Friday, March 27, 2015

Pericle nel Discorso agli Ateniesi: modernità e attualità


 
Oggi rimettendo a posto vecchi appunti mi è capitato tra le mani il "Discorso di Pericle agli ateniesi" e mi sono soffermato a rileggerlo quasi dimenticando che fu pronunciato nel lontano 461 a.C.

Si continua a parlare di crisi, di Euro e di Europa e di cosa è rimasto di gloriosi passati di stati come la Grecia e l'Italia. Un sorriso amaro e ironico mi è venuto alla mente rapportando ogni riga del passato con l'attualità presente, non faccio politica ma mi occupo di arte e…se lo rapporto al mondo artistico il discorso? Oddio polemico e scostante ancora una volta? Ebbene si!

Il mio lamento forse arriva a qualcuno e alle coscienze che unite, possono fare molto.


 
Pericle - Discorso agli Ateniesi (461 a.C.)

 Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Esatto! Il concetto di democrazia è sempre stato detto come insieme di una selezione di migliori, uno più capace e migliore di noi. Ma dove sono finiti i veri democratici? I Longanesi, i Feltrinelli, gli Olivetti, i grandi mercanti e collezionisti mecenati? Dirigenti messi al posto giusto per amicizie e compagnie di letto sostituiscono il concetto di democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Bisognerebbe spiegarlo a Germano Celant per l'EXPO 2015 a Milano o a Giovanna Melandri per la direzione del MAXXI di Roma che, oltre all'eccellenza quando si è chiamati a servire lo stato e la cultura oltre alle competenze ci vuole anche l'umiltà pecuniaria.
Per non parlare di corsi e concorsi truccati a nome del favoritismo di tornaconto e dove se alcuni padiglioni espositivi potessero parlare crollerebbero come castelli di carta.

 
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

L'Italietta degli scandali che si dimentica subito dello scandalo corrente a favore del prossimo e più fresco, libertà di espressione vicina al limite del non tolleranza come il caso di qualche tempo fa della statua a Punta della Dogana a Venezia Boy with frog di Ray Charles tolta per offesa alla città lagunare.

 
Libertà di pensiero e di pensare con una propria opinione? Dove? Qui no! Quando i tagli primari si fanno alla cultura perché ritenuta superflua quando la stessa deve essere il baluardo per uno stato che vanta tesori artistici, preparazione e competenza che via via viene a scemare togliendo la storia dell'arte dalla scuole, dalla tv al posto di programmi sempre più trash fatti da reality più o meno fantasiosi. Di tutto si abbisogna, come nel cibo: sia del controfiletto cucinato dal grande chef che dell'hamburger di Mc Donald ma non togliamo l'uno a favore dell'altro…
Il sospetto di una falsa libertà si prospetta ogni giorno di più, così come il coraggio di dire no ad opere brutte che deturpano vista e spettatori.

 
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Pronti a inorridire quando gli olandesi qualche tempo fa hanno "vandalizzato" la Barcaccia a Roma ma non a stupirci se lo fanno anche gli italiani ogni volta che la squadra del cuore vince e il bagno in fontana di felliniana memoria è quasi doveroso. Il rispetto di "leggi non scritte" anche quando si sommergono i ponti di lucchetti d'amore o si scalfisce un monumento con le iniziali di chi si ama colpendo invece artisti come i writter che decorano il paesaggio urbano abbellendolo spesso di colore abolito poi da ordinanze comunali fantasiose.

 


Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

 
L'ultima parte si commenta da sola, lasciando le parole così in libertà con un piccolo gioco e un sogno: sostituire la parola Atene con Italia.

Scegliendo davvero per meritocrazia, per competenza, arte, per cultura, per considerazione delle leggi e del prossimo amando nel rispetto senza costrizioni di forma, razza o differenze sessuali per essere davvero capaci di sviluppare "in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazion" per essere aperti al mondo.

