Tuesday, June 19, 2018

I mestieranti dell'arte: sognatori e artisti


 
La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro.
Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare
(Arthur Schopenhauer)

Costa fatica realizzare i propri sogni, è lastricata sia di difficoltà che di soddisfazioni la strada che ci si ritrova ogni giorno, impegno, costanza, studio e ricerca sono forse gli unici compagni di viaggio e strumenti che si affrontano.
Non è mai semplice, ma neppure impossibile arrivare alla concretizzazione dei propri desideri: un passo alla volta il cammino si fa percorso prima e viaggio poi, si raggiunge la meta, magari in condizioni diverse da quando si è partiti, forse arricchiti, ma indubbiamente diversi.
Quando si crea e si supera la paura dell’ostacolo, del primo passo da fare poi non è tutta discesa, ma non è neppure tutta salita! Di sicuro è costanza e impegno, è fatica.
Non sempre si è poi pronti ad affrontare gli ostacoli che si interpongono quando si crea, difficoltà oggettive e soggettive: tutta questa produzione a chi serve? Dove la metto? Non ho gli spazi adatti… continuare perché? Starò facendo la cosa giusta? Non sono in grado di dire le cose come vorrei; forse sto percorrendo un sentiero già visto, già fatto e che non interessa a nessuno; mi sa che ho sbagliato e non posso più tornare indietro.
Capita! Capita di essere in crisi di fronte alla realtà, in crisi con se stessi e con le cose da realizzare, un segreto per superare gli ostacoli non c’è, forse quello di provare e riprovare.
A volte anche arrendersi all’evidenza dei fatti aiuta a capire che la strada percorsa non è quella giusta, magari è solo un sentiero fuori dal tracciato e si deve seguirne invece un altro.
Può arrivare all’improvviso il cambiamento, magari proprio per caso o in maniera ricercata, gli esempi nella storia dell’arte sono molteplici: Giovanni Barbisan seguì il corso di incisione di Giovanni Giuliani a causa di un fortuito cambio di corso diventando poi uno degli incisori contemporanei più amati ed apprezzati nel Novecento; Frida Kahlo subì appena adolescente uno spaventoso incidente sull’autobus che la portava a scuola che ne minò pesantemente la mobilità e la salute; Paul Klee decise di diventare artista dopo la folgorazione della luce e del colore vissuto in un viaggio a Tunisi.
Incontri, persone, luoghi, tutto contribuisce alla creatività, anche solo viaggiare tra le righe di un libro, tra i colori e le forme di spazi mai visitati, come nelle intuizioni naif di Henry Rousseau il Doganiere o nei sogni surreali di René Magritte, dove tutto è possibile, realizzabile.
Non ci sono limiti alla creatività, come non ce ne sono per il domani, domani tutto si fa, si  ricomincia, si aspetta, si prosegue.
È il mestiere che si affronta inaspettatamente ogni qualvolta ci si alza dal letto la mattina, è il mestiere di chi sa che non può vivere senza travagliare con i pensieri, è il mestiere che porta il sangue scorrere nelle vene e sentire le tempie pulsare, è il mestiere che porta dolore, gioia che fa respirare e riempie d’ossigeno il nostro corpo, che mestiere è? L’arte? L’attività di una febbrile creazione? O più semplicemente quel mestiere di vivere a cui ognuno è chiamato? Forse.
Diventa faticoso e laborioso realizzare i propri sogni e dar vita ai propri pensieri, a volte si evitano e si lasciano andare, altre ancora ci si immerge e tutto ciò che ci circonda serve a dare un senso alle cose che si creano, alla vita stessa che si fa complicatamente piena di incontri, di destini incrociati e di persone.
La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” coì si esprimeva Arthur Schopenhauer e allora come non associare il mestiere dell'arte al mestiere di vivere? Nulla è irrealizzabile, nulla diverso dalla creatività sempre attiva e strabordante, dai mille pensieri, dalle innumerevoli forme e dalle molteplici sfumature.
Massimiliano Sabbion
 

Friday, June 15, 2018

Mercato primario by Chiara Martine Menchetti


 
Cosa succede quando finalmente un artista trova una galleria?

