?
 

Venite a comprare le nostre sedi dei marmi di Carrara! Possedete le terre di Toscana ed Umbria! Appropriatevi delle Ville Venete! Lo Stato mette in vendita il demanio!
Pare che l'apprezzamento avvenga solo da parte di extra italiani, stranieri che comprano e pensano a "salvare" a nome proprio quello che non riusciamo altrimenti a fare noi, noi italiani.

Il nostro paese non ha bisogno di propaganda, la pubblicità se la fa da sé, da secoli e secoli, l'Italia, meta obbligata per letterati, pittori, studiosi, viaggiatori che sempre hanno ammirato e scoperto le bellezze del territorio, hanno sempre portato ovviamente anche pecunia e turismo: su questo bisognerebbe puntare!
Perché non siamo "contemporanei" e "contemporaneisti"? Perché il passato ci uccide e noi uccidiamo il passato…

Sale la rabbia a pensare alla riforma consapevole di Giovanni Gentile, filosofo, pedagogista e politico italiano, che nel 1923 introdusse l'insegnamento della Storia dell'Arte nelle scuole sia ora messo in discussione.

 
Già, si tratta di una materia obsoleta, forse inutile, bastano internet, qualche social network e via, l'arte si impara e si mette da parte.
Dovrebbero essere strumenti che compendiano il sapere e non che lo sostituiscono.
Evolversi nel futuro significa conoscere il proprio passato, rispettarlo, con gli sbagli che ci sono stati, le cose belle, le cose meravigliose e anche quelle scadenti e orripilanti: tutto fa brodo e serve per capire e per PROGEDIRE, salvare l'arte è salvare noi stessi.

 
Valorizzare il territorio non significa aprire nuovi centri commerciali ma custodire il prodotto locale (non proporre latte in polvere per i formaggi ad esempio…), l'artigianato, realizzare a piene mani convegni, pubblicazioni, mostre, eventi che non devono coincidere necessariamente con un EXPO o un campionato mondiale.
 


L'Italia non si sostiene per mezzo, e non solo, del volontariato ma lo dovrebbe fare con figure qualificate che sanno come agire: ad uno chef imporreste di confezionarvi un vestito? Chiedereste mai un consiglio medico al vostro macellaio? Ecco perché il macellaio vi taglia un pezzo di carne ad hoc e il medico vi cura, per lo stesso motivo per cui lo chef cucina e il sarto cuce: ad ognuno il proprio compito e mestiere.

Quindi anche allo storico, al critico, al professore, al gallerista, al direttore di museo, alla guida deve essere dato lo stesso spazio e tempo: il sapere si trasmette a arriva nelle scuole, poi nelle menti, poi all'intera società con rispetto e amore dei siti e dei luoghi.
Perché allora la Storia dell'Arte non è apprezzata o insegnata abbastanza? Lotte di anni sui pesanti libri di Giulio Carlo Argan o su quelli di Ernst Gombrich farciti di storia, filosofia, estetica, letteratura, visione, comparazione, discussione, hanno permesso di guardare con nuovi occhi la storia locale prima e nazionale e internazionale dopo. E ora? A chi si delega questo difficile compito?
 


Con lo studio si forma il rispetto per il territorio, si evita di non sapere che il letto di Napoleone non è stile "kitsch" ma in stile impero e che Giotto non è una marca di una nota casa che produce tempere e matite; Lorenzo il Magnifico non è il nomignolo di un calciatore; Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo è una persona sola, non sono due fratelli; Picasso è un pittore spagnolo e non un bi-membro maschile veneto; come utile è sapere che "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno" si riferisce all'incipit di un famoso romanzo di Alessandro Manzoni e non a George Clooney che pota le piante nel giardino della sua villa a Como o che intonare "Va, pensiero" non è un coro da stadio offensivo e colorito verso l'avversario.


 
Se si conosce la storia, l'arte e si ha rispetto per la cultura, si ha a cuore il proprio paese, il suo futuro, il tuo futuro e per inciso, si conclude come si è cominciato:
La forza di un popolo sta nella difesa della sua cultura.
 
Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
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Tuesday, July 28, 2015

"Non deve per forza piacerti tutto". L'arte sta al piacere come la de Filippi a Costanzo


 
Quando Alan Bennett, commediografo inglese, venne nominato nel 1993 fiduciario della National Gallery di Londra alla conferenza stampa disse: «Mi piacerebbe che all'ingresso ci fosse un cartello con scritto: "Non deve per forza piacerti tutto"».
 