Massimiliano Sabbion


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Tuesday, March 24, 2015

Tattoo fenomeno di moda e arte: body painting e maiali decorativi


 
Nessuno si tatua per diventare più brutto, né per masochismo.
Chiunque si tatua, lo fa per dare a se stesso qualcosa di più: per essere più bello, per sentirsi e apparire più forte, più sexy, per dare sfogo a un dolore, un lutto, una gioia, un amore, per scongiurare una paura, un pericolo o per gioco… Ci si tatua per esprimere i sentimenti più seri e profondi e per quelli più superficiali e frivoli.”
(tratto da “Tattoo” di Luisa Gnecchi Ruscone)

 Fenomeno globale omologato, il tattoo ha invaso la quotidianità attraverso giornali, le tv e i mezzi di comunicazione più disparati fino a diventare fenomeno di massa sociale.
Se il segno di appartenenza di "segno sulla pelle" qualifica e distingue ogni essere umano da un altro è diventato ora riconoscimento per ogni persona comune o personaggio pubblico in qualsiasi campo tra moda, sport e cinema.

 
Il "modo di essere di moda" arriva spesso all'estremismo come nel caso del modello Rick Genest, conosciuto con il nome di Zombie Boy, con il corpo interamente tatuato di disegni che rappresentano l’intero apparato scheletrico e muscolare e che copre la maggior parte della sua corporatura e che lo presenta somigliante ad un cadavere; è diventato cosi famoso da apparire nel video di Lady GagaBorn This Way” e testimonial di famose case quali Vichy e Thierry Mugler, 

 
 
Sembrano passati secoli da quando apparve al Festival di Sanremo del 2012 la contestata “farfallina” di Belen Rodriguez, fino ad arrivare al corpo tatuato del "personaggio" di Fabrizio Corona che è stato scandagliato e analizzato dai giornali e dalle tv divenendo un caso mediatico, simbolo di una passata Repubblica con zone di luce e ombra. Per passare poi ai tatuaggi tribali dei calciatori, vere star contemporanee come Zlatan Ibrahimovic o Dani Agger, alle frasi sparse sul corpo di Angelina Jolie



 
Solo alcuni esempi di celebrità dello star system, che fanno del loro corpo oggetto di critiche e di presentazione al pubblico e che, grazie al tattoo, subisce costanti modifiche di forme espressive e di esibizione che lo rendono unico e differente.

Nel corso dei secoli si è persa la rappresentazione di significato simbolico dalla funzione protettiva o iniziatica-religiosa a favore di una moda senza rielaborazioni su evocazioni simboliche legate al disegno inciso sulla pelle.
Il tatuaggio è e rimane una forma di espressione, che può piacere o meno ma è una forma di arte comunicativa e racconta la storia e il modo di essere di chi li accompagna.
Il corpo rimane modificato e la traccia indelebile e immodificabile in una trasformazione definitiva della propria struttura fisica così come avviene con il piercing e la nuova moda dell’impiant che utilizza la trasformazione della struttura corporea per mezzo di silicone o impianti metallici infilati sottopelle.

La diffusione tramite internet è servita ad abbattere le distanze e le culture, ha permesso la propagazione dei più disparati disegni e simboli passando dai significati etnci-tribali, a quelli religiosi o decorativi e il corpo è diventato una sorta di tela, un body painting permanente dove l’artista diventa veicolo delle proprie pulsioni a cui dare libero sfogo.

Anche nell'arte si trovano esempi di artisti provocatori come il belga Wim Delvoye che arriva a marchiare di tatuaggi dei suini in una sorta di opere d'arte viventi con evidente disagio e fastidio delle associazioni animali.
La pelle tatuata dei maiali si allontana da qualsiasi dei significati che sistematicamente si dà alla pelle umana tatuata ed è perciò disturbante.


Rabarama che con i suoi corpi ricoperti di simboli, divisi e ricomposti dai puzzle rimettono la visione di un corpo modificato e svelato allo spettatore: un tattoo permanente sulla pelle che tangibilmente si fa opera d'arte.


È la vera conquista della Pop Art moderna: tutti possono tatuarsi, nessuno escluso indipendentemente dal ceto sociale, culturale e ideologico.
È la moda che detta regole e tendenze e poi? Il rimedio? Semplice!…cancellare e ricominciare tutto magari con la chirurgia estetica che rimedia e a volte migliora.