Quando un artista riesce a trovare una galleria o un mercante d’arte che lo rappresenta e che crede in lui, le sue opere entrano ufficialmente in quello che viene chiamato il Mercato Primario, ma quello che è veramente importante è che viene ufficialmente fissato un valore economico iniziale alle sue creazioni.
Credo sia doveroso fare un passo indietro e capire cosa sia il mercato primario.
È il  primo contatto a cui un collezionista si rivolge. Solitamente si tratta di una galleria. Sono i primi venditori di un artista, con cui collaborano direttamente, è un mercato in cui le opere sono messe in vendita per la prima volta.
Questi mercanti sono degli intermediari, hanno un rapporto molto stretto con l’artista, si trovano a collaborare direttamente per finalizzare la crescita, lavorano a stretto contatto e molto spesso il gallerista visita lo studio dell’artista per visionare i progressi dei lavori, per dargli suggerimenti e per scegliere insieme i lavori da esporre e discutere delle prossime mostre, ma soprattutto un modo per sviluppare una campagna di promozione del lavoro.
Non è facile fare l’intermediario, in quanto è un vero e proprio investimento sui nuovi talenti sia dal punto di vista economico che da quello curatoriale, non è un caso che le maggiori gallerie sorgano a Brera a Milano, Soho a New York, il Marais e il Beaubourg a Parigi, giusto per fare alcuni esempi.
Il gallerista si occupa di tutto: promuove l’artista, lo pubblicizza, attua strategie di marketing e comunicazione consone a farlo conoscere nel mercato, cerca di attirare l’attenzione di curatori, critici, musei, collezionisti, fondazioni private.
Se raggiunge il suo obbiettivo di attirare l’attenzione degli attori principali del sistema dell’arte un artista acquista valore, e un suo prodotto può essere riconosciuto come: Opera d’Arte.
Il rapporto fra il gallerista e l’artista è basato sulla fiducia e sulla serietà reciproca, ma ovviamente non è sempre così.
Nell’arte contemporanea il gallerista ha il ruolo trainante di tutto il mercato, è lui che decide quale artista esporre e quale no, quale promuovere e quale scegliere di lanciare nel mercato.
Credo sia necessario sapere che in questo periodo il Mercato Primario, è sottoposto a oscillazioni e a incertezze per quanto riguarda i prezzi, che non sono sempre facili da spiegare e da comprendere e che soprattutto non è detto che riguardino la qualità e la bellezza dell’opera d’arte. L’incertezza, è chiaro, fa parte del fatto che l’opera viene “venduta e scambiata”  in un mercato che sta riconoscendo il suo valore culturale, artistico ed economico, motivo per il quale è in continua mutazione e in via di definizione.
Il mercato dell’arte si evolve rapidamente, e al giorno d’oggi è molto facile per un artista avere una carriera fulminante per poi diventare un perfetto sconosciuto, ma il ruolo importante, in questo caso è quello del collezionista che deve saper scegliere quale sia un artista veramente valido da quello che è solo una meteora.

Wednesday, June 13, 2018

Love song. Amore per amore d'arte. "Love song", questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore, che dura il tempo di un ascolto.


a Marco Cocci,
folle folletto d'energia, per le sue "Love song",
 per l'incredibile forza, amore ed emozione che mette in ogni cosa che fa,
per essere ciò che è e perché non cambi mai!