Un'affermazione che nasconde in sé molteplici punti di forza e di dibattito: tutto quello che si fa sotto il nome di ARTE deve per forza essere bello e piacevole? Tutto quello che è passato, è ormai storia certa, ma non tutto è storicizzato o da considerare "artistico".

Ci sono, sia nel passato sia nel contemporaneo, autentiche croste e ciofeche che non meritano l'interesse alcuno neppure da parte di chi volesse investire e collezionare: a volte gli oggetti si investono di storia e di affetti personali legati alla famiglia, alla cultura, ad un ricordo o una sensazione particolare ma non sempre quello che si vede vale, nel senso sia di valore economico che artistico.
La critica d'arte è bislacca e strana: spesso si scaglia contro un artista e lo demolisce o lo riprende e rivaluta quando i tempi sono pronti ad accettarlo, lo è stato in passato con gli Impressionisti che ora sputano soldi a palate tra merchandising e mostre o con ritrovamenti archeologici più o meno discutibili (mentre in altri casi i veri patrimoni vengono lasciati allo sbando, all'incuria e al degrado).

 
Non ha senso fermare, a mio avviso, una realizzazione moderna e funzionale per la società contemporanea, che sia la costruzione per un parcheggio sotterraneo o un nuovo ospedale: perché interrompere i lavori in corso per il ritrovamento di un paio di piatti rotti e qualche brocca scheggiata? Ovvio! Ci sono, sono presenti, memore del passato sottostante ed è appurato che dovunque si zappi la terra nel nostro Paese emerga qualche traccia del passato ma una nuova Domus Aurea o un fantomatico esercito di terracotta cinese è molto difficile che emerga… chiaro, le presenze ci sono state ma spazio anche alla funzionalità e agli usi del quotidiano.

In un museo, in una fiera, in una galleria "Non deve per forza piacerti tutto", si affina un certo stile e gusto nelle scelte, come in un grande pranzo di matrimonio il dilemma è sempre uno: carne o pesce, quale menù scegliere? Non tutti amano il pesce ma altri non mangiano carne, chi adora gli antipasti forse salta i primi, chi mangia tutto, chi non mangia niente, altri faranno il bis della torta, appunto, "Non deve per forza piacerti tutto".

C'è chi ama la scultura, chi invece la pittura, chi i soggetti naturali e i ritratti, chi l'astratto e il concettuale, non c'è una regola, può piacere o meno ma l'importante è assaggiare, degustare oppure divorare quello che nel piatto ci si presenta o accantonarlo per far posto a cose più piacevoli e gustose.

Importante resta il confronto, il dibattito e se un Raffaello può piacere più di un Pablo Picasso, sicuramente un Marcel Duchamp può risultare più interessante e stimolante di un'icona russa. Sapori. Opinioni. Gusti.
 
 

 
Esempi di epoche e stili diversi, di artisti completamente l'opposto l'uno dell'altro per tematiche e modus operandi, ma anche a tavola il cibo si mescola e si ottengono impasti e pietanze diverse: fragola e cioccolato, gorgonzola e pere, miele e formaggio, salmone e avocado, mela e cannella, asparagi e uova…che a ben vedere non hanno nulla in comune, sta all'uomo e ai suoi gusti abbinarli.

 
Si sopravvive a tutto, anche agli abbinamenti bizzarri tra umani come Antonio e Cleopatra, Romeo e Giulietta, Maria de Filippi con Maurizio Costanzo, Edward Norton con Courtney Love, Frida Khalo e Diego Rivera, Gilbert&George e non tutti possono essere i Brad Pitt e l'Angelina Jolie della situazione.


 
Arte, cibo, moda, persone, non tutto piace a tutti, ciò che si adora personalmente può essere detestabile ad altri, la varietà dell'offerta è grande ma mai discutibile, sempre opinabile e confrontabile.
 
È scientificamente provato che l'attrazione, per una persona, per un oggetto, per una passione, scaturisce dalla testa, da dentro e quindi anche l'arte che suscita emozioni stimola la dopamina nel cervello, una sostanza che appaga e dà piacere ma è altresì comprovato che, a differenza di un film, di un libro o di una musica le emozioni che sono suscitate dall'arte si amplificano in presenza di altre persone, quindi, nei concerti, nei musei e negli spazi adeguati e anche qui "Non deve per forza piacerti tutto". 
Massimiliano Sabbion
 
Vecchiato Arte S.r.l.
 
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