Diceva Oscar Wilde: “L’uomo può fare a meno di tutto, purché delle cose futili”, tutto resta impresso nella memoria della gente, tutto quello che pensa e che si appresta poi a fare e tutto rimane indelebile come un tattoo sulla pelle…
 
Massimiliano Sabbion


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Friday, March 20, 2015

Souvenir d'Italie: l'evoluzione artistica del trash in kitsch


 
Quante volte dopo un viaggio o una gita ci si è fermati in qualche bancarella locale per comprare qualche "ricordino" del luogo che segna, in maniera un po' feticista, il piacere di portare a casa un souvenir del viaggio compiuto?
Piccoli oggetti di pessimo gusto spesso prodotti in serie e a basso costo Made in China che riproducono luoghi o monumenti del posto appena visitato.

  
E le case si riempiono di lampade che ricalcano il David di Michelangelo, gondole veneziane con luci a intermittenza poggiate sul tavolino, accendini a forma di Torre di Pisa, canovacci e ombrelli con stampe dei dipinti famosi del museo…tutta una serie di merchandising trash di cui ogni casa si riempie.
Oggetti cosi genuinamente incantevoli e orribile da lasciare solo una parola per descriverli: perfetti!
Spesso si arriva a parlare poi di kitsch che in realtà è l'evoluzione dello stesso trash

Il kitsch: un bello tanto perfetto che non sembra nato da mano umana. Prodotti industriali in cui viene mercificato l’oggetto e le figure si fanno levigate e perfette, stereotipate nella bellezza.

È una nuova Pop Art dove lo sviluppo tecnologico segue nuovi modelli ed equilibri, calzante la dichiarazione di Bruno Zevi: “Il kitsch è il linguaggio del nostro tempo. In un mondo in cui è la realtà stessa a dominare, nella sua immediatezza, eccentricità e diversità, il kitsch riesce ad esprimere questa ricchezza meglio di ogni altra tendenza.”

Nei ricordi dei nostri viaggi, il "pensierino" da portare a casa popolerà ancora per decenni le polverose mensole e gli angoli dei ricordi dei viaggi compiuti, il kitsch si fa arte ora ma quando è l'arte a farsi kitsch?

Il 27 marzo al Maxxi di Roma inaugura "Local Icons-Greetings from Rome" curata da Giulio Cappellini e Domitilla Dardi dove nove designer sono gli autori di 16 oggetti simbolo della "romanità" in cui il tema del souvenir punta sull'estetica per poterlo fissare nella mente attraverso una simbologia legata al luogo o ad un monumento per poterlo poi portarlo a casa poi riprodotto in miniatura.
 
Un gusto che si era già affacciato nell'arte a partire da Marcel Duchamp con la provocazione delle bottiglie contenenti il ricordo dell'aria di Parigi e riprese ed affinate nelle opere kitsch di Jeff Koons dagli anni Novanta in poi, quando inscena i suoi amplessi con la ex moglie Ilona Staller o realizza oggetti di grandi dimensioni.
 
 
Di “cattivo gusto” le scelte dei nani da giardino di Philippe Starck e le provocazioni di Damien Hirst o le foto al limite del pornografico del popolo tutt’altro che timido degli ultimi anni di Terry Richardson.

 
Kitsch sono ora le tematiche dei tanti reality show, il trash del dilettante, una evoluzione del kitsch di puro esibizionismo.
Forse siamo di fronte ad una nuova consapevolezza di “spazzatura contemporanea” inestricabile dalla nostra cultura, dove il “rifiuto” è ora anche la nuova forma d’arte.
Nascono ogni giorno nuove icone che dettano moda e pensiero e diventano le nuove stars e muse degli artisti, un esempio fra tutti? L’ereditiera Paris Hilton famosa per non sapere fare niente e saperlo fare bene, “famosa per essere famosa” come è stata definita.

 
Diventata l’ispiratrice di opere come Paris Hilton Autopsy (2007), scultura di Daniel Edwards o ritratta attraverso un collage di riviste porno dall’artista Jonathan Yeo (2008).

È un’operazione che ha più un sapore pubblicitario che artistico, un merchandising del trash insomma.
Anche il brutto (reso perfetto) diventa mercato e si fa arte se dignitosamente sostenuto.