"Love song", questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore, che dura il tempo di un ascolto. Una canzone, versi cantanti in forma di poesia e che si mescolano ad immagini che poi si riversano verso chi si ama, indice dell'amore, punto a cui tutto arriva.
Dante Alighieri e Beatrice, Francesco Petrarca e Laura, Raffaello e la Fornarina, Salvador Dalì e Gala, Frida Khalo e Diego Rivera, Auguste Rodin e Camille Claudel, Robert Rauschenberg e Jasper Johns, Jackson Pollock e Lee Krasner, Gilbert e George, John Lennon e Yoko Ono, Marina Abramovic e Ulay, l'amore nelle arti, le coppie che si amano, si lasciano e amano ancora, solo un piccolo esempio nella vastità della storia dell'amore nell'arte.
"Love song", questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore, che dura il tempo di un ascolto.
Innamorati di se stessi, forse egocentrici ed egoisti, spesso innamorati solo dell'arte e della loro passione che li travolge e confina in atelier e spazi adibiti alla creazione, isolati per un solo momento dal mondo stesso, o circondati dall'umanità che li osserva creare, gli artisti si fanno portavoce di un sentimento, di un'emozione, di un urlo gridato e mai sopito.
Si può amare l'arte così tanto e in modo così intenso da diventarne ossessionati, folli e invasati? Farsi devastare da un sentimento che pungola cuore e cervello? Riversare la bellezza dell'amore per l'amore dell'arte? Tutto questo è possibile?
"Love song", questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore, che dura il tempo di un ascolto.
Vincent Van Gogh, nelle lettere al fratello Theo: "Se qualcosa parla in te per dirti non sei pittore, ebbene in questo caso vecchio mio: dipingi! E questa voce tacerà. Ma tacerà solo se dipingi. Chi, ascoltando questa voce, va dagli amici a lamentarsi, a raccontare loro le sue preoccupazioni, perde un po’ della sua forza virile, un po’ del meglio che c’è in lui."
E ancora: "L’unico momento in cui mi sento vivo è quando dipingo."
Paul Klee, nei suoi diari a Tunisi scopre il colore, la sua folgorazione si trasforma in esaltazione nelle parole enunciate che lascia per iscritto: "Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore."
"Love song", questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore, che dura il tempo di un ascolto.
Quando un musicista compone, mette insieme le note, crea una melodia, dà un senso al ritmo e crea una sonorità che arriverà a propagarsi nel cervello e nel cuore di chi l'ascolta contribuendo a scatenare endorfine ed emozioni.
Quando un poeta scrive, usa le parole che vede come forme, parole che si districano tra le altre per scelta, per peso, per suono che esse riproducono una volte scritte e pronunciate,  per pensiero che si trasforma tra le righe e una sola frase, anche una singola parola, arriveranno dritte al lettore che, irrimediabilmente, le farà sue poiché è comune il sentire delle impressioni.
Quando un artista dipinge o scolpisce lo fa con i materiali che ha a disposizione, naturali o sintetici, vicino alla realtà o completamente ad essa scostata, lascia andare le sue mani e le sue dita insieme ai pensieri, isola se stesso per essere un tutt'uno con ciò che crea, anche nel rumore nasce il silenzio di ciò che è giusto, i colori saranno recepiti dagli occhi di chi guarda, le forme da chi sa vedere e tutto si completa nell'osservazione finale creata sul supporto scelto dall'artista.
"Love song", questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore, che dura il tempo di un ascolto.
Una musica può non piacere, le parole possono disturbare, un dipinto non essere in linea con il gusto personale, ma dietro c'è quell'amore incondizionato per ciò che si è plasmato piano piano e a cui ha contribuito l'esperienza di una vita, fatta di gioie, di errori, di cadute e riprese, di addii e di incontri.
Quindi cos'è l'amore per l'arte se non un incontro tra le anime che vogliono dire e dare un significato, un segno a quello che accade o è, al contrario, già parte di un passato?
Certo, nuove melodie, nuovi scritti, nuovi lavori ci saranno dopo e ancora dopo ancora, i nostri, quelli di altri, quelli dimenticati e quelli osannati, quelli inutili, quelli monetizzati, quelli da preservare e proteggere, quelli che non hanno bisogno d'aiuto, quelli che hanno sempre e in ogni istante la necessità e l'urgenza di una love song.
Questa? Questa è una canzone d'amore, una canzone d'amore che dura il tempo di un ascolto.
Una canzone d'amore, anche per me.
Massimiliano Sabbion