Massimiliano Sabbion

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Tuesday, March 17, 2015

Scandali ad arte: trucchi e ricorsi per concorsi truccati


 
Dica pur chi mal dir vuole, noi faremo e voi direte
(Lorenzo il Magnifico)
da "Canzona delle cicale", vv. 31-32

 
Parlare di arte oggi diventa sempre più difficile in quanto sembra che nella nostra società sia già stato fatto e detto tutto, gli scandali all'ordine del giorno non fanno neppure più effetto di qualsivoglia natura.
Troppe volte sentiamo frasi del tipo "Lo potevo fare anch'io!", "Ma questa è arte?", "Ormai è stato fatto e detto già tutto…", vero, forse la disquisizione ci sta e le frasi fatte e confezionate come quelle citate non sono altro che il prodotto di una realtà globale dove il consumo visivo si è notevolmente accelerato in questi decenni.

Un'opera in un solo click è visibile in tutto il mondo e com'è presentata spesso, alla stessa velocità poi viene rimossa e dimenticata.
L'uomo rimane la vera fonte della creatività, il vulcano di idee e di fantasia creatrice: fino a che ci sarà l'uomo a creare nulla sembrerà mai scontato o visto.
Dagli artisti che creano ex novo a quelli che recuperano il passato, citano, copiano e ricreano fino all'innocenza naif dei dilettanti, il mondo è pieno di arte e di creazione!

Nasce spesso un business collegato a forme di creazione legata a bandi, concorsi, premi e riconoscimenti spesso discutibili e ad appalti, conoscenze, mercati e soldi che girano attorno ad un sistema in cui arte e cultura sembrano spesso capitare al secondo posto a scapito di favoritismi e compravendite varie.
 
 
Tangenti o mafie interne che favoriscono ora l'uno ora l'altro artista o settore creando moda e attesa rendono poi i risultati sterili e a volte imbarazzanti.

Nel 1401 Firenze scelse attraverso un concorso, il vincitore della decorazione della Porta del Battistero attraverso il tema uguale per tutti: una formella in bronzo raffigurante Il sacrificio di Isacco, vinse la classicità di Lorenzo Ghiberti e non la modernità ma del secondo arrivato, Filippo Brunelleschi di cui Firenze avrà comunque modo di sentire parlare di lì a poco…
Ci si accorse del giovane talento che fu comunque sostenuto e finanziato per la realizzazione di altre grandi opere tra le quali la Cupola di Santa Maria del Fiore, la Basilica di Santo Spirito e lo Spedale degli Innocenti.

 
I mecenati di allora erano diversi da quelli attuali, personalità come Lorenzo il Magnifico, i Gonzaga, i Visconti, la stessa corte papale, tutti proiettati a lasciare un'impronta di sé nella storia ma anche capaci di grandi intuizioni, cosa manca oggi?

Scarseggia il coraggio di osare, come fece Guggenheim a New York che affidò il suo museo contenitore nel 1943 all'architetto Frank Lloyd Wright, latita insomma la voglia di investire e di mettersi in gioco.

 
È più facile trovare punte di orgoglio e interesse personale che veri investimenti a favore della collettività e del mondo artistico.

Si entra dentro circoli viziosi, circuiti in cui si spostano sedie e ruoli come piaceri personali lasciando l'incompetenza o l'inesperienza a farla da padrone, il caso del direzione del MAXXI a Roma affidata a Giovanna Melandri ne è uno degli esempi.
 
 
L'arte si è sempre nutrita di scandali ma ora sembra che creare lo scandalo ad arte per l'arte sia proprio la propensione che si districa tra cattedre, concorsi e appalti truccati, in un lento decadimento contemporaneo continuo…
 
Massimiliano Sabbion


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Saturday, March 14, 2015

Angelo Bordiga: "PERSONAGGI SENZA TEMPO"



Inaugurata il 12 marzo 2015 la personale di Angelo Bordiga, "Personaggi senza Tempo" presso lo spazio espositivo Galleria Vecchiato Arte.