Per completare, le Love song scelte da Marco Cocci, buon ascolto!
Beck - Everybody's Gotta Learn Sometime
The Broken Circle Breakdown Bluegrass Band - If I Needed You
 

 
 
 

Friday, June 8, 2018

IL SISTEMA DELL’ARTE by Chiara Martine Menchetti


 
Come tutti noi ben sappiamo in mercato dell’arte, come ogni altro, è molto complicato, e credo che solo in pochi siano in grado di dare una definizione precisa e consapevole, anche se spesso abbiamo la possibilità di confrontarci con questo molto di più di quanto pensiamo: ad esempio andando ad un museo, entrando in una galleria e moltissimi altri modi.
Brevemente il Sistema dell’arte non è altro che un passaggio di mano che dall’artista va al collezionista, passando prima da gallerie e critici.
Tutti questi passaggi sono fondamentali per portare “l’oggetto” ad essere elevato ad opera d’arte e non di meno, il suo creatore al rango di artista. Credo che conoscere questi passaggi sia fondamentale per arrivare a una comprensione, più o meno chiara di quelle che sono le dinamiche che ruotano intorno al collezionismo.
Il perno centrale è ovviamente il mercato, e come in tutti i sistemi economici vi è un’offerta (gallerie, case d’asta, artisti) e una domanda (collezionisti, musei, fondazioni).
È evidente che il sistema dell’arte non è un mercato fine a se stesso, ma interagisce e subisce le influenze dell’ambiente esterno. Infatti risente dei condizionamenti politici, sociali e culturali e risente del benessere economico del Paese, l’istruzione, le influenze e le abitudini della popolazione condizionano molto le scelte per quanto riguarda il tempo libero e i vari interessi. 

Perché un artista ha successo e un altro no? 

Molti artisti, anche se dal nostro punto di vista potrebbero incontrare il nostro gusto, ed essere talentuosi, non riescono ad affermarsi nel mercato italiano ed estero. Capita spesso di polemizzare su questo, senza giungere ad una soluzione, tantomeno a una conclusione costruttiva.
I fattori potrebbero essere molteplici e molto spesso il successo ha davvero poco a che fare con il talento di un artista, credo in molti di noi, facendo un giro per mostre in gallerie d’arte o per fiere di arte contemporanea si sia più o meno reso conto di ciò che realmente stia avvenendo e non penso che non ci sia del disappunto, ma questo è da discutere in un’altra sede.
Proviamo a fare un’analisi, i passaggi per entrare nel sistema dell’arte sono vari, primo fra tutti é fondamentale il riconoscimento dell’artista da parte di una galleria: la galleria d’arte deve credere nel lavoro di un artista e di conseguenza introdurlo in questo mondo.
Perché tutto questo avvenga il gallerista dovrebbe farlo conoscere a chi “tira le fila” agli attori, che sono i curatori, i critici, i collezionisti, organizzare mostre, esibizioni, portarlo a fiere, esporlo a giurie e premi, a musei, ecc… Nel caso in cui tutto questo accada ci sono buone probabilità di incamminarsi verso il successo. C’è da fare attenzione alle mode, che accelerano le carriere in modo fulmineo, ma è altrettanto vero che come velocemente diventano gli artisti famosi altrettanto velocemente cadono nel dimenticatoio, e come in ogni altro mercato le cose possono cambiare: il successo non è eterno. Per far sì che l’approvazione e consensi raggiunti rimangano tali serve una strategia e un duro lavoro. Nonostante questo, oggi va considerato il fatto che le mode e i generi cambiano in modo repentino che possono essere facilmente sostituiti da altri più accattivanti e nuovi. A fare la differenza qui è il collezionista, che dovrebbe essersi fatto scaltro e dovrebbe saper riconoscere se un’opera è valida, tanto da poterci fare un investimento. Credo che questo, in ogni caso sia un po’ relativo, perché le mode fanno seguire un genere e uno stile effimero, ma con il tempo si diventa in grado di riconoscere qual è la cosa che realmente ci piace, acquistando opere in modo consapevole e oculato. È indubbio che il sistema dell’arte, e tutto quello che vi ruota attorno e fatto di essere umani e talvolta di frivolezze e vizi, sta a noi e ai collezionisti scegliere la parte giusta in cui stare.
Chiara Martine Menchetti

Tuesday, June 5, 2018

Tempo ritrovato. E tutti quei momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia.


 
"A mio avviso non ci sostituisce al passato, semplicemente si aggiunge un nuovo anello alla sua catena"
(Paul Cézanne) 

Tempo, quante volte ricorre la parola tempo nei nostri discorsi, nei pensieri, nel quotidiano e nella paura del domani, il tempo futuro che dovrà ancora arrivare e il tempo perduto, quello passato, che non torna più.
Si rincorre questo tempo con la paura di bruciarlo tutto, di non avere più spazio e di consumare tutta l'aria attorno che c'è, con il segreto timore di avere perduto tutto e di non aver concluso poi nulla.
Il passaggio dei mesi prima e degli anni poi, decreta il ricordo positivo o la dimenticanza di chi si è stati, "ai posteri l'ardua sentenza" recitavano i versi de "Il cinque maggio" di Alessandro Manzoni, essere scordati o ricordati toccherà poi alle generazioni future che capiranno o meno l'importanza di ciò che si è creato, di ciò che si è fatto.
Molti saranno i dimenticati, pochi coloro ricordati, ancor meno quelli citati, è più importante sgomitare e "farcela" adesso o ritrovarsi ricoperti di gloria futura?
La tendenza tutta contemporanea di essere "famosi per 15 minuti" come declamava Andy Warhol sembra il motivo dominante in questa società: le pagine e i social media si riempiono di reality show, di Grande Fratello, di salotti televisivi, della sagra dell'inutile fuffa che rende famosi e presto dimenticati, di sicuro non ricordati "ai posteri" nemmeno tra una decina d'anni.
"Non ho tempo ora, scrivimi un sms e poi ci sentiamo"
"Per quanto tempo devo aspettare ancora?"
"Buongiorno, mi scusi le rubo solo un minuto di tempo…"
"Ti concedo il tempo necessario per parlare"
"Non è ancora il tempo per te"
"Il tempo è passato troppo in fretta perché me ne accorgessi"
"Datti tempo! Vedrai che arriva quello giusto anche per te!"
"Con lei il tempo non è stato benevolo", troppe frasi ripetute e sentite che logorano e spostano il tempo che poi non si recupera più, il Mahatma Gandhi era solito dire: " Voi occidentali, avete l'ora ma non avete mai il tempo."
Sembra che l'attesa, il fatto di dover aspettare, di costruire il proprio lavoro passo a passo sia passato di moda, vale il "tutto e subito", si pretende di apprendere tutto con un click, il saper attendere il maturare delle cose non fa più parte di questo mondo.
Paul Cézanne, ad esempio, si era reso conto di essere oltre l'Impressionismo, le sue ricerche lo portarono ad isolarsi e a creare la fama dell'artista scontroso e burbero, solo successivamente sarebbe stato ricordato e apprezzato dalle generazioni future, i Cubisti in primis, folgorati da una retrospettiva parigina del 1907, al Salon d'Automne, ad un anno dalla sua morte e sconvolse e cambiò la visione di un'intera generazione di nuovi artisti quali Pablo Picasso e Amedeo Modigliani aprendo le strade alle Avanguardie Artistiche del Novecento.
La rovina oggi risiede nel successo troppo facile, nella monetizzazione immediata e semplificata, molte le fila di coloro che si schermano dicendo "è una grossa opportunità e visibilità che ti viene data" non riconoscendo in questo modo il valore e la fatica dell'artista, ma è altresì vero che alla prima parvenza di successo quei "15 minuti" di bruciata celebrità diventano un'arma a dopo taglio.
Si rischia la sovraesposizione, si arriva alla paura di una ricerca da affiancare ai lavori col timore di perdere i consensi del pubblico, perché un frutto appaia, maturo e buono ha bisogno di un ritmo ben preciso di crescita, di pazienza, costanza, momenti difficili e intemperie che ne ostacolino o aiutino, al contrario, il suo cammino, altrimenti è solo un prodotto ripetuto e stantio nel gusto e nei sapori uguale a tanti altri prodotti da serra.
Il tempo aiuta, forse logora chi lo vive, arriva a rodere dentro per l'angoscia di aver sbagliato tutto e di non farcela, lo stesso Vincent Van Gogh scrisse al fratello Theo: “Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono. Ma verrà il giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro.” 
Massimiliano Sabbion
 