Una mostra silenziosa, piena di pathos, di colore materico e denso che prende forma e vita quieta nelle tele che rappresentano personaggi isolati e rivestiti di impianti strutturali quasi desunti dal passato.
È messo in scena il ricordo di antichi protagonisti che sembrano arrivare come cartoline di un sogno d'altri tempi.
Spesso, si scopre una composizione fatta da un solo personaggio che domina l'intera struttura: un ectoplasma fuggevole che fa ritornare alla mente echi di una Bella Époque su cui Bordiga medita e ripropone poi il risultato allo spettatore.


Chi guarda si trova coinvolto attivamente a completare queste eteree figure senza tempo di cui rimane l'accenno di un volto, dove in fondo per l'autore non è importante lasciare traccia definitiva dei tratti somatici, simbolo identificativo di una persona, ma lasciare che sia l'utente a perdersi e identificarsi con il volto abbozzato quasi a confondere i suoi tratti con quelli del protagonista del dipinto.

I soggetti dipinti dall'artista sono prevalentemente figure isolate, spesso prese in una sorta di istante che si ferma sul supporto che funge da base alla pittura: tappeti, moquette, scampoli di tessuto fuori moda, come se qualcosa del passato rientri per farsi materia per il presente.


Queste anime sospese cercano una loro identità e un loro posto, Bordiga non pone quasi mai al centro della composizione la fisicità delle sue strutture: gli interpreti sono  attori di un teatro immaginario che non occupano il centro della scena ma si spostano di lato facendo perdere quel senso di stabilità e di fermezza a chi le osserva, cosi perennemente chiamato in causa in primis per riconoscere quello che vede e immedesimarsi.

Le tele di Angelo Bordiga sono descrizioni di uomini e donne che, stilizzate da silhouette nere, si rivestono di pura luce e materia pastosa, ricca, quasi un bassorilievo coloristico che emerge in maniera prepotente. Personaggi che hanno il gusto antico di sapori e ricordi lontani cui la memoria, come una petite madeleine proustiana ritorna.


Un sogno che si fa un segno contornato da sfondi accesi che passano dal rosso, all'arancio, al verde facendo emergere un "piccolo mondo antico", fotografie di un passato che hanno perso chiarezza e sono sbiadite dai contorni e dalle definizioni e trasmettono adesso solo il cuore pulsante emozionale fatto di forme e sostanza.



Nel testo critico di Michele Tavola, presente nel catalogo della mostra, l'autore fa riferimento a come "tra le ampie campiture cromatiche si stagliano personaggi stanchi di esistenze che somigliano più a un fardello da portare che a un dono divino, ectoplasmi dall'identità indefinibile" volti senza identificazione, opere senza epoca, puro espressionismo coloristico.

Massimiliano Sabbion

http://wsimag.com/it/arte/13979-angelo-bordiga-personaggi-senza-tempo

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Tuesday, March 10, 2015

L'arte cinese delle emoticon. "Book From The Ground", un libro di smile 


 
Un'intera frase spesso non è cosi efficace come un emoticon (o smiley, o smile, in italiano faccina), queste stilizzate riproduzioni facciali umani che esprimono un'emozione (si passa dal sorriso, alla tristezza, all'essere imbronciato) sono la nuova frontiera dell'emozione.
Ad una semplice domanda posta via SMS come "ciao come stai?" è facile trovare risposta con un emoticon che indica per esempio tristezza o felicità L J
Questo sistema viene usato soprattutto nella comunicazione in Internet e negli SMS: aggiungendo una faccina si arriva a sottolineare un'impressione e un sentimento per dare forza e carattere alla frase scritta.

Il nome emoticon nasce dalla fusione delle parole "emotion" e "icon" e sta ad indicare proprio un'icona che esprime emozioni.


In questi anni l'arte non poteva non appropriarsi dell'emoticon, uno fra tutti il genio della street art contemporanea Banksy che sostituisce le facce dei ritratti con le emoticon, solo per citare uno dei tanti artisti che compongono le loro opere con smile e icone.