Saturday, June 2, 2018

Case d'asta - by Chiara Menchetti


 
Le case d’asta, tradizionalmente, sono il perno centrale del mercato secondario e hanno un ruolo fondamentale per l’andamento del sistema dell’arte contemporanea, a tendere le fila di tutto ci sono tre grandi nomi: Christies, Sothebys e Phillips de Pury. Hanno un grandissimo potere e carisma internazionale, se non globale, molto spesso determinano il successo  di alcuni  artisti e risvegliano l’interesse di correnti artistiche cadute nel dimenticatoio.
Queste importanti case d’asta attirano clienti da ogni parte del mondo, i risultati e prezzi sono pubblici e consultabili da chiunque, è perciò possibile venire a conoscenza di qual è il prezzo di aggiudicazione di un pezzo. È semplice confrontare i prezzi con il mercato primario, capire l’andamento del mercato di un determinato artista, calcolarne il coefficiente e capire se si è fatto un buon investimento. È evidente, che senza le gallerie d’arte il mercato delle case d’asta non esisterebbe, in quanto è fondamentale per valorizzare e far crescere un artista e il suo lavoro;  il momento in cui per la prima volta viene proposto ad un’asta, non deve essere sottovalutato, non deve essere né troppo presto né troppo tardi, ma soprattutto è necessario che la galleria continui a supportarlo, è fondamentale l’appoggio dei collezionisti e della critica. Ovviamente non è semplice prevedere come sarà l’andamento della vendita, se andrà a buon fine o meno, ma è abbastanza chiaro che l’esito positivo di un’ asta dipenda dalla reputazione che in quel momento sta avendo l’artista (viene data da esibizioni, mostre, partecipazioni a biennali, recenti pubblicazioni su cataloghi, libri e riviste d’arte).
Le case d’asta hanno acquisito molte strategie del mercato primario, il collezionista viene fidelizzato: vengono offerti consigli sulla strutturazione della collezione e forniscono informazioni su artisti e opere d’arte. Si vengono a creare veri e propri show-room in modo da assomigliare sempre più a gallerie d’arte, vengono organizzate  delle visite di prevendita che sono “progettate” per esporre le opere in modo ottimale.
A differenza della galleria, lo scopo della casa d’asta è vendere l’opera al miglior offerente, non vi è alcun obbligo nei confronti del collezionista, del venditore, dell’opera d’arte e dell’artista, non vi è alcuna strategia o interesse nel proteggere la carriera dell’artista o di collocare l’opera in una collezione rispettabile.
 
Molto spesso ci capita di leggere dei prezzi di aggiudicazione esorbitanti, ma un’opera come raggiunge prezzi record?

Questo dipende dalla rarità e dalla provenienza dell’opera, ovviamente la casa d’asta pubblicizza in modo eccellente ed elabora un’efficace strategia di marketing, ne vediamo il recente esempio del Salvador Mundi  attribuito a Leonardo da Vinci, che è stato battuto per la cifra record di 450,3 milioni di dollari, compresi i diritti di asta, un record per qualsiasi opera d'arte. Ben oltre le Donne di Algeri di Picasso battute da Christie's per 179,4 milioni nel 2015.
Le vendite all’asta sono affascinanti, imprevedibili e il suo bello è proprio questo: non riuscire a prevedere ciò che avverrà con certezza, quali saranno gli attori, ciò che succederà in sala e al di là della cornetta.

Wednesday, May 30, 2018

Leggere per dipingere espressioni. Dipingere per leggere espressioni.


Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi.
No, leggete per vivere.”
(Gustave Flaubert) 

Prima di iniziare a leggere un libro, i fattori che portano alla lettura del testo selezionato sono molteplici e spesso non dà il giusto peso poiché diventa una scelta d'istinto e naturale.
Si comincia la lettura per gusto, in base alle cose piacciono, in base al genere che varia dal romanzo, alla narrativa, ai classici, alla fantascienza, ai gialli, alle biografie o storie d'amore, senza scordare i romanzi storici e fantasy.
Poi, individuato il genere, si passa all'autore e la rosa delle possibilità si apre in conformità a ciò che si preferisce, magari dettato dalla moda del momento, da una scelta fatta discutendo con gli amici, una recensione sentita in tv o letta su un giornale, insomma si arriva poi a stringere tra le mani un libro comprato di fresco in libreria, in un supermercato o arrivato direttamente a casa per posta dopo un ordine sul web, oppure, scaricato sul tablet, sullo smartphone o altri dispositivi, magari preso in prestito dalla locale biblioteca o da un amico.
Le scusanti per non leggere un libro quindi si fanno labili: se si può si fa, il tempo lo si trova sempre! Perché si legge? Perché non ne possiamo fare a meno una volta che lo si è imparato, dalle timide asticelle malferme assimilate a scuola in stampatello, alla crescita con il corsivo, l'illuminazione di unire le lettere per formare una parola e da tante parole una frase e poi via vai a completare un racconto fino alla lettura di intere pagine il passo non è di certo breve, ma fa parte della storia di ognuno di noi.
Chi ricorda il primo libro letto nella vita? Il primo libro preso in prestito in biblioteca? E quello regalato e ricevuto? La lettura fa parte della nostra esistenza, del quotidiano e diventa uno strumento indispensabile ogni giorno.
Nessuno si improvvisa a leggere senza sapere il significato delle parole, senza avere una capacità critica di capire poi quello che sta leggendo, solo i bambini, nella loro innocenza e ingenuità quando sono tanto piccoli e ancora non conoscono le parole, copiano gli adulti e leggono, magari col libro a rovescio, scimmiottando ciò che fanno i grandi.
Questo avviene anche nelle arti: se non si impara l'ABC della composizione, se non si conoscono le regole basilari di prospettiva e disegno, se non si apprendono le leggi del colore, come si può poi procedere sicuri verso un proprio elaborato?
Non basta, ed è questo forse l'errore che molti scambiano nell'arte contemporanea, dare emozione e trasferirle poi su una tela gettando alla rinfusa i colori sentendosi figli di Jackson Pollock, non è necessario assemblare vecchi oggetti tutti insieme per creare un'opera alla Arman, così come uno squarcio sulla tela non fa del fresco artista un novello Lucio Fontana.
Il rischio è di sembrare un bambino incapace che scimmiotta i grandi, perché come per la lettura serve un apprendistato fatto di esercizio, di confronto, di nuovi testi sui quali imparare ed esercitarsi, così la ricerca, la storia, la conoscenza del passato e il confronto diventano quanto mai essenziali per comporre poi un risultato apprezzabile.
Certo, ricopiare è un ottimo esercizio, perché solo in questo modo poi si arriva, a essere pronti a esprimere se stessi e il proprio pensiero in maniera unica, originale.
Come si può approdare all'astratto senza essere passati prima dal figurativo? Un autore di un romanzo fantasy può parlare di draghi e unicorni, ma la sua conoscenza parte da una supporto reale del mondo che lo circonda. Così in arte, la padronanza e la conoscenza del reale porta poi alla realizzazione non solo dell'impressione, ma dell'espressione del sé.
Leggere e decifrare un linguaggio si fa ogni giorno, non solo nella lettura di parole e frasi che compongono un testo, ma in ogni essenza visiva che coniuga poi, alla fine, quello che si percepisce, con quello che si crea.
Le parole formano un testo, le forme e i colori creano un'opera, entrambe diventano impressioni del reale e, nello stesso tempo, espressioni della creatività.
Massimiliano Sabbion
www.maxiart.it