Banksy
 
Di questi giorni la notizia di un intero romanzo scritto solo con gli smile e con i simboli che sostituiscono le parole o frasi intere: "Book From The Ground", scritto da Xu Bing edito dalla casa editrice del Mit Di Boston.
Xu Bing, ha esposto alcune delle sue opere più recenti al “Patricia and Phillip Frost Art Museum” presso la “Florida International University”.
Bing  è uno dei protagonisti dell'arte cinese contemporanea che si fa portavoce della rivoluzione culturale in Cina, famoso per la celebre opera “The book from the Sky”, un "libro del cielo" realizzato in quattro anni con più di 4000 caratteri cinesi illeggibili inventanti dallo stesso artista.

Presentato per la prima volta a Pechino nel 1988, con il suo lavoro crea confusione e agitazione per il fatto che non si possono decodificare i segni che cosi non risultano reali.

 
Xu Bing - The book from the Sky
 
Questo lavoro è stato ben accolto in Cina fino al 1989, al che il dramma sociale e politico delle proteste di Piazza Tiananmen, ha indotto il governo a guardare con sospetto l'opera dell'artista che si è trasferito nel 1991 negli Stati Uniti invocando la libertà politica e artistica.

In America Xu Bing ha continuato ad esplorare ed esprimere i suoi pensieri sulla decostruzione lingua per sfidare i presupposti culturali con il suo lavoro stimolando sempre il pubblico occidentale.
A New York, e dal cielo passa al "Libro dalla terra": l'artista, attraverso un software, sviluppa le immagini che diventano parole per permettere al pubblico di trasformare le parole in icone e viceversa.

Nasce "The Book from the Ground”, un intero romanzo scritto con emoticon, arricchito di simboli e icone, l'abbattimento delle lingue, dove non esiste babele ma una lingua universale accessibile da tutti, indipendentemente dalla lingua d'origine e parlata.
 


 
Xu Bing - The Book from the Ground

La forza espressiva del lavoro va oltre a quello che è sempre stato nei secoli il linguaggio visivo dell'immagine, non ci si affida più alle formule di colore e forma, non solo le emozioni contrastanti davanti ad un'opera o performance, viene chiamato in causa lo spettatore ad agire e riconoscere linguaggi quotidiani che sono di uso comune: è un'arte totalizzante e globale alla soglia della massima creatività e innovazione nella società odierna.
 
 
Li Xiao  - Samurai

 
Hing Junqin, Green
 
 
Ma Han,Today's Landscape Fan n°13
 
Gli artisti cinesi sono ormai una realtà presente e viva nel mondo contemporaneo e le stesse parole di Xu Bing che, dopo diciotto anni passati negli Stati Uniti ha deciso di ritornare in Cina lo dimostrano: “Ho deciso di tornare perché la Cina è diventato un paese totalmente nuovo. Un mondo affascinante dove vivere e lavorare, ti trasmette molta energia”.
 
Massimiliano Sabbion

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Sunday, March 8, 2015

L'altra metà dell'arte. Da muse ad artiste: donne in testa (o in festa)

 
 
a Cinzia ed Alice, donne e galleriste con una marcia in più!
 
Pensando alla storia dell'arte la figura del pittore o scultore intento a realizzare un'opera si lega alla memoria di un artista maschio, ma quante sono le donne nell'arte? Quali sono?
Presenze che ritornano nelle opere come soggetti o modelle, mogli o amanti, compagne o ispiratrici come Gala per Salvador Dalì o le tanto amate donne picassiane ma dove sono le donne artiste?

Nel passato non sono mai esistite botteghe che hanno permesso lo sviluppo artistico della donna che fu sempre relegata ad arti minori quali tessitura, miniatura e ricamo.
In questo breve spazio a disposizione vogliamo ricordare i nomi delle donne che hanno fatto la storia dell'arte, mettendosi dall'atra parte della cattedra, non come muse ma come fautrici dell'arte stessa.

Solo dopo il Cinquecento fanno la comparsa alcune donne che si dedicano alla pittura come ad esempio Marietta Robusti, figlia del veneziano Tintoretto, e ancora, la cremonese Sofonisba Anguissola e la miniaturista fiamminga Levina Teerline.

Significativo il caso di Artemisia Gentileschi che rappresenta non solo la difficoltà di una donna artista ma anche la condizione vissuta allora sia come artista che come sesso debole, come spesso purtroppo accade anche oggigiorno, vittima di una giustizia maschilista e umiliante a causa di un processo per violenza carnale subito da un amico del padre la sua produzione ne ha risentito fortemente.

Artemisia Gentileschi
 
Altra figlia d'arte, Barbara Longhi, ritrattista affermata come il padre Luca ed Elisabetta Sirani, giovane bolognese a capo di una scuola pittorica femminile.
Nel Seicento con la diffusione della "natura morta" si affacciano i nomi di alcune pittrici olandesi quali Clara Peeters, Maria Van Oosterwijck e Rachel Ruysch e l'illustratrice botanica Maria Sibylla Merian.
In Italia è una donna, la milanese Fede Galizia, a realizzare nel 1602 la prima natura morta italiana.
La veneziana Rosalba Carriera è ricordata nel Settecento per i suoi splendidi ritratti a pastello che le apriranno le porte delle più importanti corte europee.

Tra il Settecento e l'Ottocento: la svizzera Angelica Kaufmann, con i suoi scandalosi nudi maschili ritratti dal vero e la francese Marie-Guillemine Benoist allieva di David.

Marie-Guillemine Benoist
 
Durante il periodo dell'Impressionismo troviamo donne che attraversano il periodo storico: Mary Cassat, Camille Claudel, Berthe Morisot, modella di Monet, Renoir e Rodin responsabile della prima collettiva al femminile con il Salon des Femmes, Suzanne Valadon, modella e amante di Toulouse-Lautrec e madre di un figlio illegittimo, il futuro pittore Maurice Utrillo ed Eva Gonzales.


Il Novecento, tra avanguardie storiche e nuove scoperte vedono piano piano le donne prendere posizione ed apparire sempre più prepotentemente nella scena artistica, non solo come compagne o muse, citiamo: Leonora Carrington, Marie Laurencin, Gabriele Munter, Frida Kahlo, Jeanne Hébuterne.

Frida Kahlo
 
In Russia si fanno i nomi di Alexandra Exter, Nataljia Goncarova, Varvara Stepanova e Liubov Popova.

Nel Novecento nuovi settori come la moda vedono lo sviluppo di artiste come Coco Chanel, Sonia Delaunay la fotografa friulana Tina Modotti e con le opere Tamara de Lempicka che rappresenta donne forti, moderne ed emancipate viene messa in scena la donna contemporanea.

La strada alla consapevolezza delle donne artiste è ormai aperta e si susseguono i nomi di scultrici come Louise Bourgeois, Niki de Saint Phalle e Beverly Pepper; pittrici da vari paesi che abbattono cosi i confini internazionali come Sophie Calle, Georgia O'Keefe; fotografe che fissano le loro perfomance Candida Höfer, Nan Goldin e ancora artiste che usano il corpo e la femminilità come Orlan, Marina Abramovic, Gina Pane, Cindy Sherman, Pipilotti Rist e Vanessa Becroft; per arrivare ad artiste a tutto tondo tra arte, musica e cinema consapevoli del loro ruolo nel mondo artistico e di donne, tra i nomi ricordiamo Barbara Kruger, Sarah Lucas, Mariko Mori, Shirin Neshat e Yoko Ono.
 
Marina Abramovic

Fino a ricordare oggi la performance-denuncia di Kubra Khademi, artista venticinquenne afghana, attravero la sua passeggiata vestita da un'armatura che la protegge dalle molestie sessuali che le donne subiscono quotidianamente.

Kubra Khademi
 
«Vorrei che gli uomini capissero che in quanto donna non sono un semplice oggetto sessuale – spiega Kubra Khademi – ma sono una persona indipendente che può dire ciò che vuole».

Donne ispiratrici, donne compagne e amanti,donne artiste, donne vive e presenti nella quotidianità e genitrici e portatrici di vita, complicate, amate, odiate, sensibili e decantate, celebrate e torturate, nascoste o svelate.
Eva non è più costola di Adamo, Eva è stata ed è consapevole della sua forza e sensibilità, nell'arte e nella vita.

Auguri a tutte le artiste, a tutte le donne…e alle galleriste!

Massimiliano Sabbion

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